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La punizione del mattino


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
20.04.2025    |    423    |    0 6.0
"Lei gemette come posseduta, si lasciò cadere su di me mentre il mio seme colava fuori dalla sua figa, lento e denso, scendendo lungo le mie cosce..."
Il patto

Il cielo sopra Lisbona era lattiginoso, le prime luci dell’alba scivolavano tra le ampie vetrate della villa sulla collina.
Tutto intorno, silenzio. Solo il rumore lontano delle onde, il suono dei gabbiani.
E il respiro profondo di due corpi nudi sul divano, intrecciati come radici.

Lei si chiamava Nyra. Pelle d’ambra, capelli corvini raccolti in una treccia spessa che le cadeva lungo la schiena.
Io ero suo. Da giorni. Da notti. Da quando mi aveva legato al letto con nastri neri e sorriso crudele.
Da quando mi aveva chiamato Kai. Il suo nuovo nome per me.

“Sei pronto?” sussurrò, mordendomi il lobo. “Oggi è il tuo Giorno di Vetro.”



Capitolo 2 – La Sala Bianca

Mi svegliarono le mani di Lucine, la seconda amante di Nyra.
Silenziosa, bionda e impassibile, mi lavò il corpo con un panno caldo, poi mi fece inginocchiare sul pavimento bianco della Sala di Vetro.
Un’enorme stanza rotonda, tutta specchi e trasparenze, al centro della villa.

Nyra entrò vestita di pelle rossa. Tacchi altissimi, frustino in mano, e un’aura di potere che faceva tremare il pavimento sotto i miei ginocchi.

“Kai, oggi sarà l’ultima punizione. Il tuo corpo sarà il mio dono. Il mio trofeo. Il mio finale.”



Capitolo 3 – La cerimonia

Mi legarono a una croce trasparente, con corde lucide.
Le luci soffuse riflettevano i miei riflessi, moltiplicando la mia esposizione.

Nyra mi osservò per lunghi minuti, in silenzio. Poi prese in mano una candela e iniziò a lasciar colare la cera calda sulle mie spalle, sul petto, sull’inguine.
Ogni goccia un brivido, ogni colpo di frustino un inno al dolore.
Lucine mi baciava sul collo mentre stringeva i miei capezzoli con pinze d’argento.

“Tutto quello che sei… finirà qui.”
finale epocale (versione estesa)

Quando il mio corpo era ormai esausto, pieno di segni, Nyra si inginocchiò davanti a me.
I suoi occhi erano due braci accese, il corpo un tempio pagano costruito per bruciare.

Aprì lentamente le cosce, accovacciandosi su di me con la grazia feroce di una dea tribale.
Guidò il mio cazzo duro alla sua fessura, bagnata, calda, pulsante.

“Ora mi appartieni per sempre. Entra in me. Dammi tutto.”

Scese con forza, facendosi ingoiare tutto il mio sesso in un unico, violento affondo.
Il suo gemito fu un colpo di tamburo che fece vibrare l’aria.

Iniziò a cavalcarmi con furia.
I suoi fianchi battevano contro di me con colpi rapidi, ritmici, crescenti.
La sua figa mi stringeva con una forza animale, come se volesse strapparmi l’anima dal cazzo.

“Cazzo, sì! Fammi a pezzi, Kai! Voglio il tuo seme… voglio sentirlo dentro mentre mi esplodi!”

Il pavimento tremava, gli specchi vibravano.
Lucine si inginocchiò accanto a noi, baciandomi, accarezzandomi i capezzoli duri, accendendo ogni nervo del mio corpo.
Nyra mi teneva per la gola con una mano, l’altra sul mio petto.

“Non venire finché non te lo ordino. Resisti… Resisti, schiavo mio!”

Ma io non potevo più.
Il mio corpo si tendeva come una corda sull’orlo della rottura, le palle pesanti, gonfie, pronte a esplodere.

Nyra iniziò a scuotersi, a urlare, il suo clitoride che strusciava contro il mio pube.
I suoi muscoli si contrassero intorno a me come un’onda sismica.

“ORA, KAI! ORA! VUOI VENIRE? VIENI! SCOPPIA DENTRO DI ME!”

E fu l’apocalisse.

Urlai.
Il mio cazzo si gonfiò all’improvviso e cominciò a sparare fiotti di sperma così caldi, così abbondanti, da riempirla all’istante.
Uno, due, tre… sei, sette colpi.
Lei gemette come posseduta, si lasciò cadere su di me mentre il mio seme colava fuori dalla sua figa, lento e denso, scendendo lungo le mie cosce.

“Cazzo… cazzo sì… sììììì… mi hai inondato, bastardo… sei mio per sempre.”

Lucine le leccava il collo, mentre Nyra mi baciava con una dolcezza irreale, il suo corpo che tremava ancora, scosso da brividi post-orgasmici.

E proprio in quell’istante, gli specchi esplosero.

Un fragore di vetro che cadde su di noi come pioggia di luce.
Schegge che danzavano nell’aria, mentre restavamo uniti, ansimanti, con le bocche incollate e i corpi fusi.

Nyra si staccò da me lentamente, il mio sperma che colava ancora fuori da lei, e sussurrò:

“Adesso sì. Adesso sei nato di nuovo. Il mio Angelo di Vetro.”

E io, svuotato e completo, non desideravo altro che rimanere lì, sotto di lei, per sempre.
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