Gay & Bisex
GLI AMANTI DEI MIEI AMANTI SONO MIEI AMANTI
07.11.2025 |
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"Non aveva mai avuto un rapporto con una donna, ma si reputava ancora indeciso (valle a capire ‘ste zoccolette!)..."
GLI AMANTI DEI MIEI AMANTI SONO MIEI AMANTIPersonaggi:
LEONARDO, calabrese, 19 anni, piccolo di statura, moro, occhi verdi, poco peloso dappertutto, un filo di barbetta fina e rada.
SILVIA, amica, veneta, stessa età, alta, slanciata, bionda, occhi azzurri, le facevano tutti la corte e lei ci andava.
CARLO, fidanzato di Silvia, pugliese, più grande, 27 anni, alto e robusto, sguardo da presa in giro.
ERNESTO, giovane amante di Carlo, viterbese, adolescente, sessualmente indeciso (prima).
RENATO, proprietario della pizzeria, 60 anni, sposato, senza figli, amante segreto di Ernesto.
Gli interpreti siete voi. Sceglietevi pure il ruolo che preferite.
Ecco, aspettate un attimo. Abbiate un po’ di pazienza. Prendetevi in mano l’uccello e preparatevi. Lo so, è ancora moscio, ma tenetelo al caldo e aspettate, che vi racconto.
Era il primo anno di università. Ero in città, mica al mio paesello sperduto in Calabria. In facoltà conobbi una ragazza, mia coetanea, molto simpatica, con la quale divisi la casa presa in affitto. Lei, Silvia, era veneta. Alta, slanciata, bionda e con gli occhi azzurro mare. Tutti se la filavano ma lei ci scherzava un bel po’e poi, se quel giorno le girava, ci andava a letto. Se si fosse saputo al paese, sarebbero rimasti svergognati, lei, i suoi genitori e tutto il parentado (almeno a parole).
La mattina c’erano le lezioni ed il pomeriggio stavamo a studiare nelle nostre rispettive stanze, ma la sera andavamo a casa di amici o li ospitavamo noi. Con loro si parlava, si rideva, si scherzava, si mangiava una pizza. Nei fine settimana andavamo in una discoteca vicina e ci ubriacavamo, perché non dovevamo guidare per rientrare, ma non era facile lo stesso. Ci sostenevamo a vicenda, ma alla fine arrivavamo e, con le ultime forze, crollavamo sul letto. Tra me e lei c’era un rapporto bellissimo, da veri amici. Un giorno mi disse:
“Leonardo, dimmi un po’, siamo ormai amici da tanto, sappiamo tutto l’uno dell’altro, abbiamo tanti interessi in comune, perché non ci mettiamo insieme?”
“Ma Silvia, che t’è preso? Ma quali interessi in comune: te sei vegana e a me piace la bistecca, a te non piace l’aglio e a me si, a te non piacciono le salse, le “cremine” come le chiami tu, quando a me di certe creme vado pazzo. E poi segui tutte le mode sull’alimentazione, sulla ginnastica, su una dieta, su quell’altra”. Poi, data la confidenza che avevamo, mi sono deciso ad aprirmi completamente a lei: “In comune abbiamo un solo interesse: ci piacciono gli uomini”.
Rimase esterrefatta, questa non se l’aspettava. Pensava di sapere tutto di me ma non sapeva che tutti hanno dei segreti che non condividono tanto facilmente con gli altri, perché ci sono molti imbecilli che parlano male di tutto ciò che non conoscono, per pregiudizio e tanto per farlo. Quelli a cui piacciono le mele parlano male di quelli che amano le arance, e viceversa. Quelli che si astengono di parlar male di questo e di quello mostrano una maggiore intelligenza, contro l’ignoranza degli altri.
“Ma davvero! Ti piacciono gli uomini?”
“Manchi di osservazione, mia cara”.
“E che genere di uomini?” (ecco la curiosità femminile).
“Quelli più grandi di me, sia in altezza che in età, e possibilmente muscolosi e pelosi”.
“A, va be’. Se le cose stanno così, niente da dire”.
Poi, sapete come va la sfiga? Fu lei a trovarne uno così. Era più grande, ma poi non così tanto. Aveva 27 anni, pugliese. Alto e robusto, peloso, con uno sguardo da presa in giro. Carlo, si chiamava (e si chiama). Quando si chiudevano in camera i guaiti di lei si sentivano per tutto il palazzo. E io, a tirarmi seghe immaginandomelo addosso.
“Guai se me lo tocchi” mi diceva e io (che potevo fare?) pian piano mi abituai a fare loro da accompagnatore quando andavamo a divertirci.
Un giorno che eravamo soli perché lei era dovuta uscire urgentemente ad accompagnare un’amica per negozi, mi ha detto:
“Ti credi che non lo so?. Silvia me lo ha detto che sei frocio”.
“Ah si? Bella amica! Va in giro a spiattellare a tutti i miei segreti”.
“Ma non ce n’era bisogno: mi ero accorto da come mi guardavi con la bava alla bocca”.
“Ok, lo ammetto, mi piaci. Ma non ti preoccupare, non ti salto addosso”.
“E fai male”.
“In che senso, scusa?”.
“Nel senso che neanche tu mi sei indifferente”.
“Cooosa! Vuoi dire che tu, il tipico maschio meridionale stracciafighe, quello che non ha bisogno di chiedere perché c’ha le donne supplicanti ai piedi, ha interesse per me?”
Mi si avvicinò ad un centimetro dal mio naso.
“Esatto. Hai capito bene. Oltre alle donne, mi piacciono i tipini come te: piccoli, ben fatti e pronti all’uso”.
“Pronto all’uso? Ma per chi mi hai preso?”
Mi ha schiacciato alla parete e mi ha infilato la lingua in bocca per un lungo bacio passionale. Mi sono sciolto come neve al sole. Ero pronto all’uso. Senza dirci niente, mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha fatto inginocchiare davanti alla sua patta, premendomela sul muso. Lo sentivo già rigido. Si è slacciato cinta e pantaloni e me lo ha sbattuto in faccia, duro come la roccia e profumato come solo un cazzo sa essere. Ho alzato lo sguardo verso di lui, ho tirato fuori la lingua, l’ho assaggiato scorrendogliela sopra per sentire ogni vena in rilievo e l’ho imboccato.
“Mmmm, siii. Datti da fare, succhiami la minchia”.
“Sluppp, sluuup”.
“Bravo, così. Ci sai proprio fare! Ahhh, succhiaaa, pompinara”.
“Sluppp, sluuup”.
“Cazzooo, che bocca!”
“Sluppp, sluuup”.
Ho continuato così per un po’, insistendo nei punti dove era più sensibile, nel modo che più lo faceva vibrare. Mi ha afferrato per le ascelle tirandomi su. Lì per lì ci rimasi male. Me lo stavo gustando come un cane con l’osso.
“Vorresti che ti venissi in bocca, vero troia? Vorresti ingoiare il mio sperma, puttana?”
Era tutto infervorato. Rosso in viso, con lo sguardo feroce. Per un attimo ho pensato che volesse gonfiarmi di botte.
“Invece no, ma sono certo che ti piacerà ancora di più. Perché voglio spaccarti il culo”.
Mi ha girato verso il muro, non so come ma in un attimo mi ha calato i pantaloni e si è abbassato a leccarmi il buchino, afferrandomi le chiappe a piene mani e aprendomele. Ero già in estasi, non capivo più neanche dove mi trovavo. Me lo ha insalivato, mi ci ha sputato sopra.
“Lo faccio per te, anche se vedo che non sei nuovo e certe cose”.
Infatti il buco boccheggiava dal desiderio.
“Prendimi, inculami, sfondami, non avere pietà, sfasciami il culo”.
“Certo che lo farò, puttana. Ci penso io”.
Si è sollevato, lo ha puntato, ha abbassato la testa per un bacio romantico sul collo e mi ha inchiodato ferocemente alla parete con una spinta fortissima, aprendomi in due.
“Aaahhh, oddiooo”.
Non si è fermato. Ha continuato a martellarmi con forza.
“Ti ho fatto male? Mi fa piacere. Non mi fermerò”.
“Non fermarti, nooo. Continua, siii, aaahhh. Fammi sentire che maschio sei. Dammelooo”.
“Tu sei peggio di una femmina in calore. Ti basta la mia minchia? O ne vorresti un’altra in bocca? Sono certo di si. Sei una grande porca. Tieni, prendi, lurida puttana”.
I colpi erano tremendi, senza sosta. Poi, di colpo, si ferma.
“Nooo continua, continua”.
Riprese a sbattermi ma con colpi singoli, secchi.
“Sei fantastico, Leo. Mi piaci”.
Mi ha baciato sul collo, ha dato ancora una spinta fortissima finendo di sfondarmi ed è esploso in un orgasmo devastante. E io con lui. Mi ha riempito di sperma ed è rimasto dentro fino all’ultima goccia, ansimandomi all’orecchio.
Ma non è finita qui. Dopo mi ha costretto a ripulirglielo tutto con la lingua e, lecca qui e lecca qua, gli è tornato duro per poi regalarmi un lavaggio di sperma oro-faringeo molto saporito.
Siete venuti? Non ancora? Posso aggiungere che un maschio così non potevo lasciarmelo scappare ed ho continuato a regalargli momenti di piacere puro (anche il mio naturalmente), ma lui, da ottimo stacanovista del sesso, continuava a dividermi con Silvia e le altre stronzette che gli giravano intorno. Quando la sua lei è venuta a sapere che gli metteva le corna (senza sapere con chi, per fortuna), ha fatto una lite furiosa. Io ho cercato di difenderlo e lei se l’è presa anche con me e se n’è andata. Ha cambiato città, ha trovato un altro e non ha più voluto sapere più niente di noi (e noi di lei).
Che potevo fare? L’ho consolato a mio modo, regalandogli sborrate in serie. Gli ho concesso l’uso illimitato dei miei buchi e lui ne ha approfittato stantuffandomi dentro la sua mazza più volte al giorno, in tutte le posizioni. Mi sono sacrificato per lui, anima e corpo (specialmente), ma alla fine, un giorno, mi ha detto:
“Leo, sai, mi sono reso conto di una cosa. Io ti amo”. Si, proprio così, “ti amo”.
“Anche io ti amo, stupido. Non te ne eri accorto? Anche se a volte sei proprio un porco violento, egoista e prepotente. Ma proprio per questo ti amo”.
Un bacio profondo (e seguente scopata) ha sancito la nostra unione. Non è che siamo fedeli l’un l’altro, ma le scappatelle non sono come il nostro amore. Anzi, la fedeltà forzata è la morte dell’amore. Ci siamo detti tutto del nostro passato ma anche del presente, sicché sono venuto a sapere che si scopava, ogni tanto, anche uno più giovane di me: tale Ernesto da Viterbo. Un adolescente che, devo ammettere, tanto carino quanto sessualmente indeciso. Faceva il cameriere in una pizzeria di proprietà di Renato, un sessantenne di Frosinone, sposato e senza figli che spesso se lo passava e ripassava sul cazzo. Insomma, Ernesto si prendeva il cazzo in culo sia dal mio Carlo che dal pizzaiolo. Non aveva mai avuto un rapporto con una donna, ma si reputava ancora indeciso (valle a capire ‘ste zoccolette!).
Ci (mi) venne l’idea di coinvolgerlo perché avevo capito che a Carlo gli piaceva proprio quel culetto meno sfasciato del mio, anche se era colpa sua di trovarmi ridotto così. Un giorno gli feci la sorpresa e mi presentai anche io al loro incontro. Conclusione, ce lo siamo spupazzato per bene il recchioncello. Mentre Carlo se lo inculava a pecora, con forza, tenendolo saldamente peri fianchi, io lo fottevo in gola, tenendogli la testa e incitando alla monta.
“Fottilo, fottilo, sfondalo, sfasciaglielo” e il grosso cazzo del mio uomo pompava dentro quel culetto leggermente peloso che sembrava non poterlo contenere. Ogni volta che gli sturavo la gola gridava di dolore e piacere. Sembrava un agnellino al macello.
“Tieni, puttanella, prendi. Ammettilo che è meglio il mio cazzo di quello del tuo padrone, piccola troia”.
Lui, con la bava che gli colava dalla bocca ostruita, gemeva. Sembrava che volesse dire qualcosa, che volesse rispondere ma non riusciva a farlo. Lo farcimmo quasi contemporaneamente urlando come ossessi.
Quando uscimmo da lui, si contorceva dal piacere, con gli occhi rivoltati e la sborra che gli colava dal culo rotto e dai lati della bocca, e se ne venne anche lui.
“Ti è piaciuto, vero? L’hai capito adesso quanto sei frocio?”. Annuì con la testa, finalmente convinto.
Dopo una pausa, riprendemmo a scoparcelo. Arrivai anche io a fargli il culo ma non era proprio nella mia natura e non sarei riuscito a farcela se Carlo non mi avesse a sua volta inculato a trenino. Gli sono venuto dentro mentre il mio uomo, abbracciatomi forte da dietro, esplodeva dentro di me, svuotandosi definitivamente le palle.
La storia è poi proseguita coinvolgendo anche il Renato che, nonostante l’età, si è dimostrato anche lui un vero stallone. I nostri due maschi ci hanno messo a pecora e fottuti per ore, scambiandosi i nostri culetti martoriati. Con me è stato facile, ma sono arrivati a sfondare definitivamente il ragazzino con una doppia inculata che l’ha fatto ululare come una cagna alla luna. Gli hanno sparato dentro delle bordate di sborra che l’hanno riempito fino alle orecchie. Alla fine, eravamo tutti svuotati e contenti.
E voi? Sono riuscito a farvi scaricare i coglioni? Aspettate, che vi lecco via l’ultima goccia dalla cappella.
(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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