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Prime Esperienze

La ragazza della cascata


di ringo00
15.08.2025    |    4.767    |    7 9.9
"Il bacio era lunghissimo, appassionato; la sua figa, riempita dal mio cazzo, faceva un leggero rumore dí bagnato, eccitantissimo..."
Ciao a tutti, mi chiamo Fabio e vorrei raccontarvi una cosa accaduta molto tempo fa, quando ero ragazzo. Avevo diciott’anni, nei primi anni ottanta, e vivevo in un paesino tra le campagne, immerso nella natura e circondato da boschi. Durante le vacanze ero solito andare in un posticino che avevo scoperto per caso durante il mio solitario girovagare nei boschi; sí, ero un tipo solitario, se ve lo state chiedendo. Comunque, il posto in questione si trovava lungo il fiume, dove il corso d’acqua formava un laghetto e c’era anche una piccola cascata. Non ci misi molto ad eleggere quel paradiso in miniatura come a mio piccolo regno: passavo pomeriggi interi a nuotare, prendere il sole o semplicemente godere del dolce far niente. Un pomeriggio di metà luglio però accadde qualcosa: su una roccia nei pressi del fiume c’erano dei vestiti piegati e un paio di scarpe: qualcuno aveva violato il mio posto segreto! So che è un ragionamento da bambini, ma cavolo, quel posto lo avevo scovato da me, lo sentivo mio, ed ero ben intenzionato a cacciare l’invasore, chiunque egli fosse. Mi aggirai nei dintorni, cercando tracce della presenza di qualcuno, quando improvvisamente mi imbattei nel misterioso visitatore: proprio sotto la cascata c’era una figura dai lunghi capelli biondo scuro: una ragazza! Mi nascosi dietro un cespuglio, osservando attentamente: la ragazza era totalmente nuda, sotto la fresca acqua corrente, sembrava una di quelle figure mitologiche che vivono nei boschi, ninfe, driadi, o quello che è… Fatto sta che non riuscivo a distogliere lo sguardo da quella apparizione: avvicinatomi lentamente e in silenzio cominciavo a notare la pelle ambrata, la forma perfetta del suo sedere, le gambe da cerbiatta e, appena si volse leggermente, due seni sodi e pieni. Ormai ero ipnotizzato, andavo avanti come mosso da una forza invisibile; ero talmente imbambolato da non accorgermi di avere posato un piede su un sasso coperto di melma: fu un attimo, persi l’equilibrio e andai giù di faccia con un sonoro splash. La ragazza si voltò verso di me, con aria perplessa: per un interminabile istante ci fissammo in silenzio, poi sorrise e disse “Ehilà! Da dove sei saltato fuori?”
Ora: per quanto ne sapevo, una ragazza colta in una situazione simile generalmente si copre le nudità esposte, urla, o se si tratta di una con le palle ti molla una sberla, lei invece era lì, in perfetta calma, osservandomi pacificamente. Quello che scappò via come una ragazzina imbarazzata fui io: mi rimisi in piedi e corsi via bagnato fradicio come ero, lasciandomi alle spalle una scia di bagnato. Mi fermai solo quando avvistai le case del paese, al margine del bosco: ripresi fiato, ansimante per la lunga corsa; a quel punto mi sentii un vero idiota: perché ero scappato così? Avevo fatto una figuraccia da manuale, davanti ad una donna, oltretutto! Comunque, per qualche giorno evitai di tornare al solito posto, memore della mia imbarazzante fuga. Però ben presto mi tornò la voglia di una bella nuotata, complice il caldo soffocante; mi avviai, e se avessi di nuovo incontrato quella ragazza, beh… Ci avrei pensato al momento. Quando fui vicino cominciai a muovermi con maggior cautela: pochi giorni prima avevo visto Rambo al cinema in città, e imitando il berretto verde passavo di nascondiglio in nascondiglio, sfruttando cespugli e alberi; arrivai così vicino alla riva: sbirciai cauto dalle fronde: nessuno in vista. Stavo per uscire dal nascondiglio quando qualcuno mi prese alle spalle, esclamando Buuuh!
Feci un balzo, girandomi per affrontare il mio aggressore già con un pugno levato, ma mi bloccai: davanti a me c’era la ragazza bionda di qualche giorno prima! Mi guardava, le mani sui fianchi, un sopracciglio leggermente inarcato: “Ti piace spiare la gente, eh?” disse in tono calmo. Abbassai lo sguardo, cercando di borbottare una giustificazione decente, quando mi resi conto che la ragazza aveva un’ espressione buffa, quella di chi fatica a trattenere una gran risata: infatti, scoppiò a ridere, svelando un bellissimo sorriso: “Dai, sto scherzando! Dovresti vederti, la tua faccia è un capolavoro!” Era piuttosto imbarazzante, perciò cercai di cavarmi di impiccio: le chiesi in tono burbero cosa facesse lì, e lei, senza scomporsi, rispose che era giunta per caso, durante una passeggiata; le era piaciuto il posto, faceva fresco e quando aveva visto la cascata non aveva resistito alla tentazione, si era spogliata e… Il resto lo sapete. Si avvicinò a me, e potei osservarla meglio: era molto graziosa, i per meglio dire bella, come mi trovai ad ammettere, capelli mossi color del grano maturo, occhi vivaci di un azzurro chiarissimo e un fisico da modella, di quelli che generalmente si vedono sulle riviste di moda. O su playboy, a seconda di come la si guarda. Mi resi conto che le sue tette erano più grandi di quanto avessi immaginato, si vedeva come tendevano allegramente il tessuto della maglietta.
“Pronto, c’è nessuno in casa?”
Tornai di colpo coi piedi per terra: si era chinata verso di me, con un’espressione di divertito rimprovero: “Non lo sai che quando parli con una ragazza devi guardarla negli occhi e non fissarle le tette?”
Colto sul fatto: stavo per scusarmi quando ricominció a ridere divertita: “Sto scherzando, dai, ci sei cascato ancora! “
Si asciugó una lacrima dal troppo ridere, con un sospiro: “ Stuzzicarti è proprio divertente, dai veramente soddisfazione” dichiarò. Mi guardò con quell’espressione quasi volpina per poi tendermi la mano: “Comunque, piacere, Chiara, diciotto anni e nudista convinta!”
Che presentazione bizzarra, pensai; risposi alla strega, presentandomi a mia volta. “Ora che siamo amici, ti va di stare un po’ con me? Sono qui in vacanza, non conosco nessuno e mi annoio a morte…”
Pensai in attimo: era un soggetto decisamente originale, estroversa senza dubbio, ma non sembrava così male; in più era davvero bella, per cui accettai.
Mi gratificó con quel suo sguardo color del cielo, sorridendo amabile: “Grazie, sei un vero cavaliere!”
Con naturalezza mi prese per mano, ignorando il lieve sussulto di sorpresa da parte mia, e notò allegramente il mio imbarazzo: “Ma guardati, sei tutto rosso…” cinguettó. Camminammo per qualche minuto, parlando del più e del meno, lentamente sentivo il nodo allo stomaco dell’imbarazzo sciogliersi lentamente, Chiara era riuscita a mettermi a mio agio. Arrivammo sulla riva del fiume, e lei propose “Dai, facciamo una bella nuotata!”
Risposi che non avevo il costume da bagno sotto, e a quel punto fece qualcosa che non mi sarei mai aspettato, e che mi turbò il sonno per un bel pezzo: davanti ai miei occhi si sfilò la maglietta, non aveva il reggiseno, le sue tette sballonzolarono leggermente; passò poi ai pantaloncini di jeans e alle mutandine, piegando poi tutto con cura. Quando si accorse che ero lì con una faccia da zombie fece una faccina maliziosa: “Che c’è? Non hai mai visto una ragazza nuda? Oppure sei rimasto incantato dalla mia bellezza?”
Aprii e chiudi la bocca senza emettere un fiato, in una perfetta imitazione di una carpa, e distolsi lo sguardo; non sembrò turbata, si limitò a guardarmi sorridendo; quando le feci notare che era nuda davanti ad un maschio fece spallucce: “Te l’ho detto, in famiglia pratichiamo il nudismo, in casa siamo sempre senza vestiti. E per inciso, il miglior modo per nuotare è come mamma ci ha fatto. Su, spogliati anche tu!”
Cercai di tirarmi indietro, ma mi balzó scherzosamente addosso, ingaggiando una piccola lotta, al termine della quale ero rimasto in mutande. “Nudo, nudo, nudo~” canticchiava, battendo le mani. Ero con le spalle al muro: strinsi i denti e le tirai giù, credendo di morire di vergogna: il fatto è che la visione del suo corpo nudo mi aveva fatto eccitare, e il mio vicino dei piani bassi era, come dire, in attenzione. Chiara non si scompose: “Non c’è niente di cui vergognarsi, tranquillo. E poi sono abituata a vedere piselli di fuori, con mio padre e i miei fratelli in giro per casa…”
Che mentalità aperta! Mi prese a braccetto, trascinandomi nell’acqua: nuotava con la grazia di una sirena, mentre io ero decisamente più goffo. Per lo meno l’acqua fredda mi aveva fatto passare il durello, e dopo un po’ mi resi conto che girare nudi non era poi tanto male. Dopo aver giocato nell’acqua ci mettemmo su una piccola spiaggia, a riprendere fiato; Chiara parlava della scuola, della sua famiglia e via dicendo, mentre io rispondevo a monosillabi: mi ero nuovamente perso nel guardarla, e come potevo evitarlo? Ero un ragazzo in preda agli ormoni! Fu inevitabile che mi venne nuovamente duro; Chiara se ne accorse subito, e alle mie scuse rispose scrollando le spalle: “Beh, è normale, sei un maschietto dopo tutto. C’è solo una cosa da fare, in questi casi…”
Con mia sorpresa scivolò verso di me, e strinse la mano sul mio cazzo! “Però…” disse, guardando il mio membro da vicino, “niente male, sei ben messo!” A quel complimento il cazzo sussultó nella sua mano, è sembrò apprezzare. Con fare innocente cominciò a scappellarmi, con molta delicatezza; davanti alla mia sorpresa rispose semplicemente “Beh, sai com’è, quando sei circondata da maschi ci fai l’abitudine, e ogni tanto do, come dire, una mano ad alleviare la tensione. I miei fratelli ogni cinque minuti mi chiedono una sega, e col tempo sono diventata esperta…”
Disse tutto ciò senza mollare mai il cazzo, tirando giù la pelle fino in fondo; “Però mi sa che la mano non basta, eh?” osservó maliziosamente. Non risposi, ci pensó il mio cazzo, annuendo allegramente: Chiara si mise comoda a pancia in giù, tra le mie gambe, e dopo qualche altra carezza accolse la cappella tra le labbra. Mi sfuggì un gemito: non era il primo pompino che ricevevo, ma una sensazione così non l’avevo mai provata: forse era la sua spontaneità di Chiara a rendere tutto così emozionante. Succhiava tranquillamente, ignara dei miei pensieri; era brava sul serio, non aveva mentito, la sua lingua sembrava conoscere alla perfezione i punti sensibili di un cazzo. Tra una leccata e l’altra mi guardava, le guance leggermente rosse e gli occhi brillanti; prese una pausa per prendere fiato, e mormorò “Wow, sei resistente, non c’è che dire… Però adesso hai fatto venire voglia anche a me, non è divertente se godi solo tu!”
Mi spinse delicatamente a terra per poi montarmi sopra: avevo la sua figa a pochi centimetri dalla faccia, e da quella angolazione la vedevo benissimo: le labbrucce erano ancora chiuse, ma già lucide di nettare: istintivamente accarezzai quel bocciolo con la lingua, lentamente; Chiara rispose con un gemito soffocato, aveva di già la bocca piena di cazzo, ma il gocciolio della sua figa era un inequivocabile segno di apprezzamento. Il 69 procedeva alla grande, le sue labbra sopra erano saldamente chiuse sul mio cazzo, e quelle di sotto si stavano aprendo piano piano, rivedendo un frutto succoso e profumato. La lingua individuó il clitoride e prese a stuzzicare quel punto sensibile, facendo mugolare la bionda amazzone. Infilai la lingua in profondità, facendola turbinare in tondo, e con un gemito da odalisca Chiara mi venne in faccia, schizzando una bella dose di broda calda.
Ansimava, preda delle ultime contrazioni dell’orgasmo: “ Scu… scusami, ma mi hai colta alla sprovvista… Ahh~ cazzo, che venuta mi hai fatto fare!!!”
Sentirla parlare come una protagonista di film porno mi piaceva da matti; Chiara sedette un attimo a terra, la schiena contro un sasso e la testa all’indietro, i seni impudicamente in bella mostra. Si riprese dopo qualche istante, guardando il mio cazzo ancora marmoreo e lucido di saliva: “Povero, non possiamo lasciarlo così!” disse ridendo. Mi sedette sopra, strofinando la punta sulle labbra umide: sembrava cercare il punto perfetto, ogni contatto della sua morbida carne bagnata era una scossa al mio cervello. Quando trovó la posizione perfetta cominciò ad inserire la punta: “Hai la cappella bella cicciotta, perciò fai piano, sono abbastanza stretta…”
Lentamente si lasció scivolare, era più stretta di quanto mi aspettassi, le pareti della sua figa erano come un guanto sul mio cazzo. Quando il suo culetto sodo toccó le mie cosce si fermò, un’aria appagata in volto: “Che cazzo, mamma mia…” sussurró.
Mi prese le spalle, tirandomi verso di lei: “Guardami negli occhi mentre mi scopi, e baciami, è una cosa che mi fa impazzire…”
Detto fatto: le mie labbra si posarono sulle sue, erano morbidissime e calde, super piacevoli; mi mise le braccia attorno al collo, avvicinandosi ancora di più: le sue tette premute sul mio petto facevano un piacevole calduccio, i capezzoli duri disegnavano un motivo invisibile sulla mia pelle. Il bacio era lunghissimo, appassionato; la sua figa, riempita dal mio cazzo, faceva un leggero rumore dí bagnato, eccitantissimo. Ero messo a dura prova, ormai ero al limite: con tono soffocato glielo dissi, e in tutta risposta Chiara strinse le gambe attorno a me, quasi volendo impedire una mia improbabile fuga. La sua figa si fece d’un tratto strettissima, e fu il colpo di grazia: cominciai a sborrare, e non riuscivo a fermarmi, mi sentivo un rubinetto al posto del cazzo; Chiara accolse il fiotto caldo dentro dí se, mugolando quieta, le labbra ancora incollate alle mie. Fu un orgasmo intenso per entrambi, e duró parecchio; ci mettemmo un bel pezzo a ripigliarci, e il silenzio regnò sovrano, rotto dal nostro respiro affannoso.
Fu Chiara la prima a ritrovare l’uso della parola: “Mi hai distrutta, lo sai? Ho la figa che fa male, tanto ho goduto…”
In tutta risposta le diedi un pizzicotto su una chiappa, al quale rispose con un finto urletto di dolore.
“E pensare che la prima volta che ci siamo visti sei scappato “ continuó, accarezzandomi la guancia, “Adesso non sembri più voler lasciarmi andare…”
Sorrisi, leggermente imbarazzato; lei mi ricambiò dolcemente, portandomi la testa fra le sue tette: sotto quei bei globi rosa e morbidi sentivo il battito forsennato del suo cuore. “Sono stata davvero bene con te” mormorò accarezzandomi la testa, “sei davvero tenero e dolce. Quanto vorrei essere la tua ragazza, mi farei scopare ogni giorno da te…”
Non risposi, ma ero profondamente lusingato dalle sue parole; non so come mi venne fuori, ma domandai “Per quanto durerà la tua vacanza?”
“Due settimane “ sospiró Chiara.
Due settimane… Speravo che quello non fosse un addio, una banale avventura, un…
“Ehi, ehi… non preoccuparti, non scappo mica! Adesso che ti ho incontrato non ti lascerò sfuggire così facilmente, bello mio!”
Là guardai, sorpreso: Chiara si sfilò, alzandosi in piedi; dalla sua figa usciva un rivoletto bianco di seme, che goccioló sui sassi della riva.
“Porca vacca, se sborri sempre così mi toccherà prendere la pillola, altrimenti mi rivedrai con la pancia!”
Mi persi un secondo ad immaginarmi lei gravida, con le tette gonfie e il suo sguardo malizioso, quando mi diede un colpetto alla spalla: “Meglio andare, si sta facendo tardi…” Effettivamente era ormai sera, quella scopata mi aveva fatto perdere la cognizione del tempo. Ci rivestimmo, per poi affrontare il sentiero tra gli alberi che portava al paese; ad un bivio ci separammo, scambiandoci la promessa di rivederci l’indomani: “ Stessa ora, stesso luogo, ok?” disse. Io promisi, e con un gesto fulmineo mi schioccó un bacio lampo: “Così sono sicura che tornerai davvero…” disse strizzandomi l’occhio. La guardai allontanarsi, cammino sinuosa sul sentiero; inutile dire che fremevo dall’impazienza al pensiero dell’indomani, e quella notte la passai sveglio, ammazzandomi di seghe, pensando a Chiara che mi aspettava alla cascata il giorno dopo…

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