PIACERE IN BIANCO E NERO
Quella sera avevo un gran voglia di cazzo. Era estate, così, messa una maglietta e un pantaloncino leggero, me ne sono andato in un posto dove sapevo che avrei potuto incontrare. Era una zona di uffici ai margini di un parco, quindi a quell’ora non ci sarebbe dovuto essere nessuno, ma di movimento ce n’era eccome, invece. Passeggiai un po’ nella penombra dei lampioni e a fatica notai, nascosto nella penombra, sotto uno stretto porticato in marmo, un uomo sui 50 o poco più completamente nero, appoggiato al muro. Ma di un nero profondo. Neri erano anche i suoi abiti, e certo non si mimetizzava con il bianco della parete sul fondo. Eppure passava quasi inosservato e, quelli che invece lo notavano, se ne tenevano a distanza per il timore che incuteva. Era ben vestito, ma di questi tempi non ci si può fidare dei neri: dicono che sono tutti delinquenti.
Io, appena diciottenne, un po’ cicciottello, avevo spesso sognato di avere un uomo maturo sopra di me, anche nero. Così, forse per l’incoscienza dell’età o per la forza della natura, mi sono avvicinato guardingo, con cautela. Mi hanno colpito subito il bianco dei suoi occhi e quello dei suoi denti. Aveva la camicia aperta fino a metà petto, coperto da una folta peluria.
“Ciao”, mi ha detto nel vedermi, con voce pacata, profonda e molto virile.
Ho fatto un sorriso di cortesia.
“Mi faresti compagnia?”, ha aggiunto.
Era almeno, e dico almeno, 30 centimetri più alto di me. Sembrava molto gentile e mi sono avvicinato di più, forse anche troppo. Mi ha preso delicatamente per la nuca con la mano destra e si è abbassato per un darmi un tenero bacio sulle labbra. Senza pensarci troppo le ho aperte per farmi invadere dalla sua grossa lingua. Trasmetteva dolcezza e potenza nel contempo. Non ho capito più niente e mi sono lasciato andare, mentre le sue grandi mani mi accarezzavano tutto il corpo. Con l’altro braccio mi ha circondato alla vita e mi ha stretto a sé, tanto da farmi sentire la durezza nascosta nei suoi pantaloni. Nonostante la situazione, potenzialmente pericolosa, mi ha fatto sentire tranquillo tra le sue forti braccia.
Si è staccato, mi ha guardato come per chiedermi il consenso, poi mi ha messo una mano sulla spalla per farmi accovacciare col viso davanti alla sua patta. Se ne dicono tante sulla dotazione dei neri, e vi posso assicurare che quello ne era il migliore degli esemplari. Si è aperto i pantaloni ed ha tirato fuori un vero mostro già piuttosto in tiro. Non era un cazzo ma un’arma illegale.
Profumava di pulito. Non ho avuto tentennamenti ed ho cominciato a spompinarlo come potevo. Il suo grosso bastone, scuro e nodoso, entrava ed usciva dal mio viso pallido. Doveva apparire piuttosto inconsueto e, forse, per lui molto eccitante. Più lo leccavo e succhiavo e più diventava duro, fino a ché la cappella sembrava non potermi più entrare in bocca. Con le dita tra i capelli mi teneva la testa, accompagnandomi nel movimento, dandomi il ritmo. Si sentivano il rumore umido delle mie succhiate ed i suoi gemiti di piacere.
“Mmmm… Ti piace piccolo? Si, vedo, ti piace proprio. Dai, fammi godere nella tua bocca”.
Ed io succhiavo meglio che potevo. Era una verga paurosa, ed io non capivo più niente. O meglio, capivo che avrei dovuto farlo venire prima che gli venisse in mente di infilarmelo nel culo. Mi avrebbe distrutto.
“Oh, si, così, continua… così… mmmhhh”.
Non è durato molto. Pochi minuti, si è irrigidito, mi ha tenuto ferma la testa, ed è esploso con una serie di schizzi densi e saporiti che ho bevuto con avidità. Non ne ho perso neppure una goccia ed ho ingoiato tutto. Ero sicuro di averlo svuotato, anche se era rimasto duro. Gliel’ho pulito per bene con la lingua tutto attorno e l’ho guardato dal basso per cercare di capire se lo avevo soddisfatto abbastanza.
Con lo sguardo riconoscente, mi ha tirato su e mi ha stretto a sé, facendo affondare il viso nei peli del suo petto. Sentivo i battiti del suo cuore che si andava regolarizzando. Mi ha carezzato la testa. Poi, inaspettatamente, mi ha guardato accennando un sorriso, ma gli occhi dicevano altro. Erano quelli di un predatore che non lascia scampo. Si è abbassato a sussurrarmi all’orecchio e, con la sua voce virile:
“Dai, riprendimelo in bocca e puliscimelo. Non ho finito con te”.
Mi sono meravigliato della sua velocità di recupero, data anche l’età che pensavo avesse, ma una troia come me non poteva che obbedire. Così mi sono di nuovo accovacciato e mi sono dato da fare a lapparlo con impegno. Si è ripreso in men che non si dica e, con la bocca che ancora sapeva della sua crema, ho ricominciato a spompinarlo ed a segarlo, anche se la mano non riusciva a circondarlo tutto. Ogni tanto lo guardavo dal baso e lui mi guardava, con occhi rapaci.
“Adesso, dove vuoi che sborro? Vuoi che ti riempio ancora la bocca e ti bevi altro succo dei miei coglioni? O vuoi che te la sparo tutta sul viso. Oppure vuoi che ti fotto il culo fino a riempirti anche quel buco?”.
Gli ho letto negli occhi che, in realtà, non voleva affatto il mio parere. La decisione l’aveva già presa ed il mio ruolo era quello di obbedire ed accontentarlo.
“Adesso ti scopo”.
Lo temevo e lo desideravo allo stesso modo e non ho detto niente. Anche perché era molto più grosso e forte di me e non potevo più sfuggirgli. Ma chi tace acconsente e così mi ha girato verso il retro di un pilastro e mi ha tirato giù pantaloni e mutande con decisione. Con le sue grandi mani nere mi ha palpato le chiappe, le ha ammirate e, con un sibilo, le ha apprezzate. Ero incerto, un po’ confuso ma certamente carico di voglia.
“Che benne chiappette bianche! Bisogna dare loro il premio che meritano”.
Io bofonchiavo come se volessi dirgli che non volevo, ma non riuscivo ad esprimermi dall’eccitazione che provavo. Me lo sbatteva addosso per farmene sentire tutta la durezza, tutta la potenza del suo insuperabile attributo.
“Adesso ti stappo il culo”.
La frase appariva certamente minacciosa, invece lui, chinate le gambe per sistemarsi all’altezza giusta, se lo è bagnato con la saliva e mi ha preso con gentilezza. Ha puntato la cappella al punto giusto, si è chinato con le ginocchia, mi ha abbrancato forte con le sue braccia muscolose ed ha iniziato a spingere con delicatezza dal basso. Io gemevo. La grossa cappella si è fatta spazio ed è entrata con un “plop” umido, slabbrandomi il buco. Non si è fermato, ha continuato a proseguire molto lentamente. Un piccolo urlo ed ho continuato a gemere. Sembrava non finire più. Tutti e due stavamo godendo di quella reciproca sensazione. Quando mancava qualche centimetro, mi ha sussurrato all’orecchio.
“Adesso non vogliamo farci sentire, vero?”
Mi ha tappato la bocca con la mano e, in un secondo, ha dato una spinta brutale sfondandomi come mai aveva fatto un uomo prima di lui. Ho gridato nel palmo della mano ma, contemporaneamente, ho arretrato verso di lui come per farlo andare oltre, per istinto suicida. Un brivido e sono venuto senza neanche rendermene conto. Da quel momento non ha avuto più alcuna delicatezza. Ha perso la testa ed ha cominciato a chiavarmi con ferocia, a macinarmi il cazzo nel culo in tutte le direzioni. Mi ha sbranato come una belva della sua terra di origine, senza alcuna pietà, rispondendo solo all’istinto naturale di conquista, al suo piacere.
Mi ha sbattuto per un bel po’, con decisione. In me, al dolore si era sostituita l’estasi assoluta. Non è usuale farsi possedere così da un maschio così forte (e duro).
I grossi coglioni pelosi rimbalzavano sui miei e, quando è arrivato il momento che il mio budello si era adattato a quel calibro e non faceva più alcuna resistenza, ai grugniti che emetteva ha sostituito un ruggito strozzato. Tremando, ha raggiunto l’orgasmo e mi è esploso dentro. Non credevo che, venendo per la seconda volta in così breve tempo, avesse ancora così tanto sperma nei coglioni. L’ho sentito pulsare e spararmi dentro riempiendomi di crema virile, un fiotto dopo l’altro. Quasi non mi sono accorto di essere venuto anche io, ancora una volta. Mi ha sussurrato parole molto gradite all’orecchio.
“Put… ta… na. Sei una put… tana. Una puttana sfondata. La mia… puttana”.
E’ rimasto avvinghiato a me. Il respiro affannoso ed il cuore scatenato lentamente hanno ripreso il ritmo normale. Lentamente, si è eretto col busto, affondandomi le dita tra i capelli, a carezzarmi con dolcezza. Il cazzo si andava afflosciando. Si è sfilato da me ed un rivolo lucido e bianco di sperma lo ha seguito fuori, quasi ad inseguirlo per non perderlo.
Aveva dei fazzolettini umidi con cui mi ha pulito con delicatezza il buco slabbrato e si è pulito il cazzo. Mi ha quindi girato verso di lui, mi ha accarezzato la guancia con gentilezza, asciugandomi una lacrima con il pollice.
“Sei ancora più bello quando piangi. Vieni qui” e mi ha stretto al petto come un padre che conforta il figlio.
Avevo il culo dolorante ma ero rilassato e felice. In poco tempo, però, dal piacere sono passato alla tristezza perché mi sono reso conto che era tutto finito. Mi aveva usato solo per suo appagamento e non l’avrei più rivisto.
Credo che mi abbia letto negli occhi. Ha sorriso. Ho sorriso anche io, con le guance rosse di vergogna.
“Intanto andiamo, ti offro qualcosa al bar”.
Al tavolo dell’elegante bar notturno mi ha detto di essere un diplomatico africano. Sposato ma senza figli. Aveva girato in sei sedi diplomatiche ed aveva conosciuto tanti ragazzi ma mai nessuno era riuscito a prendersi fino in fondo il suo attrezzo come avevo fatto io. In pratica mi ha detto che sono la più grande troia del mondo. Non mi sono offeso, anzi ne sono stato orgoglioso.
Non riuscivo a stare seduto. Mi agitavo sulla sedia.
“Ti fa male?”.
“Beh, si”, ho dovuto ammettere. “Ma mi è piaciuto”, ho voluto precisare.
“Me ne sono accorto. Anche a me è piaciuto vederti godere mentre ti fottevo. Spero che non ti dia fastidio se ti dico che sei uno sborratoio naturale fantastico”.
Sono arrossito. “No, anzi…”
“Ci possiamo rivedere?”, mi ha detto. Non poteva farmi più felice.
Quando ha pagato il conto, il cameriere mi ha fatto l’occhiolino. Aveva capito tutto.
Pochi giorni dopo mi ha telefonato e mi ha detto di aver trovato un letto per noi. E’ venuto a prendermi con una grossa macchina sportiva. Saremmo andati nella dependance dell’ambasciata, dove abitava il suo autista. Gli aveva dato due biglietti per il cinema per lui e la moglie, che non sapeva niente. Mi ha baciato con tenerezza.
“Vuoi essere la mia amante?”
Restai un po’ indeciso e lui incalzò pesantemente.
“Vuoi essere la mia troia?”
Avevo già pronta la risposta.
“Si, sarò la tua troia e tu il mio maschio”.
“Spogliamoci”.
L’uno a guardare le progressive nudità dell’altro. La sua nerchia era spaventosa. Mi ha gettato sul letto come un giocattolo, a pancia in giù. Mi ha unto il buco con una crema anestetica e mi è venuto sopra. In breve tempo mi è entrato dentro. Mi ha chiavato duramente ma è durato poco e mi ha riempito la pancia, rimanendo a pesarmi sopra, ad ostruirmi l’orifizio. Con delicatezza ha passato le sue grandi mani sotto di me per raggiungere le mie tettine per palparmele.
“Mi piacciono queste”.
Mi ha girato di schiena sempre tenendomi sotto e si è abbassato a succhiarmi i capezzolini. Era di nuovo durissimo. Mi ha aperto le gambe e, fissandomi intensamente negli occhi, con lo sguardo autoritario di un padrone esigente, è entrato con prepotenza. Questa volta è stato brutale, senza alcun riguardo, Io, piccolo, schiacciato sotto di lui, godevo di quel trattamento. Mi sono reso conto che sono più di un ragazzino passivo; mi piace proprio essere troia a disposizione di maschi arrapati.
“Ahhh che culo, che culo…” andava ripetendo ad ogni affondo.
“Si… ohhh siii” riuscivo a sussurrare con voce sottile e disperata. “Chiavami, sfondami, spaccami il culo. Non ti fermare. Ancora, ancora. Dammelo ancora”.
La stanza era satura di gemiti, grugniti, guaiti, rugliti, di imprecazioni, di insulti, di sudore, profumava di cazzo.
Mi ha distrutto il culo a lungo prima di riempirmi di sperma. Scaricatosi dentro di me, ci ha messo ancora qualche secondo prima di sfilarsi e tirarsi su, incombendo sopra di me. Me lo ha avvicinato al viso e, mentre la sua sborra mi colava fuori dal buco martoriato, ci ha affondato facilmente tre delle sue grosse dita. Era ancora incredibilmente duro. Me lo ha messo in bocca riprendendo a fottermi, questa volta la gola, posseduto da un’energia incontenibile. La saliva straripava e mi ostruiva il naso. Stavo per morire soffocato quando, con un rantolo ferino, si è scaricato ancora una volta ed io ho ingoiato tutto. Il forte sapore del suo sperma mi ha rigenerato ed ho goduto schizzandomi addosso.
Era chiaro che, nonostante l’età, aveva una potenza inesauribile. Mi ha accarezzato la guancia.
“Sei mio”.
Era vero ed è fantastico essere ancora il suo piccolo amante. Ha preso in affitto un appartamento lussuoso per me, dove viene a scoparmi e scaricarsi ogni volta che può.
(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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