Lui & Lei
Veronica 1/6
08.09.2025 |
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Tornati a casa andammo subito in un salotto dotato di camino, accesso sicuramente da Keita..."
Il primo giornoLa mattina seguente Calvin ci venne a prendere per portarci da un notaio, dove firmammo tantissimi fogli senza neanche leggerli, tanto era inutile essendoci lì dentro la nostra condanna. L'unico aspetto di quella situazione che mi dava un minimo di conforto, era il sapere che la fabbrica non avrebbe chiuso perché avevamo sì pochi operai, ma ero molto legata a loro che ci avevano sempre dimostrato la loro solidarietà anche nei momenti più bui.
Calvin ci portò quindi a pranzo, e li ebbi modo d'osservarlo meglio. Non aveva certo l'aspetto di un porco, ma quello di un comune uomo d'affari che aveva fiutato l'occasione buona per guadagnare. Con calma spiegò a Luigi perché aveva fallito e cosa intendesse compiere per far rendere l'azienda ed i suoi brevetti. Più passava il tempo e meno riuscivo a capire perché un uomo del genere ci avesse ricattato in maniera così infame, riducendoci in pratica a essere i suoi servi. Era a modo suo bello, e la sua pelata gli dava anche un certo fascino in più, senza dimenticare che era ricco e brillante, quindi non comprendevo chi si celasse realmente dietro quella maschera.
Le domande alle mie risposte iniziarono ad arrivare non appena entrammo in casa sua, in realtà una grossa villa ottocentesca su due piani, con un grande giardino perfettamente curato.
Appena entrammo ci venne incontro una donna asiatica piuttosto alta con indosso solo un bustino di pelle nera e degli stivali a mezza coscia.
"Bentornato a casa Signor Calvin." gli disse facendogli un inchino.
"Keita loro sono Luigi e Veronica, da oggi vivranno qui, voglio che tu ti occupi di loro."
"Sarà fatto come ogni sua volontà. Prego seguitemi."
"Andate pure, vi spiegherò ogni cosa più tardi." ci disse Calvin congedandoci.
Seguimmo Keita e notai come mio marito non riuscisse a staccare gli occhi dal suo sedere, che va detto era davvero bello, e che lei non facesse nulla per impedire che la si ammirasse.
Keita ci portò in una stanza arredata in stile moderno, dotata di un bagno privato dove avremmo dovuto sistemarci, poi ci disse di fare una doccia per aspettare successivamente le direttive di Calvin senza rivestirci.
"Complimenti siamo nella merda e tu ti fissi dietro un culo !" dissi malamente a mio marito non appena Keita chiuse la porta dietro di se.
"Scusami cara, ma lei non faceva altro che sculettare .... vedrai che ne usciremo prima di quanto pensi, Calvin vuole l'azienda e ..."
"Scoparmi ma tanto lo farà con me, vorrà dire che vedrò di farmelo piacere perché a te quest’aspetto non interessa." lo rimproverai a muso duro.
Luigi non cercò neanche di rispondermi, ma si spogliò per farsi in tutta fretta la doccia.
Io cercai di sistemare le cose più importanti prima di lavarmi ed attendere il padrone di casa che non si fece aspettare molto.
Calvin bussò prima d'entrare seguito da Keita, istintivamente portai una mano al seno e l'altra al pube, non ricordandomi che ben presto m'avrebbe avuta.
"Spero che la stanza sia di vostro gradimento, non è grande, ma c'è tutto quel che serve." ci disse con un gran sorriso.
"Grazie va benissimo." gli rispose Luigi cercando di nascondere l'eccitazione nel rivedere Keita in pratica nuda.
"Molto bene, vediamo quindi di stabilire delle regole. Luigi tu andrai a lavorare come se niente fosse, domani mi presenterai come il tuo nuovo socio, inutile dire che ti dovrai limitare a eseguire ogni mia direttiva, ma stai tranquillo che presto vedrai i frutti della mia chiamiamola 'assistenza'. Quanto a te Veronica potrai continuare la tua vita, domani conoscerai mia sorella Meredith che sta tornando dal Messico. Per ogni tua richiesta rivolgiti a Keita o direttamente a me se sono presente. Ovviamente sarai disponibile ad accompagnarmi ogni volta che ne avrò bisogno, oltre ad essere ospite della mia tavola tutte le sere."
Calvin continuò a darci le direttive che erano per lo più di ordine pratico, sembrando quasi il direttore di un collegio che spiega a un nuovo alunno come comportarsi per non essere ripreso.
"Ora Keita porta Luigi in bagno per il tuo servizio, e credo che vista la sua erezione avrai bisogno di parecchia acqua fredda." concluse ridacchiando.
Mio marito seguì l'asiatica in bagno e ben presto lo sentii ridere.
"Ma cosa gli sta facendo ?" chiesi a Calvin.
"Gli sta mettendo una cintura di castità per uomini, ma prima deve farglielo ammosciare." mi rispose freddamente.
"Una cintura di castità ?"
"Si è un guscio di plastica rigida che non permette l'erezione. Se ti stai chiedendo il perché ti rispondo subito: non voglio che abbiate rapporti, ricordati che tu sei mia e basta."
Rimasi sconvolta dalle sue parole, ma quando vidi Luigi col pene imprigionato riuscii a stento a nascondere un sorriso. Mio marito avevo lo sguardo basso come chi è stato umiliato sino in fondo, ma non disse nulla, neanche quando ci lasciarono soli.
Poco dopo indossai una vestaglia e con l'aiuto di Luigi, sistemai alla meno peggio le nostre cose, non sapendo che Calvin aveva già comprato dei vestiti nuovi per entrambi.
Prima dell'ora di cena Keita mi portò ciò che avrei dovuto indossare a tavola, un lungo vestito nero e delle calze dello stesso colore, insieme con uno splendido paia di decolté.
"Scusa Keita ma non mi hai dato l'intimo, devo mettere il mio ?" le chiesi ingenuamente.
"Se non te l’ho dato vuol dire che non serve." mi rispose sprezzante la donna.
Mi vestii sotto lo sguardo di mio marito che bruciava di rabbia e d'impotenza, per lui vedere la sua donna che andava con un altro era il massimo del disonore, anche se la causa erano state le sue follie imprenditoriali.
Consumai con Calvin la cena servita da Keita in una grossa sala da pranzo arredata in stile minimalista, ma d'estremo buon gusto. Subito dopo ci trasferimmo in un salotto dove continuammo a chiacchierare, o per meglio dire parlai solo io, interrotta da poche e simpatiche battute della persona di cui ero ospite forzata.
A un certo punto però mi bloccai, rendendomi conto di quanto fosse assurda quella situazione, io che scherzavo con colui che di fatto ci aveva fatto suoi schiavi.
“Perché non ci diamo un taglio è andiamo subito al sodo. Tu mi vuoi per scopare non fare discussioni.” gli dissi gelida.
Calvin rimase calmo, chiamò Keita e le disse di prendermi un soprabito perché avremmo fatto un giro in macchina, lasciandomi alquanto perplessa.
Salii sulla sua Jaguar convertibile d’epoca e ben presto ci trovammo in uno di quei viali in cui si prostituiscono giovani donne, perlopiù dell'est europeo o africane.
“Se vuoi puoi scendere così caprai ciò che ti ho voluto evitare.” mi disse dopo essersi fermato in un punto in cui non c'era qualche ragazza.
“Non ho capito.” gli risposi ben sapendo cosa voleva dirmi.
“Ho detto che se lo preferisci puoi scendere e fare la puttana per trenta euro a marchetta, certo poi dovrai togliere la percentuale per Boris, ma in una decina d'anni avrai estinto la tua parte. Ovviamente sembrerai una donna di cinquant’anni, con la fica e il culo larghi come una galleria ferroviaria, però avrai evitato di stare con me, insomma un vero affare non trovi ?”
Mi girai verso il marciapiede e in quel momento mi sembrò che le ragazze non avessero un loro volto, ma quello di Boris e dei suoi scagnozzi, e compresi quanto fossi stata a dir poco arrogate con Calvin
“Scusami, ti chiedo perdono e lo dico sul serio, ora ti prego torniamo a casa.” gli dissi con gli occhi lucidi.
Lui ripartì per fare poco dopo una telefonata in una lingua che non compresi.
“Posso chiederti chi hai chiamato ?”
“Keita, le ho dato alcune istruzioni per il nostro ritorno.”
“E che in lingua le hai parlato ?”
“In giapponese ! Ti dico subito che ne parlo altre, fra cui il russo, Boris non lo sa, ma ho spiato alcune sue telefonate e così sono venuto a conoscenza di te e tuo marito. Il mio intervento ieri sera poteva sembrare casuale, ma credimi non lo è stato affatto.”
Tornati a casa andammo subito in un salotto dotato di camino, accesso sicuramente da Keita.
“Calvin togliti la giacca.” gli dissi avvicinandomi al camino.
“Perché ?”
“Tu fallo e poi siediti.”
Lui si tolse la giacca e s'accomodò in una poltrona di pelle, fissandomi con uno sguardo che sentivo entrarmi dentro. Non avevo mai finto un orgasmo e non sapevo neanche se ne fossi stata capace, così decisi che dovevo farmi piacere quel momento, e che la mia volontà non doveva contare nulla, essendo il mio unico scopo quello di farlo godere.
Così mi misi in piedi davanti a lui e mi sfilai l'abito rimanendo con le sole calze, poi m'inginocchiai per aprirgli la camicia per baciargli il petto. Fui quasi stordita dal suo forte odore di maschio mischiato a quello aspro degli agrumi, e chiusi gli occhi cercando di pensare d'essere con mio marito, ma il mio olfatto me lo impediva. Sempre cercando di non guardarlo scesi con la bocca sino ad arrivare alla cintura dei pantaloni, che aprii facendo due scoperte, la prima era che Calvin non portava nessun tipo di mutande, la seconda molto più sconvolgente fu vedere il suo grosso pene.
In vita mia non avevo mai visto un uomo di colore nudo, se non il qualche film porno che ogni tanto guardavo con mio marito come 'preliminare'. Nei film però tutte le donne sono molto belle e sensuali, e gli uomini notevolmente dotati, ma in quel momento non ero sul set di quel genere. Calvin però aveva una vera e propria mazza, anche se non ancora del tutto dura, che m'impressionò non poco, e certamente molto più grande di quella di Luigi che era nella media.
Compresi immediatamente che non potevo non usare un qualsiasi tipo di lubrificante prima d'avere un rapporto con Calvin, così mentre con una mano strusciavo il suo pene sul mio viso, con l'altra iniziai a toccarmi. Lui rimase sempre in silenzio, anche davanti ai miei maldestri tentativi di prenderlo in bocca, ma non c'era proprio verso di farmi entrare quel fungo fra le labbra. Decisi che forse era meglio cambiare tattica, e inizia a leccarlo dalla base sino alla punta, ricoprendola di piccoli baci.
Nel frattempo sentii che mi stavo bagnando e un po' mi vergognai di me stessa per eccitarmi davanti a colui che aveva incastrato me e mio marito in quell'assurda situazione. Ma ormai le mie dita sembravano sconnesse dalla mente, una parte di me voleva quell'uomo, o forse solo il suo cazzo e provare così nuove sensazioni sino allora sconosciute.
Continuai a bagnargli il pene tenendolo per la base, avendo sempre paura che me lo ficcasse in bocca con la forza, ma ciò non avvenne mai, anzi lui era sempre immobile eccezion fatta per il membro che ormai era turgido.
“Via il dente via il dolore.” dissi a me stessa, e così decisi che era giunto il momento fatidico.
Mi alzai per girarmi, e dandogli le spalle diressi la punta di quel mostro contro la mia passera, tenendolo per la mano.
“Rilassati Veronica, non fa male, non fa male.” pensai con tutte le mie forze, ma la realtà era ben lontana.
Ricevere la sola cappella fu un mezzo olocausto, per quanto cercassi di rilassare i miei muscoli era davvero tropo grande per le mie abitudini. Non urlai dal dolore per orgoglio, ma era sin troppo evidente la mia sofferenza, con la passera che credevo stesse bruciando. Anche quando riuscii nella mia piccola impresa, non ero che all'inizio, ora dovevo prenderlo tutto. Per quanto scendessi piano era sempre troppo veloce, e la mia vagina non riusciva ad abituarsi a quella presenza così ingombrante. A metà stavo quasi per desistere, e solo uno strano senso del dovere m'impedii di farlo. Quando finalmente sentii le sue cosce contro le mie mi rasserenai, gliel’avevo fatta !
“Ora rimani ferma, prenditi tutto il tempo che vuoi, io t'aspetto.” mi sussurrò all'orecchio Calvin lasciandomi basita come il solito.
“Grazie.” fu la mia stupida risposta, ma il quel momento fu il massimo che riuscissi a dire.
Passato il primo dolore dovetti ammettere a me stessa che non era male, mi sentivo piena all'eccesso, ma era una sensazione quasi piacevole, anzi ben presto tolsi il quasi.
Mio marito era stato il terzo uomo della mia vita, ed i suoi predecessori erano tutti ragazzi 'normali', con i quali avevo si fatto sesso senza però quell'impeto dato dall'amore che avevo provato solo con Luigi. Sapevo che certe donne volevano solo uomini superdotati per i loro rapporti, ma sino a quella sera le avevo considerate delle malate di sesso e nulla più. In quel momento compresi cosa voleva dire 'farsi un gran cazzo', e rimasi stupita che piacesse anche a me, da sempre considerata una mezza suora, il che era in parte vero.
Quando cercai di muovermi, Calvin m'afferrò i fianchi per aiutarmi tirandomi su, ma quella sensazione di pienezza era stata così piacevole che ridiscesi appena possibile, rituffandomi sul quel pene nero così sconvolgente. Cercai di non fargli capire quanto godessi, e solo il pensiero di come ero finita lì, m'impedì di portarmi una mano sulla passera per avere ancora più piacere. Ma come Calvin scivolò di poco sulla poltrona, e cominciò a spingere dal basso, fu quasi impossibile continuare a portare la maschera della donna costretta a concedersi al suo ricattatore.
Ogni suo colpo scatenava in me emozioni uniche, facendomi gemere sommessamente, e tutti i miei sussurri era un'incitazione per Calvin a continuare, sino a portarmi a svelare cosa provassi.
Ormai era evidente il mio stato di femmina calda e vogliosa e lui non perse l'occasione per togliere il velo dell'ipocrisia che cercavo di tenere. Calvin infatti mi sollevò per portarmi col suo spadone sempre dentro, sino al tavolo, dove mi sdraiò supina.
“Non mi basta più sentirti gemere, voglio vederti mentre godi.” mi disse estraendo il suo attrezzo per poi ributtarlo dentro con vigore.
“Sii … si.” gli risposi mordendomi le labbra per la vergogna, ma allo stesso tempo portai la mano sul mio sesso, un po' per un senso di protezione, ma anche e soprattutto per dar sollievo al mio clito impazzito.
“Dillo quanto ti piace il mio cazzo !”
“Tanto, sii tantoo ...”
L'orgasmo bloccò la mia bocca e forse anche il cervello tanto fu impetuoso, ma era come se mi fossi liberata da un peso che m'aveva da sempre oppressa impedendo alla mia sensualità d'uscire allo scoperto.
Calvin si fermò alcuni momenti per poi riprendere a scoparmi con tutta la sua forza. Sentivo i miei seni ballare a ogni suo affondo, che faceva bruciare la mia fica di passione tanto erano potenti. Il suo essere maschio mi ubriacò in una serie interminabile d'orgasmi, sino a quando lui non mi venne dentro, riempiendomi con lunghi getti del suo seme, per poi afflosciarsi su di me.
Rimanemmo a lungo immobili, col suo respiro sul mio petto mi dava un calore unico, più del suo stesso corpo che era poggiato sul mio. Quando si tolse da sopra di me alzandosi in piedi ero esausta e confusa, ma non ebbi troppo tempo per riflettere.
“Lì dietro c'è un bagno, lavati e torna da tuo marito.” mi disse indicandomi una porta.
Mi lavai con cura, guardandomi spesso il sesso come se quel rapporto avesse lasciato dei segni, ma quelli erano solo nella mia mente.
Lo lasciai dandogli un casto bacio sulla guancia e tornai nella mia stanza, dove Luigi dormiva.
Ebbi il dubbio che stesse fingendo, ma non osai scoprirlo anche perché non avrei saputo cosa dirgli.
“Tua moglie s'è fatta scopare da chi ci ricatta e le è anche piaciuto” non era certo il massimo da sentire non solo per lui, ma per qualunque uomo.
Così mi spogliai e mi misi a dormire, rimandando al domani qualche soluzione, sempre che fosse esistita.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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