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SONO MAGGIORENNE ESCI
tradimenti

Mara 3/4


di MissSerena
13.04.2026    |    3.200    |    8 8.7
"” risposi sapendo di ferirlo “Però se vuoi puoi leccarmi la fica o il culo, così me li raffreddi un po’ visto che ce l’ho in fiamme..."
In meno di tre mesi Roberto fece di me una donna nuova, e di mio marito un uomo senza più alcuna dignità. Gianni preferiva quando ero io ad andare dal mio amante, perché quando veniva lui da noi lo umiliava in continuazione, trattandolo peggio di una pezza da piedi. Alla fine, lo costrinse a portare una cintura di castità, che gli potevo togliere una volta a settimana, per poi farlo masturbare davanti a noi, che ovviamente ridevamo di lui.
Se uscivamo in tre Gianni non solo doveva pagare tutti i conti, ma anche farci da autista mentre noi amoreggiavamo sul sedile posteriore, o da cane da guardia se andavamo a scopare all’aperto.
Tutto ciò aveva ovviamente ripercussioni sulla vita quotidiana, e mentre a me dicevano che sembravo ringiovanire di giorno in giorno, lui diventava sempre più cupo ed isolato dal mondo, come se avesse paura anche della sua stessa ombra.
Quello che potrebbe sembrare folle, è che se non c’era Roberto la nostra vita era del tutto normale, con io che facevo anche la casalinga come una qualsiasi donna che lavora, e lui che mi dava una mano come del resto aveva sempre fatto. Se invece l’infermiere era con noi, io mi trasformavo nella peggiore delle puttane, e Gianni in un guardone arrapato, che non aspettava altro che gli togliessi la gabbietta al pene per poter dar sfogo alla sua eccitazione.
Roberto inoltre alzava sempre di più l’asticella della perversione, anche usando i comuni giocattoli erotici come falli e plug, coi quali mi penetrava anche mentre mi stava scopando, quasi mi volesse preparare a una reale doppia penetrazione.
Una sera non poté venire da noi perché pioveva moltissimo, e così mi costrinse a masturbarmi per lui coi giocattoli che avevamo preso insieme, per poi farli usare a Gianni dicendogli in continuazione che quello era l’unico modo in cui poteva farmi godere.
In un’altra occasione decise di punirmi perché avevo permesso a Gianni di farsi una sega senza il suo permesso, così prima mi sculacciò come se fossi una bambina, per poi passare l’intera serata a farmi usare solo la bocca ed il culo, lasciando la mia passera all’asciutto.
Nonostante il forte legame a livello sessuale che avevo con quel ragazzo, per lui non provavo nulla se non appunto una forte attrazione erotica, certa che sarebbe stato lo stesso con qualunque altro uomo, perché dentro di me mi sentivo ancora legata a mio marito.
“Stasera vestiti da troia che ti porto fuori senza il cornuto fra i piedi.” mi disse un pomeriggio cogliendomi un po’ di sorpresa perché non eravamo mai usciti da soli se non di pomeriggio.
“E dove mi porti di bello ?” chiesi con una certa curiosità.
“E’ una sorpresa, ma stai tranquilla è solo una replica di una serata uscita male.”
Non osai chiedergli altre spiegazioni, così riferii a mio marito quanto mi aveva appena detto Roberto, e lui non ebbe alcuna reazione se non una quasi impercettibile alzata di spalle.
Ben conoscendo il concetto di “vestiti da troia” del mio amante, ebbi pochi dubbi su cosa mettere, quindi indossai un ridottissimo tanga, un reggiseno push-up, delle velate calze autoreggenti ed infine un abito elasticizzato molto corto, che lasciava intravvedere la balza delle calze, il tutto rigidamente nero.
Per fargli una sorpresa decisi di farmi depilare completamente la passera da mio marito, cosa che non avevo mai fatto preferendo da sempre avere un ciuffetto di peli che le facessero un po’ da cornice.
Quando Roberto passò a prendermi non degnai neanche di un saluto l’uomo che rimaneva in casa, ma del resto cosa gli potevo dire se non “Ciao vado a scopare con uno che è più bravo di te”.
“Allora dove andiamo ?” chiesi non appena salii in macchina.
“Dove ci siamo conosciuti.” mi rispose con un sorriso.
“Al club privé !” esclamai con un certo stupore.
“Sì, ma tranquilla che a me non verranno gli attacchi di panico come al coglione, in compenso tu prenderai più cazzo del solito.”
Da tempo mi chiedevo quando mi avrebbe coinvolta in un rapporto a tre, esperienza che da un lato non vedevo l’ora di fare, ma dall’altro mi metteva un po’ di paura perché in fondo era pur sempre trovarsi in mezzo a due uomini, ed era chiaro che sarebbero stati entrambi molto dotati.
“C’è qualcosa che non va ?” mi domandò vedendomi leggermente turbata
“No è che non me l’aspettavo, mettici anche che oggi mi sono depilata e mi sento la fica strana.” risposi cercando di buttarla sul ridere.
Per mia fortuna il viaggio fu breve, ma una volta arrivati al parcheggio sentii tremarmi le gambe.
“Senti facciamo così, adesso entriamo, vedi se ti piace, e se non è di tuo gradimenti ce ne andiamo via più veloci del vento, che ne dici ?” mi disse prendendomi il braccio per metterlo sotto il suo.
“Va bene, ma poi cosa mi dovrebbe piacere ? Insomma, vedere gente che scopa non è il mio massimo, quindi non saprei.”
“Non è quello che vedi o fai, ma il contesto in cui sei.” mi spiegò mentre ci dirigevamo verso l’entrata “Ci sono persone che non fanno nulla e nessuno le cerca, come c’è chi invece vuole fare uno scambio o chi fare una cosa a tre. Di base però c’è la regola che se tu dicono di no, non devi insistere altrimenti esci e non entri più.”
Mentre entravo in quel club strinsi un po’ più forte il braccio di Roberto, come se avessi paura che mi lasciasse lì da sola, ma dopo pochi minuti passati all’interno sparì ogni mio timore, tanto che lasciai la presa pur rimanendo al suo braccio.
Il vedere persone che “amoreggiavano”, o che erano più nudi che vestiti non solo non mi dava alcun fastidio, ma anzi il coraggio di rimanere lì dentro, e anche quando Roberto alzò un po’ il mio miniabito, non ebbi nulla da dire, anzi mi piaceva l’idea d’esser guardata da altri.
“Posso presentarti Gabriele, un mio amico di vecchia data.” mi disse Roberto una volta che ci fummo avvicinati al bancone del bar.
Gabriele era tutto tranne che un bell’uomo, ma mi riempì di complimenti tanto da farmi quasi vergognare, e anche se era chiaro che il loro non era stato un incontro casuale, rimasi al gioco anche perché sempre più eccitata dall’idea di farlo in tre.
“Preferisci che andiamo in una stanza di vetro o di cartone ?” mi chiese Roberto dopo aver bevuto un paio di drink.
“Scusa non capisco, qual è la differenza.”
“Vedi una stanza di vetro è per l’appunto trasparente.” mi spiegò Gabriele “Quindi chiunque può vedere quel che succede all’interno, mentre una di cartone è in realtà in cartongesso, ma garantisce più privacy, a meno che una non si metta a urlare. Inoltre, nelle prime c’è un divano e un letto, nelle seconde o l’uno o l’altro.” concluse ridacchiando.
Non sapendo quale scegliere usai un sottobicchiere per fare testa o croce, e uscì fuori la stanza di vetro.
I miei due cavalieri mi portano quindi in una stanza dove l’unico pezzo non trasparente era la porta, per poi farmi accomodare al centro del divano e mettersi quindi ai miei fianchi.
Iniziai a baciarli con passione mentre loro due mi tenevano aperte le gambe per quasi giocare con la mia passera, ora massaggiandola, ora penetrandola con le dita, facendo sì che l’eccitazione salisse in me sempre più violentemente, e non dessi alcuna importanza alle persone che ci guardavano da fuori.
Mi ritrovai ben presto col vestito quasi arrotolato sulla pancia e senza intimo, coi due uomini che si contendevano le mie labbra, quando le loro bocche non erano sul mio seno.
“Tirate fuori i cazzi così posso vedere chi ce l’ha più grosso.” dissi volendo passare ai “giochi seri”.
I due si alzarono quasi scattando, ed altrettanto velocemente si abbassarono pantaloni e mutande, tirando fuori gli oggetti dei miei desideri.
Se ben conoscevo la mazza di Roberto, quella di Gabriele non mi deluse in alcun modo, anzi aveva un odore leggermente più forte, ma non per questo sgradevole, che la rendeva più piacevole d’avere in bocca.
Mentre passavo da una mazza all’altra, vidi che al di là del vetro c’erano sempre più persone, ma questo non mi diede alcun fastidio, come se l’esibizionismo fosse qualcosa che avevo sempre avuto dentro, ma che solo in quel momento stava uscendo fuori. A un certo punto notai un uomo che non so perché, ma mi ricordò mio marito, e quella sensazione fece scattare un’altra molla nel mio cervello.
Così quasi buttai Roberto sul divano, per poi salire su di lui e prendere la sua mazza dentro di me, e subito dopo riprendere a succhiare quella di Gabriele.
I due uomini iniziarono a scoparmi in diverse posizioni, regalandomi ondate di piacere unico, e con loro diversi orgasmi molto intensi, forse amplificati dal fatto che mi sentivo non solo osservata ma soprattutto invidiata dalle altre donne.
Quando Gabriele iniziò a sodomizzarmi lo considerai come inevitabile, quello che però non m’aspettavo è che invece di fottermi in modo classico, cominciò un dentro e fuori lento quanto eccitante, che mi faceva quasi riprovare ogni volta che la sua mazza entrava nel mio ano, le stesse sensazioni del mio sverginamento anale.
“Per essere una gran puttana ha il culo stretto.” disse Gabriele all’amico.
“Te l’avevo detto che ha iniziato a scopare da poco, perché quello col marito non lo puoi considerare vero sesso.” rispose Roberto “Ora ti faccio vedere come esce di testa con un bel cazzo nel culo.”
Il mio amante poggiò la mano sulla mia passera per poi far passare due dita fra le grandi labbra e schiacciare un po’ il clito al loro interno, facendomi venire quasi all’istante.
“Mio Dio ma questa schizza peggio di un uomo !” esclamò Gabriele che poi iniziò a fottermi senza più tirar fuori il membro dall’ano, ma anche senza alzare troppo il ritmo, cosa che invece fece Roberto quando prese il suo posto, portandomi subito all’orgasmo.
Subito dopo mi ritrovai carponi con uno di loro dietro che mi scopava una delle due porte del piacere, quando non le alternava come piaceva fare a Roberto, mentre l’altro se lo faceva succhiare in modo da averlo duro quando toccava a lui fottermi.
Mi sembrò quasi d’essere sul set di un film porno, solo che invece del cameraman e del regista, c’erano almeno due decine di persone che ci guardavano, con alcune che erano ben oltre dei semplici preliminari, anche se nessuno stava realmente facendo sesso.
Quando Gabriele mi fece salire su di lui compresi cosa sarebbe successo subito dopo, ma del resto ero lì proprio per fare quel tipo d’esperienza per me nuova, così m’impalai sul suo pene, aspettando quasi con impazienza che Roberto mi sodomizzasse completando così la doppia penetrazione.
L’infermiere non usò subito la mazza, ma mi preparò con due dita che mi allargarono per bene l’ano, e quando passò alla nerchia provai ben poco dolore, ma in compenso il piacere arrivò alle stelle.
Iniziai a urlare tanto che qualcuno da fuori forse pensò che non volessi andare avanti, ma era ben chiaro che non desideravo altro che sentire quei cazzi scorrermi dentro. Presi a dimenarmi in preda al piacere a tal punto, che solo la forza dei due uomini fece sì che non scivolassi via, e anche quando mi girarono la musica per me non cambiò di una nota, ma anzi fu un crescendo che mi pareva senza fine.
“Pensa se ci fosse a guardarti quel gran cornuto di tuo marito.” furono le uniche parole che compresi, ma non gli diedi alcuna importanza, e del resto Gianni non ne meritava alcuna data la sua pochezza a letto, e per come mi aveva fatta scopare al campeggio da Pietro.
Inevitabilmente mi ritrovai sdraiata coi due uomini che mi venivano in bocca uno dopo l’altro, ed io che cercavo di prendere con la lingua lo sperma che non cadeva dritto nel palato.
Ero giunta alla fine di quel rapporto distrutta ma felice, non tanto per la scopata in sé che era stata eccezionale, quanto per aver superato un limite e senza mio marito fra i piedi.
Ci rivestimmo con tutta calma, poi Gabriele mi diede un suo biglietto e Roberto mi riportò a casa, dove Gianni m’aspettava davanti alla televisione.
“Ti sei fatta una bella scopata.” mi disse con un tono a dir poco sarcastico.
“Sì ho preso due bei cazzi insieme mentre tu ti facevi una sega guardando un porno.” risposi sapendo di ferirlo “Però se vuoi puoi leccarmi la fica o il culo, così me li raffreddi un po’ visto che ce l’ho in fiamme.”
Lo vidi alzarsi ma non per andare nella nostra camera, ma in quella di nostra figlia e compreso che forse avevo esagerato nell’offenderlo, ma del resto era stato proprio lui ad andare a cercarsela.
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