incesto
Per uno schizzo di caffè…
07.09.2025 |
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"Come in un sogno avvicinai le labbra al suo seno: ne percepivo il calore, il buon profumo… Elisa diede un taglio alle timidezze, attirando la mia faccia su una tetta: morbida, caldissima, come..."
Il sottoscritto era con la testa china sui libri, preparandomi per la maturità, ripetendo tra me e me la tesi quando un grido ruppe il silenzio sonnacchioso della casa. Un grido acuto, penetrante. Elisa! Mollai tutto e mi precipitai giù dalle scale, preoccupato a morte: l’artefice del grido era mia cugina Elisa, ventiseienne felicemente single che mi ospitava da quando avevo cominciato il liceo; mi aveva accolto calorosamente, eravamo in ottimi rapporti da sempre, e debbo ammettere che il mio poteva forse definirsi qualcosa di più che semplice affetto: Elisa era bellissima, capelli rossi naturali, occhi azzurrissimi, pelle lattea piena di lentiggini e un sorriso quasi onnipresente. Fisicamente poi era molto attraente: quinta naturale, fianchi che sembravano essere fatti per essere cinti tra le mani, splendide gambe da puledra e un sedere sodo come una pesca. Giunsi sulla soglia della cucina, col cuore in gola: Elisa era lì, occhi chiusi e una smorfia in viso; sul piano della cucina una pozza di caffè che stava colando anche sul pavimento. A terra, la moka rovesciata su un fianco, muta testimone del disastro. Elisa si teneva uno strofinaccio premuto sul petto, ad altezza del seno; avevo una mezza idea di cosa fosse capitato, ma per scrupolo chiesi “Eli, che è successo? Ti sei fatta male? Ho sentito un urlo…”Lei schiuse gli occhioni, e con voce un po’ tremante disse “Il… il caffè…” Prese un respiro ed esclamò: “Mi sono scottata con il caffè!!!”
Scostò lo strofinaccio dal petto, e si avvicinò: “Guarda, Tato, guarda…” mugolò puntando quelle sue grandi mammelle pericolosamente vicino alla mia faccia, “guarda qui che disastro…”
Sospirai: Elisa era fissata con dei vestitini estivi corti, praticamente delle sottovesti, che spesso mostravano più pelle del necessario. Con la scusa che era abituata così era sempre, e dico sempre senza reggiseno: non avete idea di quanto possa essere difficile stare concentrato sui libri mentre una bellissima ragazza gira per casa con due mega tettone che sobbalzano allegramente ad ogni passo libere dal reggiseno. Qualche volta glielo avevo fatto notare, e lei si limitava a ridere: diceva che eravamo in famiglia, e che fosse tutto normale. “E poi abbiamo fatto il bagno insieme tante di quelle volte, da piccoli! Di che ti vergogni?” aggiungeva con un sorriso.
La verità è che mi ammazzavo di seghe pensando a lei: è brutto dirlo così ma mia cugina era un vero pezzo di figa, vedermela in giro così poco vestita mi mandava in ebollizione il sangue, e puntualmente dovevo andare a sfogarmi in bagno.
Tornando a noi: nonostante l’avessi avvertita che fosse pericoloso, Elisa si ostinava a cucinare con quei vestitini striminziti senza nemmeno un grembiule, e puntualmente finiva per scottarsi. Solo che stavolta era stata colpita in un punto delicato: tra il solco fra i seni e la tetta destra c’era una notevole scottatura, la pelle nivea era di un preoccupante rosso aragosta.
“Tato, com’e? È grave?” mormorò con apprensione.
Cercai di calmarla: “È… dai, non è niente, su… guarirà subito…” borbottai, cercando di guardare ovunque meno che al suo seno.
Elisa si avvicinò di più, sempre allargandosi la scollatura: “Mi metti un po’ di crema? Non riesco a vedere bene se lo faccio da sola…”
Buttai lì che era troppo imbarazzante, ma Elisa mi pregò “ Eddai, mi fa malissimo…”
Mi arresi: cercai in un armadietto la pomata per le scottature che era sempre a portata di mano; Elisa sedette su una sedia, in attesa. Le misi della crema sul punto offeso, ma a sorpresa mi chiese di spalmarla direttamente: “Ormai facciamo le cose per bene, non ti pare?” osservó con il suo sorriso. Presi il coraggio a due mani e con la massima delicatezza spalmai lentamente la crema sulla sua pelle; non pensare a niente, non pensare alla parola tette, non pensare a niente, mi ripetevo nella testa. Elisa non sembrava immaginare cosa stesse passando nella mia mente, e sembrava anche ignorare il rossore sulla mia faccia. Ad un tratto accadde qualcosa di inaspettato: le spalline del vestito, già mezze calate, cedettero del tutto, e le sue tettone apparvero ai miei occhi: enormi, più grandi di quanto avessi mai immaginato, color bianco latte, le areole rosee perfettamente tonde e i capezzoli appena più scuri. Dovevo essere diventato di ogni possibile colore tra il rosa porcello e il viola, ma Elisa non mostró la minima sorpresa: “Rilassati, sono solo tette…” disse perfettamente calma. Terminai l’operazione quasi ad occhi chiusi, e quando finalmente la scottatura fu coperta da un velo candido di crema andai a lavarmi le mani al lavandino: speravo che l’acqua gelata potesse calmarmi i bollenti spiriti. La visione mi aveva fatto venire un cazzo duro come ghisa, e non avevo nessuna voglia di farmi vedere così. Elisa era tette al vento, con la scusa di fare assorbire bene la pomata; osservando il tubetto disse “Le istruzioni dicono di applicare tre-quattro volete al giorno… Ci pensi tu, Tato?” Lo fece senza malizia, un semplice favore al suo cuginetto, che in quel momento era piuttosto sottosopra: “Vedremo…” borbottai. Con una scusa lascia la stanza, tornando di sopra; non a studiare, la scena troppo fresca nella mia mente per concentrarsi. Mi spogliai ed entrai nella doccia, aprendo l’acqua fredda: brividi a parte, mi fece calmare un po’, ma chi non voleva saperne era il mio cazzo, sempre sfacciatamente duro. Non c’era che una cosa da fare: una bella insaponata e via di mano, mi bastarono circa venti secondi; schizzai una lunga venuta, facendo attenzione a non lasciare tracce. Una fantasia improvvisa esplose nella mia mente, come una visione: Elisa in ginocchio,a seno scoperto che mi pregava di sborrarle le tette. A quel pensiero eruttai un ulteriore schizzo, grugnendo il suo nome. Una volta placata la voglia mi ricomposi, tornando da basso. Grazie al cielo Elisa si era rivestita, era al tavolo pelando le patate per la cena; chiacchierava tranquillamente, come se non fosse successo nulla, massima naturalezza. Rispondevo quasi a monosillabi, il mio sguardo era ormai irresistibilmente calamitato dal suo seno. Mi trovai a pensare “Voglio provare a contarle le lentiggini “, per poi scacciare quell’idea perversa. Per evitare situazioni imbarazzanti, chiesi a Elisa se potesse indossare il reggiseno, almeno durante l’operazione; non ne sembrò particolarmente entusiasta ma eccettó, e la seconda dose di crema non riservò particolari problemi. Nei giorni successivi la scottatura guarì perfettamente, restava solo una macchietta rosa sul seno. Durante l’ultima applicazione Elisa chiese di botto se le potessi dare un bacino sulla bua, come quando eravamo bambini. Quasi mi venne un colpo, ma Elisa si fece una bella risata: “Dai, sto scherzando, non fare quella faccia!”
Inutile dire che in quel giorni le mie manovre manuali erano aumentate drasticamente di numero e intensità, e puntualmente finivano allo stesso modo, ovvero immaginando di imbiancare il davanzale di mia cugina.
Un pomeriggio Elisa stava riposando sul suo letto: era sdraiata a stella marina, gambe larghe che mostravano le mutandine e bocca leggermente aperta. Passando per il corridoio mi fermai a guardarla: totalmente indifesa ed esposta ai miei occhi. Non so come e perché, ma entrai nella camera facendo attenzione a non fare rumore; quando fui accanto a lei mi fermai: il suo petto si alzava e abbassava ritmicamente, le tette scosse da un leggero movimento ad ogni respiro. Quando si mosse nel sonno mi irrigidii, pronto alla fuga, ma semplicemente si girò leggermente verso di me. Nel muoversi una splallina era scivolata, mostrando una porzione di seno: come preso da chissà cosa mossi lentamente la mano verso quel pezzo di carne quando la mano di Elisa mi afferrò il polso. Cacciai un verso di comica sorpresa, e prima che potessi rendermene conto ero stretto tra le sue braccia, la faccia tra le tette. “Ti ho preso, adesso sei tutto mio!” ridacchió. Inutile provare a discolparsi, ero stato colto in fragrante. “E adesso cosa dovrei fare con te, porcellino?” continuó divertita. “Meriti una bella punizione, si si…”
Chissà cosa avrà in mente, pensai: mi avrebbe buttato fuori da casa sua, o peggio, avvertito mia madre, che da arrabbiata era peggio di un GruppenFürher delle SS?
“Per punizione…” disse, facendo una lunga pausa; trattenni il fiato: …dovrai riempimi le tette di baci.”
Eh? La guardai esterrefatto: avevo capito male, vero???
“Hai capito benissimo, Tato. Per punizione dovrai baciare le mie tette. Tanti, tantissimi bacetti.”
Giusto per chiarire il concetto tiró fuori le tettone abbassando il davanti del vestito.
“Su, avanti “ mi incitò, facendomi cenno con il ditino. Come in un sogno avvicinai le labbra al suo seno: ne percepivo il calore, il buon profumo… Elisa diede un taglio alle timidezze, attirando la mia faccia su una tetta: morbida, caldissima, come un palloncino pieno d’acqua. Lentamente le diedi un timido bacio: Elisa non mosse obiezioni così ne diedi un altro, e poi ancora; sospirò, stringendomi tra le braccia. Ebbi un lampo: finalmente avevo l’occasione per mettere in pratica la mia fantasia! Strisciando su di lei mi portai un pochino più in su, in modo da avere le sue tette bene in vista, mentre Elisa mi guardava curiosa. Posai un bacio su una lentiggine, strappando un gemito a Elisa; ogni singola lentiggine contava un bacio, e ben presto una serie di gemiti adorabili scivoló fuori dalle sue labbra. Dopo dieci minuti decisi di fare sul serio: voleva le tette riempite di baci? Accontenta: quando chiusi le labbra su un capezzolo Elisa squittì sorpresa, ma non mi fermó, anzi, spinse il seno in fuori per facilitarmi. Mentre succhiavo un capezzolo l’altro era gentilmente accarezzato dalle mie dita, baciavo il sottotetta, la pelle delicata tra le mammelle. Quando arrivai al punto dove c’era la scottatura Elisa sorrise: “Hai visto che alla fine mi hai dato il bacino sulla bua? Adesso non ti vergogni più…”
In risposta le succhiai un capezzolo così forte che quando lo lasciai produsse un bello schiocco: Elisa gemette, era bella presa dalla situazione. Ero duro, durissimo: il mio cazzo premeva allegramente sulla sua pancia, sconfinando talvolta più giù, altezza patata. Visto che Elisa non protestò minimamente lo tirai fuori, strusciando sul morbido tessuto del suo vestito; “Rischi di sborrare come un ragazzino se continui così…” disse ad un certo punto. “Non lasciamo che il tuo succo vada sprecato”
disse con uno sguardo eloquente.
Mi disse di mettermi seduto a cavalcioni su di lei: quando si trovò il cazzo in faccia sembrò piacevole sorpresa: “Adesso tocca a me darti i bacini…”
Infatti prese a sbaciucchiare il mio cazzo, specialmente la cappella, come avevo fatto io sui suoi capezzoli. Quando me lo prese in bocca strinse le labbra sulla punta, lasciandola con lo stesso schiocco di poco prima. Si leccó le labbra, gli occhi brillanti: “Sai cosa facciamo adesso? Mettiamo questo bimbo cattivo in un bel posticino e gli facciamo un sacco di coccole…”
Non serviva un genio per capire: si mise sdraiata, dopo aver fatto scivolare un rivolo di saliva tra le tette; praticamente mi precipitai su di lei, e in un attimo il mio cazzo si ritrovò al calduccio fra quelle belle tettone. Elisa sorrise soddisfatta mentre le stringeva una contro l’altra, muovendole lentamente: “Il tuo cazzo sembra felice, Tato… stretto tra le mie tette, coccolato su e giù…”
Era più che felice, quella era una spagnola da manuale! Le mie mani raggiunsero le sue, accarezzandole le tette che tenevano imprigionato il mio cazzo. Furono minuti deliziosi: ogni tanto Elisa aggiungeva un filo di saliva e il mio cazzo scivolava leggero in quel canalino strettissimo. Oltre che al caldo del seno percepivo di quanto in quanto il tocco morbido delle sue labbra, quando la cappella faceva capolino vicino alla sua bocca. Quando la familiare sensazione della sborra che risale lungo l’asta si fece più intensa mi ricordai di una cosa: spiegai in fretta della mia fantasia ad Elisa, che ascoltó con molto interesse; non si fece pregare per niente: scese dal letto e si mise in ginocchio davanti a me. Giusto per darsi un tono si accarezzava le tette con aria sensuale, gli occhi chiusi e la lingua di fuori: “Ahhhh~” mormorò. Più chiaro di così! Puntai il cazzo e le riversai una abbondante sborrata sulle tette, alcuni schizzi dirottarono sulla pancia, alcuni sulle cosce e gli ultimi, ormai scarichi, sul pavimento. Elisa richiuse le labbra sul cazzo, succhiando le ultime gocce direttamente dalla fonte. Mi cedettero le gambe e stramazzai seduto sul letto; Elisa raccolse con la lingua una gocciolina bianca all’angolo della bocca, sorridendo affettuosamente: “ È dolce…”
Sedette accanto a me; nel muoversi teneva accuratamente i seni con le mani, e dopo capii il perché: una volta seduta si spalmó la sborra sulle tette, massaggiando con cura.
“Trattamento di bellezza, Tato!” sorrise amabile.
Una volta finita quella eccitante operazione si fece vicina vicina, gli occhioni azzurri pieni di qualcosa di diverso dal solito affetto: infatti mi prese delicatamente la faccia tra le mani e mi diede un lunghissimo bacio sulla bocca, al quale risposi con uguale amore. Passammo il tempo a coccolarci fino a sera, tra una succhiatina di tetta, un bacio e una carezza. Alla fine, seppur gratificato, mi salí il freddo sospetto che si fosse trattato di un caso isolato, più unico che raro. Non potete immaginare il mio stupore quando mi sentii chiamare da Elisa, qualche ora più tardi: era sdraiata sul letto in posa da maliarda, lo stesso sguardo felino di prima e il tubetto della crema Nivea nella mano. “Tato, adesso ho la bua sulla patatina… Mi fai un massaggino???” miagoló con voce sensuale.
Continua…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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