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Gay & Bisex

GUARDIE GIURATE


di Foro_Romano
17.10.2025    |    12.745    |    17 9.7
"Francesco non resistette oltre e, infilatolo di nuovo tra quelle morbide labbra, si scaricò di una quantità enorme di sperma costringendolo a berlo tutto..."
GUARDIE GIURATE

Racconto volgaraffinato per gusti forti.
Quando nel pomeriggio gli impiegati hanno finito di lavorare e tornano a casa, il grande palazzo di uffici non rimane vuoto. C’è sempre un piccolo gruppo di guardie giurate che ne prendono possesso, sei in tutto. Hanno una grande stanza dove si riuniscono e dove affacciano alcune porte: da una si entra negli spogliatoi, da un’altra nei bagni, altre porte conducono ad alcune stanzette per quando possono schiacciare qualche oretta di sonno. Non ci sono divisioni di genere perché sono tutti uomini. Uomini prescelti per un lavoro particolare, non pesante ma bisognoso di continua attenzione affinché non entri nessun malintenzionato a rubare o far danni. Inoltre, sono tutti allenati a poter rispondere con le armi ma, nella peggiore delle ipotesi, anche fisicamente per una risposta corpo a corpo. Infatti per questo c’è anche una stanza attrezzata a palestra con apparecchiature adatte e docce. Nella scelta non si è data molto importanza alla cultura e l’altezza non è loro particolarmente richiesta, ma la forza e la resistenza lo sono. Non tutti sono giovanissimi, ma tutti devono essere molto prestanti e vanno dai 26 ai 62 anni.
Dobbiamo dire che quando si riuniscono, i loro discorsi si innalzano ai livelli del minimo comun denominatore: il calcio, i turni, le ferie, la musica, un po’di politica da bar, e poi c’è la famiglia: chi ha moglie (più o meno rompicoglioni), chi una fidanzata, chi è separato, chi divorziato, i figli (chi uno, chi due, chi tre), maschi, femmine, tutti con le loro richieste quasi sempre esose: il vestito, la borsa e le scarpe per la moglie, gli smartfone (dai costi sempre più strepitosi), i giochi (le ultime novità, naturalmente), i concerti (dai prezzi incredibili), i viaggi (vorrebbero andare a Dubai, o in Giappone, o in Cina).
Tutti vorrebbero una immaginifica vita dal livello più alto di quello che possono permettersi ma che, seppure possono regalarsi qualcosa qualche volta (un ristorante stellato, una macchina di marca e, perché no, una puttana), non potranno mai permetterseli giornalmente. Un po’ come i voli dei primi aviatori. A Roma, il Sor Capanna cantava: “Volò Delagrange senza boria più arto de ‘na pianta de cicoria” (non c’è bisogno di traduzione, penso). Tutte queste sporadiche risposte non sono di certo sufficienti ad elevare il loro status, quando invece basterebbe adattarsi a quello che si può avere per poter vivere in pace con sé stessi e col mondo. Specialmente di questi tempi, dove non tutti sono fortunati ad avere un lavoro e per di più stabile come il loro.
C’è però un altro gruppo di persone, o meglio dire di giovani maschietti (i tentatori), che ogni sera si ritrovano nella strada dietro al palazzo. Alla flebile luce dei lampioni affogati tra i rami degli alberi, questi giovani cercano ristoro alle loro voglie adolescenziali concedendosi ai desideri di uomini che, per un motivo o per un altro, sono scontenti delle loro relazioni ufficiali. E tutto gratis.
La loro presenza non passa di certo inosservata agli occhi delle guardie notturne. Anzi, una di loro, il più giovane, Michele, un maschio di 26 anni, alto, tutto muscoli e pelo, chiedendo ai colleghi di non farne parola a nessuno, se ne porta regolarmente uno dentro l’edificio per scoparselo.
“Ragazzi, che vi devo dire? Mi piace. Ma l’avete visto? Damiano è fantastico, con la sua faccina così innocente da ragazzino ingenuo e spaesato, vi assicuro che è una supertroia affamata”.
“Inutile dircelo – interviene Vincenzo, il più anziano – sentiamo tutti i rumori che fate, non credere che non sentiamo”.
“Altro che! – dice Aurelio – Non posso negare che è piuttosto eccitante sentirvi. Te che gli dai della troia e lui che guaisce come una ragazzina”.
“Sei sicuro che è maggiorenne? Sembra così giovane”.
“Si, tranquillo, ha venti anni ma è vero che ne dimostra meno”.
“Ma che ci trovi a scoparti quel frocetto. Non ce l’hai una fidanzata?”
“Certo che ce l’ho ma con lei non si può fare praticamente niente”.
“Che vuoi dire? Non te la dà la passera?”
“Macché. No perché vuole arrivare vergine al matrimonio”.
“Che sfigato! Embé, scopala in culo”.
“No, perché dice che ce l’ho troppo grosso e ha paura che le faccio male”.
“Aho, allora andate avanti a pompini?”
“Niente ti dico. Nemmeno quelli. Giusto per farmi un favore, qualche volta me lo lecca un po’ con la faccia disgustata e poi finisce con una pugnetta”.
“E che cazzo! Sai che soddisfazione! Sicché non hai mai sborrato dentro a un buco”.
“Non prima di conoscere Damiano. Con lui lo faccio sempre e godo veramente scaricandogli tutto dentro, e non se ne lamenta”.
“Ma dove? In bocca o in culo?”, dice Francesco sempre più interessato.
“Ma dove gli pare, scemo. Non l’hai capito?”
“In ogni buco. Ha così tanta voglia di cazzo che non ne ha mai abbastanza”.
“Basta, smettetela adesso. ‘Sti discorsi mi fanno venire certe voglie…”
“Certo che il tuo Damiano è proprio carino! Non c’è che dire. A me fa venire voglia di coprirgli la faccia di sperma”.
“E basta! Che ci può essere di così speciale in un ragazzino”.
“Sei vecchio Vincenzo. Apri un po’ la mente. Prova nuove frontiere e vedrai che piacerebbe anche a te”.

Questi sono stati i discorsi fatti una sera di primavera, con l’aria fresca e pulita che profumava dei primi fiori della stagione e le fronde degli alberi tornavano ad essere rivestite di foglie. Insomma, una di quelle sere che favoriscono il nascere di certe voglie pruriginose.
Anche quella sera Michele fece entrare il ragazzo ma, anziché condurlo subito in una delle camere, gli fece fare la passerella, come fosse un divo al festival del cinema. Così quello si trovò a passare tra le altre guardie, tutti in silenzio ad osservarlo con attenzione. Era evidente che loro sapevano quello che i due avrebbero fatto. Era imbarazzato da quegli sguardi ma non gli dispiaceva di passare per la troia che in effetti era. Aveva una voglia tale che pensò che forse si sarebbe ben volentieri fatto scopare da tutti quegli sconosciuti così aitanti. Eppure a loro sembrava impossibile che quel giovane, dalla faccia da bravo ragazzo, dell’età di alcuni dei loro figli, potesse essere lo stesso che si sentiva gemere e gridare di sbatterlo ancora più forte.
“Perché stasera c’erano tutti i tuoi colleghi? Mi sembrava che mi facessi sempre entrare di nascosto”.
“Che vuoi nascondere! Quando ti scopo ti si sente fino a un chilometro”.
“Sono fatto così. Non riesco a trattenermi, ma se vuoi sto zitto”.
“No, mi piaci così. Lo sai che mi eccita ancora di più sentirti strillare mentre ti fotto”.
“Che ci posso fare? Quel tuo bel cazzo duro mi fa impazzire”.
“Sei tu che mi fai impazzire. Vieni qui cucciolo” e lo strinse forse abbassandosi per ficcargli la lingua in bocca e fargli capire chi era il padrone”.
“Spogliati puttana” e il ragazzo obbedì, gettando i vestiti su una sedia, fino a rimanere completamente nudo. La guardia si tolse solo la giacca e si allentò la cravatta e il colletto. Nei pantaloni si poteva veder crescere un bozzo notevole. Damiano gli si mise in ginocchio davanti, strusciando il musino su quel bozzo che profumava di maschio. L’uomo si slacciò la fibbia della cintura, slacciò il bottone, fece scorrere la zip e abbassò i pantaloni e le mutande insieme mettendo in mostra le sue cosce pelose, la grossa sacca pendente delle palle, ma soprattutto il suo orgoglio: il grosso cazzo già quasi completamente rigido e pronto al suo compito. Lo prese in mano e ci schiaffeggiò il visino ansioso che aveva davanti. Con una mano afferrò con forza i capelli del ragazzo che aprì la bocca, subito occupata da quel randello minaccioso.
“Succhiamelo troia” e glielo sprofondò in gola per poi lasciarlo libero di pomparlo a piacimento. Il maschio a volte stava con le mani sui fianchi a guardarlo dall’alto, compiaciuto della voglia scatenata dell’altro, ed a volte gli teneva saldamente la testa per dargli il ritmo giusto. Il cazzo entrava e usciva da quelle tenere labbra sempre più duro, sempre più lucido di saliva.
“Basta zoccola. Sdraiati sul letto, di schiena, e apri le cosce, ché ti devo sfondare”. Il ragazzino obbedì e la guardia affondò la faccia per leccare quel buchino voglioso che si apriva e chiudeva dal desiderio. Bastarono pochi secondi di quel trattamento che gli sentì dire:
“Scopami, scopami, voglio essere scopato forte. Spaccami, sfondami, ho bisogno di cazzo”.
“Sono io, e non tu, a decidere quando ti devo scopare, lurida cagna”. Lo diceva per ribadire chi era al comando e gli epiteti erano sono un contorno eccitante. La verità era che anche lui non riusciva a resistere molto di più. Gli si sdraiò sopra, coprendolo col suo corpo massiccio, di molto superiore in altezza e muscoli, vestito quasi tutto della sua divisa, con solo le cosce e il culo in vista, sodo, da atleta, coperto di peluria. Si sistemò sopra l’altro completamente nudo e lo inforcò con brutalità, senza ripensamenti.
“Lo volevi? Tieni, prendilo tutto, piccolo recchione rottinculo. E’ così che vuoi che ti spacco il culo. Vero?. Rispondi”
“Aaahhh, siii, siiiii”. Le gambe allacciate alla vita del maschio, le braccia che si tenevano con forza alle larghe spalle.
“Ti sfondo, ti sfondo tutto. Sei una troiaaa, una lurida troia ninfomane”. Colpi forti, continui, senza sosta. In poco tempo ci fu già un primo effetto.
“Si, si. Oddio che cazzo grosso! Si, mi stai sfondandooo. Godo, godo Michele, godooo”. Tremava come una foglia scosso dal piacere.
Il maschio ha fatto appena a tempo a sollevarsi senza però uscire, quanto bastava per far scaricare il pisellino del giovane sulla sua stessa pancia, senza sporcarsi. Quindi si è messo col busto dritto, ha afferrato saldamente le piccole cosce, ha dato qualche affondo secco e deciso ed è esploso in un orgasmo spaventoso. Cannonate di succo virile hanno riempito lo spazio che lui stesso aveva creato nelle viscere, col cazzo che continuava a dare affondi più distanziati, solo per mungere le ultime gocce di sperma. Era rimasto così per un po’, barzotto, affondato dentro, zuppo del seme emesso.
“Scopami, prendimi ancora, dammelo tutto, ti prego”. Il ragazzino era in estasi, ancora sconvolto. Le pupille dilatate: era la sua droga, non ne aveva mai abbastanza.
“Sei proprio una puttana assatanata”.

Per forza di cose, fuori stavano tutti ad ascoltare e quei gemiti e quegli urletti avevano fatto un certo effetto.
“Cazzo, ci sa fare però Michele!”
“Certo lui è giovane”.
“Parla per te. Ce l’avessi io tra le mani lo spaccherei in due”, disse Bruno, un quarantenne brizzolato.
“Io, invece, glielo infilerei in bocca e l’affogherei di sperma”, gli fece eco Francesco, un cinquantenne superpeloso.
“Che ti succede, Vincenzo? Ti si rizza il cazzo?” disse Aurelio, notando come si stava toccando il collega.
“Ma senti questo! Certo che mi si rizza ancora. Non sono mica un ronzino da macello”.
“Non sembravi poi così interessato alla puttanella, prima”.
“Ma stai zitto”.

Fu quando i due amanti avevano finito il primo round che si sentì una voce, rauca da fumatore, carica di voglia: “Una puttana è di tutti. Giusto?”.
Il giovane Damiano sobbalzò. Non si era accorto che, silenziosamente, erano entrate tutte le guardie, nessuno escluso. Dopo quello che avevano sentito e quello che avevano visto, avevano tutti il cazzo duro che rischiava di spaccare i pantaloni. Se li aprirono e calarono tutti, minacciosamente. Volevano la loro parte di quella piccola sgualdrina. Invece Michele se ne era accorto, ma non aveva detto niente. Non gli dispiaceva la presenza dei guardoni mentre sfogava tutta la sua energia virile.
“Ecco il tuo momento, troia. Su, datevi da fare ragazzi. Questa ninfomane non aspetta altro”.
“Ma che…” cercò di dire il giovane.
“Forza ragazzi, diamoci dentro” e gli furono addosso.
Michele sfilò il suo pisello dal buco slargato, venendo immediatamente sostituito da quello di Vincenzo che voleva provare questo per lui nuovo piacere e aveva diritto di precedenza per anzianità. Il cazzo duro e nodoso sprofondò senza problemi nel buco accogliente, rotto e carico di sperma. Non trovò nessun ostacolo. Anzi, venne invitato a fottere più forte da quello che gli stava sotto.
“Oddio, cazzo che forza! Inculatemi tuttiii. Siii, così, sfondamiii”.
“Sei già tutto sfondato, troia”.
Poi, inorgoglito dallo spettacolo che stava dando agli altri, dimostrando di non essere così vecchio, con un urlo sparò tutto il suo carico dentro, che andò ad aggiungersi a quello di Michele. La crema colava anche fuori, dai lati del pertugio slabbrato e scassato. La guardia tremava tutto. Un orgasmo così non lo aveva mai provato, nemmeno nell’ingravidare la moglie per due volte.
Bruno, il bel brizzolato dalla barba folta, sdraiato accanto, sollevò il ragazzo come un fuscello e se lo portò sopra al bacino.
“Da bravo, siediti qui. Infilati in culo ‘sto palo di paparino”.
Fu prontamente accontentato e la grossa mazza sparì nelle viscere da cui continuava a colare sbroda virile. La troia si aggrappò al largo torso peloso scoperto sulla camicia aperta e cominciò a fare su-e-giù gridando con una vocina da castrato che gli usciva solo in certi momenti di totale trasporto.
Francesco, come desiderava, colse l’occasione per tappagli la bocca e, così facendo, le grida si trasformarono in forti gemiti che si diffusero nell’aria assieme ai grugniti dei maschi ed all’odore di sborra e di sesso. Gli altri stavano a guardare ed a segarsi finché Michele, a cui era tornato di marmo, approfittando del fatto che il buco tra le chiappette era ormai totalmente frollo, decise di realizzare una sua vecchia fantasia erotica che pensava di non poter mai realizzare. Si accosciò dietro, puntò la mazza dalla larga testa violacea e fece un cenno al collega che capì e liberò la bocca della preda. Quello lo guardò intensamente tra l’eccitato ed il preoccupato, e lui gli accarezzò una guancia per tranquillizzarlo.
“Lascia fare a noi, rilassati”.
Quando venne infilzato dal secondo cazzo invasore si sentì chiaramente lo strappo del muscolo anale e la vittima, coi tratti del viso trasformati e sconvolti, lanciò un urlo incredibile. Era stato definitivamente ed irrimediabilmente sventrato.
”Cazzooo, adesso si che è sfondato!” disse qualcuno.
La piccola bagascia lacrimava e gridava frasi smozzicate e incomprensibili ma era chiaro, invece, che stava godendo da pazzo del trattamento che gli stavano riservando. Era la prima volta (e non è da tutti) di essere al centro di una gang di maschi forti e infoiati, per di più in divisa.
Francesco non resistette oltre e, infilatolo di nuovo tra quelle morbide labbra, si scaricò di una quantità enorme di sperma costringendolo a berlo tutto. A ruota, gli vennero dentro anche i due che lo infilzavano con forza nel culetto. Grondante di seme dai due buchi, il ragazzino venne rovesciato di schiena e gli altri tre, Vincenzo, Aurelio e Girolamo, segandosi sulla sua testa, gli sborrarono abbondantemente sulla testa, tanto da coprirgli il viso con una densa maschera cremosa. In tutto questo, il ragazzino aveva goduto ed era venuto un’infinità di volte che neanche lui aveva contato.
Dopo questa bolgia, i maschi ripresero lentamente le forze, stravaccati dove potevano. Poi, con calma, si infilarono di nuovo le giacche e si ricomposero le cravatte e i pantaloni.
“Vatti a lavare, troia, ché puzzi di sborra. Lì è il bagno. Fatti una doccia. Noi andiamo a fare un giro di controllo e poi torniamo per darti un’altra ripassata. Sempre se vuoi, naturalmente”.
Il maialino (da latte maschile) fece un cenno di assenso col capo e quella notte venne usato all’infinito da tutti, tra un turno di ronda ed un altro. Nei giorni immediatamente successivi non si fece vedere, vuoi perché doveva far riassettare il forellino (o quello che era diventato) e vuoi perché si vergognava per come camminava, a gambe larghe. Intanto il gruppo di guardie giurate fremevano di rivederlo per riprovare quell’esperienza indimenticabile e si domandavano se non avessero esagerato. Forse ci erano andati troppo pesantemente e non si sarebbe più fatto vivo. Attesero e intanto, al ricordo di quella notte, la carica erotica gonfiava sempre più le palle.
Invece tornò e non solo, sorprese tutti facendosi accompagnare da altri due suoi amici, giovani e troie come lui, disposte al sacrificio pur di aiutare quel gruppo di porci a sfogarsi, a puro titolo di volontariato sociale, s’intende. Roba da medaglia al valore. Dapprima in coppie separate ma scambiste, ma poi tutto divenne un’orgia grandiosa.
Inutile dire che, da allora, il lavoro delle guardie divenne molto più piacevole. Ne nacque una serenità che si riversava anche nelle loro famiglie, naturalmente rimaste all’oscuro della causa del cambiamento. Anzi, a lungo andare, una di loro, il 36enne Francesco, quello appassionato di pompini, lasciò la fidanzata e, di nascosto dal resto del mondo ma non dai suoi colleghi, sposò civilmente uno dei due amici di Damiano, che però aveva comunque l’autorizzazione di continuare a sollazzare chiunque di quel branco di lupi affamati. Le giovani troie ricevevano ed i maschi potevano lasciarsi andare ad orgasmi fantastici che con le loro donne non potevano permettersi.
Continuano ancora così, felici e contenti, senza contrasti, come fanno le scimmie bonobo. Alla fine entrò nel giro dei passivi anche il bel figliastro di una delle guardie. Ma questa è un’altra storia che è inutile raccontare. Quando natura chiama…


(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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