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Lui & Lei

La bocca della psicologa


di Mesx
22.08.2026    |    898    |    2 9.0
"Le diedi un paio di colpetti con la cappella sul viso, prima di emettere una risatina di soddisfazione..."
*Attenzione, questo racconto è un seguito. Per poterlo capire è meglio aver letto "I Piedi della Psicologa". Grazie :)*

Dopo quella prima, strana, situazione in cui ci eravamo ritrovati, le sedute con Chiara non furono più le stesse. Per la maggior parte del tempo si portava avanti la terapia, certo...ma è innegabile che ogni due o tre sedute mi ritrovavo coi suoi piedi in bocca a segarmi, in diverse posizioni. Ovviamente Chiara non era solo spettatrice.
Dove nelle prime volte si toccava coi vestiti addosso, quasi come forma di timidezza, nelle ultime sedute si era fatta più coraggiosa, più perversa.
Certo è che non mi sarei mai aspettato di finire in una situazione del genere con la donna che pagavo uno sproposito a seduta per farmi curare la testa.
Col tempo, la mia relazione con L giunse al termine, e fu sempre Chiara ad aiutarmi ad affrontare quel "lutto" con professionalità ed empatia.
Nel periodo in cui affrontammo la rottura le nostre perversioni scomparvero, ma fu solo una breve parentesi prima di sprofondare più a fondo.

Le mie fantasie su Chiara si fecero più intense, più vivide.
L'ultima volta che avevo avuto i suoi piedi in bocca lei si stava toccando la sua splendida figa da quarantenne single, fino a venirsi sulle dita. Nessun indumento a coprire lo spettacolo, tutto in presa diretta.
Fu il successivo gesto a scatenare il mio immaginario, ovvero le dita bagnate di umori che le scivolavano in bocca.
Le settimane passarono veloci dopo la rottura e, circa un mese e mezzo dopo, io e Chiara ricominciammo con le nostre perverse sedute a base di piedi e masturbazione.
Certo, sapeva capire dal mio sguardo quando ero desideroso e cominciava a toccarmi col piede, partendo dalla caviglia e arrivando fino al pacco, ma non poteva leggermi nella mente.
Ed era quando chiudeva gli occhi in preda all'estasi che io la osservavo. Non mi concentravo sui peli dorati bagnati d'umori, né sui capezzoli, inturgiditi dall'aria fredda che di tanto in tanto li colpiva.
Mi concentravo sulla sua bocca.
Le sue labbra che si aprivano lievi per gemere silenziosamente, per lasciare andare i sospiri.
Sottili ed eleganti, ogni tanto considerate da una punta di lingua che passava veloce sopra di esse mentre gemeva.
E quando mi ritrovai ancora una volta in quel contesto in cui, a lungo andare, i suoi piedi finivano per avvolgere il mio cazzo, osai.
La fortuna premia i coraggiosi diceva qualcuno, o qualcosa di vagamente simile.
Diedi un ultima leccata alla pianta del piede e mi alzai in piedi. Lei d'istinto spinse le sue piante sull'asta. Un gesto ormai quasi automatico.
Ma, col cuore in gola, le spostai e mi avvicinai di più a lei. D'istinto si tirò indietro, colta dal raziocinio nonostante l'eccitazione.
"Cosa fai?"
Senza indugiare oltre le diedi un bacio, poi un altro. Lei sussurrò un "non è professionale" prima di intrecciare la sua lingua con la mia. Nonostante le parvenze la volessero ormai convinta, quando staccai le mie labbra, lei si ricompose ancora una volta.
"Non è parte dell'accordo", mi disse con tono secco, cercando un distacco.
Le voltai lo sguardo verso di me con la mano, osservandola dritta negli occhi.
"Neanche che io ti sborrassi sui piedi lo era, all'inizio".
I suoi occhi voluttuosi cercarono una via di fuga, ma la psicologa stava cedendo sotto l'impulso. Sotto la donna.
Ci baciammo ancora una volta, poi avvicinai il membro duro al suo viso.
Lei lo osservò con intensità. Doveva essere passato davvero tanto tempo dall'ultima volta.
La incoraggiai appoggiando la mano dietro il suo collo e finalmente Chiara cedette.
La sua bocca rovente arrivò a metà dell'asta al primo colpo. La sua lingua si appoggiava sul frenulo, tremante.
Ad ogni colpo si spingeva più giù senza che io nemmeno la accompagnassi con la mano.
Era splendido vederla toccarsi le tette con una mano e scoparsi usando le dita dell'altra.
Era splendido sentirla soffocare sul mio cazzo con il tipico "gha-gha" di una donna avida, affamata di uccello.
Di tanto in tanto accompagnavo il movimento d'anca con qualche schiaffo sulle guance, colorite d'emozione ed eccitazione.
Non durò molto, ma non era quello il punto.
Il punto era che mi stavo scopando la bocca della mia psicologa.
La stessa bocca con cui, attraverso le parole, curava la mia mente. Stavo osservando il suo viso infiammarsi.
Osservavo le lacrime colarle dagli occhi, trascinandosi dietro quel filo di trucco che aveva.
E io ero certo che Chiara sarebbe andata fino in fondo, letteralmente e metaforicamente.
Scese dalla sedia, inginocchiandosi e spingendosi il cazzo in gola fino alle palle. Fu costretta a sfilarsi da un conato, prezzo della sua avidità.
Sapevo che sarebbe tornata a succhiarlo per ingoiare ogni singola goccia di sperma che sarebbe fuoriuscita dalla punta, fradicia di umori e colante di saliva.
Ma quando si spinse di nuovo sull'asta, io la privai del giocattolo.
"No...perché?! La ingoio..." disse, quasi supplicante.
Ma avevo io il controllo. Ed io volevo solo rovinare il suo viso fino alla fine. "Tira fuori la lingua" le dissi.
Lei la usò per prendere parte della saliva colante che aveva sul volto, ma anche quella era solo un pretesto.
Non avvisai che stava arrivando, lo feci solamente accadere.
Bianche corde di sborra bollente ricoprirono parte della sua lingua. Convolsero in pieno le sue guance, i suoi occhi...e anche parte dei suoi capelli.
Lei, che nel mentre non aveva mai smesso di toccarsi, gemette e strinse i muscoli delle gambe. Qualche piccola goccia colò sul freddo pavimento in terracotta.
Le diedi un paio di colpetti con la cappella sul viso, prima di emettere una risatina di soddisfazione.
Il suo sguardo, che lentamente lasciava andare l'eccitazione per fare spazio al raziocinio, era socchiuso, in parte anche per via degli schizzi. Spostò lo sguardo sull'orologio.
"A...ho una seduta tra dieci minuti..." disse col fiato corto.
Le diedi un bacio. A malapena lo ricambiò da quanto era devastata.
"Allora mi sa che dovresti darti una sistemata". La squadrai mentre era ancora inginocchiata.
"Non puoi certo accogliere i pazienti mezza nuda e con la faccia sporca".
Lei si tocco il viso con le dita. Sborra e saliva si appiccicarono ad esse. Sembrava quasi sotto shock.
"Mi sento una troia..." disse, alzandosi in piedi e appoggiandosi al tavolo con le gambe tremanti.
"Beh, un po' lo sei".
"Non puoi", rispose lei con tono deciso. "Cosa non posso?" Chiesi.
"Dare della troia alla tua psicologa. Non puoi".
Lasciai le mie mani correre sui suoi fianchi. Lei sembrava riluttante al tocco.
"Chiara. Quella che si è ridotta così...quella che si è soffocata col mio cazzo fino a poco fa...non è la mia psicologa".
Strinsi i fianchi, riportando la sua attenzione sul mio sguardo.
"Era la donna dietro di essa..." mi avvicinai al suo orecchio, sussurrando. "...e quella donna, è una troia".
La sentii fremere sotto le mani. Guardò di nuovo l'orologio.
"Vattene. Parleremo di questa cosa...la prossima volta".
Inclinai la testa, come a chiederle se fosse davvero arrabbiata. Lo era davvero.
"A, seriamente", mi spinse via, "dopo oggi non penso che potrò ancora averti in cura come paziente. Perciò ti chiedo di andartene, grazie".
Si allontanò, dirigendosi verso il bagno poco distante dal salotto in cui riceve.
Io tirai su i pantaloni e misi la giacca.
Era proprio arrivato il momento di andare.
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