Prime Esperienze
Angelo e Sabrina il finale
Angel1965
20.04.2025 |
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"E poi disse l’ultima frase, mentre la stringeva forte:
«Siamo leggenda, Sabrina..."
Capitolo III – Il Risveglio del VulcanoIl gran finale tra lava e carne, sotto il cielo di Napoli
L’aria sul Vesuvio sapeva di zolfo e vento caldo. Il cratere dormiva, silenzioso e profondo, ma Sabrina lo sentiva: pulsava. Come il suo corpo, come il desiderio che montava da giorni.
Era lì per bruciare, per farsi divorare da Angelo una volta per tutte.
Saliti fino alla terrazza panoramica, soli sotto un cielo nero pieno di stelle, nessun rumore salvo il respiro.
«Siamo sopra l’inferno, Angelo. Fammelo sentire dentro.»
Lui non rispose. L’afferrò per la vita, la spinse contro la ringhiera che affacciava sul cratere.
Il vento le sollevava la gonna, lei non portava nulla sotto.
Nuda, pronta, bagnata. I suoi occhi lo sfidavano.
Angelo si inginocchiò senza dirle nulla. Con la lingua la divorò da dietro, lento e profondo, mentre le mani le separavano le cosce. Sabrina ansimava, si reggeva alle sbarre di ferro, con la lava che dormiva a pochi metri sotto di loro.
Poi si alzò, le abbassò il busto e la penetrò da dietro con violenza.
Il suono dei loro corpi, del sesso umido e sporco, si mescolava al sibilo del vento e al brontolio sordo del vulcano.
«Più forte… fammi tremare come se stesse eruttando adesso…»
Sabrina gemeva, si apriva sempre di più, si offriva al suo ritmo sempre più animalesco.
«Bruciami… fammi cenere, Angelo!»
Lui la sollevò in braccio, se la prese di fronte, affondando tutto dentro, guardandola negli occhi. Le spinte si fecero più profonde, più rapide.
Lei lo graffiava, lo mordeva, si lasciava andare, completamente.
Sabrina urlò quando venne: un urlo viscerale, primordiale, mentre il vulcano sotto di loro sembrava vibrare in risposta.
Angelo la seguì subito dopo, gemendo il suo nome con la voce rotta. Vennero insieme, sopra il cratere, con il piacere che sembrava scuotere anche le pietre millenarie sotto i loro piedi.
Rimasero nudi, sudati, avvinghiati.
Silenzio. Respiro. Pelle.
Poi lei lo guardò e sussurrò:
«Siamo fuoco e dannazione, Angelo. Ora abbiamo consumato anche gli dèi.»
Angelo rise piano, la baciò.
E poi disse l’ultima frase, mentre la stringeva forte:
«Siamo leggenda, Sabrina. E le leggende… si scrivono col sangue e col piacere.»
Sabrina si voltò lentamente, ancora nuda, con i capelli scompigliati e le cosce segnate dal piacere. Lo sguardo languido, ma feroce.
Camminò scalza sulla pietra calda del Vesuvio, con la luna che illuminava ogni curva del suo corpo. Si fermò davanti ad Angelo, lo guardò fisso negli occhi, e poi si abbassò lentamente, con la bocca che già tornava a cercarlo.
«Non è finita finché non ti sento tremare di nuovo.»
E lo prese tra le labbra.
Piano, profondo, goduriosa come una sacerdotessa che consuma l’ultima offerta agli dèi del fuoco.
Angelo gemette, si piegò in avanti, i muscoli tesi. Lei non mollava, lo prendeva tutto, lo succhiava con fame e dolcezza insieme, mentre le stelle esplodevano sopra di loro.
Quando venne di nuovo, Sabrina si alzò, deglutì con un sorriso malizioso e gli sussurrò all’orecchio:
«Adesso sì… siamo cenere. E siamo eterni.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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