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tradimenti

Asia cap 22


di MissSerena
11.05.2026    |    1.314    |    1 9.2
"Pensai a quanto fosse stato cretino il marito a non riuscire a toglierle il tabù del sesso anale, per poi cedere a me la verginità di Barbara, che libera da ogni paura si concedeva senza alcun..."
“Se te la racconto non ci credi.”
La voce di Amedeo era un misto fra il divertito e l’incredulo, il che non poteva che accendere la mia innata curiosità e chiedergli che cosa l’avesse fatto ridere.
“Lui è un aspirante cuckold, e fin qui nulla di strano, forse non lo è neanche che lei vorrebbe provare, però è terrorizzata dal fatto che un altro potrebbe prendersi la sua verginità anale, cosa che non è mai riuscita al marito perché come lui s’avvicina lei urla prima di scappare via.”
“Fammeli vedere e dimmi dove abitano.”
Le foto se pur a volto coperto, facevano capire che Barbara, questo era il nome dell’aspirante sweet, era una donna sui trent’anni graziosa ma non troppo, che non sapeva esaltare i suoi punti forti, mentre lui era di una banalità quasi patetica.
“Se t’interessa stanno ad una cinquantina di chilometri da qui.” mi disse Amedeo che aveva già capito dove volessi arrivare “E forse lei ha bisogno di una donna che l’inizi all’anale prima di farlo con un uomo, non pensi anche tu ?”
“Sì può essere, vedi di contattarli e poi falla parlare con me.” gli risposi quasi pregustando il suo sedere vergine.
Convincere Barbara ad incontrarmi fu più facile del previsto, un po’ meno farle capire che non era il caso di portarsi dietro il marito, e che anche Amedeo non sarebbe stato presente. In realtà il mio fidanzato avrebbe registrato tutto, ma preferii non dirle nulla di come quella che era la nostra stanza dei giochi, fosse anche piena di videocamere.
Dopo un piccolo tira e molla fu deciso che Barbara sarebbe venuta da me venerdì sera, con l’unica accortezza di fare un piccolo clistere prima di partire, spiegandole che sull’igiene non facevo mai sconti di alcun tipo.
La donna si presentò con qualche minuto d’anticipo, e mi fu subito chiaro che era più tesa di una corda di violino, così la feci sedere sul divano più comodo per iniziare a chiacchierare di tutto tranne che di sesso. Quando decisi di virare verso la sua vita matrimoniale, lo feci partendo alla larga, chiedendole come aveva conosciuto suo marito e altri particolari della loro vita prima delle nozze.
Barbara si sciolse sempre di più, sino ad esser lei a confidarmi di come dopo il matrimonio, suo marito Carlo avesse provato a sodomizzarla, ma lei non appena aveva sentito la cappella entrarle nel retto, era poi fuggita terrorizzata dal dolore appena provato.
“A questo punto direi che l’unica cosa da fare è dare un’occhiata al tuo culetto.” le dissi neanche fossi una dottoressa “Almeno ci togliamo il dubbio se c’è qualcosa che non va a livello puramente fisico.”
“Ma non credi che mio marito se ne sarebbe accorto ?” mi rispose piena di dubbi.
“Senti un uomo quando vede un bel culo pensa solo a metterci dentro il suo pene; quindi, da questo punto di vista non è affidabile.” le risposi ridendo e facendo sì che si convincesse a spogliarsi.
“Va bene come mi devo mettere.”
“Alzati e piegati contro lo poltrona, al resto penso io.”
Non appena Barbara si sistemò le alzai il vestito scoprendole così il sedere, che era a dir poco perfetto nelle forme e proporzioni, tanto da farmi venire un po’ d’invidia pur considerando il mio uno splendore. Il fatto che fosse poi ancora vergine lo rendeva ancor più attraente, ma non caddi nella tentazione di volerla penetrare con troppa velocità, e seguii quasi scrupolosamente la mia idea di partenza.
Per darmi un tocco di professionalità in più, come se ce ne fosse bisogno in un contesto come quello, indossai dei guanti in lattice di tipo medico, per poi abbassarle le mutandine ed avvicinarmi con la testa al suo fondoschiena per poterlo osservare meglio.
“Qui è tutto a posto, nel senso che non ci sono problemi fisici.” sentenziai prima di prendere il flaconcino dell’olio per metterne un po’ su un dito “Ora inizio un piccolo massaggio distensivo; quindi, vedi di rilassarti anche si rimarrò sempre all’esterno.”
Iniziai così a metterle sempre più olio dentro il buchetto, senza però spingerlo dentro con le dita, ma facendolo entrare per caduta, cercando allo stesso tempo di massaggiarle l’ano con piccoli movimenti circolari. Barbara, che all’inizio era dura come un pezzo di legno, prese via via a rilassarsi, tanto che ad un certo punto mi sembrò che fu lei stessa a spingere indietro il sedere per cercare le mie attenzioni, che ovviamente non tardarono ad arrivare.
“Ora ti tocco un po’ la fica, così magari ti ecciti e dopo ti lasci andare ancora di più.” le dissi passandole le dita dell’altra mano nello spacco della passera.
Le gambe della donna si piegarono facendola quasi cadere, ma fu giusto un attimo perché lei riprese subito posizione quasi scusandosi per quanto era accaduto.
“Stai tranquilla perché non è successo nulla.” le risposi facendole però sentire un po’ di più la mia mano contro la sua passera.
Senza ulteriori indugi feci anche scivolare una falange dentro il suo buchetto, che pieno com’era d’olio lubrificante, l’accolse senza farle sentire alcun dolore, tanto che subito dopo le spinsi dentro un altro pezzo di dito.
“Vedi che se rimani rilassata non ti faccio male ?” le dissi vedendola vicina alla completa capitolazione “Adesso però vediamo come reagisci ad un altro tipo di stimolo.”
Mi chinai per sostituire il dito con la mia lingua, e a quel punto Barbara non seppe più trattenersi ed iniziò a gemere in modo sempre meno sommesso, sino ad esser lei stessa a chiedermi d’andare avanti, come se ci fosse bisogno di dirmi qualcosa per non farmi fermare.
Con estrema calmai presi a leccarle il buchetto girandoci intorno con la lingua, che facevo entrare ogni tanto di quel tanto che bastava per mandarla fuori giri, mentre le dita di una mano quasi giocavano col suo clitoride. Solo quando volli ricevere anch’io un po’ di quel piacere che le stavo facendo provare, m’alzai per trovare subito la sua bocca spalancata quasi alla ricerca della mia, ed il lungo bacio che seguì fu solo il primo di una serie che ci scambiammo mentre ci toglievamo i vestiti a vicenda.
“Ti prego fammi godere.” mi chiese quando ci ritrovammo entrambe nude.
“Solo se prima tu farai godere me.” le risposi sdraiandomi di pancia su un pesante tavolino con le gambe molto basse “Quindi adesso leccami bene il culo o fai quel che vuoi.”
Muovendosi con un po’ d’impaccio Barbara s’inginocchio vicino alle mie chiappe, che aprì con entrambe le mani per poi farci passare la lingua, all’inizio facendo fin troppo lentamente tutto il percorso dall’inizio del solco fin quasi alla passera, per poi finire coll’infilarmela quasi tutta dentro il buchetto.
“Vedi che sei brava, senti anche com’è bagnata la mia fica.” le dissi quasi ordinandole d’usare in ben altro modo almeno una mano.
Lei poggiò le falangi di una mano sulla mia passera, che l’accolsero schiudendosi come un fiore davanti al sole, per poi riceverle dentro dove scivolarono senza incontrare alcun ostacolo.
Diventando sempre più audace, Barbara prese quelle dita ricoperte dei miei umori, e le portò sopra il mio buchetto, per farne entrare una mentre quelle dell’altra mano ne prendevano il posto sfiorandomi il clitoride.
M’abbandonai completamente a quella donna così inesperta, ma allo stesso vogliosa di darmi quel piacere che sapeva avrei ricambiato con gli interessi, così mi godei il più possibile le sue attenzioni senza però voler arrivare all’orgasmo.
Barbara continuò a masturbare entrambe le mie porte del piacere alternandole fra loro, quando non le prendeva entrambe infilandoci dentro un numero sempre crescente di dita. Quando mi girai trovai subito la sua bocca aperta pronta a ricevere la mia lingua, che s’attorcigliò alla sua prima di spingerla nuovamente contro la poltrona, sulla quale s’andò a sedere mettendosi carponi ben sapendo cosa le avrei fatto.
Dopo averle bagnato velocemente il buchetto, la sodomizzai con due dita mentre le chiudevo nuovamente la bocca con la mia, quasi avessi paura che protestasse per chissà quale motivo. Lei invece spinse un po’ all’indietro il sedere come a cercare ancora più penetrazione, ma soprattutto facendomi capire che non aspettava altro che cedermi la sua verginità anale.
“Lo so che non vedi l’ora che t’inculi, ma non avere fretta e godi il più possibile.” le dissi ungendole ancora un po’ il buchetto prima di prendere uno strap-on non molto grande, ma indicato per il sesso anale.
“Non voglio altro che essere tua, e sai bene come.” mi rispose allargando ancor di più le gambe.
A quel punto non mi rimase che allargarle per l’ultima volta l’ano con le dita, prima di farci entrare la punta del fallo, e lasciare che lei s’abituasse a quella presenza. Quando spinsi lo feci con estrema delicatezza, quasi con la paura di farle male, ma il lubrificante fece benissimo il suo lavoro, e dopo qualche minuto l’avevo penetrata completamente.
“Dimmi ti ho fatto male ?” le chiesi già sapendo la riposta.
“No quindi continua e fammi godere.” mi rispose vogliosa d’andare avanti.
“Certo che continuo, voglio vederti urlare dal piacere.”
Pur senza arrivare ad altissimi ritmi aumentai il mio sino ad arrivare ad uno che decisi poteva andare bene per un primo rapporto, godendo nel guardarla contorcersi dal piacere sotto i miei affondi.
Pensai a quanto fosse stato cretino il marito a non riuscire a toglierle il tabù del sesso anale, per poi cedere a me la verginità di Barbara, che libera da ogni paura si concedeva senza alcun limite.
“Lo sai che la prossima volta che ci vedremo ci sarà un cazzo vero al posto di questo di gomma, e che sarà molto meno gentile di me ?” le domandai sapendo che stava per arrivare al picco del piacere.
“Sì e non vedo l’ora che succeda, però adesso tu non smettere perché voglio godere con te.”
La vidi avere il suo primo orgasmo anale, ma non volli fermarmi a quello, così mi sdraiai per invitarla a mettersi sopra di me.
“Ed è inutile che ti dica quale buco devi usare.” le dissi quasi ridendo.
Lei s’impalò infilandosi nel retto tutto il fallo quasi da consumata puttana, ma fermandosi a fine corsa anche per sistemarsi meglio, per poi dar vita ad una cavalcata che non avrei mai potuto immaginare per quanto fu per certi aspetti sconvolgente.
Barbara, infatti, sembrava avere un orgasmo ogni volta che si ritrovava lo strap-on completamente nello sfintere, ma ogni volta si alzava sino a quasi a sfilarselo per poi riprenderlo andando giù tutta in un sol colpo.
Allungai una mano verso la sua passera già sapendo che avrei trovato un lago, anche se non potevo immaginare che mi stesse quasi lavando coi suoi umori tanto erano copiosi.
“Ora mi diverto io.” le dissi facendola sdraiare al mio fianco per poi mettermi sopra di lei ed infilarle lo strap-on dentro il sesso.
Lei fu sorpresa nello scoprire che il suo bel culo quasi non m’interessava più, ma non solo non disse nulla, ma si lasciò andare ancor più di prima.
“Sì scopami e fammi godere.” m’urlò in faccia neanche ci fosse bisogno di dirmi quel che dovevo fare.
“Certo che ti scopo !” le risposi prendendole le caviglie per poter spalancarle ancor di più le gambe “Ti scopo fica e culo alla faccia del cornuto che troverai a casa.”
Iniziai a penetrarla sia davanti che dietro ben sapendo che oramai per lei andava bene qualsiasi cosa facessi, fermandomi solo dopo che ebbe un secondo orgasmo ancor più travolgente del primo, che la lasciò senza fiato per diversi minuti.
“Se vuoi un consiglio quando torni a casa racconta tutto a tuo marito mentre lo seghi.” le dissi certa che avrebbe seguito le mie indicazioni “Poi digli che non ti scoperà se non dopo averti visto con un mio amico, che ti aprirà le porte al vero piacere anale davanti a lui, e stai tranquilla che dopo del suo cazzo non saprai che fartene.”
“Ma non è che questo tuo amico mi farà male ?” mi chiese senza però molta convinzione.
“No perché gli spiegherò bene tutta la situazione, e comunque puoi dire basta quando vuoi anche se sono sicura che non succederà mai.”
La vidi rivestirsi per poi darle un ultimo bacio con la promessa che l’avrei chiamata al più presto, e del resto come potevo resistere al piacere di vedere diventare cornuto e contento un altro uomo.
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