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Prime Esperienze

Vendetta in un "caffè"


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
21.02.2026    |    1.413    |    2 9.6
"La trascinai nel corridoio e la sbattei contro la parete, proprio sotto il ritratto di nozze..."
Gestire un’attività commerciale ti porta a conoscere ogni sfumatura dell’animo umano. Nel mio caso, il bar è un confessionale laico, un luogo dove la gente cerca un momento di relax, uno sfogo o un complice silenzioso. Quello che sto per raccontarvi è accaduto un paio di mesi fa, in un pomeriggio che sembrava scorrere via senza scossoni.
Tutto è iniziato quando è entrata Claudia. Ha circa 45 anni, portati con una consapevolezza erotica che toglie il fiato. Quel giorno indossava un abito aderente che le arrivava appena al ginocchio, capace di esaltare un décolleté generoso, una terza abbondante che sembrava lottare contro il tessuto. Ogni suo movimento era accompagnato dal fruscio dei collant grigi velati e dal ticchettio magnetico dei tacchi alti. Era bellissima, truccata con una finezza che ne esaltava lo sguardo magnetico e sensuale.
Si avvicinò al banco ordinando un caffè. Io e il mio collaboratore percepimmo subito una strana elettricità, un nervosismo che vibrava sotto la sua superficie impeccabile. Bevve il caffè d'un fiato e uscì. Ma dopo circa un'ora, eccola di nuovo lì. Lo sguardo era più scuro, il tono di voce più deciso.
"Posso farti una domanda?" mi chiese, fissandomi negli occhi.
"Certo Claudia, dimmi pure," risposi, cercando di restare professionale nonostante l’imbarazzo.
"Come mi vedi come donna? Sono ancora piacente? Sono ancora... scopabile?"
Rimasi di sasso. Il sangue mi salì al volto, ma lei incalzò con voce carica di tensione: "Ti prego, rispondimi. Ne ho bisogno."
"Sei una donna stupenda, Claudia. Di gran classe... e sicuramente, se potessi, lo farei molto volentieri," ammisi con un filo di voce.
Fu allora che esplose la sua rabbia. "Quel bastardo di mio marito mi ha tradita con la segretaria dopo quindici anni. Gliela devo far pagare, capisci? Devo mettergli le corna prima di chiedere il divorzio. Devo farlo finché sono ancora sua moglie, o non avrò pace."
Poi arrivò la proposta, gelida e bollente allo stesso tempo: "Vuoi essere tu? O tu, o un altro stasera. Ma vorrei che fossi tu, perché mi piaci e perché tu lo conosci. Renderebbe la cosa ancora più dolce."
Eravamo sul filo del rasoio. L'eccitazione combatteva contro i sensi di colpa, ma la sua bellezza era troppo potente. "Aspetta un'ora. Chiudo il bar e sono tuo.
All'orario di chiusura, lasciai la moto nel parcheggio e salii sul suo SUV. L'abitacolo profumava di lei, un mix di essenza floreale e pelle calda. Arrivammo nella sua villa lussuosa, un mausoleo di foto di coppia e ricordi ipocriti. "Versati un whisky," mi ordinò sfilandosi la giacca, "mio marito è a Roma. Questa casa stasera è un bordello."
Rimasi solo nel salone per cinque minuti, fissando il ritratto di quel coglione di suo marito. Poi le luci calarono. Claudia riapparve e il respiro mi morì in gola. Si era spogliata di tutto, tranne che della sua cattiveria. Indossava un completo in pizzo nero trasparente che non nascondeva nulla: i capezzoli scuri premevano contro la trama sottile del reggiseno, mentre un perizoma a filo spariva tra le sue natiche sode e bianche. I collant neri velatissimi le stringevano le cosce, sorretti da reggicalze che sembravano artigli.
"Posa quel bicchiere," sussurrò avvicinandosi con quel passo felpato dei tacchi a spillo. Mi guardò negli occhi, sfidando la mia virilità. "Allora... che mi dici adesso?"
Le afferrai i fianchi con una violenza che la fece sussultare, sentendo l'erezione premere prepotente contro i pantaloni. "Dico che tuo marito è un povero idiota, e che stasera ti farò dimenticare persino come si chiama."
Non ci fu spazio per i preliminari dolci. Claudia mi saltò addosso a cavalcioni sulla poltrona, le sue cosce lisce che mi stringevano i fianchi. La baciai con ferocia, infilandole la lingua in bocca, mentre le mie mani risalivano la schiena per sganciare quel reggiseno inutile. Quando i suoi seni pesanti furono liberi, iniziai a morderle i capezzoli turgidi, sentendo i suoi gemiti farsi sporchi e gutturali.
"Prendimi qui, sotto la nostra foto del matrimonio!" sibilò con un ghigno d’odio.
La trascinai nel corridoio e la sbattei contro la parete, proprio sotto il ritratto di nozze. Le sollevai le gambe e, con un gesto brutale, strappai il velo dei collant all'altezza dell'inguine, liberando la sua figa già inzuppata di desiderio e vendetta. Quando la penetrai con un colpo secco, Claudia lanciò un urlo che squarciò il silenzio della villa. Spinsi con tutta la rabbia che avevo, sentendo la sua carne stringersi intorno alla mia come una morsa bollente.
La trascinai poi nella camera matrimoniale e la sbattei sul letto, a carponi. La vista da dietro era un invito al peccato: la schiena inarcata, il perizoma nero che le divideva le natiche perfette e i tacchi a spillo ancora calzati che puntavano verso il soffitto. Le afferrai i capelli biondi, tirandole indietro la testa per costringerla a guardarsi allo specchio dell'armadio mentre la possedevo con colpi brutali e incessanti.
Godeva come una forsennata, cercando nel piacere più estremo il modo per cancellare quindici anni di bugie. Venimmo insieme, bagnando le lenzuola di seta di quel letto che non sarebbe mai più stato un nido d'amore.
Dopo, nel buio pesto, Claudia si accese una sigaretta. Era nuda, spettinata, con i collant distrutti ancora infilati alle caviglie.
"Grazie," disse con una calma glaciale, espirando il fumo. "Adesso può anche tornare. Io ho finalmente pareggiato i conti...
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