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tradimenti

Asia cap 8


di MissSerena
12.01.2026    |    1.948    |    5 8.9
"“Ma vedi le troie come Asia godono proprio così ! Prima le devi sfondare senza alcuna pietà, poi aspetti che gli si dilati bene il culo, e dopo godono senza più alcun ritegno, non è vero bel..."
Chiedo scusa per aver sbagliato nel copia incolla e aver rimesso il capitolo 7.

Il rapporto fra Amedeo e me si era quasi cristallizzato, con lui che non aspettava altro di vedermi con qualcuno in grado di soddisfarmi come donna, ed io che ogni volta cercavo di fargli fare un ulteriore passo verso la sottomissione più completa.
Il problema era come riuscirci senza ledere troppo quel che rimaneva del suo orgoglio, facendo sì che rimanesse sempre al mio fianco senza alcun tentennamento.
L’idea buona mi venne per puro caso sfogliando un catalogo on-line d’intimo, quando fui colpita da un completo in pelle nera dalle forme non proprio classiche. Il reggiseno infatti era un classico push-up, ma le cui coppe coprivano a stento i capezzoli, mentre le mutandine sgambatissime avevano un triplo elastico sulla vita, che si poteva regolare a piacere.
Ordinai subito quei capi insieme ad un paio di classiche manette, per poi aspettare qualche giorno l’arrivo del pacco. A quel punto non mi rimase che mettermi d’accordo con Gabriele, un bull trovato per caso in rete, al quel spiegai a grandi linee le miei idee, e trovare il giorno giusto per avere libero sia lui che Amedeo.
Siccome il mio fidanzato era molto impegnato sul lavoro, gli dissi si prendersi un pomeriggio libero, promettendogli che non se ne sarebbe pentito.
“Vuoi farmi una sorpresa ?” mi chiese incuriosito dalla mia richiesta.
“Sì anche se non è il tuo compleanno, però mercoledì pomeriggio vieni con me senza dire nulla, e tranquillo che non te ne pentirai.” gli risposi prima di dargli un lungo e sensuale bacio in bocca.
Amedeo come d’abitudine ubbidì alla mia richiesta, e mercoledì torno a casa addirittura per pranzo, quasi avesse paura di fare tardi.
“Dove andiamo ?” mi chiese dopo che mi preparai indossando un semplice tailleur nero con una camicetta bianca.
“All’hotel Columbia, ho prenotato una stanza lì, ma non mi chiedere altro perché non ti dirò nulla.” gli risposi piuttosto freddamente prima di prendere le chiavi della macchina.
“Non capisco ma mi adeguo.” mi disse mettendosi la giacca “Tanto la vinci sempre tu.”
Avevo scelto hotel Columbia sia perché era abbastanza vicino a casa, ma soprattutto per la discrezione con cui trattavano i clienti, e proprio per questo era diventato quasi un punto d’incontro per chi aveva una relazione clandestina.
Alla reception bastò dire il mio nome per avere la chiave della centouno, e così in meno d’un minuto ci ritrovammo in una piccola suite composta un piccolo disimpegno, una grande camera da letto e un bagno privato.
“Una attimo che mando un messaggio e sono da te.” dissi ad Amedeo mentre scrivevo allo stallone che avevo scelto per quel giorno il numero della suite.
Mi andai quindi a sedere sulla poltrona posta proprio davanti al letto, mentre il mio fidanzato rimase in piedi come un baccalà.
“Perché non dai un po’ di sollievo ai miei piedini.” gli dissi con tono fin troppo perentorio.
“Subito amore come vuoi tu.” mi rispose inginocchiandosi davanti a me.
Amedeo non era un vero e proprio feticista dei piedi, ma non per questo non era in grado di darmi un più che sottile piacere quando leccava i miei, in special modo quando mi succhiava le dita una per una. Lo lasciai prendersi cura dei miei piedi a lungo, eccitandomi sia per quello che stava facendo, ma anche nel vederlo così succube di ogni mia volontà, sino a quando non volli divertirmi in un altro modo.
“Adesso sdraiati perché il mio turno di farti godere.” gli dissi alzandomi in piedi per poi sollevare la gonna sino a scoprirmi del tutto le gambe e non solo.
Non appena si fu sistemato sul letto mi misi carponi sopra di lui, chiudendogli subito la bocca con la mia e strusciandomi contro il suo cazzetto ancora ben chiuso dentro i pantaloni.
“Sai stavo pensando che prima o poi ti comprerò un cazzo finto, almeno per una volta potrò essere tua. Ma non oggi perché ora ho ben altri programmi per te, e credimi ti farò esplodere il cazzo.” gli dissi baciandolo sul collo.
Amedeo fu tanto stupito da quello che stavo facendo, che non riuscì a muovere un muscolo per diversi minuti, e solo dopo che mi tolsi la camicetta mettendogli in faccia il mio seno quasi scoperto, provò a mettermi le mani sul sedere.
“Eh no bello mio, oggi se fai qualcosa è solo perché te lo chiedo io.” gli dissi portandogli le mani sopra la testa “Quindi adesso stai sotto e non rompere.”
Continuai a strusciarmi sempre più lascivamente sul suo corpo, anche dopo aver fatto volare via la gonna per rimanere con quelle strane mutandine, facendo sì che Amedeo s’eccitasse a dismisura.
Quando compresi che stava quasi per venire mi tolsi da sopra di lui per farlo sedere sulla poltrona, e quindi ammanettarlo dietro la schiena.
“Adesso facciamo un altro gioco dove tu non vedi nulla ma senti tutto.” gli dissi togliendogli la cravatta che usai per bendarlo “Così posso chiamare Gabriele che sarà già nella hall ad aspettare.”
Per quell’occasione avevo scelto Gabriele che era il classico bull per coppie cuckold, che non aveva alcun rispetto verso il cornuto, ma che soprattutto usava le donne come se fossero tutte delle puttane da poche decine di euro. Amedeo non lo sopportava, il che avrebbe cresciuto il suo disagio, mentre io lo consideravo un buon toro da monta ma solo per circostanze particolari, e quella certamente lo era.
“Ciao Gabriele, sì lui è legato quindi manchi solo tu, va bene t’aspetto.” dissi tagliando corto.
Gabriele bussò dopo poco, e non appena fu dentro la stanza, mi strinse a sé per baciarmi ma anche per palparmi fin troppo energicamente il sedere.
“Com’è che il cornuto è bendato ?” mi chiese staccandosi per un attimo dalle mie labbra “Oggi non lo fai neanche guardare ?”
“No oggi voglio che capisca quanto sai farmi sentire troia solo coll’udito, ma anche che non si faccia una sega dopo l’altra mentre mi sbatti.” gli risposi quasi avvinghiandomi a lui.
Lui continuò ad insultare Amedeo senza mai smettere di farmi sentire la sua mano sulle chiappe, quando non mi sussurrava frasi sconce su quello che m’avrebbe fatto.
“Fallo sentire anche a lui.” gli dissi piano “Così inizia ad immaginare, tanto gli rimane solo la fantasia.”
“Certo che sei proprio un cretino ! Hai una bella ragazza ma non la scopi lasciando che siano altri a farlo, rimanendo sempre in un angolo a fare il guardone, e oggi non ti tocca neanche quello. Però stai tranquillo che fra un po’ le rompo il culo peggio d’una troia tanto a te va bene tutto, e lei non aspetta altro.”
“Davvero me lo vuoi mettere nel culetto forte forte ?” gli chiesi con una voce talmente falsa da sconfinare nel ridicolo.
“Sì però ora inizia a spogliarti perché per i miei gusti hai ancora troppi stracci addosso.”
Mi tolsi il reggiseno che lancia addosso ad Amedeo prima d’inginocchiarmi la fra le gambe di Gabriele e tirargli fuori la nerchia, che finì subito fra le mie labbra.
“Sì succhiami il cazzo mia bella puttana.” mi disse l’unico vero maschio presente spingendomi la sua mazza dentro la bocca sino a riempirmela tutta “Scommetto che al cornuto un pompino così non l’hai mai fatto, ma del resto lui è solo un guardone buono a nulla.”
Il sentire umiliare in quel modo così volgare Amedeo mi eccitò tanto che mi ritrovai ben presto le mutandine zuppe dei miei umori, e una volta che Gabriele mi lasciò libera la testa volli dare anch’io il mio contributo per farlo sentire ancora più inutile.
“Ora che te l’ho fatto diventare duro come l’acciaio spero tu voglia mantenere la parola.” gli dissi indicandogli il mio sedere.
“E c’è bisogno che me lo chiedi ?” mi rispose quasi ridendo “Dai mettiti sopra il cornuto così ti sfondo alla sua faccia.”
“Amore adesso lui me lo metterà nel culo, ma solo perché tu non ci riesci.” dissi ad Amedeo dopo essermi messa carponi sulle sue gambe “Però tu lo sai che questo è solo sesso e che amo solo te.”
“Sì come tu sai che io voglio solo vederti godere.” mi rispose lasciando che una lacrima gli scivolasse sul viso.
“Ma che bei piccioncini !” ci disse Gabriele mettendosi dietro di me “Vediamo se parlate ancora.”
Lui mi sodomizzò con una tale forza da togliermi l’aria dai polmoni, e fu così brutale che non riuscii a dire nulla, tanto meno urlare per il dolore.
“Peccato che non puoi vedere la tua puttana caro cornutone, perché le ho appena sfondato il culo così bene che non riesce neanche a pronunciare una parola.” disse Gabriele ad Amedeo quasi ridendogli in faccia.
“No non farle del male lei vuole solo godere.” lo supplicò il mio fidanzato facendo la figura del perfetto idiota.
“Ma vedi le troie come Asia godono proprio così ! Prima le devi sfondare senza alcuna pietà, poi aspetti che gli si dilati bene il culo, e dopo godono senza più alcun ritegno, non è vero bel puttanone che non sei altro ?”
Io cercai di non rispondergli, ma quando Gabriele mi prese per i capelli facendomi ancora più male non potei che dire di sì, e cercare di godere da quella situazione che oramai mi era chiaramente sfuggita di mano.
“Non ti ho sentito bene dimmi cosa vuoi che faccia e perché ?” mi chiese nuovamente Gabriele tirandomi un’altra volta per i capelli.
“Rompimi il culo perché il mio ragazzo non è in grado di farlo.” gli risposi quasi piangendo.
“Bene t’accontento subito.”
Per la prima volta da quando stavo con Amedeo mi sentii una vera puttana, con Gabriele che non solo usava il mio culo pensando solo a spingermi dentro la sua mazza più forte che poteva, ed io che non riuscivo in alcun modo a godere, nonostante fossi costretta a dire il contrario.
Avendo scelto per quell’incontro un vero e proprio toro da monta, non potevo neanche sperare che finisse in fretta, ed infatti lui mi aprì letteralmente in due il retto, facendomi provare solo del gran dolore e nulla più.
Neanche il fatto che Amedeo fosse così palesemente umiliato mi diede un minimo di piacere, anzi provai pena per lui che non poteva intervenire in alcun modo essendo ammanettato alla poltrona.
Aspettai stoicamente che Gabriele venisse inondandomi le chiappe col suo seme per poi andare via, lasciandomi distrutta e senza più alcuna dignità.
“Asia ci sei ancora ?” mi chiese Amedeo con un filo di voce.
“Sì un attimo che ti libero.” gli risposi cercando le chiavi delle manette che tolsi il più velocemente possibile.
Lui mi abbracciò come se volesse consolarmi dopo quell’esperienza così negativa, che però mi aveva fatto capire molte cose riguardo ai rapporti coi cosiddetti bull trovati in rete.
“Ti ha fatto tanto male ? Perché m’è sembrato di sentirti piangere.” mi domandò sempre tenendomi a sé.
“Sì ma non è quello il problema. Ho capito la lezione e ti prometto che non succederà mai più. Però devo ammettere che ho il culo in fiamme.” dissi cercando di sorridere.
“Allora fammi essere il tuo pompiere, dai sdraiati che te lo rinfresco io.”
Feci quello che m’aveva chiesto senza però comprendere le sue intenzioni, e non appena poggiai la pancia sul letto lui s’inginocchiò fra le mie gambe per iniziare a leccarmi il buchetto.
Non so se fu il sentire la sua lingua così dolce dove poco prima c’era stata la nerchia di Gabriele, che tutto era stato tranne che anche vagamente gentile, o il sapere che nonostante tutto Amedeo era ancora sotto controllo, ma iniziai a godere in principio quasi senza rendermene conto, ma via via sempre più palesemente, tanto che non mancò qualche vero e proprio urlo di piacere.
Amedeo mi portò così ad un orgasmo che nonostante arrivasse senza alcuna penetrazione, fu così intenso da paralizzarmi sul letto, e il sentire la sua lingua scemare lentamente fu la ciliegina sulla torta di un qualcosa mai provato.
Ci rivestimmo in silenzio anche perché lui non volle esser toccato in alcun modo, il che mi parve strano ma fino ad un certo punto, ma del resto i suoi meccanismi mentali erano a volte del tutto incomprensibili.
“Torniamo a casa ?” mi chiese vedendomi prendere la borsetta.
“Sì però prima fammi cancellare il nome di quel deficiente dalla rubrica, perché con lui non voglio avere più niente a che fare.”
Lui non mi rispose, ma mi prese sottobraccio per portarmi fuori da quella camera e poi a casa, mentre io speravo di dimenticare il più in fretta possibile quella giornata.

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