Prime Esperienze
Conduco io
Marciotto
11.04.2026 |
1.479 |
2
"All'interno c'era un vero arsenale: foulard, frustini, gel, dildo di ogni misura, plug e strapon..."
Per capire il contesto di tutta la storia vi invito a leggere i racconti "La zia Anna 1/2/3/4'......L’innocenza di un giovane di venticinque anni è un velo sottile, e quella di **Marco** fu strappata via senza pietà in un lunedì pomeriggio di fuoco. Sotto un sole accecante di **32°C**, il ragazzo varcò la soglia della villa di **Emma**, dove lo attendeva un destino ordito dalla zia acquisita, **Anna**. Quella che doveva essere una semplice visita si trasformò in un rito di iniziazione carnale: prigioniero su una poltrona, Marco fu costretto a testimoniare l'unione lasciva tra le due donne, una danza di seduzione fatta di pizzo nero, seta rossa e piaceri proibiti. Da spettatore vittima della "poltrona della tortura", Marco venne trascinato nel cuore di un sandwich erotico, un vortice dove i confini tra parentela e lussuria svanirono tra baci a tre e sottomissione. L'atto finale, una devota accoglienza del suo seme, segnò il punto di non ritorno: il "nipotino" era morto tra le lenzuola intrise di profumo, lasciando il posto a un uomo forgiato dal desiderio di due dee della seduzione.
Da quell’esperienza ne uscii con una nuova, brutale consapevolezza: ero un uomo capace di far godere donne mature, e il mio interesse per le coetanee svanì quasi del tutto. Desideravo donne che sapessero tutto e volessero tutto, senza paletti o freni inibitori. Infatti, al primo incontro sessuale con la mia ragazza, il mio approccio fu rude, quasi violento. Eravamo a casa mia; la trascinai nella stanza dei miei genitori, la baciai e la spinsi sul letto con una forza eccessiva. Ero una belva eccitata: non vedevo lei, vedevo le mie zie, quelle predatrici che mi avevano legato per usarmi come un giocattolo. Le strappai i pantaloni e mi fiondai tra le sue gambe per leccarla con ferocia.
Lei mi bloccò la testa, scossa: "Fermati! Ma che fai? Non mi piace per niente questo modo!". Mi fermai, sollevando il viso ancora umido. La guardai negli occhi e chiesi scusa, mentendo: "Ti desidero troppo, perdonami". Ma la realtà era un’altra: volevo solo imporre la mia volontà come avevano fatto loro con me. Continuai con un ritmo più blando, la penetrai in una classica posizione del missionario e la feci venire, per poi eiaculare sul suo addome come era ormai mia consuetudine. Passammo il resto del pomeriggio con un’affettuosità di facciata, ma la sera, nel buio del mio letto, sapevo esattamente cosa volevo davvero.
Due giorni dopo, decisi di tornare da Emma. Tra le due, lei mi sembrava quella più sfacciatamente "puttana", e affrontarla da sola mi dava meno preoccupazioni: dopotutto, era un'estranea. La chiamai con una scusa banale, chiedendole se fosse a casa per parlare. La sua risposta mi spiazzò per la sicurezza: "Sì, sono a casa e sono sola... Guido è fuori città. Dai, nipotino, lo so cosa vuoi: una tazza di tè, giusto?". Rise con malizia. "Vieni, ti aspetto".
Non me lo feci ripetere due volte. In quindici minuti ero alla villa. Attraversai il giardino e varcai la soglia socchiusa. "Permesso?". "Vieni, sono in cucina!", gridò lei. Quando la vidi, rimasi senza fiato: indossava solo un mini perizoma e un reggiseno minuscolo che copriva appena i capezzoli sotto una vestaglia di seta bianca. I collant velati risalivano lungo le cosce, finendo in un paio di tacchi dodici vertiginosi. La stanza era satura del suo profumo. Le porsi un mazzo di rose; lei mi ringraziò baciandomi sulle labbra e si voltò per metterle in un vaso, ma stavolta decisi che avrei comandato io.
Le scivolai dietro velocemente, le sollevai il mento con la mano sinistra e iniziai a morderle e leccarle il collo con foga, mentre la mano destra affondava già tra le sue gambe depilate e bagnate. "Wow, che foga, nipotino...", sussurrò lei. La girai bruscamente e, premendole la mano sulla testa per spingerla verso il basso, ringhiai: "Basta con questo 'nipotino'. Io sono il tuo padrone e tu la mia puttana".
Lei non oppose resistenza. Mi sorrise con sfida e, con gesti esperti, mi sbottonò i pantaloni prendendomi il cazzo in bocca. Se lo infilò tutto in gola con una padronanza incredibile, tenendolo lì per dieci secondi netti mentre mi fissava negli occhi. Quando si staccò, ansimò: "Sì, sono la tua puttana... fammi vedere di cosa sei capace". Ci baciammo selvaggiamente, la presi di peso e la portai in quella camera da letto che era già stata teatro della nostra prima volta.
La scaraventai sul letto, mi spogliai e mi fiondai di nuovo tra le sue cosce. La leccavo con una fame insaziabile mentre le mie mani strapazzavano i suoi seni. Emma rispondeva con sussulti e gridolini, spingendomi il viso contro il suo sesso come se volesse soffocarmi. Poi, con un respiro corto, mi indicò il comodino: "Apri quel cassetto... vediamo che fantasie hai". All'interno c'era un vero arsenale: foulard, frustini, gel, dildo di ogni misura, plug e strapon. "Posso tutto?", chiesi. "Tutto. Sono la tua schiava".
Presi i foulard e la legai ai quattro angoli del letto. Era immobilizzata, alla mia totale mercé. Dopo averla leccata ancora, mi girai per un 69, facendola quasi soffocare con il mio cazzo mentre le divoravo la fica. Poi passai ai dildo, partendo dai più piccoli fino a quelli enormi; lei godeva in modo ninfomane, raggiungendo orgasmi continui. Passai alle mani: due, tre, poi quattro dita, fino a farle il fisting. Il letto era ormai un lago dei suoi umori: squirting selvaggio accompagnato da urla in cui mi incitava a colpire più forte.
Quando fui esausto, lei mi chiese il cambio. Mi slegò e, con una velocità sorprendente, mi mise nella stessa posizione, immobilizzandomi col doppio nodo. Iniziò a spompinami con una cura maniacale — cappella, palle, cosce — risalendo poi a mordermi i capezzoli. Si posizionò sopra di me in un 69, strofinando il suo sesso umido sul mio viso mentre ingoiava il mio membro. Poi, prese un gel e iniziò a spalmarlo sul mio ano. "No, per favore, non mi piace...", provai a protestare, ma lei fu autoritaria: "Rilassati, nipotino, tanto non ti slego".
Mentre continuava a usarmi la bocca, mi infilò due dita dietro. Il fastidio iniziale svanì per un istante quando introdusse un piccolo dildo vibrante e iniziò a cavalcarmi con una ferocia inaudita. Non potevo muovermi, ero in suo potere, e quella dinamica mi portò a un'esplosione di piacere violento. Venimmo insieme, con lei che urlava sopra di me mentre la mia sborra le colava dalla fica sul mio addome.
Ancora ansimante, Emma fece una cosa inaspettata: prese il cellulare e scattò diverse foto di noi in quella posizione — io legato e lei sporca dei nostri umori. "Perché?", chiesi. "Sono per Anna", rispose lei, inviandole su WhatsApp. Pochi secondi dopo, partì una videochiamata. Era Anna.
"Sei una troia! Te lo sei fatto senza di me? È mio nipote!", esclamò Anna dallo schermo. Emma inquadrò il mio corpo nudo e legato, poi iniziò a ripulirmi con la lingua davanti alla telecamera. Anna guardava con un sorriso soddisfatto: "Non ti batte nessuno, Emma". La chiamata si chiuse. Mentre ci rivestivamo nel silenzio del dopo-sesso, un pensiero mi martellava in testa: Anna non sarebbe rimasta a guardare. Si sarebbe vendicata, e io non vedevo l'ora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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