tradimenti
Mara 1/4
30.03.2026 |
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"“Adesso toglietevi tutti e due dalle palle, poi domani riprendiamo il discorso, ora ho voglia solo di fare una doccia..."
Racconti liberamente ispirati dalle "confessioni" di Roberto, un mio lettore che ho voluto condividere con me le sue esperienze, storie che quindi viaggiano fra la sua realtà e la mia fantasia.Mentre mi trucco davanti allo specchio ho un solo pensiero “se mi vedesse mia figlia”.
Perché ho dei dubbi che quella ragazza che è andata via solo un anno fa, riconoscerebbe sua madre nella nuova versione “puttanone da bordello”.
Lei che mi ha sempre visto come una vecchia zitella, nonostante sia sposata con Gianni, unico uomo della mia vita, buona solo a passare dalla scuola alla casa per finire in chiesa dove sono ancora catechista.
Eppure, di giorno vive ancora quella donna con la gonna sempre sotto il ginocchio, mai una scollatura anche perché il mio seno prosperoso ci mette un attimo a diventare provocante, che si trucca solo per le grandi occasioni, mentre adesso sto finendo di farmi le labbra rosso acceso per essere ancora più sensuale.
Poi però arriva la notte e con lei la “Signora Mara” lascia il posto a un’altra Mara, una che deve ancora capire qual è il suo limite, e questo nonostante sia sempre più vicina al mezzo secolo. Sia chiaro che non sono una gran bellezza, ho sì un bel fisico se pur segnato dagli anni, ma per il resto mi sono reputata fin troppo banale, non facendo neanche qualcosa per uscire dal mio anonimato.
Forse è meglio cominciare dal principio, dall’estate scorsa quando mio marito ebbe la brillante idea d’andare col camper in un nuovo campeggio.
Ci diedero un posto proprio alla fine del parcheggio, così ci ritrovammo vicino ai bungalow, il che non ci dispiacque perché era una sistemazione molto tranquilla. I rapporti coi vicini furono sì cordiali, ma che raramente uscivano da un saluto giornaliero, come se farsi gli affari propri fosse la prima regola da seguire, e così passammo tredici giorni a maledire la decisione di cambiare campeggio.
L’ultimo giorno però accadde qualcosa che cambiò per sempre la vita mia e di mio marito.
Nel bungalow davanti al nostro camper arrivò un uomo solo sui quaranta di nome Pietro, che si dimostrò subito molto cortese, ma soprattutto con una gran chiacchiera, tanto che all’inizio ci chiedemmo se avesse sbagliato posto. In realtà era un abitudinario di quel campeggio, ma che la famiglia che occupava la piccola costruzione era dovuta rientrare d’improvviso in città, e così lui era potuto arrivare con un giorno d’anticipo.
Quando ci invitò a cena ci sembrava quasi scortese non accettare, così dopo esserci lavati Gianni ed io ci presentammo da lui con una fresca bottiglia di vino bianco. La cena fu una vera delizia per il palato, tanto che potei non chiedergli se fosse uno chef in vacanza.
“No solo un umile dilettante a cui piacciono le cose buone.” mi rispose sfiorandomi il braccio col dorso della mano.
Rimasi bloccata trovando quel gesto così fuori luogo, ma il silenzio di mio marito fu il miglior incitamento per Pietro a proseguire su quella strada. Le sue carezze si fecero via via più audaci, tanto da toccarmi il seno più volte sempre senza sia io che Gianni reagissimo in alcun modo.
“Certo che voi siete davvero una coppia quasi fuori dal tempo.” disse Pietro mettendomi una mano sul ginocchio “Sempre insieme fin da ragazzini, insomma un unico grande amore che va avanti da più di trent’anni.”
“Io amo mio marito.” riuscì a dire poco prima che la sua mano arrivasse a metà della mia coscia.
In quel momento sperai in un intervento di qualche genere da parte di Gianni, il quale invece si guardava intorno come e cercasse altrove il coraggio per fermare quell’uomo che mi stava toccando come solo lui aveva fatto sino a quel giorno.
“Devi avere dei bei capezzoli, visto che quasi bucano il vestito.” mi sussurrò Pietro mentre con l’altra mano mi palpava il seno.
Ero impietrita e non solo perché non mi ero mai trovata in una situazione del genere, ma anche per l’immobilismo di mio marito che invece era quasi più immobile di me, come se avesse paura d’intervenire.
Il nostro non dire e non fare nulla diede ancora più coraggio a Pietro, il quale sembrava anche divertito dalla situazione che si stava venendo a creare, con lui maschio dominante e noi due come delle marionette nelle sue mani.
Tutto precipitò quando Pietro mise entrambe le mani sulle mie ginocchia, per poi aprirmi le gambe, facendo quindi risalire il vestito sino all’inguine.
“Dimmi bella signora, da quanto non ti fai una bella scopata, di quelle che ti fanno sentire femmina fin dentro il midollo.” mi disse Pietro sfiorandomi con la bocca le guance.
Provai a balbettare qualcosa, ma lui chiuse la mia bocca con la sua prima di mettere una mano sulle mie mutandine che purtroppo per me, tradivano tutta l’eccitazione di quei momenti.
“No qui no.” riuscì a dire più spinta dalla paura che ci vedesse qualcuno che dal pudore.
“Hai ragione entriamo dentro.” mi rispose lui prima di darmi un lungo bacio che mi diede ben più d’un brivido.
Non so quanto tempo passò da quando Pietro staccò le sue labbra dalle mie, a quando s’alzò per poi prendermi per mano e portarmi dentro il bungalow, ma per me fu quasi un’eternità durante la quale rividi la mia vita. Dal primo bacio dato a Gianni, alla scoperta della nostra sessualità fatta la sera in cui compii diciott’anni, con lui che dimostrò subito i suoi limiti, ma la mia inesperienza fecero in modo che non li vedessi per anni. In realtà il sesso non fu mai un pilastro nella nostra relazione, anzi qualcosa di dovuto soprattutto dopo la nascita della nostra unica figlia, con rapporti sempre uguali e fin troppo veloci.
Una sera Gianni portò a casa un DVD porno, e subito andò in crisi perché le dimensioni del pene dell’attore erano molto più grandi delle sue, ma io ci scherzai sopra e cercai di fargli un pompino, pratica che lui amava mentre io detestavo, col risultato che dopo lui era KO ed io che per tutta la notte sognai di far l’amore con l’attore del film.
Ora un uomo quasi sconosciuto non solo mi aveva toccata e baciata davanti a lui, ma preso per mano per portarmi sul suo letto, con mio marito che non apriva bocca se non per respirare.
Avrei voluto che ci fermasse, che s’imponesse come uomo, magari che facesse a botte per me, ed invece era lì fermo come una statua, pronto forse a seguirci ma solo per fare il guardone.
“Se entri chiudi la porta, altrimenti chiudila lo stesso e vatti a fare un giro.” disse con disprezzo Pietro a mio marito, e del resto come non capire il suo atteggiamento da maschio dominante.
Ci aveva conosciuti da neppure dodici ore, e, nonostante ciò, mi stava portando nella sua camera con una mano ben piantata nel mio sedere, come a marcarne il possesso, pronto a farmi sua con benestare del mio coniuge.
Da uno specchio vidi Gianni dietro di noi un attimo prima che Pietro mi togliesse vestito e reggiseno, per poi stringermi a sé e riprendere a baciarmi, questa volta da vero amante, Sentii la sua mano entrare dentro le mie mutandine e riprendere a palparmi la chiappa, ma poco dopo avvenne qualcosa che mi mandò completamente fuori di testa.
Pietro infatti prese la mia mano e la portò dentro i suoi pantaloni, in modo da potergli toccare il membro, e non ci fu bisogno di vederlo per capire che era ben più grosso di quello di mio marito. Per un attimo mi tornò in mente il porno col ragazzo molto dotato, ed i sogni che avevo fatto su quell’attore, e compresi subito che sarebbero diventati realtà.
Così mentre lui si toglieva la camicia io gli feci scendere mutande e calzoni, e finalmente vedere dal vivo un pene degno di questo nome.
“Dal tuo sguardo è chiaro che non hai mai visto un cazzo come il mio.” mi disse Pietro come se m’avesse letto nel pensiero “Ora abbassati e rendigli omaggio come merita.”
M’inginocchiai davanti a lui e gli baciai la nerchia, all’inizio quasi con timore, poi fermando le mie labbra su di essa sempre più a lungo, cercando alla fine di prenderla anche in bocca.
Lui mi lasciò fare per un po’, sicuramente divertito dalla mia inesperienza nonostante non fossi più una ragazzina, che magari era più brava di me a fare un pompino.
Quando mi portò sul letto ebbi quasi la sensazione di toccare il cielo con dito, tanto fu gentile e maschio allo stesso tempo.
Dopo avermi spogliata del tutto mi fece sdraiare sul letto, ma invece di mettersi sopra di me e farmi sua, iniziò a leccarmi la passera e usare le dita come mio marito non aveva mai fatto, portandomi alla soglia dell’orgasmo senza penetrarmi in alcun modo. Quando lo fece fu semplicemente il paradiso.
Nonostante non avessi mai preso un membro del genere, Pietro me lo mise dentro senza farmi provare alcun dolore, usando tanta pazienza e certamente molta esperienza.
Il risultato fu che venni non appena l’ebbi tutto dentro, con lui che aspettò che mi riprendessi per iniziare a scoparmi.
Non sapevo cosa dire, sapendo che urlare il mio piacere avrebbe umiliato ancor di più Gianni, che ci guardava come si vede un porno per fortuna senza masturbarsi. D’altra parte, volevo far capire a Pietro quanto mi stava facendo godere, così iniziai a sussurrarglielo in un orecchio, sperando che mio marito non mi sentisse. Lui mi comprese e rimase quasi in silenzio, lasciando che il suo stesso ansimare parlasse per lui.
Ebbi un numero assurdo d’orgasmi, come se li avessi tenuti dentro per anni, per poi farli uscire tutti insieme su quel letto.
Quando mi girò come una bambola mettendomi carponi, ebbi il terrore che si prendesse la mia verginità anale, ma per mia fortuna era troppo preso dallo scoparmi per non cadere in quella tentazione.
Però il suo atteggiamento cambiò e non di poco.
Adesso parlava e anche tanto, dicendomi che ero una malata di cazzo e mio marito un buono a nulla, che si faceva scopare la moglie senza dire nulla. Compresi che quello era in fondo parte del suo essere un maschio alfa, e non gli diedi alcuna importanza, neppure quando mi mollò due sonori ceffoni sulle natiche, che fecero più rumore che male. Non m’importava nulla di quanto poteva umiliare Gianni, anche perché se lo meritava, e non dissi nulla quando mi fece alzare per portarmi davanti a un lungo specchio.
“Guarda come godi quando ti fotto.” mi disse dopo avermi fatto piegare contro lo specchio.
E io guardai.
Ma quella donna che vidi riflessa era per me una perfetta sconosciuta.
Non erano certamente i capelli per aria, o il sudore sulla pelle a rendermi irriconoscibile, ma la faccia sconvolta dal piacere, un piacere mai provato prima e che per certi aspetti mi faceva paura ma che m’affascinava proprio perché sconosciuto.
Pietro mi teneva saldamente per i fianchi mentre affondava la sua mazza dentro di me, con mio marito spettatore non pagante, ed io che alla fine compresi che dovevo pensare solo a godere.
Così ebbi un altro orgasmo, e dopo un altro e un altro ancora, finendo solo quando lui mi venne dentro, riempiendomi col suo seme caldo, che ben presto iniziò a colarmi lungo la coscia.
“Adesso toglietevi tutti e due dalle palle, poi domani riprendiamo il discorso, ora ho voglia solo di fare una doccia.” ci disse Pietro con un certo disprezzo.
Cercai di rivestirmi il più in fretta possibile, per poi quasi scappare nel nostro camper, con Gianni dietro di me che forse si chiedeva se quello che aveva appena visto era un sogno o la realtà.
Mi chiusi nel piccolo bagno dove cercai di farmi un bidè nel lavandino, come se l’acqua potesse togliere non solo lo sperma di Pietro ma anche la sensazione di sbagliato che sentivo crescere dentro di me.
“Andiamo via, adesso !” dissi a mio marito appena uscita dal bagno.
“Davvero vuoi andare via ?” mi chiese come un idiota.
“Se vuoi rimanere fallo, io chiamo un taxi e vado alla stazione.”
“Va bene stacco gli allacci e partiamo.”
Dopo neanche cinque minuti eravamo in viaggio verso casa, e per tutto il tempo si sentì solo la musica caricata sulla pennetta. Era chiaro che prima o poi avremmo dovuto parlare di quel che era successo quella sera, ma in fondo il tempo era l’unica cosa che non ci mancava, il coraggio d’affrontare qualcosa forse più grande di noi invece era assente ingiustificato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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