tradimenti
Una erotica follia " tre anni dopo.
Marciotto
26.04.2026 |
2.337 |
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"Al momento dei dolci le sussurrai: *"Durante i balli troviamo il modo di vederci, stai pronta"*..."
La giornata era iniziata come decine di altre in quella villa: il profumo del prato tagliato di fresco, il tintinnio del ghiaccio nei bicchieri e quel brusio costante di chiacchiere familiari. Elio discuteva animatamente di politica con mio cognato vicino al barbecue, mentre mia moglie e gli altri invitati preparavano il pranzo e i bambini si rincorrevano lungo la piscina. Per anni, tra me e Gabriella, ci eravamo limitati a una sincera simpatia; non c’era mai stato un secondo fine, né un contatto che superasse il confine dei parenti acquisiti. Eppure, quel giorno, qualcosa si accese all'improvviso, e l’iniziativa fu tutta sua.Dopo una nuotata rinfrescante, mi ero sistemato su una sdraio. Fu lei ad avvicinarsi, sedendosi accanto a me fino a sfiorarmi. Mentre parlavamo del più e del meno, fece scivolare la mano sul mio ginocchio, stringendolo con una confidenza inaspettata. Quando poggiai la mano sul bracciolo, lei la prese tra le sue, carezzandola con una lentezza carica di un’intesa erotica mai provata prima. Il suo sguardo era trasformato: denso, sensuale, una sfida aperta. Sentivo il cuore sobbalzare per il terrore di essere visto da mia moglie, ma quell’audacia rendeva tutto maledettamente più eccitante.
Cercando di darmi un contegno, mi diressi verso gli spogliatoi per farmi una doccia, Non appena l’acqua della doccia iniziò a scorrere, la porta si aprì: Gabriella mi aveva seguito. Entrò nello spazio angusto e mi inchiodò con le parole: *"Non ti sei mai accorto di nulla? Lo so che ti piaccio... e tu piaci a me"*. Mi baciò con una fame feroce, guidando le mie mani lungo la sua schiena nuda fino a scioglierle il costume. Eravamo un solo corpo quando la voce di suo figlio, che la cercava, spezzò l'incantesimo. Lei uscì di corsa, lasciandomi immobile sotto l’acqua, col respiro mozzo.
Il pranzo fu un esercizio di autocontrollo estremo. Sotto il tavolo, cercava le mie gambe con sfrontatezza, ma il culmine arrivò nell’idromassaggio. Protetti dal vapore e dalle piante di bambù, le sue mani mi cercarono con urgenza sott'acqua. Mentre mantenevamo un'espressione neutra per non insospettire i parenti a pochi metri, iniziammo una masturbazione reciproca intensa. La mia mano carezzava la sua intimità calda, le mie dita lavoravano sul suo clitoride sentendo le sue contrazioni, mentre lei mi stringeva con perizia. Avrei voluto possederla lì, ma dovemmo fermarci al piacere delle dita.
La festa proseguì tra musica e karaoke, ma i miei occhi cercavano solo lei. Quando calò l’oscurità, Gabriella mi fece un cenno. La raggiunsi nella zona più buia della proprietà, sotto una quercia secolare. Senza una parola, la feci voltare contro il tronco rugoso. Le sollevai il vestito, scostai il perizoma e la penetrai da dietro. Era bagnatissima. Mentre la possedevo con vigore, la portai all'orgasmo più violento della giornata. Prima di venire, lei si girò: *"Vieni in bocca"*. Sborrai fiotti caldi che lei ingoiò con avidità, ripulendomi poi con una cura quasi devota.
Rientrai tra le luci della festa con l’aura del peccato addosso. Al momento dei saluti, fu magistrale: un sorriso radioso a mia moglie, ma una stretta di mano che mi gridava: *"Non è finita qui"*. La notte passò insonne, ma il lunedì mattina ogni dubbio svanì con un messaggio: *"Sabato mattina sono sola. Ti aspetto"*.
Quando mi aprì la porta di casa sua, era una visione in pizzo bianco e collant velati. La trascinai in camera, il luogo del mio definitivo tradimento. Sopra di noi, la foto del suo matrimonio sembrava osservarci, ma lei mi spinse sulle lenzuola e si mise in ginocchio, alternando suzioni profonde a carezze con la punta della lingua finché non fui al limite. La feci voltare carponi; la vista del suo corpo nei collant bianchi era insostenibile. La penetrai analmente con decisione, sentendola gemere contro il cuscino mentre spingeva il bacino per accogliermi tutto. Infine la girai supina, spalancandole le gambe; la penetrai con vigore rabbioso, fissando ora il suo viso estasiato, ora quella foto alla parete. Ogni spinta era un colpo al mio passato. Quando l’orgasmo esplose, mi spinsi dentro fino in fondo, riempiendola del mio seme caldo.
Rimanemmo in silenzio, tra i respiri pesanti. Avevo superato il punto di non ritorno. Tuttavia, il destino decise diversamente: Elio ottenne un trasferimento a Roma e l’intera famiglia dovette traslocare. Le settimane successive furono un turbine di bagagli e preparativi che non ci lasciarono modo di vederci né di sentirci. Come due estranei, ci perdemmo di vista.
Passarono tre anni. Il ricordo di quella "dolce follia" era rimasto vivido ma sepolto, finché non arrivò l’invito per il matrimonio del figlio di un amico comune. Sapevo che anche lei sarebbe stata lì. Arrivò luglio. L’evento si teneva in un antico baglio in provincia di Trapani. Alle 16:00, durante la cerimonia, la vidi: era seduta due file davanti a me. All'improvviso lei si voltò e i nostri sguardi si incrociarono. Il suo sorriso radioso fu un invito silenzioso che sciolse ogni dubbio.
Non appena la cerimonia finì, ci allontanammo verso una dépendance adibita a ripostiglio. I tre anni di distacco si dissolsero in un istante. Ci baciammo con una passione che sapeva di fame arretrata. Indossava un tailleur bianco con gonna corta e collant neri. Le infilai le dita tra le cosce: era già bagnata. Ci baciammo appassionatamente e mentre carezzavo il suo intimo la feci girare contro un tavolo e, abbassati i collant, la penetrai da dietro. Il mio membro e la sua carne erano finalmente di nuovo uniti; lei raggiunse l’orgasmo in pochi istanti e io la seguii subito dopo.
Tornammo dagli altri ospiti come se nulla fosse. Per fortuna, la disposizione dei tavoli ci premiò: ci sedemmo vicini, con i nostri coniugi a farci da "sandwich". La lunga tovaglia mi permise di toccarla. Introdussi la mano sotto il tessuto e le accarezzai la coscia. Fu un brivido immediato. Mi feci più audace, arrivando alla sua fica; era eccitante masturbarla mentre lei chiacchierava con gli altri e io parlavo di sport con suo marito. Quando la penetrai con le dita, lei subì il colpo con un leggero sospiro che interruppe il suo discorso. Estrassi la mano umida e, quando ricambiò lo sguardo, mi leccai le dita; lei, per istinto, scoppiò in una risata complice.
Al momento dei dolci le sussurrai: *"Durante i balli troviamo il modo di vederci, stai pronta"*. Quando la musica iniziò, mia moglie andò in stanza a cambiare le scarpe al suo ritorno approfittai del momento dicendole che sarei andato anche io in bagno e feci segno a Gabriella di seguirmi. Ci ritrovammo nella mia camera, chiusi a chiave. La passione esplose: ci spogliammo freneticamente. Lei rimase solo con il reggiseno e la camicia; la gettai sul letto e iniziai a divorarle la fica con la lingua, mentre i suoi capezzoli diventavano duri sotto le mie dita.
La voglia era troppa. Mi stesi e mi feci cavalcare. Il mio membro era incastrato nella sua vagina, lo sentivo pulsare contro le sue pareti. Gabriella, con la camicia aperta e i seni che ballonzolavano freneticamente fuori dal pizzo, mi possedeva con ferocia. Le afferrai le chiappe, le schiaffeggiai e la tirai a me per colpi più profondi.Vidi il suo viso trasformarsi in una smorfia di piacere e al suo culmine esplose in un ululato liberatorio.Cercammo di soffocare l'orgasmo e i gemiti baciandoci e subito dopo anche io raggiunsi il piacere con un urlo : era il grido di tre anni di attesa.
Si gettò esausta su di me e ci baciammo ancora ma il rischio di essere scoperti ci impose di rimetterci in ordine. Rientrammo alla festa col cuore gonfio. L'indomani, dopo colazione, arrivò il momento dei saluti. Non c'era più l'eccitazione del giorno prima, solo una sottile tristezza. Le feci cenno di seguirmi per l'ultima volta in un bagno della reception. Ci baciammo con una disperazione dolce e profonda. In quel momento capimmo entrambi che, oltre la carne e il tradimento, quello che ci aveva uniti era stato qualcosa di molto simile all'amore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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