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Magda 1/4


di MissSerena
04.05.2026    |    1.818    |    3 9.8
"Lucio cercò di protestare, ma ogni volta che apriva bocca lo colpivo più forte dicendogli che era un buono a nulla, e che doveva pagare in quel modo il fatto di non essere in grado di farmi godere..."
Era nato tutto da un pettegolezzo, di quelli che rimbalzano da tavolo in tavolo nelle mense aziendali, e se all’inizio era sembrata la classica idiozia per prendere in giro un collega, col tempo la voce era diventata sempre più corposa, tanto da diventare plausibile.
Che l’ingegner Lucio Piccoli non avesse la faccia da furbo era fin troppo evidente, era sì il piccolo genio del reparto progettazione, ma aveva l’aria del perfetto nerd, tanto imbranato da sfociare quasi nel ridicolo. Già sembrava strano che uno così avesse non solo una ragazza, ma anche una gran bella ragazza, di quelle che fanno girare la testa a tutti gli uomini etero, e direi anche le donne lesbiche.
Quello che sembrava all’inizio poco credibile, non era tanto che lui l’avesse sorpresa con un altro, ma che lei si fosse giustificata dando le colpe a lui per le sue scarse prestazioni a letto.
Avendo da poco perso il mio schiavetto personale, che si era dovuto trasferire per motivi di lavoro in un’altra nazione, ero alla ricerca di un suo sostituto, ma non volevo il solito sottomesso da annuncio su siti specializzati, ma qualcuno da plasmare passo passo, in modo che soddisfacesse ogni mia aspettativa.
Grazie a un’amicizia in comune, riuscii a contattare la sua ex, che fu ben felice di farsi pagare un pranzo in cambio dei dettagli della sua relazione.
“Sia chiaro Lucio è un bravo ragazzo, e lavorando con lui lo sai meglio di me.” mi disse mentre mangiavamo in un tranquillo ristorante vicino al centro “E non è che sia uno col coso piccolo, insomma ci siamo capite come dimensioni non saranno quelle di Rocco Siffredi me neanche di uno sfigato. È che come si eccita, e credimi ci vuole ben poco, non riesce proprio a trattenersi, e viene una volta dopo l’altra senza neanche darti il tempo d’avere un mezzo orgasmo.”
“Ma per l’eiaculazione precoce ci sono dei rimedi, insomma se tenevi a lui ci avresti potuto provare.” le chiesi sempre più interessata a quell’uomo.
“Lo so ed infatti ne abbiamo provati diversi, compresi un paio di professoroni che secondo me l’hanno solo preso per il culo, ma alla fine non c’è stato nulla da fare.”
“Scusa e non potevi mollarlo senza farlo cornuto ?” domandai per essere sicura di fare la scelta giusta.
“Guarda che io l’avrei lasciato da un pezzo, solo lui non ne voleva sapere, così un giorno mi sono fatta trovare a letto con un altro, e poco c’è mancato che gli andasse bene anche quello ! Però dopo avergliene dette di tutti i colori, l’ho buttato fuori di casa, ma forse più per lui che per me, insomma non dico tanto, ma un minimo di dignità la vuoi avere ? Ora posso chiederti perché vuoi sapere queste cose di Lucio ?”
“Vedi adesso va dietro una mia grande amica nonché collega.” risposi mentendo spudoratamente “E visto quello che mi hai detto le consiglierò di lasciarlo perdere, insomma la mia amica è una che a letto vuole un leone e non certo un coniglio.”
La ragazza si mise a ridere, dopodiché la discussione passò ad argomenti più frivoli, e quando si trattò di pagare il conto fui ben felice di farlo, avendo avuto tutte le informazioni che cercavo.

Abbordare il mio futuro schiavo fu fin troppo semplice, in quanto presenziava a ogni evento aziendale, e la festa per un pensionamento cadde proprio a fagiolo. Mi bastò finirgli vicino un paio di volte per far sì che lui prendesse l’iniziativa offrendosi per prendermi da bere.
“Solo se poi beviamo insieme, per me ve bene dello spumante secco.” dissi sfoggiando uno dei miei migliori sorrisi.
Lucio si dimostrò fin da subito una gradevole compagnia, sapeva quando parlare, e quando invece doveva solo ascoltare, e così dopo un paio d’ore di chiacchiere decisi si passare all’attacco.
“Posso chiederti come sei venuto ?” gli domandai finendo l’ennesima flûte di spumante.
“In macchina e tu ?”
“Anch’io, perché vedi credo sia il caso di lasciare questa festa del cazzo e finire di parlare da me, ma solo se sei d’accordo ?” gli dissi sfiorandogli il collo con un dito.
“Non c’è problema, anzi uno c’è, dov’è che abiti ?”
“Via Mameli quattro, vicino al nuovo centro commerciale.”
“So dov’è quindi andiamo ?”
Ci recammo insieme nel parcheggio, e poco dopo me lo ritrovai dietro con la sua Golf ben attaccato al posteriore del mio Duetto d’epoca, auto che forse era il mio vero unico amore. Non volli correre più di tanto e per puro caso trovammo parcheggio uno vicino all’altro, a meno di cinquanta metri dal mio palazzo.
Lucio mi prese il braccio da perfetto galantuomo per andare insieme fino al portone; quindi, salimmo un piano a piedi per arrivare davanti al mio appartamento. Non feci quasi in tempo ad aprire che lui mi prese da dietro per poi girami e cercare la mia bocca con la sua, dimostrando che oltre ad esser eccitatissimo, era piuttosto imbranato anche solo a baciare una donna.
Nel breve percorso dall’ingresso alla camera fu più uno strapparsi i vestiti a vicenda, per arrivare al letto coi soli slip.
“Sdraiati voglio farti impazzire.” gli dissi spingendolo sul letto per poi mettermi carponi al suo fianco, con la testa sulla sua pancia.
Iniziai a fargli sentire le mie labbra sugli slip, che poi gli sfilai anche per poter vedere se quello che m’aveva detto la sua ex era vero, Effettivamente il suo pene era di dimensioni più che normali, ma era fin troppo chiaro che stava esplodendo, ed infatti bastarono un paio di lunghe leccate dallo scroto alla cappella per farlo venire.
Lui divenne subito rosso, ma non volli infierire, così lo ripulii con un paio di fazzolettini di carta mentre cercavo di tranquillizzarlo.
“Non ti preoccupare perché può succedere a tutti.” gli dissi riprendendogli in mano il pene “Ora te lo faccio tornare duro così poi mi diverto anch’io, e per divertimento intendo scopare e ancora scopare.”
In realtà bastò un mezzo pompino per fargli avere un nuovo orgasmo, con lui che quasi starnazzava per il piacere, neanche avesse avuto un rapporto degno di questo nome.
“Cazzo ma sei proprio birichino !” esclamai facendo finta d’esser sorpresa “Qui ci vuole qualcosa di diverso. Adesso allunga le mani verso il testaletto così te le lego e tu ti rilassi.”
“Ma sei sicura che funzioni, io questa cosa non l’ho mai sentita.” mi disse titubante, mentre faceva quello che gli avevo ordinato.
“Tu fidati che poi mi ringrazierai per il gran sesso.” gli risposi ammanettandolo al testaletto
Il fesso non solo si fece bloccare i polsi senza obbiettare, ma poi mi chiese cosa volessi fare per non farlo venire in poco tempo.
“Punirti per il tuo non essere maschio.” gli dissi prendendo un frustino che avevo sistemato sotto il bordo del materasso.
Iniziai a colpirlo piano sulle cosce e sulla pancia, senza però disdegnare ogni tanto i genitali, che nel frattempo si erano rimpiccioliti tanto da renderlo ridicolo. Lucio cercò di protestare, ma ogni volta che apriva bocca lo colpivo più forte dicendogli che era un buono a nulla, e che doveva pagare in quel modo il fatto di non essere in grado di farmi godere. Ben presto però mi stancai di quel gioco quasi innocente, e decisi di passare a qualcosa di più succoso.
“Girati col culo per aria.” gli dissi colpendogli piano il pene.
“Ti prego il culo.” mi rispose quasi piangendo.
“Ho detto girati !” replicai colpendolo più forte proprio sulla cappella.
Lui goffamente si girò sino a ritrovarsi a pancia sotto, e a quel punto le sue chiappe divennero il mio bersaglio preferito, non solo col frustino, ma anche con le mani. Non mi sfuggì la sua ennesima erezione, così lo feci sistemare carponi, in modo da avere campo libero anche sul suo ano.
“Vedi che sei solo un porcello buono a nulla se non a fare la troia.” gli dissi passando le dita lungo il solco delle sue chiappe, rallentando quando erano sul buchetto “Basta che ti tocchi il buco del culo e il cazzo prende vita, peccato che poi duri meno d’un minuto. Ora dimmi perché pur sapendo di non essere un vero maschio, ci provi con le donne ? Speri forse di trovarne una che non capisca quanto sei inutile ?”
“Perché mi piacciono le donne, il resto per me non conta.” mi rispose cercando forse il suo ultimo sussulto di dignità.
“Conta eccome altro che no !” gli dissi facendo cadere un po’ di saliva proprio sull’ano, in modo da poterla usare come lubrificante mentre l’infilavo l’indice dentro “Se ti piacciono davvero le donne stasera imparerai ad esser come loro, e col tempo diventerai più puttana di una che fa i film porno.”
Più il mio dito giocava col suo ano, più lui si contorceva per il piacere, anche se cercava di non farlo vedere per mantenere la sua dignità di uomo. Quando però gli mostrai uno strap-on di medie dimensione Lucio divenne un pezzo di marmo, preso dalla paura del dolore, ma anche da quella di perdere per sempre la sua mascolinità, per quanto questa fosse minima.
“Stai tranquillo che non ti farò male, o per meglio dire vedrò di fartene sentire il meno possibile, anche perché voglio vederti godere quando ti scopo, mentre diventi la mia puttana personale.”
Presi quindi dell’olio lubrificante che usai fin troppo abbondantemente, sia sull’ano che sullo strap-on che nel frattempo avevo indossato, facendo sì che le sue chiappe diventassero più morbide, sino a quando non fu quasi del tutto rilassato e pronto per la sua prima penetrazione.
Far entrare la punta del fallo fu abbastanza semplice, meno il resto anche continuando ad usare il lubrificante come se non ci fosse un domani, ma dopo diversi minuti, e qualche lamento di troppo, l’avevo completamente sodomizzato.
I miei primi movimenti furono molto lenti soprattutto quando gli entravo dentro, volendo che si abituasse a quella presenza che per lui era una novità. Solo quando compresi che non poteva più provare dolore diedi due affondi un po’ più decisi, ma sempre molto delicati.
“Hai il cazzo duro.” gli dissi quasi sussurrandoglielo in un orecchio “Quindi non dire che non ti piace perché sarebbe una solo una bugia.”
“Hai ragione però fai piano.” mi rispose arrendendosi all’evidenza.
“Allora girati, voglio vederti in faccia mentre ti scopo.”
Non appena mi sfilai da dietro di lui, Lucio si girò molto più rapidamente di quanto avesse fatto prima, e riprendermi il suo culo fu ancor più veloce. Mi bastò sfiorargli l pene con le dita per fargli avere quasi un orgasmo, ma non essendo mia intenzione farlo venire troppo in fretta lasciai perdere concentrandomi solo sulla sua sodomizzazione. Inoltre, vedere quel pezzo di silicone entrare e uscire dal suo buchetto mi dava un brivido che è impossibile da descrivere, se non come un infinito senso di potere sia fisico che mentale, e volendo era uno dei motivi per il quale preferivo avere dei rapporti da dominante invece che alla pari. Infatti, non disdegnavo sia il sesso etero che quello lesbo, ma la dominazione era tutta un’altra cosa, tanto che spesso uscivo da un rapporto più provata di chi avevo sottomesso.
In quei momenti Lucio era argilla grezza che dovevo modellare passo dopo passo, per avere alla fine uno schiavo senza più alcun briciolo di mascolinità, pronto solo ad eseguire ogni mio ordine, con l’unico scopo di farmi provare una qualche forma di piacere. Vederlo contorcersi davanti ai miei occhi mi dava una sorta di piacere riflesso, come se il suo godimento fosse anche il mio, ma non volendo esagerare decisi di porre fine a quel gioco prendendogli in mano il pene per farlo venire quasi subito.
“Ora che hai goduto come una troia vedi di far provare qualcosa anche a me.” gli dissi togliendomi lo strap-on per poi mettergli la passera davanti alla bocca “Col cazzo non vali niente, vediamo se almeno sai usare la lingua.”
Nonostante l’ennesima umiliazione, ed il fatto che non potesse usare le mani, Lucio iniziò a leccarmi il sesso con una certa bravura, desideroso forse di farmi venire al più presto per porre fine a quella serata.
“Sì così dai leccamela tutta.” gli dissi avendo più voglia di lui d’arrivare all’orgasmo.
Per accelerare i tempi iniziai a masturbarmi con sempre più foga, sino ad infilarmi tre dita dentro la passera, che mi diedero il meritato orgasmo, e con lui la fine delle sofferenze di Lucio.
Non mi rimase che togliergli le manette e mandarlo via in malo modo, come se mi vergognassi della sua presenza in casa mia.
“Rivestiti e vattene, e vedi di fare in fretta perché sono stanca e voglio fare una doccia in pace, quindi senza te fra i piedi.” gli dissi col tono più sprezzante che potessi avere.
“Si Magda.” mi rispose rivestendosi molto velocemente, per poi andare verso il portone di casa.
“Ci vediamo lunedì in ufficio, troia.”
Lui non rispose al mio saluto, ma uscì in tutta fretta, non sapendo quello che avevo in mente per lui per i giorni a seguire.
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