Lui & Lei
Il corpo della psicologa
22.08.2026 |
454 |
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""Vorresti fare come con L? Sborrarmi dentro e rischiare di ingravidarmi?"
Io rallentai per evitare di farlo davvero in quell'istante, ma lei controbatté..."
*Attenzione, questo racconto è il terzo di una trilogia, iniziata con "I piedi della psicologa". A scopo di capire questa parte di storia sarebbe necessario recuperare i due racconti precedenti. Buona lettura!*Chiara mi mandò un messaggio una settimana dopo l'accaduto. Ad essere sinceri, mi stupii anche che mi avesse scritto in primo luogo.
Mi fissò un appuntamento come tutte le volte precedenti, ma in cuor mio già sapevo cosa avrei trovato una volta arrivato in quella stanza.
La mia psicologa, si. Ma anche una donna che non riusciva a far pace con sé stessa per aver succhiato il cazzo ad un suo paziente, per giunta più giovane di lei.
Una donna che si era sentita usata come una puttana qualsiasi. Una che aveva perso il controllo.
Quando chiusi la porta dietro di me a malapena mi guardò.
Mi fece accomodare e, senza darmi tempo, parlò.
"A, come ti dicevo, alla luce dei recenti eventi, non potrò più essere la tua terapeuta. Mi dispiace".
Mi fuoriuscì uno sbuffo di aria dal naso.
"Alla luce dei recenti eventi? Cosa sei diventata, una mail di licenziamento?"
"Ti chiedo per favore di rispettare la mia volontà".
Mi alzai in piedi, sistemandomi la giacca che non avevo nemmeno avuto il tempo di togliermi.
"Quindi tu mi hai fatto guidare mezz'ora a venire fin qui solo per dirmi che non potrai più farmi da terapeuta?
Avresti potuto comunicarmelo via messaggio, sarebbe stato uguale".
Lei tenne lo sguardo basso, in silenzio. L'umiliazione gravava su di lei. Ma umiliazione per cosa? Per aver fallito come professionista? Per aver ceduto al desiderio?
"Sai Chiara, potrà non avere valore ciò che sto per dirti, ma non hai fatto niente di male".
Lei alzò gli occhi dal tavolo, senza proferire parola.
"Ti sei fatta prendere la mano, ok. In realtà forse non avremmo mai neanche dovuto fare niente già da quel giorno in cui ti fissavo i piedi. Comprendo però che sei stata attratta dalla curiosità e che hai approcciato la cosa come un bisogno di conoscere meglio questo mondo, così da poter ampliare le tue consapevolezze come sessuologa. Ma ormai è andata così, ed è inutile piangere sul latte versato".
Lei voltò solamente lo sguardo altrove. Una psicologa senza parole non è uno spettacolo a cui si assiste tutti i giorni.
Prese una boccata d'aria e cercò di troncare quello che per lei era un vero e proprio supplizio.
"Come ti ho già detto, il rapporto è compromesso".
"Chiara, ho capito. Non sto parlando di quello", incalzai. "Non sto parlando con la psicologa, sto parlando con la donna. Quella che ha dei desideri e delle necessità da soddisfare".
Si voltò verso di me, con gli occhi lucidi e un tono tagliente.
"E quindi? Cosa dovrei fare? Fare finta che non sia successo nulla?"
Spostai la mia sedia davanti a lei e mi sedetti.
"No. Dovresti accettarlo". I ruoli si erano invertiti a quanto pare.
C'era qualcosa di stranamente attraente in lei in quel momento. Non erano tanto i capelli biondi o gli occhi azzurri che da anni ero abituato a vedere. Era il modo in cui era fragile e vulnerabile a renderla così ai miei occhi.
"Quindi? Cosa dovrei fare ora?"
Cercai le parole giuste, ma non le trovai. Riuscii a pronunciare solo uno stupido "Non lo so, cosa vorresti fare tu?"
Il suo sguardo era un misto tra il fastidio e la rassegnazione.
Iniziò a sbottonarsi la camicetta con arroganza. I bottoni si sganciavano rapidi. "Prendimi. Finiamo quello che abbiamo iniziato".
"Chiara, sei sic-"
"Sono stufa di pensarti. Sono stufa di toccarmi mentre sono a letto e immaginarti. Non posso più offrirti il mio lavoro, perciò tanto vale andare fino in fondo".
Scattò in piedi, e io feci lo stesso. Mi trascinò fuori dal salotto-studio tenendomi per mano mi condusse al piano superiore, nella camera da letto in cui un tempo dormiva col marito.
Mi spinse sul letto, per poi salire a cavalcioni su di me e baciarmi.
Pochi istanti dopo ero senza pantaloni. Mi stava leccando le palle mentre con la mano dava piacere all'asta.
Alternava la lingua aperta con piccoli risucchi che mi facevano sussultare. Sentivo la sua calda saliva colare lungo il perineo.
Mi sentivo in sua balìa, e la cosa mi piaceva.
Capii che non era solo una sensazione quando si sfilò pantaloni e mutande, spostando il pube all'altezza del mio viso. Si adagiò, così che le mie labbra toccassero le sue.
I suoi umori erano forti, un po' aciduli. Si era anche accorciata i peli dorati. Aveva preventivato che sarebbe potuto succedere.
E mentre leccavo lei si tolse la camicetta e il reggiseno per massaggiarsi le tette, grosse abbastanza da riempirsi le mani. E più io la mangiavo con la mia lingua, più lei agitava i fianchi sulla mia faccia, facendomi mancare il respiro.
Il suo orgasmo fu un impeto. Ingerii i suoi umori con piacere.
Si lasciò cadere per un attimo di fianco a me, sul letto. D'istinto mi venne da accarezzarle la guancia rosata.
Lo accettò solo per un brevissimo istante, prima di spostarmi la mano sulla sua gola, per farsela stringere.
Le baciai il seno, succhiandole uno dei capezzoli, ma lei mi spostò la testa e cercò di tirarmi sopra di lei.
"Non perdere tempo".
Mi posizionai tra le sue gambe. Era così bagnata da essere lucida. La stuzzicai passandole la punta sul clitoride gonfio, ma lei mi afferrò per i fianchi, spingendomi dentro con un sussulto.
"Ho detto non perdere tempo".
Ero senza preservativo, potevo sentire le pareti vaginali stringersi sul mio cazzo, pulsanti e bollenti come il resto del suo corpo.
Mi mossi lentamente, volevo sentire ogni singola sensazione, ogni singolo sussulto.
Mi spinsi più vicino col bacino e le tirai su le gambe. Tolsi le calze, così da poter baciare le sue piante che odoravano di muschio bianco e di lieve sudore.
Lasciò andare finalmente la sua voce a versi di piacere e gemiti quando succhiai le dita mentre la penetravo con movimenti secchi e profondi.
"Oddio A, mi fai sentire così sporca, così perversa..."
Mi lasciai andare su di lei, dandole dei piccoli morsi sul collo e parlandole all'orecchio.
"Ti faccio sentire troia?"
Lei lasciò andare un verso divertito. "Si, si mi stai facendo sentire una troia. Mi piace da morire".
Aumentai il ritmo mentre le respiravo sul collo, sentirla gemere nel mio orecchio mi stava facendo impazzire.
Ero troppo eccitato per riuscire a durare oltre.
"Chiara..."
Lei mi prese il viso tra le mani, fronte contro fronte. "Stai per venire? O dovrei dire sborrare?"
Colpo basso sfruttare la conoscenza del mio amore per il Dirty Talking in quel momento.
"Vorresti fare come con L? Sborrarmi dentro e rischiare di ingravidarmi?"
Io rallentai per evitare di farlo davvero in quell'istante, ma lei controbatté. "No, non rallentare, lo so che lo vuoi..."
Strinse le gambe attorno a me.
"Dai, sborrami dentro. Si fa così con le troie, e io lo sono".
Strinsi i muscoli, non volevo venire, non ancora.
La sua mano strinse il mio collo di colpo. "Smettila di trattenerti! Sborrami dentro!" La sua voce era ferale.
Non riuscii a resistere oltre e, in quel momento, non lo volevo nemmeno. Sentii partire gli schizzi. La stavano riempendo, uno dopo l'altro. Poi mi sfilai, lasciandomi cadere a lato.
Lei si toccò con le dita. La sborra le stava colando fuori, sporcando le coperte. Lasciò che accadesse con totale disinteresse.
Chiuse gli occhi. Il suo petto si alzava e si abbassava, prima frenetico, poi sempre più lento.
"È stato bello", dissi. "Anche se forse non sarei dovuto venire dentro".
"Non rimarrò incinta, tranquillo. Ho la spirale".
La osservai con lo sguardo un po' indispettito. Lei ricambiò, divertita. " Che c'è? Dirtelo durante il rapporto avrebbe rovinato tutto, non trovi?"
Fui colto da un attimo di amarezza. Era strano vederla così. Era felice. Non l'avevo mai vista sorridere realmente prima di quel momento.
"Immagino che a breve dovrò rivestirmi e andarmene. Ci sarà l'altro paziente che ti aspetta".
Lei si mise seduta, guardando verso lo specchio presente in camera e passandosi le mani tra i capelli.
"Ho preso la giornata libera. A prescindere da come si sarebbe potuta concludere questa storia non me la sarei sentita di lavorare. Perciò, se vuoi restare puoi farlo". Poi si voltò verso di me.
"Ma in tal caso, sappi che lo faremo ancora e ancora. Sento di avere dell'arretrato da recuperare".
E fu esattamente ciò che accadde.
Andammo avanti per il resto del pomeriggio, fermandoci per cena per poi riprende ancora. Casa sua divenne il nostro parco giochi. Scopammo sul divano, sul sedile da terapia che non aveva mai usato, di nuovo sul letto...l'ultima fu in cucina, contro il bancone. Niente evoluzioni strane. Solo tanto, tanto sesso.
Ma purtroppo, quella giornata di eros giunse al termine e, anche se non ci fu una dichiarazione esplicita, eravamo entrambi consapevoli che non ci saremmo mai più rivisti.
Ciò che la Chiara psicologa aveva detto era vero: il rapporto era ormai compromesso per poter pensare di continuare la terapia...e di certo non avremmo potuto portare avanti una relazione puramente sessuale. Non con lei così concentrata sulla sua carriera, sul suo lavoro.
Mi presi un ultimo ricordo di quell'avventura. Una foto dei suoi splendidi piedi in posizione succinta. I colpevoli per cui tutto era iniziato.
Ci salutammo con un grande abbraccio, consapevoli che in quel giorno si chiudeva un cerchio.
Si concludeva il percorso di terapia, e la nostra parentesi perversa assieme ad esso.
Salii in macchina e lei mi mandò un bacio da lontano, salutandomi poi con la mano.
Misi in moto e, alzando un po' il volume della musica, mi diressi verso casa.
Non avrei mai più percorso quella strada.
Anche se con un tocco di amarezza, sapevo dentro di me che era meglio così.
Lo era per entrambi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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