Lui & Lei
Un sogno diventato realtà parte 2
Marciotto
30.03.2026 |
577 |
0
"In pochi istanti la gonna cadde a terra e io mi denudai, restando finalmente pelle contro pelle..."
Chi segue i miei racconti conosce bene il mio profilo: un uomo maturo che ha abbracciato la trasgressione, amando porre la figura femminile al centro del proprio universo. Che sia come bull in contesti cuckold o in avventure solitarie, non mi privo di nulla. Rosaria, splendida vedova di 58 anni, era diventata il mio chiodo fisso. Un mattino, giocando col mio soprannome di "pornodivo", le confessai un finto sogno erotico ambientato nella sua cucina. Dopo un silenzio interminabile, la sua risposta fu un invito senza ritorno: «Dai... facciamolo».
L'Incontro: La Visione e l'Estasi
Dopo due giorni di assenza per un'influenza che sapeva di riflessione profonda, Rosaria tornò al bar. Il lunedì il suo sguardo era sfuggente, ma appena rimasti soli, la sua determinazione mi travolse: «Voglio fare sesso con te. Senza implicazioni, proprio come dicono i miei figli». Ci organizzammo per il mercoledì, sfruttando la scusa di una partita di Champions.
Alle 20:00 in punto, con il cuore che batteva come un tamburo, suonai al suo citofono. Quando la porta del primo piano si aprì, lo shock fu totale. Rosaria era una visione di puro erotismo, lontana anni luce dall'abbigliamento sportivo a cui ero abituato. Indossava scarpe dal tacco otto che slanciavano le gambe toniche, avvolte in calze a rete di pizzo che terminavano a metà coscia, sostenute da un reggicalze che s'intravedeva appena sotto l'orlo di una gonna di pelle nera cortissima. La camicia di seta nera, sbottonata quel tanto che basta, svelava un reggiseno di pizzo rosso infuocato, capace di sollevare un décolleté prorompente che non avevo mai osato immaginare così sodo. I capelli, raccolti in una coda di cavallo alta, lasciavano scoperto il collo elegante, offrendosi già ai miei desideri più torbidi.
«Ma sei tu? Sei uno spettacolo...» mormorai quasi senza fiato.
Le porsi le rose e il Berlucchi, mentre lei faceva scivolare nell'aria una musica chillout avvolgente. Mi avvicinai, cingendole i fianchi con dolcezza; il suo profumo, "The One" di Dolce & Gabbana, mi investì con una familiarità che per un attimo mi turbò — era lo stesso di mia moglie — ma la vista della sua bocca socchiusa cancellò ogni esitazione. La baciai. Un bacio lungo, umido, dove le nostre lingue iniziarono a danzare freneticamente.
Iniziai a scendere sul suo collo, gustando la pelle con la punta della lingua, risalendo fino ai lobi delle orecchie per mordicchiarli piano. Le mie mani abbandonarono i fianchi per esplorare i suoi glutei sodi, sagomandoli sotto la pelle della gonna, per poi risalire con i polpastrelli lungo tutta la schiena fino alla nuca. La strinsi forte, facendo aderire il mio sesso, già turgido e prepotente, contro il suo ventre.
«Dobbiamo cenare...» sussurrò lei, ma la sua voce tremava.
«Ho solo fame di te,» risposi.
La sollevai di peso; lei mi cinse la vita con le gambe e mi guidò verso la stanza da letto, allestita come un vero talamo del peccato: luci soffuse di candele, profumo d'incenso e la musica che si diffondeva calda. La gettai sul letto con passione. Le sfilai le scarpe con lentezza, poi feci scivolare le calze lungo le gambe, mentre lei, con dita impazienti, sbottonava la seta della camicia. In pochi istanti la gonna cadde a terra e io mi denudai, restando finalmente pelle contro pelle.
Mi concentrai sui suoi piedi, succhiandole gli alluci e leccando le piante, per poi risalire centimetro dopo centimetro verso l'interno coscia. Giunto alle "porte del Paradiso", fui inebriato da un delicato profumo di lavanda. Iniziai a leccarle la vulva attraverso il perizoma, sentendo il tessuto già inzuppato dai suoi umori. Quando lo rimossi, mi immersi totalmente in lei. Fu un cunnilingus infinito: la mia lingua cercava il clitoride, lo succhiava, poi si spingeva a penetrare ogni suo orifizio.
«Ti prego, dammelo... è da più di un anno... fammi tua!» implorò lei, inarcando la schiena.
La penetrai con una spinta decisa, quasi a voler colmare quel vuoto durato mesi. Bastarono due colpi profondi perché lei esplodesse in un orgasmo violento, ma non mi fermai. Continuai a spingere con ritmo ossessivo, godendo dei suoi orgasmi multipli. Rosaria urlava, incurante di tutto: «Sì, dai! Non fermarti! Dio, come godo!».
Senza estrarre il mio membro, ci girammo. Lei mi montò sopra come una valchiria in estasi, cavalcandomi con una foga selvaggia. Mentre le mie dita tormentavano i suoi capezzoli, ormai durissimi, sentii l'orgasmo travolgermi. Venni con una sborrata calda e potente, proprio mentre lei raggiungeva l'apice estremo squirtando copiosamente su di me: una pioggia dorata e dolcissima che inondò le lenzuola.
Restammo abbracciati, esausti, con i cuori che martellavano nel petto. I corpi erano un groviglio di sudore, umori femminili e il mio seme che iniziava a colare lentamente lungo le sue cosce. Quando lei si rese conto dello squirt, si coprì il viso per la vergogna: «Scusami... non so cosa sia successo... che vergogna, ti ho fatto la pipì addosso...».
La presi tra le braccia, rassicurandola con un bacio: «Resta serena, amore mio. È solo la prova che quello che abbiamo vissuto è stato magico».
Poco dopo, ci trascinammo verso la doccia. Sotto il getto dell'acqua calda, tra schiuma e carezze, concludemmo in modo spettacolare una serata che aveva ridotto il mio sogno a un semplice, pallido ricordo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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