incesto
Mamma e Mario
27.08.2025 |
21.722 |
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"Sciocco da parte mia non averlo capito…”
I suoi occhi erano bassi, le mani nervosamente intrecciate, ogni tanto si mordicchiava il labbro..."
Salve a tutti, sono Mario, 19 anni, e questa è la mia storia. Provengo da un contesto familiare diciamo non esattamente roseo, anzi, quel buono a nulla che risulta essere mio padre ha sempre visto la mamma come uno sportello di bancomat, e nulla di più. Quante volte ho dovuto sopportare la vista delle litigate, gli insulti e persino le botte, anni e anni senza tregua. Fortuna volle che quando diventai maggiorenne trovai il coraggio: affrontai quel fallito e dopo una breve colluttazione lo sbattei fuori dalla nostra casa e dalla nostra vita. Mamma scoppiò a piangere, non le sembrava vero di poter finalmente vivere dopo tanti patimenti. Anni di abusi l’avevano trasformata; era una bella donna, prosperosa e piaciente, ma ormai era diventata la réclame vivente della casalinga frustrata: le tette enormi, taglia sesta c si erano appesantite, a causa anche che mi aveva allattato fino a quasi cinque anni di età, aveva rotolini di grasso sui fianchi e le cosce punteggiate di cellulite. Mi faceva sinceramente tenerezza vederla così, ma per fortuna, un poco alla volta, cominció a riprendersi la propria femminilità, si vestiva meglio e si prendeva cura di sé; ero orgoglioso di lei, dopo che il divorzio era stato finalizzato era risorta, rideva, il sorriso spento da anni era finalmente tornato a splendere. La nostra vita scorreva tranquilla, io studente e lei casalinga e mamma a tempo pieno; avevo però notato che mamma non si era trovata mai un nuovo compagno, neppure un amico per uscire la sera. Quando lo feci discretamente notare, rispose con una risatina che ormai una donna della sua età non poteva più permettersi queste cose. Era un peccato, così carina com’era: quarantacinque anni, viso rotondetto e allegro, occhi color cioccolato e un sorriso capace di sciogliere pure la ghisa. La cosa sfuggì alla mia mente, finché, un giorno di giugno successe qualcosa: faceva caldo, e mentre passavo per il corridoio mi giunse all’orecchio un rumore: l’inconfondibile scrosciare dell’acqua nel bagno. La porta era accostata, così sbirciai dallo spiraglio, e ciò che vidi cambiò per sempre il mio modo di vedere e soprattutto pensare a mamma. Era sotto la doccia, la tendina a fiori era tirata da una parte, perciò potevo vedere tutto distintamente: si stava insaponando le grosse tette, aveva le areole scure, dal diametro tipo cd, la spugna le accarezzava lentamente; non l’avevo mai vista nuda, almeno dai tempi della più remota infanzia, e mi stava facendo un certo effetto. I rotolini di ciccia di poco tempo fa erano spariti, la pancia sempre morbida ma più soda. A un certo punto mamma si volse verso la porta: mi appiattì sul muro, temendo di essere stato beccato in flagrante. Falso allarme: mamma aveva appoggiato un piede sul bordo della vasca, mentre versava una generosa quantità di sapone sulle mani; davanti ai miei occhi prese a distribuire la schiuma sulle gambe, ma il pezzo forte doveva ancora arrivare: sì versó altro sapone è cominció a lavarsi accuratamente tra le cosce, dove spiccava un folto triangolo di pelini neri, talmente scuri da sembrare neri due volte rispetto alla pelle candida. Ero eccitato, senza quasi rendermene conto stavo passando la mano sull’asta dura, da sopra i vestiti; mamma continuava tranquillamente, ignara degli occhi rapaci che stavano violando il suo corpo. A quel punto ero sinceramente eccitato: la mano si era infilata nelle mutande per raggiungere il cazzo marmoreo, desideroso di attenzioni. Mamma prese il doccino nella destra, sciacquando con cura il suo cespuglio, mentre l’altra mano eliminava i residui di schiuma; ero ipnotizzato, non mi ero mai trovato a vederla come una donna: mamma era semplicemente… mamma, punto. Il chiudersi del rubinetto pose fine ai miei ragionamenti: mamma si stava avvolgendo in un salviettone, era il momento di filare, prima di ritrovarsi in una situazione piuttosto imbarazzante. Imbarazzato già lo ero: mi stavo segando, e la sborrata stava risalendo rapidamente: soffocai un’imprecazione e corsi via, tenendo saldamente la pelle della punta stretta con le dita, per evitare di schizzarmi nelle mutande. Mi precipitai in giardino, sul punto di esplodere da un momento all’altro, e una volta al sicuro dietro la grande pianta di camelia lo tirai fuori ed eruttai ciò che doveva uscire da un pezzo: innaffiai di bianco il tronco, grugnendo e fantasticando di donare invece gli schizzi a mamma, che stava asciugandosi i capelli vicino alla finestra, del tutto ignara. Quando ebbi schizzato fino all’ultima goccia provai ribrezzo di me stesso: come avevo potuto, era roba da depravati! Mi promisi di non ricascarci, ma accadde il giorno dopo, e nei giorni successivi: era diventata una droga, appena sentivo l’acqua scorrere mi appostavo fuori dalla porta per masturbarmi come un porco, fermandomi all’ultimo per uscire in giardino e innaffiare l’incolpevole camelia. La cosa duró per un annetto, ormai le ragazze della mia età erano diventate invisibili, mamma era la sola donna nel mio campo visivo. Per fortuna non sembrava essersi accorta di nulla, con me era sempre dolce e premurosa, e il mio amore per lei cresceva di giorno in giorno assieme al desiderio di farla mia. Giunse il giorno del mio compleanno: mamma mi sveglió, facendomi gli auguri e dandomi un doppio bacio sulle guance. Un gesto innocente, ma c’è un dettaglio che non ho menzionato: in casa mamma non portava mai il reggiseno. Vedevo chiaramente i suoi seni danzare sotto i vestiti da casa che adorava, quelli di cotone abbottonati sul davanti; ogni abbraccio, ogni contatto era un inconsapevole scarica che dalla testa mi scendeva fino al cazzo, che puntualmente alzava la testa. Avevo il mio bel da fare per mascherare il tutto, e quando proprio non ne potevo più andavo al mio angolino per sfogarmi. Comunque, mamma aveva preparato la torta con tanto di candeline, e aveva promesso di cucinare un pranzetto speciale per il mio giorno speciale. La guardavo mentre era ai fornelli, girata di spalle: le sue forme tendevano il tessuto, quel culo da odalisca appariva e spariva quando il vestito tirava, mostrando il bianco delle mutandine. Faticavo a restare calmo, quasi sbavavo, ma dovevo darmi un contegno. La mia resistenza però venne meno quando uno strofinaccio cadde a terra: mamma per raccoglierlo si chinò quasi a novanta gradi, mostrando pienamente la luna piena del sedere. Fu a quel punto che il mio cervello andò in blackout: prima di poter rendermi conto di cosa stessi facendo la presi da dietro, tenendola per la vita. Mamma cacciò un versetto sorpreso da roditore: “Ihhh! Caro, cosa fai? Lasciami, dai…”
Tornai al presente bruscamente: e adesso cosa faccio, pensai. Mamma cercava di divincolarsi: “Mi fai preoccupare così… Su, lasciami, da bravo, non si fanno queste cose alla mamma…”
La sua espressione mutó in sorpresa quando percepí la presenza del mio cazzo duro sulla coscia; avrei voluto morire dalla vergogna, la mia presa, poco prima leggermente allentata si sciolse dalla sua vita. Mamma stava per dire qualcosa ma si zittí quando le portai il cazzo duro sul culo, proprio nel solco tra le chiappe. Passó qualche istante, il silenzio era pesante e carico di imbarazzo; fu mamma a romperlo: “… da quanto…?” mormorò. Decisi di vuotare il sacco: spiegai che era da un anno, le raccontai di quante volte l’avessi sbirciata nella doccia, e di quanto l’avessi desiderata, finendo poi ogni volta per riempire di seme un innocente vegetale. Fu come liberarmi di un peso enorme, ma mi prese il panico al pensiero di come avrebbe reagito. Nuovo silenzio, finché mamma si girò, un rossore diffuso sul viso, ma la voce era calma: “ Scusami, amore, non mi sono mai accorta dei tuoi sentimenti. Sciocco da parte mia non averlo capito…”
I suoi occhi erano bassi, le mani nervosamente intrecciate, ogni tanto si mordicchiava il labbro. Prese un lungo respiro e poi disse “ Per scusarmi, da ora mi prenderò cura delle tue… necessità…”
I suoi occhi erano fissi nei miei, vi si leggeva una forte decisione. Ero totalmente frastornato da quel discorso: “Mamma, sei seria? Cioè… per davvero???”
Lei annuì: si legó i lunghi capelli neri in una coda e si inginocchiò davanti a me, armeggiando con la cerniera dei pantaloni. Quando il mio cazzo svettó a pochi centimetri dalla sua faccia vidi i suoi occhi spalancarsi: mormorò qualcosa a voce bassa, qualcosa tipo “Tale e quale a tuo padre…”
Non aggiunse altro, la mia cappella sparì velocemente nella sua bocca; mi scappò un gemito: mi sarei aspettato sinceramente una sega, ma d’altra parte… da quanto tempo avevo atteso che accadesse??
Mamma succhiava molto meglio di quanto mi aspettassi, intervallando la punta all’asta e solleticando anche le palle. Le mie gambe tremavano, per l’emozione e il godimento, rischiavo di finire culo a terra: molló il cazzo per un istante, dicendo i sedermi sulla sedia lì accanto, riprendendo poi il lavoro di bocca. Ogni tanto si fermava, lasciandomi riprendere fiato, dando leggere leccatine sull’asta. L’eccitazione mi aveva reso audace: “M… ahhh~ mamma, le tette… per f… favore?” balbettai. Mamma non perse tempo: senza nemmeno togliersi il ciuccio di bocca si sbottonò il davanti del vestito: le sue enormi tette apparvero, meravigliosamente esposte ai miei occhi adoranti. Con uno sguardo eloquente mi incitò a toccarle: le mie mani incontrarono quella carne morbida e simile al tatto a della pasta di pane. Le palpavo a piene mani, i capezzoli scuri e durissimi puntavano contro il palmo della mano. Mamma ad un certo punto si alzò, rossa e ansimante: fu subito chiaro a cosa stesse pensando di fare. Le sue dita scivolarono sotto il vestito, portandosi poi all’elastico delle mutandine che scivolarono lungo le gambe. Le calcio in un angolo, allargando leggermente le cosce: da lì potevo vedere chiaramente la sua figa bagnata tra il pelo, le labbra umide e semi schiuse. Non serviva aggiungere altro: mamma sedette sul mio cazzo, e lentamente si calò; il mio cazzo non incontró la minima resistenza, mamma si fermò solo quando le sue chiappe accarezzarono il mio grembo. Chiuse gli occhi, un gemito sfuggì alle sue labbra: “Amoreeee… sei tornato dentro la tua mamma, sei felice?”
Altroché se lo ero: il cazzo sussultó allegramente dentro di lei. Mamma sorrise maliarda: agitó morbidamente il culone, in un osceno gesto di invito. “Allora scopami, fai sentire alla tua mamma quando la desideri…”
Quelle parole attivarono qualcosa dentro di me: la tenni saldamente per i polsi e cominciai a prenderla come un selvaggio, strappandole urletti e sospiri. Decisi di non trattenermi, mesi di desiderio stavano finalmente per essere soddisfatti; anche mamma aveva perso ogni remora, i freni inibitori felicemente partiti: urlava sguaiata di essere la mia mamma troia, la puttana di suo figlio, di sborrarla così tanto da igravidarla e altre amenità. Mamma si lasciava scopare, le gambe oscenamente spalancate, la sue tette sballonzavano libere con rumore soffocato. La figa di mamma mi stava strizzando come un limone, ormai non mancava tanto: senza dire nulla cominciai a sborrare, un fiume di seme bollente schizzó dentro mia madre, dritto nel suo utero. Mamma urlò come un’amazzone, rispondendo schizzando il suo nettare caldo ovunque, sulle mie gambe e persino sul pavimento. Godetti degli ultimi fiotti, accolti dalla sua figa; mamma sospirò: “Mmm~ da quanto tempo mi mancava un bel cazzo… Congratulazioni, amore, adesso sei un vero uomo!”
Si girò, dandomi un lungo bacio sulle labbra; quando si sfilò il mio cazzo era ormai floscio, bianco di sborra e lucido del suo succo. Mamma gli diede una carezza, raccogliendo un campione col dito e leccandosi golosamente, schioccando le labbra.
Tornó ai fornelli, come se nulla fosse successo: solo che era con le tette di fuori, la figa gocciolante e le mutandine erano gettate in un angolo.
Fu un giorno indimenticabile: mi preparò i miei piatti preferiti, fu una bella festicciola durante la quale mi riempí di baci e carezze.
Quella sera, dopo tantissimo tempo, potei dormire serenamente senza essere tormentato dal desiderio. Avevo la pancia piena, le palle felicemente vuote e avevo fatto sesso con la donna che desideravo da tanto. Se aggiungiamo che la donna in questione è la mia mamma che altro potrei chiedere alla vita???
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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