lesbo
Marianna
23.03.2026 |
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"Marianna urlava, contorcendosi sempre di più sino a masturbarsi quasi non le bastasse quello che le stavo dando, o forse alla ricerca di quell'orgasmo che usando solo il culo non aveva mai avuto..."
Era uno di quei periodi in cui non avevo nessuna intenzione d’intrecciare un relazione seria, dopo averne finita una molto importante per colpa della gelosia della mia ex Luisa. Dopo aver sopportato per un paio d’anni sceneggiate e domande senza senso, avevo scoperto che lei m’aveva messo un trojan nello smartphone per potermi controllare a distanza, così non m’era rimasto che mettere le cose che aveva lasciato da me in una scatolone, per metterle fuori dal portone e cambiare serratura.M’ero data così alla “caccia libera”, resuscitando lo spirito dell’ape regina, senza però illudere mai qualcuna ma cercando solo di dare e donare piacere. Ero così finita a letto anche con delle ragazze piuttosto giovani, trovate soprattutto nei bar per sole donne, dove non si fanno troppe domande, tanto che a volte non si sa neppure il nome dell’amante del momento. Con loro era uscita fuori in modo prepotente la mia anima da dominatrice, tenuta troppo tempo a bada dato che con Luisa avevo voluto una relazione paritaria.
In poco tempo mi ero fatta la nomea di grande stronza, diventando però anche una sorta di esame per tutte quelle giovani che non si volevano fermare a un rapporto quasi banale. Non che fossi diventata una sadica con tanto di frusta alla Indiana Jones, mi limitavo, per modo di dire, a negar loro l’orgasmo, per poi scoparle peggio d’un marinaio che non vedeva una donna da mesi.
Marianna era la classica ragazzina decisamente troia che non sa cosa vuole dalla vita, e per cercare di capirlo le prova tutte sperando di trovare la sua via. Il tipo che veste in modo volgare credendo d’essere sexy, ma che in realtà si svende senza neppure saperlo, insomma una conquista facile e senza complicazioni.
L’avevo conosciuta una sera in un locale decisamente equivoco, dove le trans la fanno da padrone, e portarsela a letto è stato fin troppo semplice, anche se poco appagante vista la sua voglia di fare la primadonna pur non essendone in grado, sino a liquidarla regalandole un completo d’intimo preso dal mio piccolo magazzino personale.
“Ma tu hai tutto questo intimo nuovo.” mi chiese vedendo qualche centinaio di scatole ancora sigillate.
“E’ il mio lavoro, sono grossista per diversi marchi e quella che vedi è tutta roba delle collezioni degli ultimi cinque anni. A occhio hai una terza quindi quello ti dovrebbe andare bene. Ora vai altrimenti i tuoi si preoccupano che è tardi.” le risposi accompagnandola alla porta per togliermela dai piedi.
La sera successiva ero di nuovo sola, e dopo aver consumata l’ennesima cena precotta, che sono riuscita a rovinare nonostante avessi seguito tutte le istruzioni, sentii suonare il campanello.
Era Marianna con addosso un lungo spolverino che le arrivava quasi ai piedi.
“Ciao mi fai entrare ?”
“Certo, ma che ci fai qui.”
“Sono venuta per ringraziarti del regalo e per fartelo vedere meglio.”
Si aprì lo spolverino che cadde a terra, mostrandosi con solo la guepière, calze ed il perizoma che le avevo regalato ieri.
“Vero che sto bene ?” mi disse sorridendo “Solo stasera niente giochini, ma solo sesso come piace a me, anche perché si dice che tu sappia far godere una donna come poche altre !”
Avevo una gran voglia di sbatterla contro il muro, strapparle quel ridicolo perizoma per poterle infilare almeno tre dita nella passera mentre le chiudevo la bocca con la mia, che poi era quello che vorrebbe lei, ma riuscii a rimanere fredda e quindi dare inizio al mio gioco preferito, quello del gatto col topo.
"Ieri sera credevo fossi una mezza troia, ma a vederti adesso so che sbagliavo perché lo sei al cento per cento." le dissi con un tono a dir poco sprezzante.
"Ma Loredana .... tu mi hai regalato queste cose .... e io credevo che .... insomma tu."
La ragazza perse all’improvviso tutta la sua spavalderia, balbettando frasi a metà, per poi quasi mettersi a piangere un attimo prima che calassi la mia miglior carta del mazzo.
"Stammi bene a sentire ragazzina, se vuoi godere sei nel posto giusto e questo lo sai benissimo. Ma se ieri ti ho lasciato fare qualcosa, adesso comando io in tutto e per tutto, il che vuol dire che non avrai libertà d'azione ma farai tutto quello che dico io come lo dico io. Hai un minuto di tempo per pensarci, poi sai dov'è la mia camera, oppure ti rimetti quello straccio con cui sei venuta e te ne torni da tua madre."
Prima di lasciarla da sola nell'ingresso, le afferrai la testa per passarle lentamente la lingua sul lato destro del collo sino ad arrivare all'orecchio, che mordicchiai prima di dirigermi verso la mia camera.
Appena varcata la porta della camera mi tolsi il vestito certa che la vedrò comparire da lì a pochi secondi, per poi sedermi sulla poltrona in pelle appena comprata. Non feci in tempo a cercare una sigaretta che Marianna era alla porta, con un'aria fin troppo simile a quella di un agnello sacrificale, ma anche sperai con la voglia di godere come una vera donna, e non una ragazzina che crede d’esserlo.
"Inginocchiati e vieni qui fra le mie gambe." le dissi facendole ben capire che non avevo nessuna intenzione di cambiare le regole di quel gioco, dove io ordinavo e lei ubbidiva.
Marianna si mise a quattro zampe, e sculettando arrivò davanti a me, che nel frattempo avevo spostato il lembo inferiore del tanga, quel tanto che basta per scoprire la passera, ed a quel punto non ci fu neanche bisogno che le dissi cosa fare, che lei poggiò le mani sull'interno delle mia cosce per leccarmi il sesso.
La ragazzina era brava a usare la lingua, e credo che riuscirebbe a portarmi in fretta all'orgasmo se solo lo volessi, ma avevo tutt'altre idee che venire subito per poi sentirmi in dovere di ricambiare, così feci finta di pensare ad altro mentre lei diventa quasi frenetica nel leccarmi ogni anfratto della passera.
"Piano che non è il cazzo di qualche tuo amichetto in cerca di un pompino facile." le dissi irridendola "Anche perché così non mi fai godere per niente e non ho nessuna intenzione di aspettare qui il natale."
Lei rallentò usando la bocca come una ventosa nella quale succhiare le mie grandi labbra, per poi far sbattere la lingua contro il clito, come un martello sull'incudine. Sentii salirmi lentamente il piacere addosso come se mi tirassi su una coperta dai piedi fino al petto, e alla fine mi scoprii il seno per toccarmi i capezzoli, che sembravano due chiodi per quanto fossero duri.
Non dissi nulla, ma dalla mia bocca uscì solo qualche gemito sommesso, quel tanto che bastò a Marianna per capire che si stava muovendo bene, facendole credere che il mio orgasmo fosse sempre più vicino.
Come prima però non volli avere fretta, rimandando il picco del piacere a più tardi, quando dovrà farmi esplodere la testa con tutta la sua violenza.
"Spogliati e inginocchiati sul letto." le ordinai quasi cacciandola da me.
Marianna era impacciata con la guepière, ma forse era anche la prima volta che ne indossa una, così l'aiutai a denudarsi, sino a rimanere con le sole calze, che senza più alcun sostegno, le scesero sino alle ginocchia rendendola per quanto possibile ancora più attraente.
"Dimmi piccola troia in calore, sei venuta da me perché i cazzi non ti bastano più ?" le chiesi toccando ogni parte del suo corpo, per poi baciarle il collo "Oppure preferisci che ti scopi io, anche se sai già che mi prenderò anche il tuo bel culo, ma del resto sei qui proprio per questo o sbaglio ?"
"No insomma non so neanch'io, però con te è diverso." mi disse mentre gli umori le colavano lungo le cosce "I miei coetanei sono più bravi a parole che coi fatti, e gli unici due uomini con cui sono stata mi hanno trattata entrambi come una puttana."
"E non credi d'esserlo sul serio, intendo una puttana; Pensaci sei venuta da me mezza nuda solo per farti scopare peggio di ieri sera, e ancor prima che inizi hai già un lago al posto della fica. Solo sono indecisa su cosa usare, se lo strap-on di ieri sera oppure prendere quello più grande, tu che dici ?"
In realtà sapevo benissimo cosa mi risponderà, ma volli farla sentire puttana sino in fondo, una vera cagna in calore pronta a subire qualunque umiliazione pur di soddisfare le proprie voglie.
"Quello più grande, prendi quello più grande ... per piacere." mi rispose com'era ovvio che fosse.
Quando presi lo strap-on dal cassetto dei giochi il suo volto cambiò aspetto, ma del resto non credo avesse mai visto una mazza del genere, una bestia da venticinque centimetri di lunghezza per sette di diametro, che usavo raramente proprio perché eccessivo in un rapporto saffico.
Ma con lei era diverso perché lei in fondo è tutto tranne che lesbica.
Marianna al limite era bisessuale, ma in ogni caso amava la penetrazione come solo una donna etero sa fare, ma purtroppo per lei non aveva mai incontrato nessuno che la sapesse realmente soddisfare se non la sottoscritta, che non aspettava altro che una ragazza del genere nel suo letto.
"Culo in alto e testa in basso, poi apriti bene la fica così te lo sbatto dentro più che posso alla prima botta." le dissi ungendo abbondantemente la punta del fallo in modo da non farle troppo male durante la penetrazione.
Sapevo che la ragazza non aspetta altra che sentire quel fallo dentro la passera, ma volevo che m'implorasse di prenderla, così iniziai a sculacciarla con una mano ma senza metterci troppa forza, mentre con l'altra le facevo solo sentire la punta delle dita lungo tutto lo spacco della fica. Se prima era un lago, adesso Marianna è un oceano d'umori che mi colavano lungo la mano, che ogni tanto mi porto alla bocca per sentirne il sapore di giovane donna in calore.
"Loredana ti prego scopami, non resisto più." mi chiese con un filo di voce.
"Non ho sentito bene, cosa vuoi che faccia ?" le risposi prendendola in giro.
"Scopami voglio essere la tua puttana, voglio ah."
Non le feci finire la frase perché le avevo infilato almeno metà fallo nella passera, ma non le diedi il tempo di riprendere fiato, che lo sfilai quasi del tutto per respingerne dentro ancora di più, continuando così sino a quando tutta quella mazza di silicone non fu dentro di lei.
Marianna gemeva, urlava, imprecava e supplicava, il tutto in preda a un piacere che forse non aveva mai provato in maniera così forte, ma del resto era quello che volevamo entrambe, un rapporto violento che della dolcezza dell'amore fra donne non ha nulla a che spartire.
Rallentai solo quando sentii che s'avvicina troppo all'orgasmo, volendolo ritardare in ogni modo anche se sapevo che quel gioco così perverso con una ragazzina non poteva andare troppo per le lunghe.
"Girati voglio vederti in faccia mentre godi." le dissi dopo averla spinta in avanti tanto da farla cadere sul letto.
Lei fece quasi una piroetta per mettersi come la volevo io, col sedere sul bordo del letto e le gambe ben aperte in modo che potessi scoparla come meglio credevo.
Ed il mio meglio era spingerle dentro quella mazza di silicone con un solo violento affondo, per poi farla uscire il più lentamente possibile e quindi riprendere da capo. Il viso di Marianna era il ritratto del piacere, ogni volta che aveva la passera piena gemeva talmente forte che il suo era quasi un urlo, ma col mio modo di fare non riusciva a raggiungere l'orgasmo, e così non le restò che implorarmi di farla venire.
"Loredana ti prego finiscimi." mi supplicò guardandomi negli occhi.
"Se lo vuoi mettiti al centro del letto." le risposi ben sapendo che lo avrebbe fatto.
Non appena fu sdraiata in mezzo al mio letto, mi tolsi lo strap-on per poi farlo uscire il fallo dalla sua imbragatura, e mettermi quindi al suo fianco. Senza darle il tempo di capire cosa volessi fare, le infilai quel simulacro nella passera per poi scoparla con tutta la forza che avevo nella mano, socchiudendole la bocca con la mia.
Marianna non ci mise molto a venire, e l'orgasmo che ebbe fu così travolgente che rimase prima dura come una statua per un tempo che mi sembrò quasi non finire mai, per poi crollare senza forze ma appagata come non le era mai successo.
Mentre la ragazza si stava riprendendo, andai al mio cassetto preferito per scegliere il prossimo giocattolo da usare con lei, scegliendo subito un bel plug non troppo grosso, ma dotato di vibrazione tramite telecomando, che portai sul letto insieme a del gel lubrificante.
Lei comprese subito le mie intenzioni, ma non solo non disse nulla, ma si sdraiò sulle mie gambe a pancia sotto non appena mi accomodai sul letto, offrendosi così a me senza alcuna possibilità di fuggirmi.
Unsi il plug che le infilai subito nel buchetto, per poi accendere la vibrazione e sculacciarla senza alcuna forza, giusto per ricordarle chi domina e chi subisce. Quando non usavo la mano per farle arrossire un po' le chiappe, le facevo roteare il più possibile il plug nel buchetto, in modo d'allargarne l'interno ma non l'esterno, per rendere poi la sodomizzazione per certi aspetti meno dolorosa e più piacevole per entrambe.
Marianna non aspettava altro che la prendessi, ma volevo essere ben calda anch'io e soprattutto godere con lei.
"Scendi dal letto e leccami la fica." le ordinai perentoria.
Lei ubbidì, ma non appena poggiò la sua bocca sul mio sesso, misi al massimo la vibrazione del plug facendole piegare le gambe per il piacere.
"Allora vuoi fare quello che t'ho detto o ti devo inculare a secco ?" le chiesi con una certa ironia.
"Scusa è che con questo coso dentro non è facile restare calme." mi rispose mentre abbassavo quasi a zero la vibrazione per poi riportarla al massimo.
La vidi contorcersi dal piacere mentre cercava di darne un po' anche a me, ma era chiaro che potrebbe rimanere fra le mie gambe per ore, senza mai riuscire a farmi godere. Del resto era già uno spettacolo vederla in quello stato di totale sottomissione, ed il poter giocare con la vibrazione di quel plug era un di più a cui è difficile rinunciare.
"Sei proprio una capra." le dissi allontanandola da me con un piede "Si vede proprio che vuoi solo prenderlo nel culo, quindi fammi prendere qualcosa di utile allo scopo."
"Se vuoi puoi usare questo." mi rispose prendendo in mano il grosso fallo che ho usato poco prima.
"Sei sicura, guarda che con quello non si scherza ?" le chiesi colta di sorpresa dalla sua iniziativa.
"Sì di te mi fido." mi rispose con due occhi da cerbiatta che quasi mi commossero.
Quelle poche parole ebbero l'effetto di far sparire ogni idea anche lontana di sadismo, ma del resto lei era così un misto d'innocenza giovanile e perversione di donna matura al quale si può solo dire sempre e solo sì.
Risistemai lo strap-on che poi fissai ben stretta alla vita, quindi lo unsi il più possibile per poi metterle un cuscino sotto il sedere in modo d'averla all'altezza giusta. Se lei avrà la sua penetrazione estrema, io la vedrò godere attimo dopo attimo, sapendo quando fermarmi e quando invece spingere.
L'inizio della sodomizzazione filò liscia come l'olio nonostante il diametro del fallo, poi però era più il tempo che mi dovevo fermare per farla abituare a quell'ingombrante presenza nel retto, che quello in cui glielo spingevo dentro, ma del resto non poteva essere altrimenti. Per un attimo ebbi l'idea di sdraiarmi a lasciare che facesse lei, ma poi pensai che in quel modo sarebbe tutto ancora più lento, e così continuai a spingere e rimanere immobile.
Lei però nonostante il dolore godeva senza far nulla per nasconderlo, il che mi portò a non fermarmi se non quando quella bestia di silicone era scomparsa nel suo sfintere.
"Ora che sei ufficialmente una troia iniziamo a divertirci." le dissi facendo uscire quasi tutto il fallo, sul quale lasciai cadere altro lubrificante, per poi rispingerlo dentro il suo buchetto.
Ripetei l'operazione più volte, sino a quando non ero in grado di sodomizzarla senza che lei sentisse più alcun dolore, quindi la feci girare e mettere carponi per il gran finale.
Versai per l'ultima volta il lubrificante sul fallo per poi puntare decisa a quella rosetta di carne che si stava aprendo sempre di più, ma questa volta la penetrazione fu quasi brutale, tanto che riuscii ad infilarle dentro poco più di metà di quella mazza con la prima spinta.
Lei protestò, ma era più una sceneggiata che altro, giusto per non voler passare per quella che era, peccato che di quello che diceva m'importasse meno di nulla.
"Taci cagna." quasi le urlai mentre riuscivo quasi a sodomizzarla completamente come avevo fatto poco prima "Ora sei pronta per andare dietro la stazione a farti sfondare dagli africani che sono sempre lì, e, puttana come sei, ne saprai soddisfare ben più di uno alla volta."
"Io voglio che mi scopi solo tu." mi disse senza molta convinzione.
"No tu vuoi solo prendere del gran cazzo, quello che non hai mai fatto sino a oggi, e io sono solo chi te lo sta facendo capire pur non avendone uno fra le gambe."
Oramai il fallo era di nuovo tutto dentro di lei, e non mi rimase che prenderla con forza per i fianchi e scoparla come non avevo mai fatto con nessun'altra donna.
Marianna urlava, contorcendosi sempre di più sino a masturbarsi quasi non le bastasse quello che le stavo dando, o forse alla ricerca di quell'orgasmo che usando solo il culo non aveva mai avuto.
"Togliti quelle dita dalla fica o ti sfondo sul serio." le dissi dandole anche due sonore manate sulle chiappe.
"Perché ?" mi chiese portando entrambe le mani vicine alla testa.
"Perché voglio esser la sola che ti fa godere, e stai tranquilla che avrai il tuo orgasmo, ma solo quando lo vorrò io." le risposi prima di riprendere a fotterla.
Non ebbi nessuna pietà del suo bel culo, e del resto non poteva essere altrimenti visto che lei stava godendo concedendosi come non aveva mai fatto, con io che la dominavo con tutta la mia esperienza. Nonostante lei provasse un piacere quasi sconfinato non riusciva però a raggiungere il tanto sospirato orgasmo, picco del piacere che io facevo tutto per rimandare sino a quando non iniziai ad accusare i segni della stanchezza.
Così le sfilai il fallo dal retto, e senza darle tempo di dire qualcosa, glielo spinsi di colpo nella passera, per poi affondare più volte con tutta la mia residua forza.
Marianna urlò per l'ultima volta, ma questa volta fu per lei una vera e propria liberazione, qualcosa che aspettava da troppo per poterlo contenere in modo anche vagamente civile.
Finii sdraiata su di lei che ancora ansimava, ma senza dire o fare nulla, quasi avessi paura di rovinare quel momento che in fondo era solo suo. Solo quando sentii che stava tornando in sé, mi alzai per togliere lo strap-on, non mostrando però alcun sentimento, se non forse un freddo distacco.
"Vuoi che ti faccia godere ?" mi chiese timidamente.
"No che te ne vada, hai avuto quel che volevi quindi togliti dai piedi." le risposi brutalmente "Ora rivestiti, per quel poco che avevi addosso, poi dimentica quest'indirizzo e cercati un uomo che ti sbatta come una troia ogni volta che ne ha voglia, perché in fondo è quello che vuoi anche tu."
Marianna si rivestì ferita nell'orgoglio, e forse solo l'amor proprio le impedì di mettersi a piangere davanti a chi l'aveva usata a suo piacimento, per tirar fuori il peggio di sé per il puro e semplice piacere d’umiliarla.
La vidi uscire in silenzio sapendo che non busserà più alla mia porta, ma sapendo che sarà meglio così non solo per lei, ma anche per me.
Non potei però una volta smontato lo strap-on, prendere il fallo e masturbarmi con quello, per raggiungere in poco tempo anch'io il mio meritato orgasmo.
Ma per fortuna non pensando a lei.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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