Prime Esperienze
Sapore d estate
Angel1965
09.04.2025 |
390 |
2
"«Ce l’hai così grosso, Amilcare… mi spacchi… sì… scopami tutta…»
Lui le afferrò i capelli e le sussurrò all’orecchio:
«Ti piace sentire il mio cazzo fino in fondo, ..."
Il sole stava scomparendo oltre il mare, lasciando una scia rossa sull’acqua e nell’anima. Beatrice era seduta sulla veranda, le cosce nude incrociate sulla sedia di legno, il vestitino leggero incollato alla pelle sudata, senza reggiseno, senza mutandine. La brezza salmastra le sollevava l’orlo e le accarezzava la pelle come dita invisibili.Aveva diciotto anni, appena compiuti. E il suo corpo lo sapeva. Non era più una ragazzina. Lo sentiva in ogni brivido, ogni battito, ogni umidità nascosta.
E poi c’era lui.
Amilcare.
Trentaquattro anni, pelle dorata, sguardo tagliente e mani grandi. La faceva sentire guardata, voluta, desiderata. L’aveva conosciuto sulla spiaggia una mattina, e da allora il pensiero di lui le pizzicava la fica a ogni ora.
Quella sera era sola. La cugina fuori con qualche tipo.
Lei invece lì, bagnata di attesa.
E quando sentì bussare, il cuore le schizzò in gola.
«Posso entrare?»
La voce di lui era profonda, ruvida.
Lei non riuscì a parlare. Annuì soltanto, con le gambe che già si stringevano da sole.
Amilcare varcò la soglia. Camicia aperta, petto bruno, jeans morbidi. Si avvicinò piano e le prese la mano.
«Se non vuoi… me ne vado.»
Lei lo fissò con gli occhi lucidi. «Voglio che mi prendi. Subito.»
Lui sorrise, cupo. Le baciò le labbra, poi la gola. Le mani le si posarono sulle cosce, risalendo lente. Quando le dita sfiorarono la fica nuda, lui sussurrò:
«Sapevo che sotto non portavi niente.»
Lei ansimò. «Toccami. Fammi godere.»
Lui la sollevò in braccio, la portò in camera. La gettò sul letto come fosse sua da sempre. Le sfilò il vestito in un solo gesto, le guardò i seni turgidi e le leccò i capezzoli con avidità.
«Hai una figa da impazzire, Beatrice.»
«È tua. Fammi sentire che sono una donna.»
Lui la baciò tra le gambe, spalancandole con le mani forti. La lingua le entrò dentro, lenta, profonda. Beatrice si contorse, si aggrappò alle lenzuola. Gli si offrì tutta, sbavando piacere, gocciolando godimento.
«Sì, sì… leccamela… così… Dio, continua!»
Lui la penetrò con due dita, poi con tre, fino a sentirla tremare.
Quando tirò fuori il cazzo – duro, gonfio, pulsante – lei lo guardò in faccia e disse:
«Mettilo dentro. Fammi male, se vuoi. Ma scopami adesso.»
Lui entrò con un solo colpo, affondando nel suo calore umido.
Lei urlò.
Lui la prese per i fianchi e cominciò a spingerla forte contro il materasso, mentre lei gli stringeva il culo con le unghie.
«Ce l’hai così grosso, Amilcare… mi spacchi… sì… scopami tutta…»
Lui le afferrò i capelli e le sussurrò all’orecchio:
«Ti piace sentire il mio cazzo fino in fondo, vero?»
«Sì! Fino all’anima!»
La girò di scatto, la mise a pecora. La ficcò di nuovo dentro, affondando tra le chiappe rosee. Lei gemeva, graffiava il letto, le tette sbattevano contro il materasso a ogni colpo.
«Dammi tutto… riempimi… sborra dentro, ti prego!»
Quando vennero, fu come un’esplosione: lei urlò il suo nome, lui gemette e la inondò dentro, con lunghe spinte che le fecero perdere il respiro.
Rimasero lì, sudati, uniti, appiccicati.
Beatrice si voltò, lo baciò sulle labbra e sussurrò:
«Mi hai aperto in due. E voglio rifarlo. Domani. E dopodomani.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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