tradimenti
Compagni di scuola pt 1
Marciotto
14.02.2026 |
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"Le sue dita calde avvolsero la mia erezione, liberandola dalla prigione dei pantaloni..."
Oggi i social e le chat sono diventati i moderni confessori, capaci di riaprire porte che credevamo sigillate dal tempo. Tutto è ricominciato quando un mio ex compagno ha deciso di radunare la vecchia 5C del "Crispi" su WhatsApp. È stato incredibile: su trenta persone, ben ventisei hanno risposto all'appello. La nostra era una classe mista, un microcosmo di ormoni in fiamme dove gli amoreggiamenti erano il pane quotidiano. Leggere quei nomi, uno dopo l'altro, ha scatenato un’ondata di ricordi pruriginosi e fantasie mai del tutto sopite.
Quella sera, nel buio complice della mia stanza, un episodio particolare ha iniziato a tormentarmi i sensi: il viaggio d'istruzione. Tra tutte le compagne, avevo una sintonia speciale con Elvira. Eravamo "solo amici", entrambi impegnati; io ero partito con la mia fidanzata dell'epoca, lei era sola. Per tutto il viaggio ci eravamo studiati a distanza, ma il destino – o il desiderio represso – aveva deciso di presentarci il conto durante il tragitto di ritorno.
L’Incontro nel Buio
Erano le tre del mattino. Il treno fendeva la notte con un ritmo ipnotico e quasi tutti dormivano nei loro scompartimenti, compresa la mia ragazza che riposava a pochi centimetri da me. Spinto da un’irrequietezza fisica che non mi dava pace, uscii in corridoio. Fu allora che la vidi: Elvira era seduta a terra, la schiena contro la parete vibrante del vagone, le gambe leggermente divaricate sotto la gonna.
"Non riesci a dormire?" le chiesi, la voce ridotta a un soffio per non spezzare il silenzio del corridoio.
"Non ho sonno...", rispose lei, alzando lo sguardo. C’era una sfida carnale nei suoi occhi, una fame che non avevo mai notato prima.
Mi sedetti accanto a lei, sentendo il calore della sua pelle sprigionarsi nello spazio stretto. Le circondai le spalle con un braccio e, proprio mentre il treno sussultava su uno scambio, la mia mano scivolò con precisione sulla curva piena del suo seno. Sotto la maglietta leggera, sentii il suo capezzolo irrigidirsi istantaneamente contro il mio palmo. Non si scostò; al contrario, inarcò la schiena offrendosi a quel contatto peccaminoso
Il bacio che seguì non fu un timido approccio, ma un’esplosione di libidine trattenuta per anni. Le sue labbra erano calde, umide, e sapevano di segreto. Mi cercò la lingua con una foga che mi lasciò senza fiato, mentre le mie mani affondavano tra i suoi capelli, attirandola a me per annullare ogni spazio. L'adrenalina mi bruciava nelle vene: stavamo peccando a un passo dalla mia fidanzata, separati solo da una sottile porta scorrevole.
"Andiamo dove nessuno può vederci," sussurrò lei tra un bacio e l'altro, con un sorriso malizioso che mi fece incendiare il sangue. "Voglio sentirti... tutto."
Ci alzammo con la fretta di chi ha troppa fame. La trascinai nel piccolo vano della toilette, l'unico rifugio immediato. Appena la porta si chiuse, la spinsi contro la parete metallica e le sollevai la gonna con un gesto deciso. Le mie dita scivolarono senza incontrare resistenza tra le sue cosce lisce, affondando nel pizzo completamente bagnato dei suoi slip. Era intrisa di desiderio, calda e pulsante.
"Dio, Elvira..." mormorai, mentre lei cercava febbrilmente la mia zip. Le sue dita calde avvolsero la mia erezione, liberandola dalla prigione dei pantaloni. La sensazione della sua pelle contro la mia carne dura da far male mi strappò un gemito soffocato contro il suo collo.
"Qui no... cerchiamo uno scompartimento libero,può venire qualcuno" ansimò lei, mordicchiandomi il lobo dell'orecchio mentre la sua mano continuava a torturarmi con una maestria che mi stava portando al limite del piacere.
Iniziammo a percorrere il corridoio in fila indiana, lei davanti a me e io subito dietro, con la mia mano che ancora cercava di infilarsi sotto la sua gonna per non perdere il contatto con quel calore proibito. Ma il destino decise di giocare d'azzardo.
Proprio mentre passavamo davanti al mio scompartimento, la porta si aprì di scatto. La mia ragazza sbucò fuori, stropicciandosi gli occhi.
"Ehi... che fai qui fuori?" mi chiese, con la voce ancora impastata dal sonno.
Il mondo mi crollò addosso. Mi bloccai all'istante, il cuore che batteva contro le costole come un martello e l'erezione ancora prepotente sotto i pantaloni che cercavo disperatamente di nascondere.
"Io... rientravo dalla toilette," balbettai, cercando di ricompormi.
Elvira, qualche passo più avanti, si voltò un’ultima volta. Mi lanciò un’occhiata carica di rassegnazione e un ultimo, furtivo lampo di desiderio, prima di svanire nel buio del vagone successivo, lasciandomi lì, col fiato corto e il sapore di lei ancora sulle labbra.
...segue...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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