lesbo
Cristina
10.08.2025 |
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"Mugolando quieta, allargai lentamente le cosce, abbandonandomi completamente a lei; le dita accarezzarono il taglio delle mie labbra, saggiandone la consistenza, e dopo qualche tocco si..."
Salve a tutti, mi chiamo Erika, ho 19 anni e vorrei raccontarvi ciò che mi è successo. Partiamo con il fatto che i miei genitori hanno divorziato pochi mesi fa, mamma se ne è andata con un altro e io sono rimasta a vivere con papà. Qualche tempo dopo, tutto felice, mi disse che frequentava una donna, anch’essa divorata con una figlia della mia età; aggiunse poi che sarebbero venute a vivere con noi da lì a poco. Non mossi obiezioni, la telenovela del divorzio mi aveva talmente stancata che la notizia non mi fece ne caldo né freddo. Circa una settimana dopo, la famosa fidanzata di papà venne a casa nostra, accompagnata da una ragazza. Era una bella donna, dal viso gentile, capelli mossi nerissimi e dal bel sorriso, che si presentò come Delia. La figlia, incredibilmente somigliante alla madre, si presentò a sua volta: “Cristina, piacere di conoscerti”
Ma quando le tesi la mano la ignoró: con mia sorpresa mi strinse in un abbraccio spezzacostole, baciandomi poi due volte su ciascuna guancia. Delia sorrise: “ Perdonala, cara, Cristina è molto espansiva…”
Alla faccia, pensai, mentre le guance mi scottavano ancora leggermente. All’inizio ero un po’ scettica circa quella nuova situazione, ma dovetti ammettere che non era poi male: Delia era una donna meravigliosa, la inquadrai come figura materna più facilmente di quanto mi aspettassi; ancora non riuscivo a chiamarla mamma, ma era già qualcosa. Per Cristina era un pochino diverso: per un periodo non riuscivo a legare con lei; non che mi stesse antipatica, quello no, era che… eravamo troppo diverse, ecco. Io ero bionda, occhi azzurri, seno piccolo e sedere rassodato da anni di ginnastica artistica, mentre lei era mora come la madre, occhi grigio-verde, seno decisamente prosperoso e fisico più morbido. Osservavo quelle curve con una punta di invidia, forse era per questo che il nostro legame stentava a svilupparsi. Per lei era tutto molto più semplice, invece: sin da subito sembrò affezionarsi alla sottoscritta, ogni volta che mi incontrava finiva con un abbraccio e il caratteristico doppio bacio, e soprattutto, non potei fare a meno di notare che ogni volta premeva il seno contro il mio. Inizialmente sembrava una cosa casuale, ma in breve giunsi alla conclusione che lo facesse apposta. A parte questo, tutto sembrava andare bene, i genitori erano felici come ragazzini e io avevo una nuova sorella. Un pomeriggio di ottobre tornai da scuola tutta infreddolita, e sul divano trovai Cristina che guardava la tv, con una coperta sulle gambe. Come mi vide mi invitó a sedermi: “Eri, vieni, si sta belli caldi qua sotto!” Ero reduce da una camminata tra pioggia e nebbia, così, dopo essermi cambiata mi infilai sotto la coperta. Era una di quelle in pile, morbidissima e super piacevole al tatto, perciò appena sotto provai una piacevole sensazione. Stavano trasmettendo un film romantico, di quelli sbrodolanti di sentimento; non ero una fan del genere, ma Cri non ne perdeva una scena. Nel momento clou, dove il protagonista si apprestava a baciare una donna, la mano di Cri scivolò languida attorno alla mia spalla per poi attirarmi verso di lei. La guardai sorpresa, ma lei sorrideva, dolce e innocente. Sullo schermo erano iniziate le effusioni, dalla mia posizione sentivo il cuore di Cri battere rapidamente sotto il seno; si, perché poco a poco aveva lentamente guidato la mia testa dalla spalla sul seno. Cosa provavo in quel momento? Non lo so esattamente: caldo? Imbarazzo? Oppure…
“Stai comoda?” Disse, interrompendo i miei pensieri.
Mormorai un sì, mentre Cri mi stringeva sempre più a se, avevo praticamente la sua morbida tetta destra spiaccicata sulla faccia. Poco dopo dovetti alzarmi per una visitina al bagno, e quando tornai Cri mi chiese di sedermi sulle sue gambe. Rimasi spiazzata: cosa stava architettando? “Su, non fare la timidona. In braccio!” disse, battendosi i palmi sulle cosce. Ci pensai un attimo: eravamo sole, in fondo, che mi costava accontentarla? E poi, detto fra noi, la sensazione delle sue tette addosso iniziava a stuzzicare il mio interesse, perciò presi posizione. Appena il mio sedere si posò sul suo grembo mi cinse per i fianchi, tenendomi stretta, emettendo un lungo sospiro soddisfatto. Adesso avevo le sue tette proprio dietro la testa, e così, giusto per gioco, mi ci posai come su un cuscino. Cri non mosse obiezioni, anzi, sembrava quasi che non apettasse altro. Il film proseguiva, sempre più appassionato: il fusto aveva coricato la sua bella sul prato, baciandola appassionatamente sul collo.
Ma che razza di film era? Ero un po’ a disagio, ma non lo avrei mai ammesso. Proprio mentre il tipo stava sbottando il vestito della dama, un contatto mi fece fare un salto: la mano di Cri si era posata sul mio seno! Voltai la testa verso di lei, per chiedere di smettere, ma la voce non mi uscì, perché le sue dita avevano trovato il piccolo rilievo del capezzolo, e stavano insistendo proprio su quel punto. Mi sfuggí un gemito, trattenuto a fatica, mentre anche l’altra mano di Cri aveva afferrato dolcemente la mia tettina rimasta libera. Cri non diceva niente, perché mi stava dando dei leggeri bacini sulla nuca: ogni contatto delle sue labbra mi provocava dei brividi di piacere, mentre le sue dita non mollavano le mie tettine nemmeno per un attimo. Sentivo la testa girare, avevo caldo, mi sentivo calda: quasi senza rendermene conto spinsi il seno in fuori, per quanto modesto fosse, e Cri non si fece pregare, le sue palpatine si erano fatte più decise, tittillando i miei capezzoli ormai totalmente eretti.
Un nuovo gemito, più forte e non più trattenuto mi uscì dalla bocca: Cri si era spostata più giù, le sue labbra sfioravano il mio collo, dei baci caldi, lentissimi, non avrei mai pensato di poter trovare piacevole il contatto delle labbra femminili sulla pelle. Le sue mani si erano intrufolate sotto la mia maglietta, sotto non avevo il reggiseno, data la mia modesta circonferenza. Cri sorrise: “Hai i capezzoli durissimi, Eri…” sussurró.
Non so bene cosa mi passò per la testa, sarà stata la voglia, o che ne so, fatto sta che mi alzai di scatto, tolsi la maglietta con un gesto impaziente e mi sedetti nuovamente su di lei, stavolta però di fronte. Mi guardò soddisfatta, le sue mani tornarono ad accarezzare le mie tettine, sempre con molta delicatezza. Con un gesto innocente chiuse le labbra su un capezzolo, succhiando delicatamente. Gemetti senza più trattenermi, ormai la voglia si era impadronita di me. Lasció il capezzolo, leccandosi le labbra: “Da quanto tempo desideravo farlo, Eri…” mormoró.
Non risposi: le mie mani afferrarono quelle due grosse tette delle quali ero stata a volte gelosa, le palpai a piene mani, come se stessi impastando del pane. Non sembró infastidita dalla mia foga, anzi, con un gesto fluido sfilò maglietta e reggiseno, offrendo quelle due belle mammelle ai mie occhi affamati. Mi ci fiondai, succhiando avidamente i capezzoli, un po’ ciascuno, sembravo una lattante affamata. Cri accarezzò i miei capelli, dolcemente: “Sono così felice, Eri… hai toccato le mie tette, e ora le stai baciando! Aspettavo da tanto che succedesse, è per questo che premevo dí proposito il seno sul tuo, era per farti venire voglia!”
Hai capito, pensai, ma lo tenni per me, ero troppo presa dalla poppata. Mi abbracció forte, più del solito: “Succhia, succhia le mie tette, amore…”
Amore… sentirmi chiamare così mi piacque così tanto da farmi sentire formicolio alla figa: da quelle parti si stava alzando la marea, se cogliete l’allusione. Istintivamente feci come per infilami la mano tra le gambe, ma Cri mi trattenne gentilmente: fu la sua mano a sparire nelle mie mutandine! Cacciai un urletto, prontamente bloccato dalla pressione delle labbra di lei sulle mie: morbide, tiepide come un marshmellow, irresistibili. Le nostre tette si sfioravano, i capezzoli sembrano impegnati in un duello, e in tutto ciò le dita di Cri erano ancora immerse tra le mie gambe, le dita avevano puntato il clitoride con precisione chirurgica, quasi ne conoscessero esattamente la posizione. Mugolando quieta, allargai lentamente le cosce, abbandonandomi completamente a lei; le dita accarezzarono il taglio delle mie labbra, saggiandone la consistenza, e dopo qualche tocco si spalancarono come un fiore, accogliendo il suo indice. Avevo gli occhi chiusi, in preda alla goduria, la lingua di Cri avvolta alla mia, in un bacio bagnato e rovente; schiusi appena appena le palpebre, il suo viso, leggermente arrossato, non mi era mai apparso tanto dolce e affascinante. La sua mano aveva accelerato il movimento, ormai ero fradicia, l’aria era piena del rumorino bagnato prodotto dalla mia figa e dallo schioccare dei nostri baci. Staccai un attimo le labbra dalle sue, presi fiato e mormorai “C-criiii… ormai, mmm, ormai ci… ahhh… sono…”
Con un sorriso maliziosamente erotico prese a ravanarmi rapidissimamente, all’indice si era aggiunto il medio, sentivo la figa calda come un forno; senza smettere di sorridere, Cri succhiava forte la mia tettina, e all’improvviso l’orgasmo mi travolse, facendomi tremare tutta. Per fortuna che mi chiuse la bocca con un altro bacio, altrimenti tutto il condominio avrebbe sentito Erika del quarto piano urlare come una puttana da strada. Con le ultime scosse di piacere finalmente mi calmai, ma ero decisamente sottosopra: non era la mia prima esperienza sessuale, ma non ero mai stata con una donna, e mai, e dico mai avrei pensato potesse essere tanto piacevole. Cri sfilò molto lentamente la mano, leccandosi golosamente il mio nettare dalle dita: “Dolce…” disse schioccando le labbra.
In quel momento quasi non mi riconoscevo: ero lì, tette al vento, accaldata e tanto bagnata da avere inzuppato mutandine e pure i pantaloni della tuta. Cri me lo fece allegramente notare, e non potei unirmi alle sue risate, mentre mi rimettevo la maglietta; mi abbracciò ancora, da dietro: “Grazie, Eri. Sul serio, grazie. Adesso sento che siamo più vicine…” Lo disse con un tono tiepido, affettuoso, tanto che mi trovai ad arrossire.
“Q-quando vuoi…” esordii, nervosa, “possiamo… rifarlo…”
Un guizzo di malizia lampeggió nel grigio-verde dei suoi occhi: “Eh già, vero. Stavolta hai goduto solo tu… La prossima volta tocca a me!”
Un fremito mi percorse la figa: la prossima volta…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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