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Magda 3/4


di MissSerena
18.05.2026    |    901    |    5 9.5
"“Ma devo tenerla sempre ?” “Ma sei scemo ? Se non la togli mai diventi davvero impotente nel giro di qualche mese, ma la porterai ogni volta che starai con me in modo da non ripetere quanto..."
Dopo un mese e mezzo di rapporti di sola dominazione, Lucio era diventato uno schiavo quasi perfetto, con l’unico grave difetto di non riuscire a controllare il proprio orgasmo. Avevo pensato di provare a bloccargli l’erezione con la cintura di castità, ma ogni volta che veniva preferivo punirlo in modo classico, facendogli sempre pentire della propria mancanza.
Quel sabato avevo preferito andare a fare un po’ di shopping con un’amica, ben sapendo che non sarei tornata a casa a mani vuote, ed infatti oltre a diverse piccolezze, avevo comprato un bel paio di scarpe nere, e un elegante completo di lingerie dello stesso colore.
Una volta arrivata a casa non seppi resistere alla tentazione d’indossare quello che avevo appena comprato, per poi chiamare Lucio ordinandogli di venire da me perché avevo bisogno di lui. Le nostre rispettive abitazioni non erano molto lontane, ma quel giorno lui stabilì un piccolo record di velocità, arrivando da me in meno di venti minuti, quando la media era sulla mezz’ora.
“Che ne dici dei miei acquisti, sono di tuo gradimento ?” gli domandai non appena fu dentro il mio appartamento.
“Sì mia divina, ma cosa non ti rende una dea ?” mi rispose da vero adulatore.
“Allora sono cento euro per le scarpe che paghi tu, visto che non mi regali mai nulla, mentre io ti dedico del tempo per farti diventare un perfetto schiavo.”
Sapevo quanto guadagnava Lucio e che per lui quella spersa era più che sostenibile, ma il mio scopo non era quello di spillargli dei soldi, quanto fargli pagare un po’ il suo addestramento, facendogli fare anche il money-slave. Lui tirò fuori dal suo portafoglio due banconote da cinquanta euro, che mi porse facendo un piccolo inchino; quindi, presi i soldi per metterli sul tavolo.
“Visto che ti piacciono le scarpe leccale, compresa la suola tanto sono nuove.” gli ordinai prima di accomodarmi sulla poltrona.
Lui si chinò per eseguire il mio ordine, e non appena lo vidi poggiare la lingua sulle scarpe, decisi di dargli un’ulteriore umiliazione.
“Non devi pensare che mi hai pagato solo un paio di scarpe, anche perché prima o poi bisognerà decidere con chi debba andare a letto per sentirmi donna, visto che tu come maschio non vali nulla.” gli dissi mentre mi toccavo la passera ancora coperta dalle mutandine “Tu capisci che ogni tanto anch’io ho bisogno di farmi una bella scopata, con un vero uomo che mi apra le gambe per sbatterci dentro il suo cazzo, per scoparmi ben più dei pochi minuti che sono la tua autonomia. Del resto, credo che anche tu avrai voglia di provare il cazzo vero, magari uno di colore visto che sei un po’ razzista, non è vero ?”
“No non ci penso e non sono razzista.” mi rispose staccando per un attimo la bocca dalla suola delle scarpe.
“Non essere bugiardo con me e leccami la fica.” ribattei mentre mi toglievo le mutandine “Già ti ci vedo, messo a pecora con un bel cazzone nel culo e magari un altro in bocca. Anzi sai che ti dico ? Che vorrei essere lì vicino a te anch’io con un grosso cazzo che mi scopa mentre ne succhio un altro, però stai tranquillo che alla fine la sborra sarebbe solo la tua.”
Non so Se mi eccitasse di più La sua lingua sulla mia passera oppure l'umiliarlo così in modo palese tanto da sentire quasi Le sue lacrime fra le mie gambe.
“Adesso vai e mi prendi un bel cazzone finto perché ho voglia di scopare.” gli dissi piena di eccitazione.
“Ne vuoi uno in particolare.” mi chiese col terrore di sbagliare scelta.
“Prendi quello nero grosso che non ho mai usato con te, e vedi di fare in fretta perché voglio godere adesso !”
Lucio corse in camera per tornare quasi subito con un grosso fallo realistico di quasi trenta centimetri di lunghezza, che avevamo preso insieme qualche settimana prima, e che lui considerava più come qualcosa di inutilizzabile che come un vero gioco erotico.
“Bravo adesso scopami !” gli dissi spalancando il più possibile le gambe.
Da perfetto idiota lui s’avvicino col suo pene in erezione alla mia passera, con la faccia di chi si sta togliendo una grandissima soddisfazione.
“Cazzo fai idiota, ti ho detto di scoparmi col fallo non col tuo inutile cazzo di merda !” gli urlai in faccia piena di rabbia.
“Magda, ecco io …” balbetto rimanendo immobile come una statua.
“Tu sei un coglione ! Ora vai al gancio che m’è pure passata la voglia di cazzo finto.”
Il gancio era in realtà un anello che avevo fatto fissare al soffitto, in modo da poterci legare comodamente lo slave di turno, per poterlo punire delle sue mancanze. Vi avevo appeso Lucio un paio di volte, ma solo per piccole punizioni corporali, quasi dei preliminari in un serio rapporto BDSM. Come gli misi le manette facendole passare per il gancio, ebbi l’idea di non usare la pura violenza fisica, ma di fargli pagare la sua mancanza con una lunga sofferenza che fosse soprattutto mentale.
“T’avverto subito che prima vieni meno vasellina userò poi per incularti; quindi, vedi di non schizzare sborra fra un minuto perché giuro che te lo rompo in due, sono stata chiara ?” gli dissi mettendomi dietro di lui e facendogli sentire le mie mani sul petto.
“Sì Magda chiarissima come sempre.” mi rispose un po’ stupito.
“Bene coglione allora dimmi, davvero pensavi di potermi scopare come un vero uomo, dopo la prima che ci hai provato lasciandomi a bocca asciutta ?” gli dissi toccandolo all’interno delle cosce, ma cercando di rimanere bel lontana dai suoi genitali “Sul serio una mezza sega del tuo calibro può anche solo immaginare di far godere una donna ? Perché vedi a me il cazzo piace e pure parecchio, mi piace sentirmi posseduta da un uomo, con la sua mazza che mi scorre dentro la fica e mi fa godere, anzi impazzire di piacere per poi riempirmi del suo orgasmo facendomi venire con lui.”
“Magda io davvero non so.”
“Non sai cosa ?” feci finta di chiedergli mentre poggiavo il sedere contro il pene al massimo dell’erezione “Non sai se vorresti mettermi a pecora e poi incularmi come l’ultima delle troie ? Magari vorresti che dicessi cose tipo oh sì dammi il tuo cazzone o voglio il tuo gran cazzo nel culo. Davvero non t’è mai passato per il cervello di trattarmi come io uso te, come una puttana buona solo a usare il culo pensando solo al proprio piacere.”
Mentre gli torturavo il cervello raccontandogli quelli che in fondo erano i suoi sogni più nascosti, non smisi mai di strusciarmi contro di lui, facendo sì che la sua mazza fosse sempre in mezzo alle mie chiappe, finendo col masturbarlo in quel modo sino a quando non venne, schizzandomi il suo orgasmo sulla parte bassa della schiena.
“Magda ti prego non farmi male.” m’implorò non appena gli fu possibile parlare.
“E cosa dovrei fare darti un premio.” gli risposi mentre mi pulivo con un fazzolettino di carta “Però stai tranquillo che questa te la ricorderai a lungo.”
Iniziai la sua punizione mettendogli un collare piuttosto spesso, con l’anello dietro la schiena; quindi, feci passare in quel cerchio di metallo una corda sottile ma resistente che gli arrivava fin sotto le chiappe. Presi quindi un gancio anale, e unsi la sfera quel tanto che bastava per infilargliela nell’ano senza dover forzare troppo, per finire col legare l’anello del gancio alla corda in modo da metterlo bene in trazione.
“Se ti stai chiedendo il perché di tutto ciò è molto semplice.” gli dissi prendendo una larga striscia di cuoio lunga poco meno di mezzo metro “Ogni volta che ti colpirò per riflesso tu contorcerai i muscoli, ma quel che è peggio è che dopo li rilasserai facendo entrare ancor di più la pallina del gancio nel tuo misero culo, come puoi vedere fin d’ora.”
Lucio non disse nulla quando lo colpii sulle chiappe con la striscia di cuoio, ma non riuscì a trattenersi quando rilassò i muscoli, facendo esattamente quel che avevo previsto. Continuai a colpirlo principalmente sulle chiappe, ma senza disdegnare le altre parti del corpo, ad eccezione dei genitali perché sapevo non fosse ancora pronto per quel tipo di sadismo.
“Magda ti prego basta, imparerò a controllarmi, lo giuro.” mi disse quando il dolore divenne per lui insopportabile.
“Ah ah ah ecco la cazzata del giorno !” gli risposi prendendogli il pene in mano per masturbarlo con forza “Scommetto che vieni di nuovo in meno di due minuti, e del resto hai il cazzo che sembra debba esplodere da un momento all’altro.”
Lui cercò di resistere con tutte le sue forze, ma com’era facilmente prevedibile ebbe ben presto un secondo orgasmo, il cui frutto finì sul pavimento.
Per la prima volta da quando avevo iniziato a sottometterlo, vidi Lucio piangere per l’umiliazione, e fu proprio in quel momento che sferrai l’attacco finale alla sua mascolinità.
“Visto che non sei capace di controllarti, e che mi fa incazzare vederti sborrare ogni volta che ti ecciti troppo, useremo la cara vecchia cintura di castità.” gli dissi prendendo lo strumento di costrizione che mi era arrivato qualche giorno prima, che gli misi subito ai genitali senza che lui potesse protestare in alcun modo “Adesso ti libero dal gancio così posso vedere se funziona come dico io.”
Gli tolsi il gancio dell’ano, e subito dopo il collare, e come gli liberai i polsi, lui s’andò subito a toccare fra le gambe.
“Ma devo tenerla sempre ?”
“Ma sei scemo ? Se non la togli mai diventi davvero impotente nel giro di qualche mese, ma la porterai ogni volta che starai con me in modo da non ripetere quanto hai fatto oggi. Ora però mettiti a pecora che ho proprio voglia di farti il culo come si deve.”
Mentre lui si metteva carponi, io mi legai un grosso strap-on alla vita facendo sì che lui non lo potesse vedere; quindi, presi il flacone del lubrificante e m’inginocchiai dietro di lui. Con calma iniziai a mettergli il gel sull’ano per poi spingerglielo dentro con un dito, al quale ne aggiunsi quasi subito un altro perché Lucio era già stato ben dilatato dal gancio.
“Mi fa male il cazzo.” mi disse a bassa voce quasi se ne vergognasse “Questa cosa è davvero dolorosa.”
“Certo che è doloroso, e ti va bene che non ho messo le punte anti-erezione, però se ti piace prenderlo nel culo non è colpa della gabbietta, ma tua che sei un porco.”
Continuai sadicamente a massaggiargli la prostata per farlo eccitare un’altra volta, sino a quando non decidi che era giunto il momento di farlo mio con quel grosso fallo che avevo fra le gambe. All’inizio lo strap-on entrò senza grossi problemi, anche perché lo ungevo senza sosta, ma arrivati a metà dovetti fermarmi perché era chiaro che gli stavo facendo solo male. A quel punto tirai completamente fuori il fallo per ricoprirlo di lubrificante; quindi, lo sodomizzai di nuovo infilandone un po’ di più.
“Ma quant’è grosso il cazzo che hai preso ?” mi chiese dopo la quarta penetrazione senza che questa fosse ancora completa.
“Il più grande perché hai sborrato due volte senza permesso e vai punito.” gli risposi continuando a fotterlo un po’ alla volta “Mi spiace solo che non manca molto per mettertelo tutto dentro.”
Dopo altri tre affondi fatti nella stessa maniera, il fallo era completamente dentro il suo retto, e a quel punto iniziai a scoparlo con grande cautela, ma cercando allo stesso tempo di aumentare un po’ il ritmo man mano che sentivo meno opposizione alla penetrazione.
“Vedi che sei solo un porco in cerca di cazzo !” gli sussurrai in un orecchio mentre il fallo era tutto dentro di lui “Ora ti sfondo per bene tanto tu non puoi venire così impari la lezione.”
Vedere quella bestia di gomma entrare e uscire dal suo culo era per me il più eccitante degli spettacoli, così come il fatto di sapere che non poteva godere sino in fondo perché il pene non poteva avere un’erezione degna di questo nome.
Dopo diversi minuti, e ulteriore lubrificante, il fallo scorreva in lui senza più alcun ostacolo, e a quel punto presi a scoparlo con maggiore intensità, dandogli anche dei bei ceffoni sulle chiappe, e senza mai smettere d’insultarlo.
“Dai dillo adesso che mi volevi scopare ! Dai fammi sentire come mi volevi fottere mentre t’inculo, brutta puttana che non sei altro ! Altrimenti dimmi che ti piace il cazzo e vuoi che continui a scoparti.”
“Magda sto venendo…”
Non fece in tempo a finire la frase che lo vidi avere il suo terzo orgasmo, e questa volta senza usare in alcun modo il pene.
“Cazzo, ma allora sei proprio frocio !” esclamai stupita da quanto poco tempo avesse impiegato per arrivare ad avere un orgasmo anale.
“Io non so cosa dire, non mi era mai successo.” mi rispose a bassa voce.
“Beh c’è sempre una prima volta, però adesso togliti quella gabbietta e poi vattene, per stasera abbiamo finito, sono stanca ma soprattutto non ti voglio più vedere almeno sino a lunedì.”
Lui si tolse la cintura di castità che non avevo chiuso a chiave quindi si rivestì per poi andarsene dopo avermi salutato in modo fin troppo formale, ma del resto era talmente imbarazzato che non sapeva cosa dire senza rischiare un’altra figuraccia.
Una volta sola, mi tolsi lo strap-on per usarlo su di me, perché in fondo lui aveva avuto tre orgasmi ed io nessuno.
E questo non era affatto giusto.
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