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Gay & Bisex

UN RAGAZZO DA ALLEVAMENTO


di Foro_Romano
02.01.2026    |    10.010    |    18 9.6
"“Ma domani avrai una sorpresa, caro apprendista di cazzi: Domani ci sarò anche io e chissà, forse, mentre succhi, ti prenderai dentro una bella doppia inculata da spaccarti definitivamente”..."
UN RAGAZZO DA ALLEVAMENTO

Sono impiegato in una ditta import-export di qualsiasi oggetto: dalle magliette, alle camicie, ai calzini, ai pullover, fino a mobili ed anche agli oggetti tecnologici, fino ai macchinari specialistici per medici ma anche a cellulari e tablet. Insomma, tutto ciò che si può commerciare con tutti gli altri paesi del mondo. Ci lavoro da dieci anni e, con i miei 32 anni sono tra i più giovani dipendenti. La società è grande ma noi dobbiamo saper fare un po’ di tutto. Il grosso del lavoro lo svolgo in amministrazione tra corrispondenza, contratti, relazioni, bolle di viaggio, fatture.
In ditta abbiamo un capannone per tutti i colli che non vengono ritirati subito. A volte stanno lì per mesi in attesa che si decidano a prenderli. Lo chiamavano “il magazzino degli sfigati”. Tanto materiale, poi, addirittura ci rimane perché l’accordo di acquisto era saltato e, a volte, noi dipendenti, in accordo col capo-magazziniere, prendiamo qualcosa: ci possiamo pure arredare casa con lo spirito sereno perché, oltre al risparmio, salviamo quegli oggetti dalla distruzione. In quel capannone non ci entra quasi mai nessuno.
Un giorno avevo bisogno di un buon frullatore per la mia cucina e mi sono ricordato che una cassa di frullatori era stoccata da mesi in quel magazzino. Quindi ci sono andato ed ho girato un po’ per orientarmi in quell’enorme spazio. Il silenzio era totale ma, ad un certo punto, ho sentito dei rumori, delle voci sommesse. Mi sono avvicinato cautamente, tenendomi sempre nascosto dietro qualche cassa, perché potevano anche essere dei malviventi. Ho cominciato a rendermi conto che si trattava di grida sommesse, di gemiti, di frasi spezzate, ma… forse… ma si, erano frasi sessualmente stimolanti. Ho quindi capito il genere di affari si stavano svolgendo. Mi sono messo in una posizione da dove potevo vedere benissimo senza che loro si accorgessero di me. Una di quelle voci era femminile (o almeno così mi sembrava). Chi era la sporcacciona?
Sono rimasto basito. Erano due insospettabili dirigenti dell’azienda, uno con più di 40 anni e l’altro passati i 50. Li conoscevo come bravi padri di famiglia, con brave mogli e figli ormai grandi. Il “vecchio” era alto, pelato e senza barba, ma con una mascella volitiva molto virile. Aveva un bel fisico asciutto con solo un po’ di pancetta. L’altro, invece, era poco più basso, tarchiato, con una barba non troppo lunga. Erano vestiti col completo, come normale in ufficio, ma si erano tolti la giacca e avevano girato indietro la cravatta per non rischiare di sporcarla.
Il primo si era tirato fuori il cazzo dai pantaloni, solo aprendo la patta, e stava davanti ad un giovane che era arrivato da pochi mesi ed era addetto alle fotocopie, avrà avuto sui 18-19 anni, molto bello. Era sua la voce “leggera”.
Proprio un bel bocconcino, desiderato dagli uomini ed invidiato dalle donne per quel suo culetto estremamente pronunciato. Di solito girava pavoneggiandosi della sua bellezza ma, in quel momento, aveva dismesso la sua tracotanza e stava succhiando avidamente quella grossa minchia con gran trasporto. Gemeva dal piacere di assaporare quella carne proibita e di leccare il precum che emetteva. Il “meno vecchio” si era invece calato le brache fino a metà coscia, mettendo in mostra una gran quantità di pelo che lo copriva in quelle zone nascoste. Anche lui, alternativamente, approfittava della bocca e delle morbide labbra prensili dell’apprendista (la qualifica aveva dunque assunto un altro significato).
I cazzi si facevano sempre più grossi perché il giovane, mentre li leccava e succhiava, li segava pure. Ogni tanto, per riposarsi le mascelle, passava a leccare le grosse sacche pelose dei coglioni. Si vedeva che era entusiasta di quello che stava facendo. Si sentivano chiaramente i suoi gemiti ed i suoi risucchi. Il cazzo si stava facendo duro anche a me e me lo sono tirato fuori per smanettarmelo. Nell’aria aleggiavano l’odore di sesso e le parole indecenti sussurrate dai due uomini al piccolo efebo.
“Succhia il cazzo, cagnetta”.
“Ci sai fare, porca d’una troia bocchinara”.
“Ti piace proprio, eh?”
“Succhia, piccolo ingoiaminchie”.
“Preferisci farti una bella bevuta di sperma o fartelo sparare nel culo?”
Erano parole sussurrate, ma riuscivo a sentirle.
“Sono vostro. Riempitemi di sperma dove volete voi”, implorava quello.
“Certo, cucciolo. Stai tranquillo”.
“Certo che ci svuoteremo le palle dentro di te, scricciolo sugacazzi!”
Si vedeva che il ragazzo era proprio affamato. Succhiava quei cazzi di tutto rispetto passando avidamente da uno all’altro, affondandoseli in gola più che poteva, senza riuscirci completamente per quanto erano grossi. Era evidente che gli piaceva essere trattato in quel modo. Gli piaceva sentisti dire quelle frasi degradanti da quei due maschi maturi. Chissà da quanto andava avanti quella storia tra loro.
Mentre aveva la bocca piena del cazzo del 50enne ed era quasi arrivato a solleticarsi il naso con i folti peli del pube dell’uomo, l’altro gli ha tirato in su i fianchi, facendolo mettere carponi a 90 gradi. Quello che lo fotteva in gola in ginocchio davanti, mentre l’altro si era piegato sulle gambe per mettere il suo pene all’altezza giusta. La posizione che aveva assunto metteva in pieno risalto l’ampiezza e la sodezza delle sue cosce muscolose ed irsute.
“Adesso ti inculo, puttanella. Voglio godermi per bene il tuo buco”.
Detto fatto. Un po’ di saliva e, con un solo colpo secco, la grossa minchia è sprofondata dentro brutalmente, senza pietà, forse perché sapeva di trovare subito spazio sufficiente. Il giovane ha sussultato, ha inarcato la schiena, mentre la testa gli veniva tenuta saldamente ferma, tappata dal cazzo, perché non urlasse.
“Aaahhh, prendilooo tuttooo, troia”, ed ha cominciato subito a fotterlo con ferocia.
“Dacci dentro. Sfondalo, sfondalo. Non vedi come gli piace?”
“Che vuoi sfondare! E’ già tutta sfondata ‘sta puttana schifosa”.
Tanto schifo però non gli faceva. Si sentivano il rumore dello sciacquio prodotto dalla chiavata e quello del gorgoglio della saliva in bocca. In effetti, dopo pochi secondi, il ragazzo aveva cominciato a gemere di piacere. Ogni tanto riprendeva fiato e li incitava.
“Si, ohhh siii, ancora, ancoraaa. Sbattetemi forte”.
La sua tenue voce da adolescente, come ho detto quasi femminile, chiedeva di usarlo senza ritegno, benché era evidente anche che il trattamento non dovesse essere proprio indolore. Il mio pensiero è stato di domandarmi chissà come e quando era stato sverginato. Chissà quanti cazzi aveva già preso in culo. Quanti seri padri di famiglia come quei due avevano abusato di lui solo per prendersi il proprio piacere. Il peggio è che la sola idea di tutto questo non fece che arraparmi ancora di più.
Con quei pensieri, davanti a quella scena, un brivido mi ha scosso tutto il corpo. Il mio cazzo era ormai un palo di quercia. Ero inorridito da come lo stavano trattando ma, contemporaneamente, avrei voluto essere aguzzino come loro. Lo avrei voluto squarciare e sfondare come non mi ero mai permesso di fare con una donna. Era chiaro che con lui l’avrei potuto fare. Lo accettava con piacere. Non mi era mai capitato di fare da guardone, ma mi resi conto che era piuttosto eccitante.
I due uomini lo hanno fottuto senza tregua e coperto di insulti da bordello per alcuni lunghissimi minuti. Le espressioni sulle loro facce passavano dalla ferocia più dura alla soddisfazione della conquista ferina.
“Come succhia bene il piccolo!”
“E che buco rotto che c’ha! E’ fantastico”.
Alla fine il 50enne, tenendolo fermo per i capelli, si è chinato in avanti vibrando ad occhi chiusi e ruggendo a denti stretti. Si è tirato ancora su e di nuovo si è piegato in avanti, più volte, a scatti improvvisi. Era evidente che gli stava sparando bordate di sperma in bocca e che il ragazzo ingoiava a ripetizione, non sempre riuscendoci perché tossiva ed un po’ gli è uscita dalle labbra, gli colava sul mento, da dove gli pendeva come una lurida liana.
L’uomo si è ritirato e gli ha tenuto su la testa per ammirare il giovane viso dalle labbra lucide del suo sperma e stravolto dai duri colpi ben assetati che gli stavano ancora scassando il culo. Soffriva ma gli piaceva, tanto che il suo pisellino moscio colava alcune gocce. E’ venuto sul pavimento senza toccarsi. Forse senza neanche accorgersene.
Lo scroto peloso pendente dell’uomo continuava a rimbalzare sulle lisce e rosee chiappette. Lo sfilava fuori fino a lasciare solo la cappella e lo riaffondava con forza quasi a volerci far entrare anche le palle. Lo teneva saldamente per i capelli.
“Ecco mocciosetto. Adesso tocca a me. Adesso ti farcisco per bene il culo. Aspetta ancora un po’, che sto per venire, Oh cazzo… cazzooo…”.
Cercò di ritardarlo, ma inutilmente. Lo tirò fuori di botto risucchiandogli le budella, ma ormai era troppo tardi. Un denso grumo di sperma partì deciso finendo, con una lunga parabola, sulla schiena della troia. Non poteva più trattenersi ormai. Lo reinfilò fino in fondo e, con un grugnito selvaggio, gli sparò dentro altri innumerevoli schizzi di succo virile, fino alla fine, fino ad accasciarglisi sopra. E’ rimasto poi per qualche secondo ad ammirare la larga galleria aperta e sfasciata di quel sederino.
Sentendosi soddisfatti di aver dimostrato l’un l’altro, ma specialmente alla troia, la loro superiorità virile, con calma, i maschi si sono quindi ripuliti con la carta di un rotolo che avevano a portata di mano. Si sono ricomposti la camicia, i pantaloni, la cravatta. Il 50enne si è sporto a dargli un ganascino, forse affettuoso, forse minaccioso.
“Ci rivediamo qui domani, e domani sarà il mio turno di spaccarti il buco. Cerca di rimetterlo in sesto”.
Lui, annuendo con la testa, è rimasto fermo nella sua posizione a quattro zampe, ancora piacevolmente stravolto da quanto aveva subito. Non potendola trattenere, pisciò qualche colata di sperma dal culo, si ripulì con la carta, si mise a posto i vestiti e uscì a gambe larghe, con andatura un po’ incerta.
Cazzo, vi giuro, non ce l’ho fatta più. Non appena me lo sono preso in mano, sono venuto sul pavimento come un idrante, formando un laghetto cremoso davanti a me.
“Ma domani avrai una sorpresa, caro apprendista di cazzi: Domani ci sarò anche io e chissà, forse, mentre succhi, ti prenderai dentro una bella doppia inculata da spaccarti definitivamente”.

(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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