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Lui & Lei

Veronica 5/6


di MissSerena
06.10.2025    |    1.221    |    2 8.8
"Quel liquido mi diede un leggero senso di bruciore, subito spento dalla sua lingua, che percorse tutto lo spacco, dal basso verso l'alto, per fermarsi all'inizio dove andò quasi a sbattere prima..."
Dopo poco più d'un mese.

La mia vita era cambiata in maniera così radicale, che ormai facevo quasi fatica a ricordare ogni singolo avvenimento che mi avevano portata a quel punto. Luigi, dopo un paio di settimane, aveva chiesto un suo alloggio, e Calvin l'aveva accontentato dandogli una camera in un angolo della casa, opposto a quello dove ero rimasta io.
Ogni volta che mi svegliavo sapevo che prima o poi avrei fatto del sesso con Calvin o sua sorella, la quale non disdegnava la presenza di Keita nei suoi giochi erotici. Ero arrivata a non capire a chi volessi più bene dei due, ma solo che m'avevano fatto dimenticare di quello che in fondo era pur sempre mio marito.
"Sarà il tuo cuore a decidere dove andare, e nessuno potrà dire nulla sulla tua decisione." m'aveva detto Meredith quando le avevo raccontato delle mie indecisioni.
Certamente fra i due era nata una competizione per avermi come prima scelta, una gara fatta di sottili giochi di seduzione e piacere senza fine. In quel vortice di sensazioni avevo perso tutti i miei pregiudizi in fatto di sesso, sino a trovare del tutto normale l'esposizione continua e costante della mia femminilità, anzi di portarla al suo eccesso ma senza mai cadere nel cattivo gusto.
Solo un giorno non ebbi nessun tipo di rapporto, ma fu per una serie di circostanze, Meredith era andata fuori per i suoi fiori, Keita era indisposta e Calvin era tornato tardissimo da una riunione di lavoro, e pur apprezzando il mio esser rimasta ad aspettarlo, aveva preferito andare a dormire lasciandomi sola.
Mi ritrovai quasi spaesata nella mia stanza chiedendomi se quello era un segno da comprendere, o solo il frutto di coincidenza, finendo col cercare un po' di piacere da sola, perché ormai non potevo più vivere senza avere almeno un orgasmo al giorno.
Mi svegliai presto e dopo aver dormito poco e male, così presi una vestaglietta leggera e scesi per preparare un minimo di colazione. Mentre cercavo i biscotti arrivò Calvin con indosso solo i pantaloni di una tuta in tela.
"Buongiorno, vedo che siamo mattiniere." mi disse dandomi un bacio sulla guancia "Vedo anche che hai deciso di svegliare subito i miei peggiori istinti..."
"Stai un po' buono e dimmi dove sono i biscotti che non li trovo."
"Terzo sportello in basso."
Come m'abbassai per aprire lo sportello, lui mi prese per i fianchi e poggiò il suo membro nel solco delle mie chiappe.
"Riesci a stare cinque minuti buono ?" dissi fingendomi infastidita, mentre mi strusciavo leggermente su di lui.
"Non è certo colpa mia se metti esposta la tua mercanzia !"
Le sue mani mi aprirono la vestaglia per impadronirsi dei miei capezzoli, che erano già ben duri.
"Ti lascio un giorno senza sesso e ti trovo eccitata come una ragazzina." mi sussurrò all'orecchio.
"Perché non la finisci di dire cazzate e fai quello che ti viene meglio, o vuoi una richiesta scritta per farmi godere ?" risposi ormai vogliosa di lui e del suo cazzo.
Rimanendo davanti a lui, e spostandomi di poco, gli tirai fuori quel pezzo di carne da cui ormai dipendeva il mio cervello, per masturbarlo lentamente. Lui aveva fatto scendere una mano sino all'interno delle mie cosce, il suo tocco era dolcissimo, delicato e forte allo stesso tempo.
Iniziammo così a toccarci a vicenda come due ragazzini, ma senza la loro foga, anzi ogni nostro gesto era volto a prolungare il più possibile il piacere che ci donavamo reciprocamente. Godevo nel sentire le sue dita stringermi un capezzolo o il clito, il sentirle entrare con estrema calma per poi uscire velocemente, e lasciarmi la voglia dentro. Ma godevo anche nel sentire il suo pene crescere nella mia mano, diventare sempre più duro e pronto nel darmi piacere. Passammo così lunghi momenti baciandoci ora con passione, ora solo per sentirci ancora più uniti, quando vidi un'ombra dietro la porta. Di certo non poteva essere Keita, che non sarebbe rimasta a guardarci amoreggiare, quindi non poteva essere che Luigi. Decisi che era giunto il momento di fargli capire coi fatti che non ero più la sua donna, e che ormai faceva parte del mio passato.
“Oh Calvin come sai farmi godere !” dissi con la voce più sensuale che potessi avere “Ti voglio dentro di me, dammi il tuo cazzo.”
Poi sottovoce gli dissi del guardone che ci stava spiando, lui mi fece un sorriso prima d'abbassarsi dietro di me.
“Ti scoperò dopo, ora voglio gustarmi il tuo sapore di femmina.”
“Mm si leccami la fica, senti com'è dolce il mio nettare !”
In realtà non dovevo poi fingere molto, per manifestare nella maniera più palese possibile, quanto godessi mentre Calvin passava lentamente la lingua fra l'inizio del mio spacco ed il buchetto. Quando poi infilò un dito nei due orifizi, esplosi con un urlo di piacere, che certamente Luigi non poté non udire.
“Sii riempimi tutta ! Hai due dita che sembrano due cazzi ! Alzati ti prego, voglio sentire il tuo manganello pulsare nella mano prima d'averlo dov'è giusto che stia.”
Calvin s'alzò senza smettere di masturbarmi, ed io gli afferrai il membro stringendolo con passione.
“Sei proprio una porcella senza limiti.” mi disse mordendomi un lobo.
“Sei tu che sai farmi godere, non come quella mezza sega che ho sposato !” urlai a pieni polmoni “Con te mi sento femmina e non più donna insoddisfatta.”
Continuammo a toccarci vicendevolmente, senza mai smettere d'insultare la virilità di Luigi, che non s'era mai mosso dal suo posto, sino a quando Calvin non mi mise sul tavolo con le gambe aperte.
“Buttamelo dentro senza pietà.” dissi ad alta voce aprendomi le labbra intime.
Lui mi penetrò completamente con un colpo secco, che mi fece urlare per quanto fu forte, ma subito dopo il godimento ebbe il sopravvento sul dolore, e cominciai a dirgli di continuare il più a lungo possibile e di farmi bere il suo sperma.
Non so dire per quanto tempo Calvin mi scopò, senza mai spostarmi e dare il minimo cenno di stanchezza, certamente il fatto d'avere un fiume in piena dentro gli permise di durare tantissimo, con mia grande gioia. Quello che però più mi stupì, fu il fatto di dire parole che mai avrei pensato di pronunciare in vita mia, e nel provare un sottile piacere nel parlare in maniera così scurrile. Il voler punire Luigi per la sua presenza, tirò fuori da me il peggio in quanto a volgarità gratuite, così frasi come “Sono la tua troia !” uscirono dalla mia bocca con l'unico fine di umiliare mio marito.
Poco prima di venire Calvin si tirò indietro, ed io m'accucciai fra le sue gambe, prendendogli subito il pene in bocca. I suoi getti di sperma, caldi e copiosi, arrivarono dritti al palato proprio mentre m'infilavo nella passera quattro dita per avere l'ultimo ennesimo orgasmo.
Dopo aver ripulito quel gran bello strumento di piacere m'alzai, e diedi un lungo bacio a Calvin ringraziandolo per quei bei momenti, ma quando mi girai verso Luigi, vidi che lui non c'era più.
Preparai il pranzo solo per me e Calvin, portando a Keita del brodo caldo e rimanendo un po' con lei, prima d'andare a prendere il sole vicino alla piscina. Non appena mi sistemai nuda sulla sdraio, arrivò Luigi furente, e non ci volle un gran cervello per capirne il motivo.
"Vedo che ti piace fare la puttana col nostro aguzzino." mi disse cercando d'essere ilare.
"Sai com'è quando uno è bravo non è che ci voglia poi molto !" gli risposi sorridendo.
"Vuoi dirmi che non fingi neanche un po' ?"
"Perché dovrei ? Ma hai visto come mi scopa ? Non come facevi tu che duravi sì e no cinque minuti."
Lui mi tirò per un braccio facendomi alzare, per poi colpirmi con uno schiaffo in pieno viso. In quel momento lo odiai con tutta me stessa e gli diedi una ginocchiata proprio sui testicoli, facendolo finire a terra, prima di sferrargli un calcio all'altezza della milza che lo mise definitivamente knock out.
“Stammi a sentire pezzo di merda.” gli dissi furibonda “Prova a mettermi un'altra volta una mano addosso e ti riduco a brandelli, e non credo tu voglia esser frustato a sangue prima di prendere nel culo tutto ciò che trovo in giro. Quindi te ne torni nella tua cameretta e guai a te se ti becco di nuovo a fare il guardone. Ora vattene che stasera Calvin mi porta fuori e voglio rilassarmi prima di farmelo di nuovo, anzi sai che ti dico, ho voglia di prenderlo nel culo, non sai come godo quando me lo apre col suo cazzone.”
Luigi s'allontanò ancora piegato dal dolore, mentre io mi rimettevo sulla sdraio, pregustando la serata col mio nuovo amore.
La sera Keita stava meglio, e dopo aver preparato una cena leggera, si fermò a mangiare con me e Calvin, per ritirarsi appena finito.
“Vai in camera e indossa ciò che trovi sul letto.” mi disse Calvin “Io vado a prepararmi.”
Corsi nella mia stanza e rimasi senza parole davanti a quel che vidi. Un elegante abito da sera molto castigato, ma che allo stesso tempo lasciava la schiena scoperta, di color viola, tempestato di piccoli ricami in oro, faceva bella mostra al centro del letto. Al suo fianco un completo d'intimo nero, composto da reggicalze in pizzo, mutandine in tulle e calze con la riga.
Indossai il tutto di fretta, ma con molta cura, per poi scendere e trovare Calvin in smoking ad aspettarmi.
“Sei splendida, ma ti mancano un paio di dettagli.” disse appena mi vide.
“Non ho forse visto qualcosa ?” chiesi in preda al dubbio.
“No, vieni qui, quel che manca l'ho io, solo girati.”
Così mi voltai per trovare al mio collo una collana di perle di raro splendore, che mai avrei pensato di poter mettere.
“Calvin, ma sono meravigliose !”
“Sono felice che ti piacciano, ora sono tue.”
Mi girai per baciarlo, ma lui mi bloccò.
“Per i ringraziamenti c'è sempre tempo, ora tirati su il vestito e piegati in avanti.”
Pur rimanendo sconcertata feci quanto mi chiese, arrivando a credere che volesse un 'antipasto' prima d'una serata di fuoco. Invece lui mi tirò un po' giù le mutandine, per poi infilarmi nella passera due piccole sfere di legno.
“Ora sei pronta, sistemati meglio e andiamo.”
“Andare dove ?”
“A teatro, non te l'avevo detto ?” mi disse ben sapendo d'avermi tenuta all'oscuro dei suoi progetti.
Mi tirai su le mutandine e sistemai al meglio il vestito, ma come cercai di muovermi le palline fecero sentire la loro presenza, dandomi una scossa di piacere.
“Calvin, io … ecco io non riesco a camminare.” dissi cercando di rimanere impassibile.
“Non dire sciocchezze, eccoti il mio braccio e andiamo insieme a prendere la macchina.”
I primi passi furono un vero supplizio, mi fermavo appena dopo aver mosso la gamba, per poi stringere i denti e continuare. In macchina non fu molto meglio, se pur ben ammortizzata, ogni sobbalzo era una fitta dritta al cervello, inoltre avevo una pura folle di macchiare quel bel vestito con gli umori che non riuscivo a trattenere.
Arrivati davanti al teatro rimasi immobile, suscitando la sua ilarità.
“Vuoi rimanere nel parcheggio o preferisci venire con me ?” mi chiese sorridendo.
“Provaci tu a camminare con due palle nella fica !” risposi irritata.
“Non credo che mi opererò solo per togliermi questa curiosità !”
Ci mettemmo a ridere e finii col dimenticare cosa m'avesse messo dentro la passera, e quando si trattò di camminare lo feci con una certa scioltezza. Calvin aveva prenotato un palchetto privato, e sedermi su quella comoda poltroncina fu un gran sollievo, anche se durò solo il tempo che ci separava dall'inizio dello spettacolo. Non avendo mai assistito ad un'opera lirica ero molto curiosa si vedere come fosse, ma appena si spensero le luci, lui iniziò un'altra tortura che durò per tutta la rappresentazione, pause escluse. Calvin infatti sollevò il mio vestito sino all'inguine, per poi picchiettare le dita contro le mutandine all'altezza del sesso, facendomi trattenere sempre più a stento i gemiti di piacere.
“Calvin piantala o mi metto ad urlare quello che stai facendo.” dissi ad un certo punto decisamente indispettita, e non potendone quasi più di ricevere quel trattamento.
“Non vedo l'ora ! Dai affacciati e grida a tutti che te ne stai qui seduta con due palline cinesi nella fica !”
“Almeno fammi venire, così è insopportabile.”
“Non ci penso neanche per scherzo, il gioco è proprio negarti l'orgasmo, ma stai tranquilla che poi mi ringrazierai.”
Cercai di concentrarmi sull'opera, ma non riuscendo a leggere il libretto in quanto tutte le mie forze erano concentrate sul trattenermi, non capii quasi nulla, e l'ultima calata del sipario fu quasi una liberazione.
“Vuoi andare a fare un giro ?” mi chiese beffardo.
“Andiamo a casa bastardo, non vedo l'ora di darti una bella lezione.”
“Ohh, ma cosa stai dicendo, ora sono proprio curioso, ah ah.”
Per fortuna durante il viaggio di ritorno Calvin evitò d'eccitarmi, e arrivati alla villa gli dissi che volevo la mia vendetta.
“Sentiamo cosa dovrei fare ?” mi chiese toccandosi il mento.
“Chiuditi due minuti in bagno per darmi il tempo di preparare ciò che ho in mente.”
“Va bene, ma solo due minuti.” rispose chiudendo nel suo servizio privato.
Pur con i tacchi, corsi in cucina per prendere una bottiglia di champagne e due fluite, poi tornai in camera dove accesi tutte le candele che vidi, tolsi vestito, mutandine e palline, ed infine lo chiami per farlo uscire.
“Calvin perché non porti un po' di champagne ? Sai ho una gran sete, anzi porta anche la bottiglia.” dissi con tutta la sensualità di cui ero capace.
Lui stappò la bottiglia per poi riempire i due fluite, e portare il tutto sul comodino, prima di porgermi il bicchiere.
“A cosa vuoi brindare ?” mi chiese.
“A noi due, ovvio no ?”
Bevvi un pochino prima d'iniziare a toccarmi il seno, soffermandomi sui capezzoli, che erano tanto duri che mi sembrava dovessero esplodere da un momento all'altro.
“Forse era meglio usare delle vecchie coppe da champagne.” mi disse mordendomi il lobo dell'orecchio.
“Credo che si possa fare quello che pensi anche con questi bicchieri.” gli risposi versandomi un po' di quel prezioso liquido su una tetta, che lui corse subito a leccare.
Piena di voglia svuotai quel che rimaneva nel bicchiere sul mio corpo, che lui provvedeva a bere, facendomi ancor di più impazzire di desiderio. Gli avrei voluto dire chiaramente che non volevo altro che esser posseduta senza tanti preliminari, ma l'antipasto era così dolce che rinunciarvi era impossibile.
Calvin scivolò dietro di me, le sue mani scesero dal collo sul seno, poi dalla pancia arrivarono all'interno delle cosce per risalire da dov'erano partite.
“Calvin ti prego … sto impazzendo ...” mormorai sconnessamente.
“E' quel che voglio, e non mi dire che non lo sai.”
Per tutta risposta allungai la mano e gli tirai fuori il pene, che accarezzai delicatamente, cercando di mettergli un po' di fretta, ma senza esagerare. Ma il sentire quello strumento di piacere che tanto bramavo, pulsare nella mia mano, eccitò più me di Calvin, e poco dopo non seppi più resistere al desiderio d'averlo almeno fra le mie labbra. Così m'abbassai per poter baciar quel membro, così duro ed invitante, che finì presto completamente nella mia bocca. Leccavo il glande mentre le labbra correvano su quell'asta di carne viva, assaporandone il gusto un po' forte, che in compenso era quello di un vero maschio. Lui si spogliò con tutta calma, poi con mia sorpresa, mi tolse il 'giocattolo' dalla bocca, per sdraiarmi sul letto, e dopo avermi messo un cuscino sotto le natiche, versò un po' di champagne sul monte di Venere per berlo mischiato ai miei abbondanti umori. Quel liquido mi diede un leggero senso di bruciore, subito spento dalla sua lingua, che percorse tutto lo spacco, dal basso verso l'alto, per fermarsi all'inizio dove andò quasi a sbattere prima d'irrigidirsi.
Seguì un lento e interminabile ditalino, fatto ora stimolandomi il clito, ora penetrandomi sino in fondo, ma sempre con dei tempi che mi facevano impazzire, sino a che non lo implorai di prendermi.
“Calvin scopami o ti vengo in faccia !”
Con una calma a dir poco serafica, lui mi mise di fianco, per poi penetrarmi con tutta la dolcezza di cui era capace, e farmi avere un orgasmo mai così tanto desiderato. Mentre lui continuava a darmi piacere, in me accadde un fatto del tutto nuovo, e per certi aspetti inspiegabile. Era come se tanta grazia fosse diventata quasi insopportabile, volendo ciò che mai ero stata, una donna volgare e disinibita, desiderosa di sesso violento e brutale. Rimasi a lungo combattuta fra il voler rimanere me stessa e l'andare là dove non mi ero mai spinta, insensibile ai baci e carezze che Calvin mi dava mentre continuava a scoparmi. Alla fine fu lui stesso a trovarmi fredda, chiedendomi la spiegazione di quel mio comportamento.
“Veronica c'è qualcosa che non va ?”
“No … cioè sì, è che non so neanch'io.”
“Dimmelo e vediamo cosa posso fare.”
Mi tirai via da lui per mettermi carponi, e dopo essermi allargata le chiappe gli dissi ciò che volevo.
“Mettimelo nel culo, ma fallo come se fossi l'ultima delle puttane.”
“Scusa credo di non aver capito.” mi disse alquanto interdetto.
“Voglio che m'inculi con tutta la forza che hai, sono stata chiara ?”
“Sicura ?”
“Si anche se non so come sarà, ma voglio farlo, adesso o mai più.”
“Va bene, ma posso chiederti il perché ? Non devi sentirti in obbligo di fare ciò che non vuoi, ma credo questo sia stato chiarito da tempo.”
“Perché sono sempre trattata come un regina ! E per una volta voglio non esserlo, quindi o lo fai tu o lo chiederò a Meggy, che magari si farà meno scrupoli di te.”
A quel punto Calvin si mise dietro di me, punto dritto al mio buchetto, e mi sodomizzò con ferocia, facendomi urlare per il dolore.
“Taci cagna !” mi disse tirandomi per i capelli “Vuoi fare la troia ? Eccoti accontentata.”
Volevo parlare, magari chiedergli di smettere, ma il gran bruciore che provavo m'impedii di proferir parola, e così rimasi in balia di Calvin e della sua rabbia, Perché se ero certa di qualcosa era proprio del fatto che l'avevo ferito nominando sua sorella, ma forse il farlo aveva fatto sì che lui divenisse ciò che in fondo volevo, un vero animale.
Nelle sue mani ero ormai diventata uno sorta di bambola di cui fare ciò che voleva, con la mano libera batteva le mie chiappe, come se il dolore della penetrazione non fosse sufficiente a farmi male. Ad un certo punto però iniziai a provare un certo piacere nell'essere letteralmente usata in quella maniera, così lontana dalla dolcezza a cui ero abituata da sempre, e cominciai a godere.
“Dimmi che ti piace scoparmi così, ti prego dillo !” urlai all'improvviso.
“Si e ora so che piace anche a te.”
“Allora continua, ti voglio così, un toro da monta !”
Calvin continuò a fottermi forte come uno vero stallone, facendomi avere l'orgasmo che mai avevo avuto in vita mia, senza che ci fosse bisogno che mi stimolassi in alcun modo la passera, il mio primo vero orgasmo anale, che mi distrusse sino al cervello, lasciandomi esausta ma felice.
Finalmente quello che consideravo inaccettabile a priori era accaduto, per un attimo ripensai alla prima volta che aveva preso il mio buchetto, e a come ero cambiata in un solo mese con lui.
Ma tutti i miei pensieri furono portati via dal bicchiere che Calvin mi mise davanti alla faccia, non m'ero accorta che era venuto nel fluite e che dopo l'aveva riempito con lo champagne.
“Bevilo !” m'ordinò senza lasciarmi possibilità di replica.
Portai il bicchiere alle labbra e lo svuotai in un sol sorso, lasciandolo però a lungo in bocca per poter gustare il suo sapore.
Lo lasciai solo senza dire nulla e rimettermi qualcosa addosso, come se mi sentissi una ladra che al suono della sirena, scappava senza guardare alle sue spalle.
Tornando in camera ripensai a quello che era successo, senza però trovare una spiegazione logica. Certamente tutta quell'ondata di sesso non avrebbe lasciato indifferenza nessuna donna, ma era quello che voleva Calvin, o io stavo andando oltre i suoi progetti ?
Quella domanda tormentò la mia mente tutta la notte, e solo alle prime luci dell'alba riuscii a addormentarmi, rimandando al giorno dopo la risposta che non trovavo.

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