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Compagnia di scuola " 25 anni dopo" parte 3
Marciotto
04.04.2026 |
3.347 |
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"I suoi movimenti erano esperti, fluidi; usava la lingua con una maestria che mi lasciò sbalordito..."
Palermo, giugno 1982. La città era una morsa di cemento che tratteneva il calore accumulato di giorno per rilasciarlo, umido e pesante, durante la notte. Per ventuno giorni consecutivi, il termometro della Favorita non scese sotto i **40°C**. In casa mia, il ronzio del ventilatore era l'unico suono capace di rompere il silenzio irreale di quelle mattine. L'aria era così ferma che il sudore non evaporava; restava sulla pelle, rendendo ogni contatto con i libri di **Tecnica** o con il legno della scrivania un’esperienza appiccicosa.
Eravamo due ragazzi sani, cresciuti nel mito della virilità siciliana degli anni '80, con le radioline accese per le notizie dai Mondiali in Spagna. Lo studio della **Storia** era solo un pretesto per restare al riparo, ma il corpo, spogliato fino all'essenziale — solo slip e pantaloncini di nylon — diventava il protagonista involontario di quelle ore
Quel venerdì, tornando dal bagno, trovai Marco nudo. La prima cosa che mi colpì non fu il desiderio, ma l'odore: un misto di borotalco, sudore acido e l’aroma metallico dell'eccitazione. La sua posa non era solo un invito, era una resa. Nonostante la mia resistenza verbale, la vista del suo corpo a novanta gradi sul lenzuolo bianco era un’immagine che bucava la retina. Quando si inginocchiò, i suoi occhi avevano una luce febbrile, quasi di sfida.
Il contatto della sua bocca sul mio sesso fu una scossa elettrica. Sentivo i suoi denti sfiorare la pelle e il calore umido della gola risucchiarmi, un contrasto violento con l'aria torrida della stanza. La penetrazione fu brutale, priva di preamboli. Lo spinsi sul bordo del letto mentre le sue nocche diventavano bianche per la stretta sul materasso. La pelle di Marco, scivolosa di sudore, rendeva ogni affondo fluido e animalesco.
Lo girai sulla schiena, sollevandogli le gambe verso il petto. In quella posizione vidi la sua vulnerabilità totale. Lo penetravo profondamente, sentendo le pareti del suo ano stringersi intorno a me, un calore interno che superava di gran lunga i 40 gradi esterni. Quando lo rigirai ancora per prenderlo da dietro, afferrandogli i capelli, sentii il suo orgasmo esplodere in un sussulto violento. Pochi istanti dopo, la mia eiaculazione fu un fiotto caldo che sembrò svuotarmi non solo il corpo, ma anche la testa.
Finita la tempesta ormonale, restò solo l'estraneità. L'amicizia si trasformò in un campo minato di non detti. Nella Palermo dell'82, quello che avevamo fatto non aveva nome, o meglio, ne aveva troppi e tutti dispregiativi. La nostra mente da "etero convinti" processò l'accaduto come una deviazione sgradevole. A settembre, i primi temporali lavarono via l'afa, ma non il ricordo. Decidemmo di non cercarci più: per salvare l'immagine di noi stessi, dovevamo sacrificare l'amicizia.
25 Anni Dopo
Sono passati venticinque anni da quell'anno della maturità. Di Marco non seppi quasi più nulla, se non che si era sposato con la fidanzata di allora e aveva avuto due figli. Poi, il caso: Antonio, un vecchio compagno di classe, decise di organizzare una **réunion** per il 25° anniversario. Si prodigò con passione, recuperò i numeri di tutti e organizzò una cena evento. Di trenta alunni della mitica **5ª C**, ben ventisei accettarono l'invito.
Ci incontrammo in un caldo venerdì di luglio. Ritrovai Marco, ma ritrovai anche Elvira, con la quale avevo un conto in sospeso (vicenda che ho narrato nei racconti " compagni di scuola parte 1 e 2"). Ero troppo assorbito dalla presenza di Elvira per curarmi di Marco; scambiammo solo poche parole veloci, anche se sentivo il suo sguardo addosso.
Una settimana dopo la festa, Marco mi inviò un messaggio invitando me e gli altri compagni maschi a un'ulteriore serata goliardica. Partecipammo solo in sei. In pizzeria, tra discorsi spinti e ricordi dei tempi della scuola, gli sguardi tra me e lui si fecero intensi. Entrambi custodivamo un segreto che volevamo dimenticare, eppure la sua insistenza era palpabile.
A fine cena, Marco ci invitò a casa sua per un ultimo drink. Sua moglie e i figli erano in villeggiatura; lui era solo a Palermo. Solo io e Antonio accettammo. Dopo appena quindici minuti, però, una telefonata improvvisa costrinse Antonio ad andare via per motivi familiari. Rimasti soli, l'imbarazzo divenne soffocante. Feci per alzarmi, ma Marco mi si parò davanti.
> "Ma veramente non ne vuoi parlare, di quella estate di 25 anni fa?"
>
Rimasi di sasso. "Cosa vuoi che ti dica?" risposi. "È stata un'esperienza unica, ma non so se ne sia valsa la pena. Abbiamo goduto, ma la nostra amicizia si è sciolta come neve al sole."
Lui scosse il capo. "È vero, mi pento che l'amicizia si sia frantumata, ma non rinnego quei giorni. Pensavo di averli sepolti, ma l'incontro della settimana scorsa ha fatto riaffiorare tutto: il caldo, la tensione, i brividi, l'eccitazione. Ho organizzato questa serata per rivivere quei momenti ancora una volta. Sento che per te è lo stesso.
Rimasi in silenzio. La mente e il cuore mi suggerivano di scappare, ma il mio corpo era di altro avviso. Ebbi un'erezione immediata; una vampata di calore mi pervase. Lo guardai fisso negli occhi e sorrisi. Marco si inginocchiò. Mi sfilò la cintura, aprì i bottoni dei jeans; i miei slip faticavano a contenere la tensione.
Iniziò ad annusare e saggiare con la bocca la mia forma, poi abbassò tutto e mi inghiottì fino in fondo alla gola. I suoi movimenti erano esperti, fluidi; usava la lingua con una maestria che mi lasciò sbalordito. Era chiaro che non era rimasto fermo a quei venticinque anni prima; era troppo bravo. Mentre mi possedeva con la bocca, si spogliava freneticamente.
Ad un certo punto si alzò e si mise a novanta sul divano. Era già bagnato, la sua voglia era intensa, il suo ano pulsava. "Fammi tuo," sussurrò. Mi posizionai dietro di lui e, senza bisogno di lubrificazione, entrai con una facilità estrema. Iniziai a spingere con vigore. Marco urlava di piacere; la sua ricettività ed esperienza erano evidenti. Bastarono pochi affondi profondi e lui venne, macchiando il divano. Io ero al limite: lo feci inginocchiare di nuovo e gli eiaculai in bocca. Quattro fiotti copiosi gli coprirono il viso e la lingua; lui, con un gesto deciso, inghiottì tutto, ripulendosi persino la pelle con le dita.
Subito dopo, mi allontanai per rimettermi in ordine in bagno. Al mio ritorno lo trovai ancora nudo, seduto sul divano, esausto. Lo salutai con un cenno, mentre un nuovo, pesante imbarazzo calava tra noi. Lo abbracciai e gli dissi solo: "È tutto incredibile... ci sentiamo."
Uscii da quella casa con un senso di vuoto pneumatico nel petto. Mentre camminavo nella notte di Palermo, una domanda continuava a martellarmi nella testa: perché è successo di nuovo? Perché, dopo venticinque anni, eravamo ancora schiavi di quel calore?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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