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Non è mai troppo tardi..


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
04.03.2026    |    1.963    |    2 10.0
"Eppure, in ogni gemito di Erica, sentivo l'eco del silenzio della mia camera da letto a casa..."

Ho cinquantotto anni e sono quello che tutti definiscono un uomo di successo. Qui a Palermo, la mia attività è un punto di riferimento e io mi muovo tra le strade della mia città con la sicurezza di chi ha costruito tutto dal nulla. Ma dietro la mia camicia inamidata e lo sguardo deciso, nascondo un vuoto che mi divora. Amo mia moglie, è il mio porto sicuro, ma il nostro letto è diventato un deserto. Per lei il sesso è un rito pudico, da consumare al buio, possibilmente in silenzio e rigorosamente nei binari della "decenza": niente orale, niente giochi, solo un rapporto classico e frettoloso. Per anni mi sono rassegnato, soffocando i miei istinti per amore, ma ora che i sessanta sono vicini, sento che la vita mi sta scivolando via senza aver mai osato davvero.
Tutto è cambiato il giorno in cui Erica e Matteo sono entrati nel mio negozio. Lui, un toscano imponente, alto un metro e ottanta, con una simpatia travolgente; lei, una milf provocante che mi ha tolto il fiato al primo sguardo. Aveva un seno prosperoso che sembrava lottare contro il tessuto leggero del suo vestitino e quegli occhi che sembravano leggermi dentro. Alloggiavano nel B&B proprio sopra la mia attività e, tra un consiglio su cosa visitare e una chiacchierata, è nata un'amicizia che sentivo già carica di elettricità.
Il terzo giorno è stata la svolta. Mia moglie sarebbe stata a teatro con le amiche e io mi sono ritrovato solo. Quando li ho visti rientrare per un cocktail, ho colto l'occasione: "Vi accompagno io a cena stasera," ho detto, cercando di nascondere il tremito nella voce.
Alle 20:30 ero lì ad aspettarli. Quando Erica è apparsa, il cuore mi è saltato in gola. Indossava un abito nero di seta, cortissimo e così aderente che non lasciava spazio all'immaginazione. Era evidente che non portasse il reggiseno; i suoi capezzoli premevano contro la stoffa a ogni suo respiro. Durante il tragitto verso la trattoria, Erica camminava al mio fianco, sfiorandomi "accidentalmente" il braccio con il suo seno. Quel calore mi ha mandato il sangue al cervello.
Seduti a un tavolo appartato, davanti a un calice di Grillo ghiacciato, le maschere sono cadute. Matteo mi ha guardato fisso negli occhi: "Sai Max, noi toscani non amiamo i segreti. Vedo come guardi mia moglie, e la cosa mi eccita da morire. Noi non crediamo nel possesso, ma nel piacere senza limiti."
Erica si è sporta in avanti, aprendo la scollatura davanti ai miei occhi rapiti. "Frequentiamo i privè, Max. Amiamo il sesso crudo, quello che lascia i segni. Mi piace quando Matteo mi guarda mentre un altro uomo mi possiede con forza."
Con la gola secca, ho confessato il mio tormento. Ho parlato della mia vita di privazioni, della noia di un letto senza fantasia. Erica allora ha fatto scivolare il suo piede nudo sotto il tavolo, risalendo lungo il mio polpaccio fino a premere con decisione nell'interno coscia. "I rimpianti sono catene, Max," ha sussurrato con voce roca. "Stasera noi vogliamo spezzarle. Ti va di scoprire cosa significa godere davvero?"
L'Iniziazione nel B&B: Estasi e Conflitto
Appena chiusa la porta della loro camera, ogni mio freno inibitore è svanito, ma una fitta improvvisa mi ha attraversato il petto: l'immagine di mia moglie a teatro mi è balenata davanti. Cosa sto facendo? mi sono chiesto per un istante. Ma il pensiero è stato spazzato via dalla vista di Erica, che si è sfilata il vestito restando solo con calze autoreggenti nere e un perizoma minuscolo.
"Vieni qui, Max. Dimentica tutto. Stasera sei nostro," ha mormorato attirandomi a sé.
Mentre Matteo si spogliava restando nudo nella sua imponenza, Erica si è inginocchiata davanti a me. Mi ha sbottonato i pantaloni e mi ha liberato, avvolgendomi subito in un orale profondo e vorace. Non avevo mai provato nulla di simile: la sua lingua lavorava con una sapienza incredibile. Mentre godevo selvaggiamente, una parte di me urlava per il tradimento, ma l'entusiasmo della scoperta era più forte. Perché ho aspettato così tanto? Perché mi sono negato tutto questo per trent'anni?
Il Triangolo dei Sensi
Poco dopo mi hanno spinto sul letto. Erica si è messa a carponi, offrendomi il suo lato B marmoreo. L'ho penetrata da dietro con una foga animalesca, sentendo il calore della sua pelle contro la mia. Mentre spingevo, Matteo si è posizionato davanti a lei e Erica ha accolto anche lui, alternando la bocca ai baci che scambiava con suo marito.
Eravamo un groviglio di carne e umori. Ero esaltato, la mia virilità non era mai stata così viva. Matteo mi guidava: "Più forte, Max! Falla urlare!". L'ho fatto, passando dal sesso vaginale a quello anale, esplorando territori proibiti con una fame insaziabile. Eppure, in ogni gemito di Erica, sentivo l'eco del silenzio della mia camera da letto a casa. Il piacere era così crudo, così "sporco" rispetto alla mia vita ordinata, che provavo un brivido di vergogna mescolato a un'eccitazione divina. Mi sentivo un traditore, sì, ma un traditore finalmente vivo.
Il Gran Finale e l'Amara Dolcezza
Il momento supremo è arrivato quando Erica ci ha chiesto di finire su di lei. Sono esploso in un orgasmo violento, inondando il suo ventre e i suoi seni generosi. In quel secondo di vuoto assoluto, l'entusiasmo era totale: avevo toccato il fondo del piacere.
Poi, il silenzio. Siamo rimasti distesi, ansimanti, in quel letto disfatto che profumava di sesso. In quel momento, il rimorso è tornato a bussare, più pesante. Guardavo Erica e Matteo, così naturali nella loro libertà, e mi sentivo un estraneo che aveva rubato un po' di fuoco agli dei.
"Grazie," ho mormorato, ma nel mio cuore sentivo il peso del segreto che avrei portato a casa.
Erica mi ha dato un ultimo bacio umido: "Ora sai cosa significa vivere, Max."
Sono uscito dal B&B a mezzanotte passata. Palermo sembrava diversa sotto la luce dei lampioni, più cupa ma più vibrante. Quando sono rientrato, mia moglie dormiva tranquilla. Mi sono infilato sotto le coperte e sono rimasto a guardare il soffitto. Ero entusiasta, cambiato per sempre, con il corpo ancora scosso dai brividi di quella lussuria, ma con l'anima graffiata dal senso di colpa per aver distrutto, in una sola notte, la purezza di trent'anni di fedeltà. Ho sorriso nel buio, sapendo che forse non sarei mai tornato indietro, ma che quel sorriso sarebbe stato, da oggi, il mio fardello più caro.
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