incesto
La mamma va in palestra
27.04.2026 |
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"“Allora visto che ti piace il cazzo giovane sai che ti dico ? Eccotene un altro, magari con due non l’hai mai fatto e ti togli la curiosità..."
Questo racconto è basato sulla FANTASIA di un mio lettore, quindi se possibile non scrivete nei commenti che sono una troia, grazie.“Signora, prima d’iniziare coi farmaci perché non proviamo con qualche buon integratore, tre sani pasti al giorno, ma soprattutto un po’ di moto, non che debba fare la maratona, adesso che fa freddo basta della semplice palestra, e in primavera del jogging magari sul lungomare dove l’aria è più pulita.”
“Va bene dottore, farò come dice lei, piuttosto che integratori devo prendere.”
Uscendo dalla farmacia dove avevo speso più di sessanta dollari che ovviamente l’assicurazione non pagava per due mesi di cura, ma pensai che in fondo fosse colpa mia se le mie analisi erano quasi tutte “over” con pochi “normal”.
Avevo cinquant’anni ed il fisico di una pensionata, con un tono muscolare che esisteva solo nei miei sogni, frutto di una vita oltre il sedentario, fatta di scuola, casa e divano.
Del resto, erano anni che mi ero lasciata andare ritenendomi un caso senza speranza, e solo mio figlio Isaac era l’unica luce della mia vita. Anche se con suo padre non c’eravamo mai sposati, lui non si era sottratto alle “sue responsabilità”, il che ci aveva permesso di avere un tenore di vita soddisfacente anche grazie al mio stipendio d’insegnante.
L’unica nota stonata era che Isaac pensava più a ragazze e palestra che allo studio, e pur essendo all’ultimo anno di high school, non aveva ancora deciso a che college andare.
La sera parlai con mio figlio delle analisi e del fatto che il medico m’aveva consigliato un po’ di moto.
“Vieni in palestra da me, c’è Jack che ha un po’ di tempo libero e come personal trainer è fantastico, lascia che ci parli io così poi paghi il minimo.” mi disse felice di vedermi soffrire in quello che per lui era il paradiso e per me l’infermo.
“Va bene, ma non quando ci sono troppi ragazzi, insomma non voglio fare la figura della mamma se non della nonna.” risposi sapendo che la sua era la soluzione migliore.
“Quello non è un problema, ci sono le stanze per la riabilitazione dove non ci va nessuno, e vedrai con due o tre ore alla settimana in un mese torni come quando avevi trent’anni.”
“Non trenta ma venti.” conclusi ridendo.
Chi mi tolse il sorriso fu Jack.
Non certo per colpa sua che anzi fu il massimo della disponibilità, facendomi scegliere gli orari, e mettendo a disposizione una piccola stanza ben attrezzata, per non farmi sentire a disagio con chi fosse più allenato di me, cioè chiunque entrasse in quella palestra.
Quando tornai a casa dopo la prima lezione, ebbi solo la forza di fare la doccia ed ordinare una pizza, per poi crollare sul divano e ritrovarmi la mattina seguente coi muscoli più duri di uno stoccafisso.
Seguirono altre sei sedute che mi lasciarono distrutta, ma poi quasi per miracolo iniziai a prendere un mio ritmo, nulla d’eccezionale ma almeno tornavo a casa in piedi e non strisciando.
Dopo un mese e mezzo ero quasi felice d’andare in palestra, non che fossi diventata una maniaca del fitness, ma non la trovavo più una moderna forma di tortura.
Un giorno per puro caso passai davanti a un negozio d’abbigliamento sportivo, che faceva una svendita con grossi sconti, e non seppi resistere alla tentazione di comprarmi qualcosa di carino. Sino a quel giorno il mio outfit era composto da magliette di cotone monocolore e pantaloncini da mare, il che sapeva di vecchio e di poco femminile. Quel giorno presi due canotte e due paia di short molto attillati con colori vivaci, e un costume due pezzi col reggiseno a balconcino.
Quando l’indossai per andare in palestra mi sentii all’inizio un po’ ridicola, ma poi dissi a me stessa che i miei sforzi andavano premiati, e che c’erano donne della mia stessa età che si vestivano molto peggio.
Il primo a vedere il cambiamento del mio look fu ovviamente Jack, il quale non tardò a farmi i complimenti.
“Cavolo Cindy sei uno splendore !” mi disse girandomi intorno “Ma dove t’eri nascosta sino a oggi ? Messa così sei tu che devi dare lezione a me.”
Gli spiegai il motivo di quegli acquisti, ma poi mentre io cercavo di fare i miei esercizi in modo serio, lui continuava a fare il cascamorto in modo tanto esagerato, da sconfinare nel comico, col risultato che passavo più tempo a ridere che sulla panca.
Quello che trovavo strano non era tanto che uno come lui ci provasse per scherzo con me, quanto il fatto che dopo un po’ una parte di me sperava che lui andasse oltre, ed iniziasse a fare sul serio.
Jack, infatti, era un gran bel ragazzo, e non parlo solo del fisico scultoreo, ma del viso da “angelo dalla faccia sporca” che lo rendeva fin troppo attraente. Insomma, era ben diverso dai pochi uomini coi quali avevo provato ad avere una relazione da madre single, tutti più grandi di me e quasi tutti che non potevano vantare d’avere un bell’aspetto.
Lui invece era giovane, bello, con un sorriso che sembrava avere sessantaquattro denti, ma cosa ancora più importate sembrava in qualche modo interessato a me.
Non so se lo feci senza rendermene conto, o forse ben sapendo quello che stavo facendo ma spinta da una inconsapevole follia, ma iniziai a flirtare come una sua coetanea, giocando coi miei capelli e con sorrisi sempre più ammiccanti, sino a ritrovarmi in piedi davanti a lui, per poi non provare a fermarlo quando le sue labbra incontrarono le mie. Quello non fu un semplice bacio, ma il suo biglietto da visita, come se volesse dirmi “Ciao sono Jack, se vuoi sono qui”.
Rimasi ferma, o perlomeno non mossi un muscolo se non quelle delle labbra che quasi si persero nelle sue, come se avessi paura che potesse scappare via e lasciarmi sola ed insoddisfatta. Perché una parte di me sapeva che quello che stavo facendo era sbagliato, ma la donna che avevo soffocato per troppi anni prese il sopravvento, facendo sì che l’istinto avesse la meglio sulla ragione.
Quando il ragazzo mosse le labbra, fu solo per farle scendere lungo il mio collo, e dopo aver fatto volare via canotta e reggiseno, farle prendere possesso delle mie tette e dei capezzoli.
Se già prima il cervello funzionava poco, dopo lo spensi del tutto, lasciandogli fare ciò che voleva, quindi spogliarmi del tutto per poi farmi sedere davanti a lui, che continuò a toccare ogni centimetro del mio corpo, cercando quelli più sensibili alle sue carezze.
Non riuscivo a dire nulla, e dalla mia bocca usciva solo un gemito sommesso quasi avessi il terrore che qualcuno ci sentisse. Gemiti che si alzarono di volume ed intensità quando la sua mano raggiunse il mio sesso, già pronto e dischiuso a ricevere le sue dita.
Fu come andare a mettere su “ON” un interruttore coperto da anni di ragnatele, la luce fu accecante e violenta, così come il piacere che provai.
“Lasciati andare e pensa solo a te stessa, per me c’è tempo.” mi disse Jack quando si rese conto che stavo per venire, neanche fossi una ragazzina che si toccava per la prima volta.
Non pensai a come fosse possibile che un ragazzo dell’età di mio figlio, mi facesse venire in poco tempo usando due dita, ma mi lasciai travolgere dall’orgasmo senza opporre alcuna resistenza, come una bottiglia che si fa portare via dalla corrente.
Lui mi lasciò riprendere fiato, e Dio solo sa quanto ne avessi bisogno, poi si alzò in piedi, e a quel punto non mi rimase che abbassargli pantaloncini e mutande, per ritrovarmi davanti alla faccia, un gran bel cazzo già duro che sembrava dire baciami.
Ed io lo baciai.
Poggiai le labbra su ogni piccolo pezzo di pelle di quel meraviglioso cazzo, tanto perfetto per forma e dimensioni da sembrare quasi finto, anche se il suo odore di maschio lo rendeva reale, anzi realissimo.
Per stare più comoda mi misi in ginocchio, ma non appena allungai la lingua sulla cappella di Jack, un rumore sinistro e una voce fin troppo familiare, ruppero quel momento così magico.
“Mamma ma che cazzo stai facendo !”
“No Isaac, non è come sembra.” risposi cercando di coprirmi con le mani, dato che non avevo vicina la mia tenuta da palestra.
“E allora com’è ? Se nuda davanti a Jack nudo, col suo cazzo in bocca, ma non è come sembra ! Cos’è state facendo esercizi a corpo libero, anzi a corpo nudo !”
La sua voce era rabbia allo stato puro, ma, nonostante ciò, provai a calmarlo riuscendo però solo a far aumentare la sua ira.
“Allora visto che ti piace il cazzo giovane sai che ti dico ? Eccotene un altro, magari con due non l’hai mai fatto e ti togli la curiosità.”
Mio figlio s’avvicinò a noi con la sua camminata un po’ ciondolante, per poi abbassarsi pantaloncini e mutande e quasi sbattermi il suo membro in faccia.
Rimasi pietrificata davanti al suo pene, chiedendomi se quello che stavo vivendo era la realtà o soltanto un brutto sogno, ma quando lui mi spinse la testa verso la sua nerchia compresi che non solo era tutto vero, ma che mio figlio non stava affatto scherzando.
Pensai che succhiandoglielo un po’ sarebbe venuto subito, così glielo presi in bocca come avevo provato a fare poco prima con quello del suo amico prima che lui ci interrompesse. Jack però non voleva in alcun modo rimanere in disparte, così poco dopo anche lui chiese la sua dose di piacere, sbattendomi la sua mazza sulla faccia, sino a quando non mi dedicai ad essa.
Non ero mai stata con due uomini, e in quel caso uno era anche mio figlio, ma non trovai affatto sgradevole quella situazione, anzi il fascino del proibito la stava facendo diventare oltremodo eccitante, e non dissi nulla quando Isaac mi spinse in avanti per farmi mettere carponi e quindi iniziare a scoparmi da dietro, con Jack che mi teneva chiusa la bocca con la sua nerchia.
Godevo e non potevo far nulla per nasconderlo, fregandomene del fatto che ero in mezzo a due ragazzi, e uno l’avevo partorito proprio io. Il suo pene scorreva in me come un pistone in un cilindro ben oleato, ed ogni volta che lo sentivo tutto dentro, un gemito sempre più forte usciva dalla mia bocca.
“Guarda come gode mia madre mentre la scopo.” disse mio figlio all’amico “Questa è peggio di Isabel che l’ha data a tutta la scuola.”
“Quella è troia anche quando dorme, mentre lei ha ancora un contegno.”
“Su Isabel hai ragione, su di lei non so, anzi scopatela tu così vediamo cosa combina.”
Quasi senza che me ne rendessi conto, i due ragazzi si scambiarono posizione, e se mio figlio era stato un trapano, Jack non fu da meno anzi direi più brutale ma senza esser veramente violento. Il mio istruttore, infatti, dopo avermi ben afferrato per i fianchi, prese a scoparmi di gran carriera, facendo ballare in modo osceno il mio seno ad ogni suo affondo.
“Dillo che ti piace il cazzo, anche perché non puoi negarlo.” mi disse mio figlio lasciandomi per un attimo la bocca libera.
“Sì mi piace il cazzo come a voi piace la fica.” risposi guardandolo bene in faccia “Quindi adesso pensate a farmi godere e non a fare a gara a chi scopa più forte.”
Quelle mie sincere parole ebbero l’effetto di calmare entrambi i ragazzi, che da quel momento continuarono sì a fottermi, ma con molta più calma, facendomi sdraiare sul materassino per farmi stare più comoda.
Il secondo orgasmo della giornata l’ebbi con Jack sopra di me, che si fermò per darmi il tempo di riprendere fiato e quindi continuare con quell’osceno rapporto a tre. Mio figlio alternava momenti di calma ad altri nei quali sembrava un demone, ma del resto come si poteva sentire mentre scopava sua madre insieme a un amico.
Quanto a me non pensavo a nulla se non a godere, quasi senza guardare chi dei due mi dava quell’immenso piacere. Ci furono istante nei quali mi sentivo una bambola in mezzo a due maschi vogliosi, altri dove ero io a condurre il gioco cavalcandoli a turno, insomma mi trovavo in un turbine d’emozioni che volevo non finissero mai.
Com’era però inevitabile alla fine jack venne sul mio ventre, seguito poco dopo da Isaac che mi schizzò il suo orgasmo sul seno, per poi finire tutti e tre sul materassino senza più alcuna energia.
Alcuni rumori ci diedero la forza di darci una veloce pulita e quindi di rivestirci, per arrivare negli spogliatoi senza che nessuno ci vedesse.
Jack sparì dopo averci salutato molto frettolosamente, lasciando mio figlio e me coi nostri dubbi, o almeno così credevo.
“E adesso che si fa.” dissi non sapendo realmente dove andare.
“A casa perché io ho ancora voglia di te, cara mammina.”
E così fu, non solo quel giorno, ma per molti altri in seguito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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