tradimenti
Mara 2/4
06.04.2026 |
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"Com’era successo con Pietro, gli orgasmi si susseguirono senza sosta, tanto da non far capire al ragazzo quanto stessi godendo, anche perché lui non rallentò mai, se non quando mi girò per..."
Una volta arrivati a casa mio marito ed io non ci parlammo per diversi giorni, come se il silenzio potesse cancellare quello che era successo.Dentro di me combattevano diverse Mara, una voleva far finta di nulla ed andare avanti come se la nostra vacanza fosse finita un giorno prima, quindi senza aver mai incontrato Pietro, un’altra non riusciva a togliersi dalla mente il piacere che aveva provato e ne voleva ancora. A seconda del momento Mara la moglie vinceva o perdeva contro Mara la donna, facendomi sentire la versione femminile di Dottor Jackyl e Mister Hyde.
“Sei un codardo !”
Lo dissi senza pensarci mentre stavamo cenando avendo quasi paura di fare anche il minimo rumore.
Lui non mi rispose, ma lasciò la forchetta sul tavolo e si mise a piangere, così lo lasciai in cucina per andare in sala ad accendere la televisione, sperando che per una volta tirasse fuori le palle e affrontasse il discorso “cornuto e contento”.
“Vuoi il divorzio ?” mi chiese una volta che mi ebbe raggiunto sul divano.
“No voglio sapere perché non hai mosso un muscolo, insomma quell’uomo mi toccava, baciava davanti a te che non facevi nulla per fermarlo, e anche quando m’ha scopata sei rimasto immobile, e forse va già bene che non ti sei fatto una sega davanti a noi.”
“Non lo so, o forse avevo paura di fare la figura del marito geloso, o di quello incapace di farti godere, insomma ti ho visto come ti piaceva quando ti scopava, e con me quella faccia non l’hai mai avuta.”
Se non avessi potuto accettare la prima parte della sua risposta, sarebbe stato pur vero che con Pietro avevo provato sensazioni nuove, di una tale forza da cancellare anni di sesso con Gianni come del tutto inutili se non a procreare nostra figlia.
“Puoi sempre provarci, intendo a farmi godere come lui.” gli risposi prima di alzarmi per andare nella nostra camera.
Li però si consumò una delle peggiori “scene da un matrimonio” della storia dell’umanità.
Per quanto cercassimo entrambi d’impegnarci, come se poi fosse possibile andare oltre i propri limiti fisici, quello che ne uscì fuori fu un rapporto per lui al di sotto della già bassa media, e per me del tutto insoddisfacente, e alla fine ripiombammo nel nostro solito silenzio.
Dopo qualche giorno, lui mi propose di andare in un club privé, non tanto per fare dello scambismo, anche perché chi avrebbe mai preso come amante uno come mio marito, ma per vedere all’opera altre coppie sperando di trovare la nostra via al sesso.
Quel che però accadde quel sabato sera fu peggio di quanto mi potessi aspettare.
Dopo qualche minuto che eravamo dentro, vidi una donna non certo giovane che si dava da fare con un ragazzo molto più giovane di lei, davanti a un uomo che stava bevendo un drink come se niente fosse, e pensai che fosse il coniuge.
Quando feci notare il terzetto a Gianni lui iniziò a respirare male, sino a piegarsi in duce come se qualcuno gli avesse dato un forte pugno nello stomaco.
“Stai tranquilla signora, è solo un attacco di panico, a volte succede a chi viene qui per la prima volta.” mi disse un ragazzo che prese Gianni sotto braccio per portarlo fuori.
Con l’aiuto di un altro uomo raggiungemmo l’uscita dove rimasi col ragazzo che aveva soccorso mio marito.
“Scusa come hai detto prima ? Che lui ha avuto un attacco di panico.” chiesi al giovane che, visto con calma, era proprio un bel giovane.
“Sì, succede a chi viene qui per fare scambio di coppia, e poi ha paura di confrontarsi con un altro uomo. Scommetto dieci a uno che non ha un gran cazzo e che non sapevate neanche voi cosa cercare qui dentro.”
“Hai indovinato due volte, e comunque io sono Mara e ti ringrazio per quello che hai fatto.”
“Roberto e non mi devi ringraziare, in fondo sono infermiere e quindi ho fatto solo un po’ di straordinario. Comunque, se vuoi questo è il mio biglietto, magari per vederci con meno gente intorno.”
Presi il biglietto per metterlo subito in borsa, anche se non sapevo se e come l’avrei mai usato, per poi salutare il ragazzo e quindi caricare Gianni in macchina per tornare a casa.
Prima di prendere il biglietto che m’aveva dato Roberto, aspettai che Gianni finisse la cena, poi l’affrontai senza perdermi in inutili fronzoli.
“Bisogna solo decidere chi lo chiama.” dissi senza lasciargli alcuna via di fuga.
“Io non me la sento, quindi se vuoi andarci a letto chiamalo tu.” mi rispose mio marito senza avere il coraggio di guardarmi in faccia.
La telefonata che ne seguì fu per certi aspetti irreale, per altri fin troppo freddamente logica.
Roberto lavorava come infermiere, e quindi faceva i turni, il che gl’impediva di venire da noi per almeno un paio di sere, ma non c’era alcun problema per venerdì sera.
Lui dettò alcuni semplici condizioni, che accettai senza fare alcuna obbiezione, e la possibilità di dormire da noi se si fosse messo a piovere perché odiava guidare sull’asfalto bagnato.
“Non c’è alcun problema, c’è la stanza di mia figlia che è vuota.” gli dissi senza pensare a chi fra lui e Gianni ci avrebbe dormito.
Appena finita la telefonata condivisi con lui la mia posizione, per permettergli d’impostarla sul navigatore, anche se abitando in un grosso paese era di fatto impossibile non trovare casa nostra.
“Quando arriva questo Roberto, vuoi che me ne vada ?” mi chiese mio marito con una vocina quasi da bambino.
“No voglio che rimani e vedermi mentre scopo con un altro, esattamente come hai fatto quando Pietro m’ha messo le mani fra le gambe per poi portarmi a letto, con te che facevi solo il guardone.” gli risposi carica di disprezzo.
“Ti ho già detto che…” provò a ribattere prima che gli chiudessi la bocca con l’amara verità.
“Senti stammi bene a sentire perché non te lo dirò un’altra volta, tu come maschio non vali un cazzo e l’unica differenza rispetto a prima è che adesso lo so; quindi, mettiti il cuore in pace perché se vuoi scopare te ne devi andare a puttane. Se Roberto saprà farmi riprovare quelle sensazioni che ho scoperto con Pietro ne farò il mio amante, il che vorrà dire che mi potrà scopare ogni volta che vuole con o senza di te fra i piedi. Quindi adesso sta a te decidere, se vuoi il divorzio sarà quello più consensuale mai visto sulla terra, altrimenti muto come un pesce.”
Rimasi stupita dalle mie stesse parole, e del resto ero troppo arrabbiata per le mezze misure, ma soprattutto non vedevo l’ora che arrivasse venerdì sera per capire cosa volessi non tanto da Roberto quanto da me stessa.
Fra le richieste di Roberto c’erano il farmi trovare perfettamente truccata, e l’indossare una lingerie quanto più ricercata. Non essendo in grado di truccarmi se non in modo banale, andai al centro commerciale dove lo fecero per dieci euro per poi propormi i prodotti usati che presi in blocco. La spesa successiva fu in un negozio d’intimo, dove entrai con le idee ben chiare, per uscirne con un completo di pizzo nero che l’avrebbe fatto rizzare a un morto.
Quando tornai a casa Gianni mi guardò come se fossi un’aliena, ma non gli diedi alcuna importanza, e m’andai a vestire in modo sobrio ma elegante, con una camicetta di raso bianca e una gonna molto attillata nera, sperando solo che Roberto fosse puntuale perché l’attesa mi stava uccidendo.
L’infermiere arrivò in perfetto orario, e fu mio marito ad andare ad aprirgli per poi farlo accomodare in salotto.
Non appena lo vidi seduto feci il mio ingresso un po’ da diva di Hollywood, ma Roberto non mi diede modo d’aprire bocca che volle chiarire quello che voleva da noi.
“Se sono qui è perché avete accettato le mie condizioni; quindi, se ci sono dubbi ditelo adesso o mai più.” ci disse rimanendo seduto in poltrona.
Gianni disse un paio di volte che per lui andava bene, mentre io gli risposi baciandolo don delicatezza, come se volessi sentire bene il sapore della sua bocca.
“Vedo che hai capito cosa intendessi per intimo degno di questo nome.” mi disse Roberto alzandomi la gonna sino a portarla ben sopra le mutandine “Ora fammi vedere il resto.”
Cercando d’essere il più sensuale possibile mi aprii la camicetta per poi farla cadere a terra, e quindi togliermi il reggiseno per mostrargli le mie tette, che anche se non erano più quelle di quando avevo vent’anni, erano pur sempre uno dei miei pazzi forti.
“Perché non ti alzi, così posso vedere quanto sei bello ‘” gli chiesi cercando di fare un passo indietro.
Non appena lui si mise in piedi iniziai a spogliarlo, perché se con Pietro ero stata fin troppo passiva, con Roberto volevo dimostrare a me stessa di non essere solo una bambola in mano all’uomo di turno. Con una certa fretta gli tolsi giacca e camicia, per poi aprirgli i pantaloni e scoprire che non aveva alcun tipo di mutande, ma in compenso una mazza non certo inferiore a quella del mio secondo uomo.
Per non fare la figura dell’incapace, nei giorni precedenti a quell’incontro ero andata a vedere dei video porno per capire come si faceva un pompino, ma una volta che mi trovai quella nerchia davanti alla faccia compresi che la teoria è una cosa, ma la pratica un’altra e ben diversa.
Nonostante l’impaccio iniziai a leccargli la mazza cercando di prendere in bocca almeno la cappella, e tanto bastò per fargliela diventare ancora più grossa, ma soprattutto dura come un bastone di legno.
“Scommetto che hai un lago fra le gambe.” mi disse facendomi alzare per mettermi sul tavolo, dove mi sfilò le mutandine per poi leccarmi la passera.
Alla lingua aggiunse ben presto prima una e poi due dita, facendomi uscire completamente di testa, ma quello fu solo un antipasto di quello che m’avrebbe fatto provare quando iniziò a scoparmi.
Com’era successo con Pietro, gli orgasmi si susseguirono senza sosta, tanto da non far capire al ragazzo quanto stessi godendo, anche perché lui non rallentò mai, se non quando mi girò per prendermi da dietro.
Solo per un attimo vidi mio marito che mi guardava sconvolto, ma non gli volli dare alcuna importanza anche perché aspettavo da un momento all’altro che Roberto passasse alla seconda porta del piacere, quella che non avevo concesso neanche a Gianni in tutti i nostri anni di matrimonio.
Quando puntò al mio ano gli confessai che lì ero ancora vergine, ma a lui non parve neanche vero di poter essere il primo a cogliere quel fiore.
“Vai in cucina e prendi l’olio d’oliva.” disse a mio marito che ubbidì stupefatto non tanto da quella richiesta, ma dal fatto che volevo concedere a uno sconosciuto quello che a lui avevo sempre rifiutato.
Una volta avuto l’olio, Roberto iniziò a ungere il mio ano con un dito, infilandolo dentro sempre un po’ di più, sino a quando questo non prese a scorrere senza che provassi alcun dolore.
“Ora rilassati o sentirai solo un dolore insopportabile.” mi disse rimettendosi dietro di me.
Iniziai a fare respiri lunghi e profondi, e se all’inizio la sodomizzazione fu quasi indolore, dopo un po’ cominciai a sentire un certo dolore, ma non appena m’irrigidivo, lui si fermava per poi mettere altro olio sul suo pene.
Quando compresi che tutto il suo membro era dentro di me, mi rilassai ancor di più, ma fu giusto un attimo perché Roberto iniziò a scoparmi all’inizio con un certo riguardo, ma poi com’era forse giusto, trattandomi come una donna “normale” che si concede totalmente al suo amante davanti al marito.
In quei momenti mi sentii per la prima volta una puttana, ma non per questo non godevo, anzi ben presto ogni suo affondo divenne un lampo nel mio cervello. Quando poi lui mi fece di nuovo sdraiare sul tavolo quei fulmini divennero tempesta, anche perché mi costrinse a toccarmi la passera per poi farlo anche lui.
Fui come travolta da un turbinio d’emozioni, incurante di quel che mi diceva, e che certamente non erano parole d’amore, ma quasi concentrata su me stessa e sul mio piacere.
Sentii il suo orgasmo esplodere dentro di me con gli ultimi impetuosi assalti, poi la pace dopo la tempesta.
“La prossima volta vieni tu da me, ma senza di lui.” mi disse Roberto prima d’andarsene.
“Puoi starne certo.” gli risposi dandogli l’ultimo bacio, mentre il suo seme mi scendeva sulle gambe.
Andai quindi in bagno per darmi una lavata, e mentre ero seduta sul bidè iniziai a pensare a come mi sarei dovuta comportare con mio marito, perché era chiaro che nulla poteva essere come prima.
Ed infatti fu così.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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