Gay & Bisex
Alta Velocità – Parte 5: Senza Freno Il final
Angel1965
09.04.2025 |
335 |
1
Venerdì successivo.
Salgo sul treno con una sola istruzione su WhatsApp:
“Porta solo te stesso. Il resto lo decido io.”
Quando arrivo al mio sedile, trovo una camicia nera di seta. Senza bottoni. E un paio di pantaloni larghi, morbidi, senza biancheria.
Li indosso. Il tessuto mi sfiora la pelle nuda. È come una carezza costante, un richiamo.
Mi basta camminare per sentire tutto, ogni respiro d’aria mi attraversa.
Sono già duro. E non sono nemmeno arrivato a Napoli.
⸻
Sabato sera – location segreta
Marco mi aspetta in stazione. Mi prende senza dire nulla.
Guidiamo verso una villa fuori città. Nascosta, discreta.
Un cancello nero si apre da solo. All’interno, luci soffuse. Odore di incenso. Pelle.
Maschere. Coppie. Corpi. Eleganza e trasgressione. È un club. Privato.
Mi volto verso di lui.
«Qui?» sussurro.
Mi risponde con un gesto.
Mi infila una benda sugli occhi. Il suo respiro è vicino.
«Non parlare più.»
Mi guida attraverso i corridoi. Le sue mani sicure, ferme.
Poi mi fa inginocchiare.
Qualcuno comincia a spogliarmi. Lentamente.
Una carezza sulla schiena. Un dito sconosciuto tra le gambe.
Il cuore impazzisce. Il respiro si accorcia.
Mi legano.
In piedi, gambe leggermente divaricate. I polsi bloccati sopra la testa.
Sono nudo. Esposto.
Sento Marco dietro di me.
La sua voce è calda, ipnotica.
«Sei pronto a diventare il mio spettacolo?»
⸻
Il rituale
Una lingua sconosciuta mi lambisce l’interno coscia.
Mani diverse mi toccano, mi accarezzano.
Marco è il regista. Comanda, dirige, istruisce.
«Apriti di più.»
«Spingi il bacino indietro.»
«Offrilo.»
Un dito.
Poi due.
Una bocca mi prende davanti, affamata.
Dietro, mi preparano.
E poi… vengo invaso.
Marco è il primo.
Poi arriva un secondo uomo.
Si alternano. Mi scopano senza pietà.
Un terzo mi prende con la bocca. Forte. Affamato.
Ogni orifizio è occupato.
Il mio corpo trema.
Il cervello è spento.
È puro istinto. Piacere animale.
Senza più vergogna.
Sento Marco sussurrare agli altri:
«Guardate come gode per noi.»
«Sentitelo… lo prende tutto. È mio. Ma stasera lo presto.»
Urlo. Mi dimeno.
E non voglio che finisca.
⸻
Il finale
Vengo una prima volta. Schizzo sul pavimento.
Ma non mi liberano. Continuano.
Marco mi fa cavalcare. Mi stringe per la gola.
Il secondo uomo mi prende da dietro.
Sono al centro.
Desiderato. Usato.
Oggetto. Dono. Fuoco.
Quando finalmente mi liberano, sono sudato. Esausto.
Cado tra le braccia di Marco.
Mi sfila la benda.
Lo guardo. I suoi occhi sono lucidi, ma calmi.
Mi sorride.
«Adesso sai chi sei, Luca. Lo sai, vero?»
Annuisco.
«Tuo.»
⸻
Epilogo
Milano. Lunedì mattina.
Il cellulare vibra.
“Il treno parte venerdì. Questa volta porterò il guinzaglio.”
Chiudo il telefono.
E sorrido.
E no… quel treno per Napoli non lo presi mai più.
Perché da quel giorno, non tornai mai davvero indietro.
Salgo sul treno con una sola istruzione su WhatsApp:
“Porta solo te stesso. Il resto lo decido io.”
Quando arrivo al mio sedile, trovo una camicia nera di seta. Senza bottoni. E un paio di pantaloni larghi, morbidi, senza biancheria.
Li indosso. Il tessuto mi sfiora la pelle nuda. È come una carezza costante, un richiamo.
Mi basta camminare per sentire tutto, ogni respiro d’aria mi attraversa.
Sono già duro. E non sono nemmeno arrivato a Napoli.
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Sabato sera – location segreta
Marco mi aspetta in stazione. Mi prende senza dire nulla.
Guidiamo verso una villa fuori città. Nascosta, discreta.
Un cancello nero si apre da solo. All’interno, luci soffuse. Odore di incenso. Pelle.
Maschere. Coppie. Corpi. Eleganza e trasgressione. È un club. Privato.
Mi volto verso di lui.
«Qui?» sussurro.
Mi risponde con un gesto.
Mi infila una benda sugli occhi. Il suo respiro è vicino.
«Non parlare più.»
Mi guida attraverso i corridoi. Le sue mani sicure, ferme.
Poi mi fa inginocchiare.
Qualcuno comincia a spogliarmi. Lentamente.
Una carezza sulla schiena. Un dito sconosciuto tra le gambe.
Il cuore impazzisce. Il respiro si accorcia.
Mi legano.
In piedi, gambe leggermente divaricate. I polsi bloccati sopra la testa.
Sono nudo. Esposto.
Sento Marco dietro di me.
La sua voce è calda, ipnotica.
«Sei pronto a diventare il mio spettacolo?»
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Il rituale
Una lingua sconosciuta mi lambisce l’interno coscia.
Mani diverse mi toccano, mi accarezzano.
Marco è il regista. Comanda, dirige, istruisce.
«Apriti di più.»
«Spingi il bacino indietro.»
«Offrilo.»
Un dito.
Poi due.
Una bocca mi prende davanti, affamata.
Dietro, mi preparano.
E poi… vengo invaso.
Marco è il primo.
Poi arriva un secondo uomo.
Si alternano. Mi scopano senza pietà.
Un terzo mi prende con la bocca. Forte. Affamato.
Ogni orifizio è occupato.
Il mio corpo trema.
Il cervello è spento.
È puro istinto. Piacere animale.
Senza più vergogna.
Sento Marco sussurrare agli altri:
«Guardate come gode per noi.»
«Sentitelo… lo prende tutto. È mio. Ma stasera lo presto.»
Urlo. Mi dimeno.
E non voglio che finisca.
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Il finale
Vengo una prima volta. Schizzo sul pavimento.
Ma non mi liberano. Continuano.
Marco mi fa cavalcare. Mi stringe per la gola.
Il secondo uomo mi prende da dietro.
Sono al centro.
Desiderato. Usato.
Oggetto. Dono. Fuoco.
Quando finalmente mi liberano, sono sudato. Esausto.
Cado tra le braccia di Marco.
Mi sfila la benda.
Lo guardo. I suoi occhi sono lucidi, ma calmi.
Mi sorride.
«Adesso sai chi sei, Luca. Lo sai, vero?»
Annuisco.
«Tuo.»
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Epilogo
Milano. Lunedì mattina.
Il cellulare vibra.
“Il treno parte venerdì. Questa volta porterò il guinzaglio.”
Chiudo il telefono.
E sorrido.
E no… quel treno per Napoli non lo presi mai più.
Perché da quel giorno, non tornai mai davvero indietro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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