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Gay & Bisex

IL MARTIRIO DI UN ANGELO


di Foro_Romano
31.07.2026    |    2.741    |    5 8.2
"Il ragazzo urlava a squarciagola dal dolore, ma la bestia non si impietosì, grugniva, non gli dette tregua e cominciò a montarlo ferocemente..."
IL MARTIRIO DI UN ANGELO

Mi ero regalato una vacanza a Berlino. Pochi giorni, quanto basta per scaricare la tensione del lavoro. Ho preso alloggio in un alberghetto proprio sopra un pub gay, che lavorava proprio con gli uomini che si rimorchiavano nel locale. L’intenzione era, ovviamente, quella di fare un bell’incontro più o meno memorabile, ma la prima sera non è stata affatto soddisfacente. Quel locale non era dei migliori: piccolo e pieno di checchine che rimorchiavano anche solo per soldi. Io sono sempre stato molto passionale ed ho sempre guardato oltre l’aspetto estetico. Un maschio mi deve andare “a sangue”. Così, alle prime ore del mattino, mi sono ritirato nella mia stanza mogio-mogio accettando il fallimento, ma con la certezza che mi sarei rifatto la sera successiva.
Anche la notte non andò bene. Non sono riuscito a dormire, come penso nessuno in quell’albergo. Nel cortile si sentivano due, presi dalla lussuria, darcela dentro di brutto. Si sentiva benissimo il rumore della monta, dei colpi assestati tra le chiappe, del letto che subiva una prova da sforzo notevole. Si sentiva un maschio come avrei voluto io che fotteva senza pietà, che infilzava l’invidiatissima troia.
“Volevi il cazzo? Tieni, prendilo tutto in culo, puttana”.
“Oddio, aaahhh, così mi sfondiii”.
“Certo, finocchio rottinculo. Che ti aspettavi? Di limitarti a un bocchino? Sei una zoccola. Prendi. Ti ci ficco anche le palle”, gli rispondeva una voce profonda.
“Aaahhhiii, si, si, siii, ancora, ancora, più forte”.
Grugniti contro guaiti, ruggiti contro lamenti. Tutte le espressioni contrapposte di due individui impegnati l’uno a dare dolore per provare la sua superiorità e l’altro a subire volutamente sottomesso a quella furia selvaggia. Chiaro che per ambedue era solo e puro piacere. L’urlo liberatorio dell’animale mentre si scarica nel buco appena sfasciato. E non una volta sola. Non so quante, per ore. So solo che quella notte l’ho passata da invidioso ad immaginarmi di essere io la “vittima”, di sentirmi dentro quel cazzo duro e focoso, a segarmi come un adolescente fino a che il sonno non ha avuto la meglio.
Il giorno successivo ho fatto un giro per le strade, una visita ad un museo e qualche grosso wurstel con senape che mi ha aumentato, se possibile, la voglia di qualcosa di simile ma più duro e con una crema diversa. Non dovevo perdermi un’altra serata e decisi di andare in un locale che poteva offrire di più.
Dopo l’ingresso con guardaroba, si apriva un’ampia sala con luce soffusa dove, su un lato, era un grande bancone bar con dei camerieri da fare invidia a Tom of Finland. Nel resto c’erano dei divanetti a formare vari salottini ed un grande spazio libero con alcuni semplici tavolini su cui appoggiare il bicchiere stando in piedi a conversare. E c’erano tanti maschi di tutte le età, di tutti i colori, per tutti i gusti.
Ho preso da bere ed ho cominciato a girare col mio gin-tonic in mano, scambiando sguardi più o meno interessati. Un ambiente veramente universale, dove non c’erano distinzioni di etnia o di religione, dove ci si sentiva liberi di esprimere sé stessi. C’era persino anche uno che camminava a quattro zampe trascinato con un collare dal suo padrone, e mentre quello parlava tranquillamente coi suoi amici, lui era lì, accucciato ai suoi piedi con devozione.
Ho visto tanti che scendevano per una larga scala che stava in un angolo. Ho capito e anche io mi sono avventurato per quei gradini. Come mi aspettavo, sotto c’era una dark-room enorme illuminata da una luce rossastra, non tanto oscura da non vedere le persone. Era costituita da più piani digradanti, tutti in metallo, così come i parapetti da cui si poteva vedere di sotto, e rampe che li collegavano.
Girando, ho visto maschi che si abbracciavano forte, che si baciavano con trasporto, che facevano e ricevevano pompini davanti a tutti, senza vergogna, anzi piuttosto orgogliosi di dare spettacolo. Un ragazzo molto giovane ha colpito la mia attenzione (e non solo la mia). Era bellissimo. Piccolino, dalla carnagione chiara, biondo, occhi azzurri. Un vero angioletto che vagava ingenuo e spaesato, sorpreso da quello che lo circondava in quella bolgia infernale. Con l’aria innocente, dava proprio l’impressione di essere la prima volta per lui. Certamente accendeva le voglie dei tanti maschi presenti, ma non era proprio quello che io, in quel momento, andavo cercando.
Mi accorsi di essere seguito da un maschio fantastico evidentemente interessato a me, forse solo per essere nuovo in quel posto. Alto, muscoloso, vestito solo con due cinghie di pelle nera che si incrociavano sul torace. Che potevo desiderare di meglio! Quindi ci siamo addossati ad una parete, ci siamo baciati, gliel’ho preso in mano e… è venuto. Così, subito. Che delusione! Mi ha ringraziato. Era felice, io un po’ meno ed ho ripreso a girare.
Mi si è avvicinato uno non eccessivamente bello ma non male, a torso nudo, peloso. Non sono stato a fare lo schizzinoso, specialmente con la fame di cazzo che mi era venuta. Sicché abbiamo cominciato a pomiciare. La mia mano sul suo bozzo, la sua sulla mia chiappa. Baciava divinamente. Se l’è tirato fuori e mi sono abbassato a succhiarglielo. Bello, di proporzioni normali, ma sodo al punto giusto. In breve tempo siamo arrivati allo scopo (mettete l’accento dove volete). Io piegato che mi tenevo ad una delle sbarre del parapetto mentre lui mi ha chiavato alla grande davanti a tutti. In quel posto, non c’era di che vergognarsi o trattenersi anche perché, bene o male, anche gli altri erano impegnati. Era proprio quello che ci voleva per me ma, a quanto pare anche per lui.
Benché offuscato dal piacere, ho visto, al piano di sotto, una scena che ricorderò per sempre con passione ed orrore assieme. L’angioletto era seguito da un maschio alfa decisamente bono, ancora più di quello col quale avevo avuto a che fare poco prima. Alto, muscoloso, peloso, con solo un costume che gli copriva i genitali, ma il bozzo che si vedeva non lasciava dubbi sulla dimensione del suo cazzo. Doveva essere il capo di una qualche gang poco raccomandabile perché c’erano con lui altri maschi chiaramente sottoposti a lui.
Il ragazzino se ne era accorto e cercava di allontanarsi per sfuggirgli, ma più aumentava il passo e più quello gli stava dietro con i suoi uomini. Il giovane però non conosceva il luogo e non sapeva che si stava sempre più avventurando in un settore che terminava in una stanza chiusa, senza via di uscita, anch’essa, come tutto, in metallo. Praticamente una grande gabbia.
Quando si trovò in trappola, non ebbe modo di fuggire. L’energumeno gli si avventò addosso come una belva con la preda, lo strinse tra le robuste braccia e, in poco tempo, anche con l’aiuto dei suoi uomini, lo denudò completamente. Quello strillava inutilmente, la grande differenza muscolare non gli permetteva di sfuggirgli. Tutti i presenti si fermarono ad osservare con interesse e nessuno si mosse in suo aiuto. Oltre che terribile, la scena era fin troppo eccitante.
Senza dire una parola, il maschio lo girò, lo costrinse a piegarsi in avanti, coi sui uomini che lo tenevano fermo e, in men che non si dica, gli sfondò il culo. Doveva essere assolutamente vergine perché, nonostante le spinte feroci, ci volle un bel po’ di tempo prima che quell’enorme palo entrasse tutto fino alle palle. Il ragazzo urlava a squarciagola dal dolore, ma la bestia non si impietosì, grugniva, non gli dette tregua e cominciò a montarlo ferocemente. Intorno, alcuni si segavano eccitati.
Ci vollero più di dieci minuti prima che l’aggressore gli si scaricasse dentro, ululando forte alla stregua delle grida e del pianto del cucciolo. Fu un vero e proprio stupro. Tale fu il crescendo dell’eccitazione che alcuni sborrarono in terra nello stesso momento. Inutile dire che, sfilata la mazza de quel culetto sventrato, mentre una grande quantità di sperma gli colava fuori, anche i suoi uomini ne approfittarono. Uno per volta, tutti loro lo sfondarono con forza e si scaricarono fino all’ultima goccia. Non ricordo quanti fossero. Mentre uno lo scopava, a volte qualcun altro gli sborrava in faccia e in quella bocca aperta per urlare.
Io ero distante, ho visto tutto dall’alto, ma ero impegnato a farmi inculare duramente e, a quella scena, il mio stallone, ingrifato all’inverosimile, tenendomi saldamente per i fianchi, con un rantolo, sparò tutto il suo carico.
Anche io venni travolto dall’orgasmo e sborrai senza toccarmi dal mio cazzo moscio e dimenticato. Mi succede sempre così. Quando vengo scopato, la mia attenzione è tutta concentrata sul mio buco scassato e il mio piacere è esclusivamente anale.
Quando ripresi fiato, scesi in basso ma riuscii a vedere solo e di sfuggita l’angelica vittima che correva fuori, verso una ormai tarda ed inutile salvezza. Si rivestiva alla bell e meglio, col corpo e la testa coperti completamente di sperma e, prima che si tirasse su i pantaloni, vidi un interminabile rivolo di crema bianca che gli usciva dal culetto.
Non so cosa provai in quel momento. Un misto di immedesimazione nel trauma che aveva subito, di rabbia per non averlo potuto impedire e persino di invidia perché avrei voluto essere io al suo posto e mi sarei fatto fare possibilmente anche di più, incitando quella gang di maschi a scaricare su di me la loro ferocia sessuale.
Dopo, tutto in quel locale tornò normale, come se non fosse successo niente. Non so se venne allertata la polizia ma, di certo, l’angelo è rimasto segnato a vita da quella esperienza e, forse, ripresosi dalle ferite fisiche (al buco) e morali, avrà scelto di proseguire sulla strada della perdizione.

(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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