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Lui & Lei

Momento di Conforto


di Mesx
30.08.2026    |    944    |    5 9.8
"Alla fine entrambi ingurgitammo e lei si pulì le labbra, strisciando quel poco che restava del suo rossetto sulla mano e sulla faccia..."
Per una serie di dinamiche che non sto a spiegarvi, mi ritrovai a vivere la mia realtà quotidiana nella completa solitudine (quando, normalmente, era una realtà condivisa).
Non fu nemmeno un periodo facile, va detto. Lo stress abbondava sotto ogni punto di vista e il fatto che una persona a me cara avesse subito un'importante operazione mi aveva messo addosso un ulteriore cosa di cui farmi carico, sia mentalmente che fisicamente.

Quando mi sentivo ormai abbandonato a me stesso (o comunque aiutato in maniera marginale) fu lì che venne in mio soccorso Nadia, una cara amica di amici.
Nadia era sempre stata una tipa espansiva, ma in quel periodo si rivelò una grande sorpresa sotto molti punti di vista.
Complice il fatto che la persona operata fosse una conoscenza comune, Nadia mi cercò spesso, sia per ricevere aggiornamenti sulla salute della sua amica, che per sapere come io stessi.
Potete ben immaginare che mi feci molto scudo in quel periodo. Dovevo essere il pilastro che reggeva anche sotto le peggiori intemperie, quindi ridevo, sdrammatizzavo e cercavo di tenere alto il morale.
Un'ottima maschera per una meno felice realtà.
Sotto tanto pretenzioso ottimismo io stavo lentamente crollando, giorno dopo giorno...e fu proprio Nadia ad accorgersene.
Per quanto cercassi di nasconderglielo, ad un certo punto, fu impossibile fargliela sotto il naso.
"A, ma ti stai prendendo cura di te in tutto questo?" Fu la domanda che fece traboccare il vaso della mia disperazione, perché la risposta, in soldoni, era un no.
Cercai di non darle cose su cui scervellarsi, dicendole di stare tranquilla, che sarebbe finita a breve e così via.
Tuttavia, Nadia non fu mai convinta dalle mie parole e sostenne che mi serviva vicinanza.
"La solitudine fa brutte cose alle persone" mi disse.
Così organizzò di sua spontanea volontà di venire a trovarmi in questa casa che in quei giorni fu terribilmente silenziosa e vuota.
Nadia era un autentico peperino. Una ragazzetta alta un metro e tanta voglia di crescere, capelli corvini riccissimi e tagliati a caschetto.
Mandibola sporgente e appuntita, labbra carnose decorate sempre da un bel rossetto di qualche tinta di rosso che conosceva solo lei.
Era anche la prova del detto per il quale nella botte piccola sta il vino buono.
Non era di certo una top model e le curve non erano proprio il suo forte, ma quanto a seno era ben fornita e come culo anche c'era da apprezzare, nonostante fosse il classico sedere dalla forma triangolare.
Il giorno dopo arrivò a casa come un tornado, portando con sé doni, cibo e qualche birra.
"Tu fai tanto ed è giusto che riceva altrettanto".
Mi si colmarono gli occhi di lacrime a vederla scorrazzare per casa con quella sua grinta tutta ricci e poca statura.
Per ripagarla della sua gentilezza le offrii la mia ospitalità.
La casa è dotata di un divano-letto discretamente comodo. Lei fu felice di poter rimanere e io fui altrettanto felice del fatto che restasse.
Non stavamo sempre appiccicati, ma la sua presenza aveva infuso nuovamente del suono nelle mura silenziose di casa, dove con un po' di musica e dove con una serie tv ascoltata col volume a palla.
Fu al terzo giorno di questa improvvisata compagnia che avvenne ciò che vado a raccontarvi.

Era ormai sera, e quello stesso giorno Nadia era venuta con me fino all'ospedale in visita alla nostra persona in comune.
La fece ridere, facendole presente di come lei "si stesse prendendo cura di me" insinuando che la casa sarebbe andata a fuoco senza il suo aiuto.
Cenammo tranquilli guardando qualcosa in TV e ci gettammo poi sul divano con una bottiglia di birra a testa, pronti a fare chiacchiere.
Quando prima ho detto che Nadia è un peperino, intendevo dire che lo era anche mentalmente.
La ragazza era da sempre sfrontata all'inverosimile nei confronti degli uomini che le interessavano e, da ormai lungo tempo, cercava di procacciarsi, come diceva lei "del buon sesso senza cadere in un impegno".
Nadia, tempo addietro, aveva creato uno scenario che, per qualche giorno, mi aveva portato a fantasticare su di lei. Tuttavia, quegli scenari erano morti lì, nella mia testa. Tra una parola e l'altra e sotto l'effetto di birre decisamente troppo forti per due corpi così minuti, mi venne da tirare fuori il discorso.
"Nadia, ti ricordi del matrimonio di Maddie?
"Certo! Che serata meravigliosa. Poi il modo in cui avevano organizzato il tutto...davvero affascinante!"
"Si! Poi che momenti fantastici anche a ballare...quella sera ci siamo davvero scatenati!"
Lei confermò alzando la bottiglia verso il cielo. "Amen".
Ci fu un attimo di silenzio. Colsi la palla al balzo per incalzare.
"E ti ricordi anche cosa mi hai detto ad un certo punto riguardo "Lay All Your Love On Me" Degli ABBA?"
Lei ingoiò la birra con un sussulto.
"Minchia, ancora ti ricordi?!"
"Vabbè, non è che sia passato così tanto tempo!"
Lei rise. "Si, mi ricordo che ti avevo detto che era una canzone da ballare con solo le mutande addosso".
"E poi mi hai chiesto se avessi voluto assistere".
"Vabbè, ero ubriaca e arrapata, capiscimi dai!" Ridemmo insieme di tutto ciò, ma poi Nadia si fece di colpo molto seria.
"A, scusa se butto tutto su un tono più serio, ma...come ti senti? Intendo davvero. Lo vedo che cerchi di mascherarti dietro le risate e le battutine anche adesso".
E purtroppo Nadia aveva ragione. Tirare fuori quel discorso era stato solo un pretesto per fantasticare e staccarmi dai pensieri quotidiani.
Mmi aprii con lei, confessandole di come tutto quello che stavo vivendo fosse estremamente pesante, difficile da gestire.
Parlai a lungo delle mie sensazioni e lei si dimostrò un'ottima ascoltatrice.
"Di cosa avresti bisogno ora per sentirti meglio?" Esordì, dopo il mio sfogo.
"Boh. L'unica cosa che mi viene in mente è una che non può essere soddisfatta, ora come ora".
"Perché?"
"Perché è una cosa che va fatta in due e non con una persona qualsiasi".
Iniziò ad indagare, scavandomi fuori poco a poco la risposta che ero riluttante nel voler darle. Ma alla fine, cedetti.
Le spiegai che, per contrastare il mio dover essere sempre attento a tutto e l'avere sempre tutto sotto controllo, avrei avuto bisogno di perderlo, quel controllo. Ma sessualmente. Da sempre molto del mio dolore e della mia frustrazione si sfogano nel sesso.
Le comunicai di come io desiderassi essere alla completa mercé di una donna. Una situazione di femdom consapevole e rispettosa, dove so di essere usato, ma anche rispettato...niente umiliazione o simili, solo la sensazione di potermi abbandonare al piacere del momento perché a prenderne il controllo sarebbe l'altra.
Lei mi ascoltò attentamente, come se stesso prendendo appunti mentali.
Alla fine di tutta la spiegazione esordì solo con un: "Capisco. Di me ti fidi?"
E la mia risposta fu sì, perché era la verità.
Nadia si girò verso di me e, dal nulla, mi diede un piccolo bacio. Spostò i piedi dall'isola del divano, appoggiandoli su di me. Si sfilò le calze, guardandomi da dietro la spessa montatura nera dei suoi occhiali.
"Massaggiami, dai".
"Nadia, ma che..."
"Se ti devi mettere a sindacare mi tolgo. Altrimenti, massaggiami". Mi guardò con espressione seria, accennando poi un piccolo sorriso complice. Capii dove voleva andare a parare e, ad essere sincero, fu del tutto inaspettato.
Le massaggiai le piante, poco sotto le dita. Lei mi guardava soddisfatta.
"Sei bravo a massaggiare i piedi, devo dirlo".
"Lo facevo già con la mia ex, è una vecchia abitudine".
Senza preavviso spinse il tallone sulle mie palle.
"La tua ex faceva anche questo?"
Sussultai. "Si, faceva anche questo..."
"Una donna di cultura". Spostò l'altro piede vicino alla mia faccia. "Allora sai già cosa fare".
Il suo piede piccino, un trentasei smaltato di nero, finì direttamente nella mia bocca.
Spinse le dita più a fondo che poteva nella mia bocca.
"Da bravo, succhia bene." Sembrava fin troppo esperta per non averlo mai fatto prima.
L'altro piede si spostò a spingere e schiacciare il mio pacco. Aveva un vero talento nel muovere quei piedi.
"Ma guardalo come gli sta piacendo!" Disse quasi divertita, col suo accento calabro. "Sei proprio un porco".
Tirò indietro i piedi, così da potersi sfilare pantaloncini e perizoma.
"Forza, spogliati e inginocchiati a terra". Obbedii, mi piaceva molto come stava gestendo la cosa.
Premette i piedi con forza contro il mio viso e io continuai a leccarglieli quanto più potevo.
Nel frattempo le sue dita massaggiavano il clitoride. Aveva davvero una bella figa sia come forma che come colore delle labbra. Aveva giusto un pochino di ricrescita.
"Non lo nego. La sera del matrimonio mi sarei fatta scopare per bene da te. Eri davvero gnocco".
La mia mano. impegnata a fare su e giù per darmi piacere, accelerò d'istinto.
Nadia spostò uno dei due piedi, pregno di saliva, sul cazzo. Spostò le dita attorno all'asta come per afferrarlo e iniziò a muoverlo nel tentativo di farmi una sega.
"Smettila di toccarti. Tu fai quello che dico io". La mia lingua passava tra le dita lucide e bagnate, mentre il clitoride di emetteva un rumore umido sotto le sue dita. I suoi gemiti erano aggressivi. Fermò di nuovo il gioco di piedi.
"Mettiti con la testa a bordo del divano".
Mi appoggiai col collo sul cuscino, rivolto verso l'alto. "Così?"
Non feci in tempo a chiederlo che mi trovai la sua figa in faccia a soffocarmi. Si stava spingendo con tutto il suo peso su di me.
"Zitto. Soffoca per me". Dovetti schiaffeggiarle il culo per farla alzare un minimo e prendere aria.
Si girò, dandomi il buco del culo al posto della figa. "Mi servi anche qui".
Mentre le leccavo quel buco con tanta avidità sentivo lei toccarsi la figa e gemere ancora e ancora.
Sentivo il suo ano allargarsi sotto la mia lingua. La saliva aveva fatto un lago tra le natiche e tutto intorno alla mia bocca.
"Godo, lo sai? Mi stai davvero facendo godere A. Sei un ottimo sex toy". Fu tremendamente eccitante sentirla chiamarmi così. Il mio cazzo sussultava senza che io potessi metterci mano.
Quando Nadia lo notò mi fece sedere sul divano. "Beh dai, ora puoi segarti un po' guardandomi se vuoi. Forse dovrei ballare in mutande, ma non le ho più". Esclamò, ridendo.
Il mio occhio, più che sulla figa, cadeva sulle sue tettone, ancora nascoste dalla magliettina attillata.
"Ah, vuoi queste?" Se le strinse tra le mani. "E come le vorresti? In faccia? Oppure vorresti infilarci il cazzo?"
Il suo dirty talking mi mandava fuori di testa, facendomi segare veloce. Ma lei mi disse di nuovo di fermarmi.
Spostò la mia mano, inginocchiandosi davanti a me.
Toccò il frenulo fradicio col dito, facendomi sussultare. "Siamo sensibili eh?" Lo sollecitò di nuovo, ma con la punta della lingua. Io lasciai andare un gemito.
"Sei totalmente fottuto, guardati..." iniziò a toccarmi piano, scappellandomi su e giù lentamente.
"Adesso facciamo un gioco...io adesso ti succhio un po' il cazzo, ma tu non puoi sborrare.
Ma proprio non puoi, capito? Perché se lo fai rovini tutto".
Il rossetto si sbavò lungo l'asta e sopra la cappella.
Mi concesse di tenere la mano nei suoi ricci mentre lo succhiava. Con una mano massaggiava le palle, con l'altra mi stimolava l'ano con un dito.
Ero talmente arrappato che la lasciai fare senza pensarci troppo. Me ne accorsi veramente quando sentii il dito dentro e il cazzo sussultò nella sua bocca.
"Non sborrare, non puoi..." Smise di succhiare, lasciando solo il dito scorrermi dentro.
"Nadia...sta diventando difficile da gestire..." Mi sentivo al limite.
"Ok". Sfilò il dito, alzandosi in piedi. "Allora vado un attimo in bagno".
Rimasi di stucco. Strano modo di fare edging.
Tornò indietro qualche minuto dopo, completamente nuda. Alla vista delle sue grosse tette mi ritrovai senza fiato.
Mi fece alzare dal divano, così da potersi sdraiare lei. Si posizionò con la schiena dritta e mi fece appoggiare la testa su sul petto, come se dovesse allattarmi.
Presi a succhiarle i capezzoli e lei, nel frattempo, tornò a stimolarmi con la mano.
"Bravo bimbo, succhia le tette a mammina".
La mia mente era completamente annebbiata. Sentivo solo il godimento. La mia cappella era rovente a forza di sfregamenti del prepuzio.
Sentivo i suoi capezzoli irrigidirsi tra le mie labbra e i miei denti. I gemiti un po' sofferti di quando glieli mordevo erano davvero soddisfacenti.
"Cucciolo, guarda come poppa..." Accelerò il ritmo con la mano. "...Ma credo proprio che il latte stasera uscirà da un'altra parte".
Mi tolse la tetta dalla bocca, facendo scivolare la mia testa più in basso, appoggiata tra le sue cosce.
"Vuoi sborrare, A?"
Io accennai un sì con la testa.
"Non sento." Sussurrai un sì. "Ho detto che non sento!" Disse dandomi un colpetto con le dita sulle palle.
"SI!"
"SI COSA?"
"VOGLIO SBORRARE".
Era così diverta da tutto quel controllo, glielo si leggeva negli occhi.
Mi fece mettere seduto, e lei si posizionò dietro di me, avvinghiando le gambe ai miei fianchi.
Mi bloccò le mani dietro la schiena. La mano libera era di nuovo sul mio cazzo per sfiorarlo delicatamente, facendolo tremare.
"Sei la mia troietta?" Chiese nel mio orecchio, prima di mordere il lobo. Risposi con un sì, tirato fuori in mezzo al fiato agitato dall'eccitazione.
"Dillo bene..." La mano, impregnata di saliva e umori, tirò giù lentamente tutta la pelle, scoprendo la cappella gonfia e leggermente infiammata. "Sono la tua troietta..." Lei si fermò di nuovo.
"Sai, a rifletterci suona meglio puttanella. Sei la mia puttanella?"
"Si, sono la tua puttanella".
Lei rise, eccitata. "Che bravo". Riprese a stimolarmi. Ogni singolo movimento della sua mano era un passo lungo il bordo dell'orgasmo.
"Era questo che volevi, no? Essere trattato come una puttana".
Mollò la presa dalle mie mani solo per spostare la sua sul mio viso, stringendomi le guance e guardandomi in faccia.
"Non sborrare".
Continuavo a rimanere sull'orlo del precipizio, come se il mio corpo si stesse rifiutando di disobbedirle.
"Apri la bocca..." quando lo feci, lei lasciò colare parte della sua saliva in essa e poi mi allungò uno schiaffo prima di baciarmi.
Io ero fuori dal mondo. Erano solo sensazioni, niente più raziocinio. Se mi avesse detto che sarei morto dopo quell'orgasmo probabilmente avrei accettato comunque di venire.
Mi afferrò da sotto le braccia e me lo bloccò dietro la schiena. Allargò meglio le gambe, portando i piedi vicino all'inguine.
"Sei proprio una brava puttana A..."
Si concentrò un attimo per assestare la presa dei piedi sul cazzo.
"Sei pronto?" Io chiusi gli occhi.
Iniziò a contare alla rovescia dal dieci...lo avevo vissuto in un sacco di porno, ma dal vivo era tutta un'altra cosa.
Arrivata al cinque aumentò il tono di voce, i gemiti e il ritmo della sega coi piedi.
Quattro. Tre. Due. Uno.
I cancelli si aprirono e la sborra fuoriuscì come un fiume in piena. Schizzai ovunque. Su me stesso, sui suoi piedi, sul divano.
Lei ne raccolse un po' con le dita, per poi portarle alla mia bocca. Aprii senza nemmeno farmelo dire.
Era calda, salata, viscosa.
Ne prese un po' in bocca anche lei e mi baciò. Un limone alla sborra.
Alla fine entrambi ingurgitammo e lei si pulì le labbra, strisciando quel poco che restava del suo rossetto sulla mano e sulla faccia.
Poi mi abbracciò e mi accompagnò a stendermi, così che potesse coccolarmi.
"Ti senti meglio adesso?"
"Molto, grazie".
Rimase in silenzio per qualche istante.
"Lo ammetto, è stato divertente trattarti così eh. Però spero tu ti riprenda perché ho una voglia di farmela sfondare che metà basta. Col cazzo che ti faccio andare a dormire se non vengo".
Non mi aspettavo niente di meno da una come lei.
Iniziai a prepararmi mentalmente e fisicamente.
Tornato nel pieno del fervore, strinsi una mano attorno al suo collo.
I ruoli stavano per ribaltarsi.


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