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Lui & Lei

La resistenza della carne


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
05.04.2026    |    527    |    0 8.7
"" Mi alzai senza darle il tempo di replicare, lasciandola sprofondata nel divanetto, scossa e sconfitta..."
Il bancone del bar non è solo legno e laminato; per me è una trincea. Da una parte ci sono io, con le mani che si muovono ritmiche tra il vapore della macchina del caffè e il tintinnio dei bicchieri; dall’altra c’è il mondo, e in mezzo a quel mondo c'è Silvia.
Trent'anni, la consapevolezza felina di chi sa di poter incendiare una stanza con uno sguardo e nessuna intenzione di rispettare i confini. Silvia è la migliore amica di mia figlia, e per mesi ha trasformato le sue visite al locale in un rito di seduzione sistematica.
Tutto è iniziato con piccoli gesti, quasi invisibili. Mentre mia figlia rideva con il suo gruppo ai tavoli alti, Silvia restava ancorata allo sgabello d’angolo, quello che mi costringeva a sfiorarla ogni volta che caricavo i braccetti del caffè. Mi fissava con la bocca sul bordo del bicchiere, lasciando tracce di rossetto scuro, mentre i suoi occhi dicevano chiaramente che quel vetro avrebbe dovuto essere la mia pelle.
Una sera, nel retrobottega tra i fusti di birra, l'attacco fu diretto. Mi mise le mani sul petto, cercando il battito accelerato sotto la mia camicia da lavoro. "Ti meriteresti un premio per come lavori," sussurrò, e la sua voce era una vibrazione bassa che mi colpì dritto allo stomaco. Sentii il calore del suo corpo premere contro il mio grembiule, una provocazione carnale che urlava di essere assecondata. Ma le afferrai i polsi, allontanandoli con una fermezza che non ammetteva repliche. "Il premio è tornare a casa pulito, Silvia," le dissi. Eppure, sapevo che la partita non era finita.
### La Festa
Il vero inferno si è scatenato durante il compleanno di mia figlia, in un lounge bar dove il velluto scuro dei divanetti nascondeva intenzioni torbide. La disposizione era un capolavoro di ironia crudele: io al centro, mia moglie alla mia sinistra che mi teneva la mano, e Silvia alla mia destra.
Sotto il tavolo basso, Silvia iniziò la sua demolizione controllata della mia resistenza. La sua gamba nuda si incollò alla mia. Non era uno sfioramento casuale: era una pressione deliberata, **cruda**, che cercava il mio calore attraverso il tessuto dei pantaloni. Senti il muscolo della sua coscia fremere contro il mio. Mentre mia moglie mi baciava sulla spalla, fiera dell'uomo che aveva accanto, Silvia infilava le dita sotto la mia giacca, tracciando cerchi lenti sulla mia schiena, proprio sopra la cintura. Il contrasto era brutale: la mano tiepida e rassicante di mia moglie contro le dita elettriche e predatrici di Silvia.
Il rischio massimo arrivò quando mia figlia trascinò mia moglie in pista per un ballo veloce. Rimanemmo soli, isolati dal muro di musica della discoteca. Silvia si sporse verso di me, fingendo di sussurrarmi un segreto, ma il suo fiato caldo mi incendiò il collo.
> "Guarda come ballano," sibilò. "Tua moglie non ha idea di come tremi la tua gamba sotto la mia."
>
In un gesto di violenza erotica assoluta, afferrò la mia mano destra e se la portò tra le cosce, stringendola forte contro di sé. Sentii il calore umido, la consistenza della calza, la provocazione carnale che chiedeva solo di essere consumata lì, nell'ombra del privè. Il sangue mi pulsava nelle tempie; l'istinto primordiale mi urlava di cedere, di prendermi quel brivido proibito che avrebbe distrutto tutto in dieci minuti di fiamme
Proprio mentre la mia mano stava per cedere alla morsa, mia moglie incrociò il mio sguardo dalla pista e mi lanciò un bacio. Quell'immagine agì come un secchio d'acqua gelata. La protezione inconsapevole di mia figlia e la lealtà di mia moglie si frapposero tra me e il baratro.
Con un movimento secco, privo di ogni traccia di desiderio, liberai la mano dalla sua presa. Le afferrai il polso sotto il tavolo e lo ricacciai indietro con una pressione che le lasciò il segno, una sottrazione cruda che non lasciava spazio a equivoci.Mi voltai verso di lei con occhi che erano lame di ghiaccio. "Silvia, guarda bene quella donna," dissi con voce ferma che tagliava il rumore della musica. "È mia moglie. E quella accanto a lei è la tua migliore amica. Tu per me non sei una tentazione, sei solo un errore che non commetterò mai." Mi alzai senza darle il tempo di replicare, lasciandola sprofondata nel divanetto, scossa e sconfitta.
Raggiunsi mia moglie in pista, stringendola da dietro e affondando il viso tra i suoi capelli. Ho vinto la battaglia più dura: quella contro la mia stessa biologia. Silvia restò un'ombra splendida e pericolosa nel buio, ma io uscii da quel locale con l'unica cosa che lei non avrebbe mai potuto prendermi: l'integrità di un uomo che sa dare un valore al proprio nome e alla propria famiglia.
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