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IL PADRE DELLO SPOSO
29.08.2025 |
12.208 |
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"Così lui si spogliò completamente e si avvicinò con la grossa minchia in tiro, la grossa sacca dei coglioni pendente e tanto pelo addosso..."
IL PADRE DELLO SPOSORocco è un uomo di 49 anni, alto e massiccio. Non ha avuto bisogno di andare in palestra per i suoi muscoli perché molto presto ha iniziato a lavorare nell’officina dove riparano treni, ed anni di fatica si notano sotto quella sua pelle dura. Con quelle mani grandi potrebbe stritolare qualunque oggetto, figuriamoci se le mettesse addosso a qualcuno. Lui però non è un violento, semmai gli è capitato piuttosto di trovarsi a difendere qualcuno. Lui è del sud ed ha la carnagione olivastra. Un folto pelo gli ricopre il torace, le braccia e le gambe. Non è grasso ed ha un fisico tonico e proporzionato.
Sono tre anni che è rimasto vedovo, con un figlio, Giuliano, ora di 25 anni e prossimo alla laurea in Architettura. Il padre, sanguigno come ogni uomo del sud, qualche mese dopo la scomparsa della moglie non riusciva a stare senza sesso e aveva cominciato a frequentare, di notte, i viali poco illuminati della città. Dapprima con le prostitute, si era poi convertito ai trans e da li era passato ai froci. Questi ultimi sapevano soddisfarlo meglio, specialmente quelli che non lo facevano per soldi ma proprio per passione. Oltre ad essere un gran risparmio, questi avevano tanta autentica voglia di cazzo e ci sapevano veramente fare. Specialmente quelli giovani andavano matti per la sua mazza veramente grossa. Ci si tufavano sopra con la bocca e la lingua e non la lasciavano prima di averne ingoiato tutto il succo, con la testa tenuta ferma dalle mani di Rocco. Gli piaceva tenergliela ferma quando veniva. Qualcuno, particolarmente carino aveva anche avuto l’onore e la soddisfazione di dargli il culetto per farselo duramente sfondare. Gli era piaciuto un casino sentire i loro guaiti ed i gorgoglii di piacere mentre se li fotteva con forza fino all’orgasmo. Non gli passava neppure per la testa di essere frocio come loro. Lui era e rimaneva maschio.
Ovviamente il figlio era tenuto all’oscuro di queste sue avventure erotiche. Chissà, forse pensava che era rimasto fedele alla memoria della madre. L’amore per quella donna era ancora intatto, ma la carne è carne. Il giorno lui andava al lavoro ed il figlio all’università e poi, la sera, usciva con gli amici e - immaginava Rocco - con qualche squinzia di turno. D’altronde era grande ed era libero di fare quello che voleva. Si incrociavano poche volte, praticamente solo a colazione e cena.
Un giorno il figlio si presentò con un amico.
“Papà devo dirti una cosa importante”. Lo si vedeva insicuro e indeciso su come dire qualcosa.
“Dimmi Giuliano, che problema c’è?”
“Ecco… Non so come dirtelo. Mi prometti che non ti arrabbierai? Qualunque cosa ti dirò?”
“Ma certo, non ti preoccupare. Sei mio figlio e ti voglio bene. Te lo prometto. Che hai combinato? Hai messo forse incinta qualche ragazza?”.
“No, no, ecco. Lui è Alfredo, il mio amico”.
“Ciao Alfredo, piacere. E allora?”
Trovò un po’ strana questa amicizia. Di solito gli amici hanno pressoché la stessa età, ma questo si vedeva molto giovane. Anzi, era proprio un bel ragazzino. A guardarlo bene se lo sarebbe fatto proprio volentieri. Moro, molto riccio, occhi scuri e intensi, il nasino all’insù. Se ne stava lì, con le guance lievemente arrosate, timido, imbarazzato.
“Lui c’entra qualcosa con quello che mi devi dire?”
“Si, papà… Ecco… Lui è il mio amico”, sottolineando quell’il.
Rocco rimase interdetto. Quel figlio, così tanto maschile, alto come lui e sportivo, andava coi recchioni? Certo anche lui ci andava ma non avrebbe mai pensato ad avere una relazione con qualcuno di loro.
“Ah… dunque… voi due…”
“Si papà, ci amiamo e vogliamo sposarci”.
“Ah… addirittura!”
“Sappi che lo amo e lo sposerò, qualunque sia il tuo parere”.
“Figlio mio, ti voglio bene e questo non me lo aspettavo, ma… ma non sarò di certo di ostacolo alla tua felicità”.
“Voglio sposarlo il prima possibile. A dirla tutta ho già avviato le pratiche per l’unione civile”.
“Ah, dunque hai già preparato tutto. Ok… Allora, Alfredo… ti chiami Alfredo, ho capito bene? Sarai presto mio… genero. Ok, ok, vieni qui” e lo abbracciò con trasporto. Il contatto con quel corpo da adolescente gli dette un brivido particolare.
“Piacere” disse con un filo di voce il giovane, che sembrava molto intimidito.
“Ma è giovane – e rivolgendosi a quello - Tu sei molto giovane. Ma sei minorenne?”
“No papà, sembra più giovane ma è già maggiorenne. Lui è al primo anno di università, io all’ultimo”.
“E’ lì che vi siete conosciuti?”
“Si, esatto. E’ bastata un’occhiata e mi è piaciuto subito”. L’altro annuiva.
“E… e… scusa se ve lo chiedo… Avete già…”
“No, papà. Se intendi se abbiamo avuto rapporti, no. Abbiamo deciso di non averne prima di esserci sposati. Beh, non quelli, intendo”.
“Va bene. Non voglio sapere. Benvenuto in famiglia”.
I giorni successivi furono di preparazione alle nozze (perché è inutile dare troppo importanza alla semantica, quello sono). Avendo maggiore frequentazione con il giovane, Rocco si sentiva sempre più confuso. Era certamente un bravo ragazzo, molto intelligente. In fin dei conti, una buona scelta per Giuliano. Però era bello, troppo bello. Ogni tanto, poi, quei suoi sguardi furtivi, con gli occhi così espressivi. C’era poco da fare. Gli piaceva proprio. Se lo sarebbe fatto volentieri, sia in bocca che in culo, ma non se la sentiva di tradire così suo figlio. Andare col genero prima ancora delle nozze! Un giorno, però. Erano soli e Alfredo gli si avvicinò timorosamente.
“Signor Rocco. Proprio non si ricorda di me? - Di cosa si doveva ricordare? - L’anno scorso, una sera, al parco. Ricorda?”
“Scusa… ma non…”
“Io invece mi ricordo bene di lei. Le feci un pompino e lei mi tenne ferma la testa e mi costrinse ad ingoiare tutta la sborra. Me lo ricordo anche perché è stato il primo pompino della mia vita” e abbassò lo sguardo a terra.
“Si, ecco, adesso mi ricordo. Quel tuo visino, quelle tue labbra che facevano fatica ad aprirsi per adattarsi al calibro del mio cazzo. Certo! E sono stato io a costringerti a bere? Era la prima volta?”
“Si, era la prima volta”.
“Scusa, non potevo immaginare. Però mi è sembrato che ti è piaciuto”.
“Si, infatti. Mi sono sempre sentito attratto dagli uomini ma ero indeciso. Ero andato lì, quella sera, senza tanta convinzione. Poi lei si è fermato con la macchina accanto a me e sono salito. Ho accettato di provare e lei mi ha costretto ad ingoiare tutto. E’ lei che mi ha fatto comprendere la mia vera natura”.
“Me lo ricordo come un pompino magistrale e non potevo immaginare che fosse la tua prima volta”.
“E poi dopo hai conosciuto mio figlio. Il mondo è proprio piccolo. – fece una pausa - Ma, ti prego, non dire niente a Giuliano, non voglio rovinare il vostro rapporto. Deve rimanere un segreto tra noi”.
“Beh, suo figlio non l’ho conosciuto subito dopo. Sono tornato lì altre volte, speravo di ritrovarla, ho fatto bocchini ad altri uomini, ma mai sono stati all’altezza del suo cazzo”.
“Mi fa piacere, piccolo, ma non sei costretto ad adularmi”. Il ricordo di quell’incontro gli tornava alla mente sempre più vivo e la mano, involontariamente, è andata a carezzare il pacco che gli si stava indurendo nei pantaloni. Inaspettatamente raggiunta e sostituita subito da quella di Alfredo.
E’ bastato uno sguardo e il giovane gli si è inginocchiato davanti. Sempre guardandolo dal basso, gli ha aperto i pantaloni e gli ha tirato fuori la mazza già abbastanza rigida. Solo a quel punto ha distolto la vista indirizzandola verso quel bel tronco carnoso e, senza pensarci due volte, ci si è tuffato a bocca aperta. Rocco non lo ha fermato. Quel viso, quelle labbra, quella lingua scattante, quella voracità selvaggia, lo trasportarono subito nel mondo del piacere più intenso. Le grandi mani gli afferrarono la testa, accompagnandola nel movimento. Non doveva dargli il ritmo giusto: sapeva già come dare piacere ai maschi. Pochi minuti di succhiate e, fermatolo saldamente, capitolò in un orgasmo fantastico, finito tutto in quella gola assetata. Gli svuotò le palle, succhiandogli fino all’ultima goccia.
“Porco di un demonio. Che mi hai fatto fare? Devi sposare mio figlio e succhi il cazzo al padre? Sei proprio un lurido bocchinaro”.
“Che c’è di male? Non abbiamo fatto niente di male. E’ vero, mi piace succhiare cazzi, ma la sua sborra è veramente fantastica. Saporita, e poi… tanta. Quella di Giuliano è quasi buona come la sua”.
“Ah, è questo che fate? E vuoi farci credere che non lo hai mai preso in culo?”
“Si, è così. Ho sempre resistito a me stesso ed ai maschi che mi volevano, perché mi sono ripromesso di donare la mia verginità all’uomo della mia vita. E sarà suo figlio a farlo”.
“Ma di bocca… E intanto lo succhi ad altri”.
“No, glielo giuro. Da quando conosco Giuliano, gli sono fedele anche di bocca”.
“Ma con me l’hai fatto”.
“Che c’entra? Lei è mio suocero e io credo nella famiglia”.
“Senti te che scusa! Sei un maialino incorreggibile… ma sei così bello e… e bravo, lo devo ammettere. Ok, ti permetto di spompinarmi altre volte”.
“Grazie signor Rocco”.
“Ma lui non deve sapere. Chiaro?”
Il giovane annuì. In realtà glielo confessò, ma furono d’accordo di non parlarne.
La cerimonia fu semplice, con pochi invitati, ma ugualmente significativa. Fu seguita da un lauto pranzo in ristorante per tutti e durò fino a sera, quando loro tre festeggiarono ubriacandosi in un locale. Poi, tutti a letto. I due sposini però non si misero a dormire. Avevano altro da fare. Bisognava attendere alla promessa. Quella notte il piccolo Alfredo avrebbe perso la verginità.
Li si sentiva ridere e gemere. Rocco, eccitato dal pensiero di quello che si stava svolgendo nella stanza accanto, ripresa lucidità, si avvicinò alla loro porta e la socchiuse per dare un’occhiata dentro. Li vide abbracciati che si rotolavano nel letto. Giuliano copriva di baci tutto il corpo del giovane. Scherzavano come se lui volesse usargli violenza e l’altro che si difendeva come un ragazzino innocente. Ma sapevano come sarebbe finita.
Lo sapeva anche Rocco che, dallo spiraglio della porta, li spiava e si tirò fuori il cazzo per menarselo, preso dall’eccitazione. Avrebbe voluto essere lui al posto del figlio a leccare la pelle profumata del ragazzo fino a bagnare di saliva quel buchino intatto prima di deflorarlo con forza. La stessa cosa stava facendo Giuliano che aveva prima bloccato quella creatura delicata col tutto il peso del suo corpo muscoloso e poi andava ravanandogli tra le chiappe per infilargli un dito dentro. Il ragazzo capitolò subito, alzando leggermente il culetto in segno di offerta. Giuliano si abbassò a leccarglielo e il neosposino gemette di piacere e desiderio, ma continuò a recitare la sua parte.
“No, non voglio, lasciami porco”.
“Invece so che lo vuoi. So che non aspetti altro”.
“Mmmmm”.
“Dimmelo che vuoi che ti rompo il culo, tesoro mio, che vuoi sentirti quello che sei: la mia femmina. Dillo”.
“Si… si, si, si”.
“Volevi forse che ti scopasse mio padre? Ti piace mio padre, zoccoletta. Ti piace il suo cazzone, vero?”
“Si mi piace, è vero, ma voglio essere la tua femmina. Prendimi, sono tuo”.
Dunque il figlio sapeva. A quella rivelazione non resistette e, lentamente per non farsi sentire, entrò nella stanza col cazzo di marmo, per assistere in prima fila a quella succulenta scena di deflorazione. Alfredo però se ne accorse ma non disse niente. Con gli occhi offuscati dal piacere, si afferrò le chiappette aprendosele da solo per offrirle al suo sposo, come se le offrisse anche a suo suocero. Con un ultimo abbondante sputo, Giuliano si lubrificò il cazzo e lo puntò al piccolo buco grinzoso.
“Eccolo. Prendilo tutto in culo” e glielo sprofondò dentro con due potenti spinte.
“Aaaahhh, aaahhh… Fa maleee… Ahhhiii… Si, si, sfondami, sfondamiii”.
Giuliano si dette subito a fotterlo come un animale, con tutta la forza che la sua età e la sua energia gli permettevano. Dopo qualche minuto di sbattimento fu sull’orlo dell’orgasmo. Non poteva più trattenersi. Fu in quel momento che si accorse della presenza del padre ma, come se niente fosse, non si distrasse e si lasciò andare dentro quel piccolo corpo.
“Sborrooo, putt… Prendila tutta… ti ingravido tuttooo”.
Rocco, nel vedere quella scena, aveva il cazzo che stava per esplodere ma riuscì a resistere. Il figlio lo guardò facendogli un cenno con la testa come a volerlo invitare al banchetto di nozze. Così lui si spogliò completamente e si avvicinò con la grossa minchia in tiro, la grossa sacca dei coglioni pendente e tanto pelo addosso.
Il piccolo Alfredo, liberato dal cazzo del marito, passò a lavarglielo con la lingua scattante dai suoi umori e dal saporito sperma che lo avvolgeva. Nel farlo si mise carponi offrendo la vista del suo culetto, col buco appena sfasciato che tentava di riprendere la sua dimensione originaria rigurgitando fuori lo sperma che lo aveva riempito. Come resistergli?
“Dai papà. Che aspetti. Adesso non è più vergine. Approfittane”.
Non se lo fece ripetere. La voglia era tanta e il suo corpo massiccio e ricoperto di pelo gli fu dietro. Un attimo e il suo grosso palo, granitico, sprofondò dentro fino in fondo strappando al giovane un grido”.
“Aaahhh, siii, papà, scopami anche tu. Sono vostro. Sarò sempre vostro. Chiavami, chiavami forte, aaahhh, siii, ancora, ancora”.
Rocco non si trattenne di certo e lo chiavò come desiderava, in maniera selvaggia. Gli esplose dentro anche lui,
farcendolo della sua sborra e mescolandola con quella del figlio. Gli rimase dentro fino a svuotarsi completamente, tenendolo stretto a sé con le sue forti braccia. Quel fantastico ragazzino, quella troietta in calore, quella cagnetta ninfomane, sarebbe stato anche suo, oltre che del figlio.
(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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