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Compagnia di scuola parte 2


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
14.02.2026    |    3.441    |    3 9.8
"Iniziai a tormentare i capezzoli con la punta della lingua, mentre lei inarcava la schiena emettendo piccoli gemiti soffocati..."

Tutto ebbe inizio da un ricordo riaffiorato quasi per caso. Un vecchio compagno di scuola, in una chat di gruppo, aveva rispolverato un episodio del nostro viaggio d’istruzione di trent’anni prima. Quel frammento di passato fu la scintilla che ci spinse a organizzare una cena per rivederci tutti.
Era un giovedì di giugno. L’aria era densa e profumata, intrisa del sentore dei tigli e dell'asfalto caldo. Arrivai in moto; il vento tiepido mi incollava la maglietta addosso e un pizzico di agitazione mi scavava lo stomaco. Fui tra i primi; iniziammo a scambiarci i soliti abbracci vigorosi, ma i miei occhi, quasi per un riflesso incondizionato, cercavano solo lei: Elvira.
L'Apparizione
Proprio quando stavamo per sedere a tavola, apparve. Indossava una gonna al ginocchio che accarezzava le sue forme mature e una camicetta di seta bianca, così leggera da svelare, a ogni respiro, il ricamo nero del reggiseno che faticava a contenere il seno generoso. Gli stivali alti le slanciavano le gambe, conferendole un’eleganza spregiudicata. Il tempo aveva solo rifinito la sua bellezza, rendendola più consapevole, quasi felina. Al solo vederla, il ricordo di quella notte in treno — del calore dei nostri corpi adolescenti e di quel desiderio rimasto strozzato in gola — esplose dentro di me come un incendio boschivo.
La Tensione
La cena proseguì tra risate e aneddoti, ma le nostre posizioni al tavolo ci tenevano distanti. Potevo però sentire il suo sguardo addosso, una carezza invisibile che mi faceva formicolare la pelle. Finalmente, approfittando di un momento di confusione tra le portate, riuscii ad avvicinarmi.
> "Finalmente possiamo chiacchierare noi due," sussurrò con quel sorriso spigliato.
>
Iniziammo a ripercorrere trent’anni di vita, ma fu quando citò l'episodio del treno che il sangue mi andò alla testa. Si chinò verso il mio orecchio; il suo profumo — un misto di vaniglia e pelle calda — mi invase i sensi.
"Peccato per quella notte... mi è rimasto addosso il desiderio," mormorò, sfiorandomi appena il lobo con le labbra.
Quelle parole frantumarono ogni mia difesa. Le sussurrai la voglia feroce che avevo di concludere ciò che avevamo interrotto allora. Lei mi fissò, gli occhi lucidi di sfida: "Sono qui per questo. Solo noi due, per una sola notte di follia."
L'Incontro
Lasciammo la compagnia separatamente e ci ritrovammo in un angolo buio del parcheggio, protetti dall'ombra di grandi querce. Non appena salimmo sul sedile posteriore della sua auto, la passione ci travolse con una violenza primordiale.
Ci baciammo con una fame dimenticata, le lingue che si intrecciavano in una lotta furiosa. Le mie mani corsero ovunque, impazienti. Sbottonai la seta della camicetta, liberando i seni che balzarono fuori dal pizzo, pesanti e caldi. Iniziai a tormentare i capezzoli con la punta della lingua, mentre lei inarcava la schiena emettendo piccoli gemiti soffocati. Con un movimento fluido le sfilai il perizoma; le mie dita affondarono tra le sue cosce, trovandola già bagnata, un calore vischioso che testimoniava quanto mi avesse desiderato per tutta la cena.
Lei non fu da meno: mi sbottonò i pantaloni con maestria, liberando il mio sesso turgido e stringendolo con una pressione che mi portò subito al limite. Quando le sue labbra avvolsero la mia carne, il piacere fu così acuto da costringermi a fermarla: "Ti prego, o finisce subito..."
"Scopami," sussurrò lei con voce roca, gli occhi persi nel vuoto.
"Non ho il preservativo," ansimai, cercando un briciolo di razionalità.
"Non importa. Ho la spirale e sono stata solo con mio marito. Se tu mi assicuri di essere sano, non voglio nulla tra noi."
La Chiusura del Cerchio
Mi spinsi dentro di lei in un unico, fluido movimento. Il calore del suo corpo mi accolse come un guanto di velluto. Lei mi montò con una foga travolgente, le unghie che mi scavavano le spalle mentre il ritmo diventava sempre più serrato. I nostri respiri si fondevano nel buio dell'abitacolo, l'odore del sesso e del sudore riempiva lo spazio ristretto.
Fu un piacere fulmineo e devastante: dopo pochi, intensi colpi, sentii le sue pareti contrarsi attorno a me e venimmo insieme, gridando il nostro piacere senza alcun pudore, liberando finalmente trent’anni di attesa in un fiotto caldo e ininterrotto.
Restammo abbracciati nel silenzio, il battito del cuore che tornava lentamente alla normalità tra l'odore di pelle e di sesso consumato. Una volta fuori dall'auto, ci guardammo negli occhi un'ultima volta sotto la luce fioca di un lampione lontano. Non servivano promesse: sapevamo entrambi che quello era il finale perfetto, il sigillo di fuoco su una notte d’estate iniziata tre decenni prima
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