Gay & Bisex
TROIA PER PAPA’
20.09.2025 |
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"“Bravo, bravo, siii cosììì, continua cosììì” ma era lui a dare il ritmo..."
TROIA PER PAPA’Basta, non ce la facevo più. “Basta, basta” mi dicevo tutti i giorni. “Devo trovare una soluzione. Mi devo decidere”. Erano anni ormai che, di nascosto, guardavo filmini porno gay nel web. Ero minorenne, ero confuso ma non riuscivo ad evitare di ricascarci. Ogni sera. Ogni santa sera (beh, non proprio santa) tornavo a guardarli. Ne cercavo sempre di nuovi. Quelli già visti mi rimanevano nella memoria. A volte di giorno mi tornavano in mente, mi si induriva e dovevo sempre far finta di niente.
Mi piacciono gli uomini maturi, non c’era alcun dubbio, ne ero certo, e sbavavo per il mio professore di lettere, sbavavo per il giornalaio, sbavavo per il portiere dello stabile accanto, sbavavo per tanti uomini che incrociavo per strada. A forza di guardare quei filmini mi eccitavo sempre più e finiva sempre con una gran sega. Volevo un uomo, un vero uomo grande, forte, deciso che mi sbattesse senza pietà, che mi chiavasse duro, violento come un toro scatenato, ma che fosse anche dolce e romantico nel contempo. Volevo troppo?
Poi, era qualche anno che avevo compiuto i fatidici 18 anni, tre per l’esattezza, ma ancora non mi decidevo a fare il passo. Ma la voglia saliva sempre più e ormai non avevo più scuse. Stavo in queste condizioni da troppo tempo. Così, un giorno mi sono buttato. Ho messo un annuncio su un sito di incontri, ma volevo essere sicuro di conoscere l’uomo giusto prima di concedergli la mia verginità. Ho voluto essere diretto, senza porre fraintendimenti, e mettere le mani avanti su che cosa avrei concesso e quali dovevano erano i limiti. Misi qualche foto del mio corpo e scrissi: “Ragazzo giovane, culo intatto, cerca maturo piacevole per fargli pompini”.
Non avevo mai avuto un cazzo a disposizione ma, con tutto quello che avevo visto sul computer, sapevo quello che avrei dovuto fare per dare piacere ad un uomo, o almeno speravo di saperlo.
Naturalmente, ebbi subito decine di risposte. Ci avrei giurato che sarebbe andata così. L’importante era saper scegliere. Molti li scartai subito perché erano troppo vecchi o troppo brutti o troppo volgari, stando alle foto che mi hanno mandato od a quello che dicevano. Molti mi hanno mostrato il loro cazzo in tiro per adescarmi. Alcuni di questi erano fantastici e li avrei succhiati subito, ma io cercavo qualcuno un po’ sensibile e abbastanza intelligente da capire la mia situazione: quella di un ragazzo non ingenuo ma certamente senza esperienza.
Scambiai email e tanti mi dispiacque non poterli conoscere personalmente per la distanza dalla mia città. Altri avevano la possibilità di raggiungermi a causa del loro lavoro di rappresentanti o di camionisti, ma sarebbero state solo avventure sporadiche, mentre io cercavo subito una storia, se non d’amore, almeno degna di essere ricordata come un buon inizio.
Tra loro si fece notare un signore sulla cinquantina o poco più, con un fisico asciutto e muscoloso ma non palestrato. Mi mandò delle foto senza il viso, naturalmente, ma si vedeva molto peloso, cosa che a me piace in modo particolare. In qualcuna gli si poteva vedere anche il cazzo che, pur essendo in riposo, era di dimensioni interessanti. Mi disse che gli piacevo molto e, abitandomi vicino, iniziammo a scriverci per conoscerci meglio prima di incontrarci. Parlammo di tante cose, dei miei desideri per il mio futuro, del suo desiderio irrealizzato di avere un figlio e magari, data l’età, anche di un nipote. Era stato sposato ma, dopo anni di tensioni ed incomprensioni, si erano separati e mai più frequentati.
Ci scrivemmo molte volte ed abbastanza presto ci scambiammo i telefoni. Gli dissi il mio nome, Agostino, lui mi disse il suo, Alessandro. La sera parlavamo anche più di un’ora, ma io ero sempre indeciso. Finché, lasciata ogni remora, ci accordammo per incontrarci ai tavoli di un bar.
Quando arrivai era già là, ci riconoscemmo subito, anche se non avevamo ancora svelato la nostra faccia, ma furono sufficienti la corporatura, la sua postura di attesa, come quella di un cane da punta, il mio guardarmi attorno per un attimo. Da lontano mi fece un sorriso, gli sorrisi e mi avvicinai.
“Siediti Agostino, siediti qui vicino a me” e spostò una sedia per farmi spazio.
“Si, grazie signore”.
“Chiamami pure Alessandro. Cos’è questo signore. Ho notato che, ogni volta che comunichiamo, mi dai sempre del lei”.
“E’ che non ci riesco. Lei è più grande di me e sono abituato…”
“Ok, ti capisco, ma allora permettimi, da parte mia, di darti del tu, dato che sottolinei la differenza di età”.
“Oh, mi scusi, forse sono stato maleducato. Mi scusi, non volevo farlo. E’ che mi viene più spontaneo, le ho detto, sono abituato e poi…”
“…poi vuoi sentirti protetto da qualcuno più grande ed esperto. L’ho capito, sai?”.
“Ecco, si, forse”.
“A parte i pronomi, vorrei che parlassimo serenamente, come tra amici. E lo siamo, no? Le nostre lunghe telefonate conteranno qualcosa. Giusto?”
Annuii.
“Bene, caro, eccoci qui. Ci vediamo per la prima volta di persona”.
Gli piacque il mio viso con ancora qualcosa di infantile, il particolare il mio nasino all’insù, alla francese. Disse che sembravo avere una di quelle facce che, durante il rapporto, si trasformano passando dall’aspetto angelico a quello di un pervertito affamato di sesso, e la cosa gli piaceva.
“Invece tu, che impressione hai di questo “vecchio”?
“Ma no, quale vecchio. Lei è più che in gamba! Ho visto il suo corpo muscoloso e proporzionato”.
“Hai visto anche il mio pelo, che so che ti piace”.
“Già, e adesso mi rendo conto di un’altra cosa che mi piace di lei”.
“Ah si? E che cosa?”
“L’altezza. A me piacciono molto gli uomini alti col le spalle larghe, come lei”.
“Sono 1:95 e ho fatto un po’ di pugilato quando avevo l’età tua. Ma ti vedo molto timido, sciogliti un po’”.
“Io, invece, forse sono troppo piccolo per lei: 1:65. Le arrivo appena alla spalla” e divenni rosso.
“Ma non ti devi vergognare per questo. Non è colpa tua, anzi direi che è un merito, è merito dei tuoi genitori. A me piaci così come sei”. Arrossii ancora di più. Aggiunse: “A me piaci proprio perché sei piccolo, bello e con tanta voglia di imparare”.
“Si questo è vero. Non ho avuta nessuna esperienza ed ho imparato dai siti porno, almeno credo di averlo imparato bene”.
“Vedi, non basta solo esserci portati, ma ci vuole pratica. Molta pratica. Devi provare tutto e poi potrai dire quello che ti piace di più”.
“E’ un giusto ragionamento, ma ho visto delle cose in internet che proprio non mi piacciono”.
“Dimmi che cosa ti piace fare. Dillo, non ti devi vergognare”.
“La cosa principale credo che siano le posizioni, dove l’uomo è sopra di me, come a pecora, la missionaria, a sandwich (se c’è un terzo), anche di sponda, volendo, e in bocca, naturalmente”.
“Ne sai di cose! Comunque, perfetto, sono anche le mie posizioni preferite. Io ci metto la forza e il ragazzo deve solo sottostare e godere. Sai? Mi piace sentir gemere mentre scopo. Non voglio rapporti silenziosi ed aridi. E così ti piacerebbe anche farlo a tre”.
“Si ma è solo un’idea, poi non so in pratica”.
“Le premesse sono buone. Come ti ho detto, ci vuole molta esperienza”.
“Le piace parlare in quei momenti? Mi piace anche l’idea di sentirmi dire cose spinte, anche degradanti, se vuole, però deve essere solo per gioco, che sia chiaro”.
“Vedo che hai delle idee ben precise, che coincidono con le mie”.
“E se ci fosse qualcosa che a lei piacerebbe farmi e a me no, che farebbe?”
“Logico, se bisogna farlo la farei lo stesso usando la forza” disse con un sorriso. Ed aggiunse: “Ma sappi che lo farei solo per il tuo bene, perché so che poi i piacerà”.
“Con la forza? Non so”. L’idea, in realtà, non gli dispiaceva.
“Che cosa, per esempio?”
“Mah, non è il momento per pensare a questi particolari. Le idee vengono man mano”.
Il pensiero di questi eventuali eccessi che avrebbe voluti mi preoccuparono e fermarono ulteriormente la mia spinta iniziale. La portai per le lunghe. Ci vedemmo altre due-tre volte al bar e parlammo, parlammo, parlammo tanto, tutte le volte, e non solamente di sesso. Io però non riuscivo ancora a sbloccarmi e continuavo a dargli del lei.
“Ed ha fatto sesso con tanti ragazzi?”
“Sono stati sempre la mia passione. Sono quasi trent’anni che mi scopo giovani affamati di cazzo. Forse una media di uno a settimana. Fai tu il conto”.
“Ma non mi ha detto che è stato sposato?”
“Si, ma le donne, la mia donna, non mi ha mai soddisfatto completamente. Le donne mettono troppe limitazioni”.
“Perché? Che cosa non volevano fare?”
“Una cosa che a me piace molto. Mi fa impazzire. Mi piace scopare culetti piccoli e dalla forma perfetta. Le donne hanno sempre fatto storie: perché non piaceva loro l’idea, perché per loro non era importante, non le coinvolgeva, avevano paura che avrei fatto loro molto male, ma che cazzo ne so. Se ne inventavano sempre una per non farlo”.
“Ma qualche volta c’è riuscito?”
“Si, un paio di volte, ma dovevo sempre fare piano, non potevo metterlo tutto dentro e dopo pochi minuti dicevano di fermarmi perché non lo sopportavano. Così sono sempre ricorso ai froci che dicono di sentirsi femmine ma, a differenza di quelle, sono sempre (salvo qualche rara eccezione) disponibili a farsi demolite il buco senza pietà. Ahhh che grandi soddisfazioni che mi hanno dato!”
“Ma erano tutti giovani della mia età?”
“Più o meno”.
“Meno di me? Anche dei minorenni?”.
“Detto tra noi, si. Quelli che non riescono ad aspettare l’età legale sono incontenibili e sono i più scatenati”.
“Quindi io ho perso tempo, potevo cominciare prima”.
“No, tu, che hai avuto pazienza di aspettare il momento opportuno, hai dimostrato di avere anche una testa, oltre ad un bel culo. Sai comandare i tuoi istinti naturali”.
“Ma non mi aveva detto che le piacciono quelli più passionali?”
“Si, certo, ma la passionalità sessuale deve uscire fuori quando si scopa, così come le porcate che si dicono. E basta, mai fuori di quei momenti”.
“E ne ha sverginati tanti di quei ragazzi?”
“Solo uno, una volta. Tu saresti il secondo. Strillava mentre lo sfondavo ma si affrettava anche a dire di non smettere e di continuare fino alla fine. Una gran porca! Ed è continuato ad esserla. Dicono che la natura non la si può evitare”.
“E se lo scopa ancora? E gli altri? Li vede ancora?” Mi faceva uno strano effetto mai provato: mi sentivo inappropriatamente geloso.
“Si, certo, molti di loro vengono ancora da me, anche se alcuni sono anche diventati buoni padri di famiglia insospettabili, ma ogni tanto hanno bisogno di farsi tappare il culo da qualcosa di duro e poi riempire da qualcosa di liquido e cremoso”. Sorrise soddisfatto, con quella soddisfazione da maschio alfa sulle labbra.
Ero sempre più geloso. Sentivo nascere in me la voglia di combattere pur di tenermi il mio uomo. Poi mi sono reso conto che lui non era il mio uomo, almeno non ancora. Alla fine, mi disse chiaramente che o mi decidevo o avremmo dovuto lasciar perdere, benché capisse la battaglia che avevo in me. Fu allora che compresi che era ora di buttarmi in questa avventura. Un’occasione così non mi sarebbe certo ricapitata tanto presto e poi si trattava solo di un’esperienza, dopo la quale avrei poi potuto fare le mie scelte. Però per me sarebbe stata la prima esperienza, l’unica di sverginamento, mentre per lui la seconda (che rabbia!).
La sera dopo fu molto gentile. Mi ha invitato a cena in un ristorante molto romantico, a lume di candela, con vista sul mare aperto, illuminato dalla luna. Mi ha corteggiato dicendomi che ero molto bello. Mi ha accarezzato la mano sul tavolo, di nascosto, e mi faceva piedino. E’ stato come il principe azzurro dei miei sogni. E così, quella sera stessa, sono andato con lui, da lui. L’ho fatto con la certezza di quello che sarebbe successo. Mi sembrava l’uomo giusto per conoscere meglio me stesso. Volevo solo che mi iniziasse ad una nuova vita, nel modo migliore. Non pretendevo che fosse mio per sempre.
Appena in casa, mi ha stretto tra le sue braccia forti ma con tenerezza. Mi sono lasciato andare, sentendomi al sicuro. Ci siamo guardati faccia a faccia ed ho letto, nei suoi occhi, il desiderio di possedermi. Mi ha baciato. Era la prima volta che baciavo così, con la sua lingua nella mia bocca a cercare la mia, di lingua, ad intrecciarsi con lei, ad unire i nostri sapori. Se prima avevo ancora qualche dubbio, in quel momento scomparve magicamente e mi sono sentito trasportato in un altro mondo. La sua mano è scesa fino a fermarsi sulla mia natica. L’ho lasciato fare. Me l’ha strizzata leggermente. Nessuno mi aveva me lo aveva mai fatto. Mi scappò un gemito.
“Vieni, tesoro, seguimi” e si diresse in camera. Non so come, ma lungo quel breve tragitto ci spogliammo, un capo alla volta, gettato in terra dove capitava, ed arrivammo nudi alla meta. Era molto più alto di me, era molto peloso, era forte più di me eppure, in quel momento, avevamo una cosa che ci accumunava: la passione crescente.
Mi fece sdraiare sul letto, lui si mise accanto. Mi accarezzava tutto il corpo con delicatezza con quella sua mano grande e dalla pelle dura, ruvida ma piacevole. La mise tra i miei capelli e mi obbligò ancora ad un bacio profondo. Intanto la mia mano andò al dunque, al suo cazzo corposo. Un brivido mi percorse da capo a piedi. Era il primo cazzo di un altro che toccavo nella mia vita. L’ho massaggiato, istintivamente. Si andava ingrossando. Mi ha guardato.
“Lo vuoi assaggiare?”.
Ho annuito. Mi sono messo in ginocchio, con la faccia all’altezza giusta. Ho respirato l’odore forte della sua virilità. Mi è venuto spontaneo tirare fuori la lingua per affondarla tra i suoi peli più intimi, poggiarla tra la base del membro e l’inizio della sua sacca. L’ho guardato dal basso. Aveva gli occhi chiusi per percepire meglio il mio tocco bagnato. Gemeva. Il pene continuava a gonfiarsi. Lo vedevo sempre più grosso ma, quasi ad evitarlo, passai a leccargli le palle, sode, racchiuse nella loro pelle pelosa, senza alcuna remora. Si contrassero. Abbassò la testa.
“Prendimelo in bocca, tesoro”.
Forse aspettavo quel suo ordine per farlo. Obbedii. Aprii la bocca. Le labbra attorno alla sua cappella. Con una mano mi teneva la testa nella giusta posizione, accompagnandola nei movimenti. Mi dedicai a succhiarlo avidamente affondandomelo sempre più dentro. Assaporavo per la prima volta il precum di un uomo.
“Siii cosiii, bravo. Hai imparato subito da solo. Siii, sei un pompinaro nato”.
Mi staccò un attimo da quella sua minchia saporita, tenendomi per i capelli.
“Ti piace proprio! Perché mi hai fatto aspettare così tanto? Datti da fare, cucciolo, succhia, succhia” e me lo ha spinto dentro di nuovo. Questa volta tenendomi per la nuca con più forza. Mi affondava sempre più in gola ad ogni spinta. Ero aggrappato alle sue cosce solide, mi vennero le lacrime agli occhi, la saliva che colava fuori, mi stavo strozzando, ma lo volevo con tutto me stesso. Volevo sentirmi capace di far godere un maschio maturo. Diventava sempre più grosso. Misi una mano a segare quello che non riuscivo a farmi entrare in bocca, raddoppiando l’effetto della pompa.
“Bravo, bravo, siii cosììì, continua cosììì” ma era lui a dare il ritmo. Intanto, mentre con una mano mi teneva saldamente la testa, l’altra continuava a carezzarmi tutto fino al sedere, alle gambe. Mi strizzava leggermente i capezzoli. Mi dimenavo leggermente. Si sentivano i suoi gemiti di piacere, il rumore delle mie succhiate.
“Cazzo, oh cazzo, cazzooo. Sborro piccola puttana, sborrooo”. Mi è esploso in bocca con un grido rauco da animale selvaggio e io ho ingoiato tutto il carico, fino alla fine, senza alcuna esitazione, senza che me lo chiedesse. Mi è rimasto dentro mentre la minchia gli si smosciava e io ero in estasi a gustarmi la sua sbroda.
Si è sfilato lentamente e si è sdraiato supino per riprendersi per alcuni secondi, in silenzio. Poi si è girato verso di me.
“Scusami, ho pensato solo al mio piacere. Non sono stato ai patti: non ti ho sverginato e non ti ho gatto godere. E’ che mi hai fatto perdere la testa con quella bocca fantastica. Hai imparato proprio bene dai filmini. Ti ho costretto ad ingoiare la mia sborra”.
“Non mi ha costretto e le assicuro che non mi ha fatto schifo, anzi, devo dire che mi è piaciuta tanto”.
“Dici davvero?”
“Si, davvero”.
Mi accarezzò una guancia.
“Quanto sei bello! Non finirei mai di fare l’amore con te”.
“Si vede” e, con lo sguardo, gli feci notare il suo pisello che stava riprendendo vita.
“Sei proprio un piccolo pervertito”.
Si mise in ginocchio accanto al mio viso, me lo rischiaffò in bocca ed io ripresi a ciucciarlo con trasporto. Questa volta mi lasciò libero di muovermi senza costrizioni. Si intostava sempre più.
“Oddio, quanto sei bravo. Sei proprio affamato di cazzo, piccola ninfomane. Continua così, goditelo con calma. Ohhh si cosììì, succhialo, pompalo con calma. Mmmm, cazzooo”.
Ho preso aria.
“Quanto è grosso!”.
“E’ tutto tuo. Succhialo!”
L’ho guardato dal basso. Stavo facendo godere un uomo maturo, massiccio, molto più grande di me, sia come età che come struttura. Ma anche io mi gustavo la sua mazza come una cagnetta col suo osso. Tornò ad accarezzarmi con delicatezza dappertutto: il viso, le braccia, i fianchi, il petto glabro (a differenza del suo, coperto da una foresta di pelo brizzolato). Mi strizzò senza esagerare i capezzoli e si abbassò a leccarmeli e mordicchiarli. In quel momento mi sembrò di avere il petto come una donna. Con gli occhi chiusi e la bocca occupata dal suo cazzo, mi sono lasciato andare nelle sue mani, avvolto da un piacere crescente. Fu a quel punto che, senza che me ne accorgessi, si insalivò il dito medio, raggiunse il mio buchino e me lo piantò tutto in culo, con forza, fino in fondo. Strabuzzai gli occhi, fui preso da un fremito per tutto il corpo, quel corpo che sentivo di non riuscire più a governare. In un attimo l’orgasmo mi travolse e venni su di me come una fontana. Gli schizzi mi sono arrivati fino alle labbra ancora occupate dalla sua mazza, senza però riuscire ad impedire i miei guaiti di piacere. Non avevo mai goduto tanto con le mie seghe solitarie.
Stavo ancora contorcendomi perso nel piacere e sparando le ultime bordate quando lui mi ha alzato e allargato le gambe, un solo sputo al mio sfintere e me lo ha spinto dentro, senza delicatezza. Era entrato per metà. Ho sbarrato gli occhi ma non ho gridato. Credo di non aver sentito dolore, o almeno non era stato così forte. La testa mi è crollata sul cuscino poi, rivolto a lui:
“Spaccami il culo, porco, che aspetti?”
Non so come mi sono uscite quelle parole e lui non se le è fatte ripetere. Ha preso a fottermi senza pietà abbrancandomi stretto. Mi chiavava senza sosta, come un animale. Lo sentivo dentro di me che mi sfondava col suo ariete granitico. Le sue palle mi sbattevano ritmicamente sul perineo. Finalmente mi sentivo una femmina desiderata, ma non emettevo lamenti. Ero talmente preso anche nello spirito che non pensavo più a me stesso. Mi sono attaccato alle sue cosce solide e pelose. Si è sollevato un po’ senza smettere, anzi gli è aumentata la rabbia.
“Strilla, strilla, cagna, strillaaa. Vogli sentirti strillare”.
Ed ho strillato. Eccome se ho strillato e sono venuto una seconda volta. Ha rallentato.
“Brava, brava, piccola troia. Così ti voglio. Lo senti il mio cazzo, lo senti come ti sta aprendo?”.
“Si, si, lo sento. Ahhh, siii. Mi stai sfondando. Dammelo tutto, tuttooo”.
Gemevo, sbavavo. Ero la sua vittima immolata e lui il mio impalatore. Ha ricominciato a pistonarmelo dentro rudemente, forse ancora più forte. Il mio buco si era adattato al suo grosso calibro, ma l’attrito ha cominciato a darmi fastidio. Stavo per dirgli di smettere. E’ stato un attimo. Ha dato colpi secchi. Mi ha stretto forte e, rantolando:
“Sborrooo cucciolo mio, sborrooo. Ti riempio. Sei mio, miooo”.
Uno schizzo dopo l’altro, un’ondata vischiosa è entrata in me. Era tanta, non finiva mai. Gli ultimi suoi scatti spasmodici e si è lasciato andare su di me con tutto il peso. I nostri due cuori battevano all’impazzata. Avevo il viso immerso nel pelo del suo petto ansimante. Le mie gambe avvinghiate a lui, le mie braccia che si aggrappavano alle spalle larghe. Mi sentivo finalmente me stesso ed ho ricordato la frase di un racconto che avevo letto: “Non c’è nulla di più eccitante per un uomo di perdersi e godere dentro un buco giovane appena rotto. Non c’è nulla di più eccitante per un ragazzo di far godere dentro di sé un maschio maturo”. Sono passati anni e non ci siamo più lasciati. Mi ha scopato centinaia di volte, con forza. Mi ha sempre rispettato come ragazzo ma sempre usato come sua puttana. Sfondato, felice e soddisfatto.
(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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