Gay & Bisex
Alta velocità parte 1
Angel1965
09.04.2025 |
753 |
2
"L’uomo lo prendeva con forza, con ritmo deciso, mentre gli mordeva il collo e lo teneva ben saldo contro il vetro..."
Il treno Frecciarossa 9511 partiva puntuale alle 10:10 da Milano Centrale. Luca era salito all’ultimo momento, una valigia piccola e lo zaino in spalla. Aveva scelto la carrozza Executive quasi per sfida: un regalo per sé stesso, dopo settimane di stress.Il vagone era quasi vuoto. Entrò, sistemò il bagaglio e si sedette. Pochi minuti dopo, si aprì la porta automatica ed entrò un uomo che gli fece dimenticare tutto il resto.
Alto, sui trentacinque, camicia bianca tirata bene sul petto ampio, pantaloni neri attillati e uno sguardo da predatore. Si guardò intorno e si sedette proprio davanti a lui.
Luca sentì subito l’elettricità. Lo osservava di sottecchi, fingendo di guardare fuori. Ma l’altro lo stava studiando. Gli occhi neri, profondi, scendevano lentamente su di lui, valutandolo, accendendolo.
«Caffè?» chiese il cameriere del vagone. I due annuirono. Quando rimasero soli di nuovo, fu lui a parlare.
«Non sei abituato a viaggiare in Executive, vero?» disse, con un sorriso che gli faceva salire il sangue alla testa.
«Si vede così tanto?»
«No. Ma lo sento. Sei nervoso. Ti eccita l’idea di essere fuori posto.»
Luca arrossì. Ma non distolse lo sguardo.
«E se fosse vero?» rispose piano.
L’altro si sporse, poggiando il gomito sul tavolino tra loro. «Ti piace essere guardato?»
Luca deglutì. Non disse nulla, ma il suo sguardo lo tradiva.
Il treno entrava in galleria quando l’uomo si alzò, fece il giro del tavolino e si sedette accanto a lui. Nessuna parola. Solo la mano che gli scivolava lenta sulla coscia.
«Posso?» chiese, ma già stava esplorando oltre la zip.
Luca si morse il labbro. Il treno correva veloce, e lui sentiva il proprio cuore andare ancora più forte. La mano dell’uomo era decisa, calda, esperta. Gli slacciò i pantaloni e tirò fuori il cazzo già duro, accarezzandolo con lenti movimenti circolari.
«Sei così teso… fammi rilassarti.»
E si abbassò. Senza paura, lì, sul sedile del treno, tra il rumore ovattato delle rotaie e il lusso silenzioso del vagone. La bocca era calda, profonda, abile. Luca si lasciò andare, la testa indietro, il fiato spezzato.
Ogni tanto qualcuno passava nel corridoio, ma i vetri oscurati del vagone rendevano tutto ancora più eccitante. Il rischio, la possibilità di essere scoperti, lo faceva impazzire.
L’uomo si alzò. Gli sbottonò la camicia, lentamente, tirandola via. Si era preparato bene sotto: petto glabro, muscoli definiti. Prese il profilattico dal portafoglio, lo aprì con i denti.
«Girati. Appoggiati al finestrino.»
Luca obbedì. I pantaloni scesi sulle caviglie, il sedile che cigolava sotto di lui, le mani che lo afferravano per i fianchi. Sentì la pressione, poi la spinta. Lenta, profonda, senza chiedere il permesso.
«Sì… così…» gemette.
L’uomo lo prendeva con forza, con ritmo deciso, mentre gli mordeva il collo e lo teneva ben saldo contro il vetro. Il rumore del treno copriva i gemiti, ma i loro corpi parlavano un’altra lingua: pura, animalesca, senza filtri.
Quando vennero, lo fecero insieme, ansimando, sudati, completamente sconvolti.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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