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Sex in my city


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
27.03.2026    |    320    |    0 9.0
"Quel distacco, dopo aver bevuto la mia sborra e aver preso il mio cazzo ovunque, mi accitava da morire..."
Dopo accurato sunto dei racconti "l'uomo del portone accanto parte 1 e 2 ,gli sviluppi..
L'uomo del portone accanto: La Notte dei Sensi a Villa Mondello
Max, cinquantasette anni di solidità commerciale e di uno sguardo che aveva visto il mondo, conduceva un'esistenza scandita dalla routine, ignaro che un clic su un sito di incontri avrebbe squarciato il velo sulla doppia vita del suo vicino. Michele, l'avvocato impeccabile, il baluardo della mascolinità in carriera, celava sotto l'abito sartoriale una brama insaziabile di abbandono e di totale sottomissione. Il loro primo incontro, clandestino e teso, nell'ombra dell'appartamento di Michele, era stato un'esplosione di carnalità: un rapporto feroce e assoluto che aveva disintegrato ogni barriera formale, rivelando una sintonia sessuale primordiale.
Da quel giorno, l'aria tra le loro attività era cambiata, densa di un segreto elettrico. Ogni volta che Michele varcava la soglia del mio negozio, il silenzio tra noi urlava una verità inconfessabile. Una sera, sul punto di chiudere, tornò. Si appoggiò al bancone con un sorriso complice e lasciò cadere la bomba:
— "Max, mia moglie è la mia complice. Viviamo senza barriere. Sabato sera abbiamo una cena con una coppia di nostri amici, anche loro 'illuminati'. Voglio che tu sia l'ospite d'onore. Voglio che li possiedi tutti, uno per uno."
Sabato sera, l'eleganza della cena era solo un fragile paravento per la libidine che premeva per uscire. Elena, la moglie di Michele, era una visione in seta nera che non nascondeva nulla, un invito vivente al peccato. Stefano, muscoloso e con l'aria di chi domina, e sua moglie Chiara, predatrice silenziosa con lo sguardo di chi sa cosa vuole, completavano il quadro. Prima ancora che il dolce arrivasse in tavola, la tensione esplose. Elena si alzò, le sue mani massaggiavano le mie spalle con una pressione che prometteva sottomissione, mentre sotto il tavolo Chiara esplorava la mia virilità con piedi esperti. Michele osservava la scena, gli occhi lucidi e la mano già impegnata a cercare sollievo.
— "Dacci una lezione, Max," sussurrò Michele, la voce rotta dal desiderio.
La sollevai e la sbattei sul tavolo tra i cristalli. Elena divenne l'altare del mio desiderio, presa con una foga che non ammetteva repliche, la sua gonna sollevata senza complimenti, mentre Stefano assisteva estasiato, eccitato dal vedere un altro uomo ghermire la sua donna. Dopo averla inondata del mio seme, Chiara si fiondò su di me con una devozione quasi religiosa per pulirmi, mentre Stefano, crollato ogni residuo di orgoglio maschile, si metteva a novanta sul divano implorando la sua dose. Fu un'ecatombe di sensi. Passai da un corpo all'altro senza sosta. Reclamai Stefano con la stessa ferocia con cui avevo marchiato Michele; i suoi gemiti da maschio dominante si spezzarono in grida acute sotto la mia spinta, davanti agli occhi di sua moglie, che nel frattempo veniva esplorata dalla lingua di Elena. Le due donne, ormai completamente accese, usarono toy e plug per amplificare il piacere, trasformando il salotto in un labirinto di sensazioni.
Poi fu di nuovo il turno di Michele. Voleva sentire il peso del mio corpo e l'autorità della mia spinta. Lo presi con violenza, mentre Chiara, con un dildo inserito, si avvicinava per leccarmi il buco del culo, e lui, sottomesso e beato. La notte si chiuse in un groviglio di corpi sfinite sul tappeto. Michele, pulendosi l’angolo della bocca, ansimò: — "Te l’avevo detto, Max... la vita reale è molto meglio di internet. Benvenuto nel nostro mondo."
I giorni seguenti furono una tortura erotica. Vedere Elena passare davanti alla vetrina del negozio, impeccabile e gelida nei suoi abiti da ufficio, era un supplizio. Quel distacco, dopo aver bevuto la mia sborra e aver preso il mio cazzo ovunque, mi accitava da morire. Sapevo cosa nascondeva sotto quella facciata di ghiaccio. L'invito a Villa Mondello fu la conferma che il gioco era appena salito di livello.
Alle 21 di sabato, la villa era un tempio di profumi costosi e luci soffuse. Gerardo e Giusy, i padroni di casa, avevano orchestrato un simposio di depravazione. Tra gli ospiti, oltre a Michele ed Elena, Chiara e Stefano, c'erano Antonio con Gemma e Fulvio, un altro predatore scelto per l'occasione. L'atmosfera era satura, la musica chillout un sottofondo ipnotico. Mentre Stefano ballava con Giusy e Fulvio si univa a loro in un ballo a tre, io puntai Elena. La presi alle spalle, le mie dita affondate nel collo, mentre Gerardo e Michele le aprivano le gambe, svelando le cosce cinte dalle autoreggenti.
Mi inginocchiai davanti a lei, scostai il perizoma e mi abbandonai al suo sapore. La mia lingua cercava il suo abisso, lavorando il clitoride con un ritmo incessante, finché lei non iniziò a sussultare, tenendomi la testa ferma mentre accoglieva in bocca Gerardo e Michele. Contemporaneamente, Michele si sdraiò a terra dietro di me e iniziò a spompinami con una bramosia disperata. Era un quadro di depravazione assoluta: sentivo la bocca di Michele sul mio cazzo e il gusto di Elena sulla lingua.
Mentre le donne si univano tra loro, il salone divenne teatro di una metamorfosi maschile totale: Stefano, spogliato del suo orgoglio, si mise in ginocchio davanti ad Antonio, mentre Gerardo, alle sue spalle, lo reclamava con forza. Michele, estasiato dal caos carnale, si unì al trenino di carne, offrendosi ad Antonio con frenesia, mentre Stefano e Fulvio si scambiavano piaceri orali e manuali, e Gerardo esplorava ogni corpo a sua disposizione. Era un groviglio di muscoli, sospiri e spinte tra uomini che avevano abbattuto ogni barriera, una fratellanza segreta sigillata dal sesso puro. Intorno, Chiara urlava sotto la doppia penetrazione di Stefano e Fulvio, un ritmo martellante di carne contro carne.
Ma la mia preda era Elena. La trascinai in camera da letto, privandola della vista con un foulard di seta nera e legandola alla testata del letto. Il buio accese i suoi sensi. La esplorai centimetro dopo centimetro, leccai i capezzoli che si indurivano sotto il mio tocco, scesi lungo il ventre e tornai tra le sue gambe. Iniziai a masturbarla con le dita: una, due, tre... poi quasi tutta la mano, muovendo il polso con una velocità ritmica che la faceva vibrare finché un getto potente di squirt non inondò la mia mano e le lenzuola, proprio mentre gli altri si univano a noi sul letto. Tutti scopavano tutti in un carosello di corpi senza nome.
Il culmine fu un atto di possesso brutale. La misi a terra, a novanta gradi, il culo offerto come un trofeo. Mentre lei si occupava di Fulvio, io la penetrai analmente. Senza complimenti, spinsi a fondo. Elena lanciò un grido di estasi suprema. Pompavo quel culo con una rabbia animale, godendo della resistenza del muscolo, mentre sotto di lei Gemma leccava la figa a Elena e succhiava il mio cazzo quando lo uscivo dal culo di Elena. Intanto Michele mi baciava con la lingua e io lo masturbavo per farlo partecipare al massacro che stavo riservando a sua moglie. Elena non si arrendeva, mi istigava ad andare più forte finché, con un movimento rotatorio del bacino, mi fece esplodere. Urlai di piacere venendo dentro di lei con una potenza devastante.
Appena uscii, Michele, come in un rito di purificazione, si fiondò a leccare e pulire ogni goccia di sborra che colava dall'ano di sua moglie, interiorizzando il mio possesso su di lei. La serata si chiuse in un groviglio di corpi esausti, sporchi e beati. Tutti i partecipanti erano consapevoli di aver vissuto una serata unica e spettacolare, ma soprattutto che il lunedì mattina, in negozio, nulla sarebbe più stato lo stesso per me ed Elena.

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