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Le dolci voglie di mia cognata"La fine" pt3


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
07.05.2026    |    4.375    |    3 9.9
"La foto del matrimonio di mio cognato, in bella vista sul comò, mi gelò il sangue per un istante..."


Trentacinque anni di assoluta indifferenza familiare sono stati spazzati via in poche ore, sostituiti da una bramosia che ha il sapore del proibito e del pericolo. Quello che era iniziato come un gioco complice e alcolico in una serata di emergenza medica, si è trasformato in una spirale di sesso animalesco che non riesco più a controllare. Roberta, la cognata che a stento salutavo, si è rivelata una predatrice capace di trascinarmi in un vortice di audacia che mi lascia stordito.
Dopo l’episodio nel bagno della villa, dove il rischio di essere scoperti da mio nipote ha portato l’eccitazione a livelli insostenibili, ho capito che non esiste più un freno a mano. La mia debolezza davanti alla sua spregiudicatezza mi ha reso schiavo di un desiderio che consumiamo all'ombra della nostra famiglia, tra sorrisi di circostanza e sguardi che bruciano di ricordi carnali.
Ora, il confine tra l'occasione fortuita e la premeditazione è stato definitivamente superato. L'invito che Roberta mi ha sussurrato prima di andarsene non lasciava spazio a dubbi: con suo marito Roberto fuori città, la nostra recita familiare avrebbe lasciato il posto a una nuova, totale immersione nel nostro segreto. Mentre fingo la solita routine con mia moglie, sento di camminare su un filo sottilissimo, ma il pensiero di ciò che accadrà dietro quelle porte chiuse è l'unica cosa che mi fa sentire vivo.
L’Ultimo Atto
Quello che non avrei mai immaginato è avvenuto puntualmente mercoledì mattina, quando sullo schermo del telefono è apparso il messaggio di mia cognata: *"Roberto è partito, torna domani. Ho voglia di farlo per bene, basta situazioni pericolose"*. Sapendo che mia moglie sarebbe rientrata solo nel tardo pomeriggio, le risposi secco: *"Ok, vengo alle 13:30. Fatti trovare pronta"*.
La mattinata sembrava non finire mai. Il pensiero di possederla senza l'ansia di essere scoperti mi tormentava, facendomi pregustare ogni possibile modo per scoparla. Arrivato sotto casa, citofonai con il cuore a mille. Al pianerottolo trovai la porta socchiusa; entrai e la chiusi immediatamente con il chiavistello.
"Dove sei?" chiesi nel silenzio dell’ingresso.
"Vieni a tavola, è tutto pronto," rispose lei con una voce calda, carica di promesse, che proveniva dalla sala da pranzo.
Entrando, mi trovai davanti a una scena degna della Samantha di *Sex and the City*: Roberta era sdraiata completamente nuda sul tavolo, con del sushi disposto con cura lungo tutto il corpo. Rimasi pietrificato dal desiderio.
"Sei una vera porca, non ti immaginavo così," mormorai mentre mi avventavo su di lei per un bacio profondo, intrecciando la mia lingua alla sua. Mentre la bocca lavorava, le mie mani iniziarono a palpeggiarle il seno con forza. Poi scesi lungo il suo corpo: un capezzolo, poi l'altro, poi giù verso l'ombelico.
Le feci sollevare e divaricare le gambe; mi posizionai davanti a lei e iniziai a leccarle la figa con foga, assaporandola profondamente. Mangiai un pezzo di sushi posizionato proprio sul suo pube e poi risalii, ripulendo i pezzi sparsi sul suo ventre. Mi sedetti a capotavola, proprio dove le sue cosce spalancate mi invitavano a continuare. Trassi il suo corpo verso il bordo del tavolo e iniziai letteralmente a "mangiarmi la sua figa".
Cominciai con una lenta suzione del clitoride, muovendo la lingua in modo circolare tra le sue piccole e grandi labbra. Con le sue gambe adagiate sulle mie spalle, avevo accesso totale: le leccavo e mordeccavo l'interno coscia mentre lei, inarcando la schiena, godeva fino a raggiungere un primo, violento orgasmo. Mentre era ancora scossa dal piacere, le infilai le dita, colpendola con il palmo della mano ritmicamente finché non la sentii squirtare contro il mio viso.
Lasciai il suo sesso bagnato e mi spostai dall'altro lato del tavolo. Le posizionai la testa ciondolante oltre il bordo e le infilai il cazzo in gola. Ora toccava a me godere. Le tenevo il viso fermo tra le mani e lei lo prendeva tutto, fino in fondo alla gola; non avevo mai visto una donna così affamata.
Dopo pochi minuti di quella foga, ci trasferimmo in camera da letto. La foto del matrimonio di mio cognato, in bella vista sul comò, mi gelò il sangue per un istante. Ma il senso di colpa non poteva fermare il mio cazzo che spingeva per sborrare. La misi a novanta e iniziai a scoparla con violenza, entrando e uscendo dalla sua figa e dal suo culo senza pietà.
Lei urlava, posseduta dal piacere, e quando raggiunse l’apice, sborrai anch'io con un gemito soffocato.
Poco dopo, sotto il getto della doccia, il calore dell'acqua sembrò lavare via anche l'adrenalina. Ci guardammo negli occhi con la tacita certezza che quella sarebbe stata l'ultima volta. Parlammo a bassa voce, decidendo di chiudere lì quella storia, consapevoli che, se fossimo andati avanti, avremmo solo finito per distruggere tutto.
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