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Gay & Bisex

DEVO CONTROLLARE MIO FIGLIO -2


di Foro_Romano
04.09.2026    |    3.483    |    12 9.5
"“Si, si, continua, forte, più forte, ancora, ancora, godi dentro di me, riempimi”, mi diceva..."
Mi è stato più volte richiesto di proseguire alcuni miei racconti. Anche se non amo i serial, a volte ci sono cascato anche io. Preferisco che i miei amati lettori usino la loro fantasia per immaginare il seguito che preferiscono. Comunque, mi sono deciso ed ho recuperato un mio racconto molto votato di be sei anni fa. Se qualcuno non lo ricorda, forse è meglio che lo legga prima.
https://www.annunci69.it/racconti-erotici/gay/DEVO-CONTROLLARE-MIO-FIGLIO_101409.html

DEVO CONTROLLARE MIO FIGLIO -2

Ero sconvolto per tutto quello che era successo. L’aver scoperto che mio figlio non solo era omosessuale e passivo, ma che era talmente pervertito da farsi usare da decine di uomini, con forza, pronti a scaricare la loro libidine ed il loro succo sopra e dentro di lui non mi dava pace. I luridi epiteti coi quali lo avevano trattato, poi! Inoltre, aver provato eccitazione a vedere quella scena ed essere venuto nella bocca di un ragazzo sconosciuto aveva dell’incredibile per me.
Sul lavoro sono rimasto il perfetto dirigente che sono sempre stato, ma dentro di me ho provato un turbamento di emozioni contrastanti. Non sapevo che fare, come intervenire. Forse dovevo perdonarlo per l’amore paterno che provo per lui e lasciargli esprimere la sua natura come voleva; forse dovevo suggerirgli di moderarsi e non lasciarsi andare a situazioni così degradanti; magari a trovarsi un compagno serio con cui vivere serenamente. Ed io? Come potevo giustificare il mio comportamento di essermi eccitato e di aver scaricato tutta la mia sborra tra le fauci assetate di un giovane come mio figlio? Perché mi si palesava in mente la pazza idea di ficcargli in bocca il mio di cazzo e riempirlo dello stesso sperma che lo aveva concepito?
Passarono alcuni giorni di indecisione. Ho continuato a salutarlo ogni giorno comportandomi come se niente fosse successo, mentre nella mia mente lo vedevo ancora coperto di sborra e di sputi, felice di quel trattamento indegno persino di una prostituta. L’incredibile è stato scoprirmi vulnerabile ed incapace di trovare una soluzione, benché fossi considerato da tutti i miei sottoposti come l’uomo dalle decisioni rapide ed efficaci.
Finché, un giorno, non mi arriva un’altra lettera anonima, chiaramente inviata dallo stesso della prima volta. Era fortemente arrabbiato perché, benché avessi visto tutto, non avevo ancora preso provvedimenti severi.
Come faceva a sapere quello che era successo? Chi era questo personaggio misterioso e perché era così interessato alla mia reazione nei riguardi di mio figlio? La risposta a queste domande mi sarebbe stata chiara presto perché mi voleva incontrare. Mi dava un appuntamento nel grande parcheggio dello stadio della città la sera di due giorni dopo. Il posto era certamente deserto perché non era previsto alcun evento, in un punto ben preciso, vicino all’ingresso B.
Naturalmente non mancai ed andai lì. Sono arrivato in anticipo di dieci minuti e ne ho aspettati altrettanti dopo. Il tempo non passava mai e mi dicevo di essere uno stupido ad averci creduto. Ho pensato che fosse lo scherzo di qualcuno o di una combriccola di giovani che volevano mettermi alla berlina. Io, maschio forte e virile, padre di un frocio depravato. Che vergogna!
Ho sentito battere su un vetro. Era un ragazzo che non mi era del tutto sconosciuto. Gli ho aperto e lui è entrato in auto, sedendosi accanto a me. Ci siamo guardati in silenzio per qualche secondo.
“Ma tu sei… sei quello che…”
“Si, quello che ti ha fatto un pompino mentre guardavi tuo figlio che veniva usato da tutti quegli uomini. Sono proprio io. Piacere, Alessandro”, e mi ha messo una mano sulla coscia.
E’ stato come se avessi ricevuto una scarica elettrica contemporaneamente nel cervello e nel corpo.
“Ti è piaciuto il lavoretto che ti ho fatto?”, ha proseguito.
“Scusami, non dovevo. Non so che cosa mi è preso. Costringerti poi a… ad ingoiare. Oddio, non riesco a capire”.
“Oh, non ti preoccupare. L’ho fatto volentieri. Mi piacciono i cazzi e mi piace la sborra e il tuo cazzo mi è piaciuto in modo particolare”. Lo ha detto muovendo la mano lungo la mia coscia. Quell’apprezzamento ed il ricordo di quello che aveva fatto ha avuto lo strano effetto di farmelo indurire.
“Io non avevo mai fatto una cosa simile. Intendo dire nemmeno con una donna, figuriamoci con un uomo”.
“C’è sempre una prima volta e, dalla tua reazione istintiva di tenermi la testa, credo proprio che ti sia piaciuto”. Effettivamente era così. Diceva la verità, quella verità che non volevo ammettere a me stesso.
“E’ vero, ecco, lo devo ammettere. Credo di non essere mai venuto così tanto”.
“Ed a me è piaciuto tanto farti venire. E devo dire che il tuo sperma è buonissimo”.
“Ma come fate voi… froci (posso dirlo?)…”
“Non ti devi preoccupare. Tu sei maschio e mi sta bene così. Ad ognuno il suo ruolo”.
“Ma poi, perché mi hai voluto far sapere di mio figlio? Perché volevi che prendessi provvedimenti verso di lui?”
“Beh, in un primo tempo volevo, che so, che lo mandassi confinato in qualche collegio per il suo recupero, stando a come la pensate voi etero”.
“Ma perché?”
“Ecco, devi sapere che io e tuo figlio eravamo amici ed andavamo insieme in quel locale per divertirci. Io, però, ero molto legato ad un uomo, sposato come te. Ero proprio innamorato. Lo avrei seguito in capo al mondo. E lui lo sapeva ma questo non gli ha impedito di portarselo a letto per farsi scopare. E più di una volta. Capito? Ovvio che l’ho lasciato, non tanto per il tradimento, ma per avermelo fatto di nascosto e col mio migliore amico; ci ho sofferto tanto. Così, mi sono voluto vendicare facendoti sapere tutto”.
“E perché mi hai fatto quel pompino?”.
“Per la verità, quando ti ho visto, mi sei piaciuto subito. Con quell’eccitazione poi che ti era presa, quella rabbia che volevi far esplodere in qualche modo, e io ti ho fatto il favore di farti scaricare dentro la mia bocca. Ed è stato meglio così, per tutti e due. Mmmm, che buona” ed ha chiuso gli occhi al ricordo.
Il mio cazzo ha cominciato incredibilmente a farmi male, chiuso com’era nei pantaloni. La sua mano dalla coscia è scivolata sopra il bozzo. Lo ha palpato, felice di sentirlo duro. Si è chinato, mi ha guardato dal basso come per chiedere il mio assenso, mi ha slacciato la patta e lo ha liberato. Afferrato saldamente in mano, lo ha preso in bocca ed ha cominciato a spompinarmi con una fame incedibile. Vederlo così impegnato, con quella faccia da bravo ragazzo e quelle labbra morbide mi ha eccitato al massimo.
Mi sono lasciato andare sul sedile, la testa appoggiata, gli occhi chiusi, finché, dopo qualche minuto, mi sono scaricato di tutto il succo, che lui ha prontamente ingoiato. Ha tirato su la testa, mi ha guardato, con le labbra lucide della mia sborra, la bocca ancora impastata.
“Non mi dire che non ti è piaciuto”.
Si è abbassato di nuovo a ripulirmelo per bene, suggendo le ultime gocce dal meato, baciandomi la cappella, le palle, i peli del pube, quasi trasportato da un’adorazione proibita. Si è risollevato col busto e mi ha guardato.
“Mi sono innamorato di te”. Gli occhi umidi. L’espressione di chi ha paura di una reazione negativa.
“Come fai a dire così? Hai l’età di mio figlio, potrei essere tuo padre”.
“Io da un padre come te mi farei fare qualsiasi cosa”.
Continuava a tenerlo in mano, a segarmelo. Era ancora duro. Dovevo ammettere a me stesso che quel ragazzo mi faceva uscire di testa. Lo ha ripreso in bocca ed ha ricominciato a spompinarmi. Non so spiegarmi, ma era ancora un pezzo di acciaio caldo.
Senza pensarci troppo, in men che non si dica, ci siamo spogliati, ho reclinato il suo sedile, l’ho sdraiato a pancia sotto. Aveva un culetto bellissimo, coperto da una leggera peluria. Gli ho allargato le chiappe coi pollici ed ho ammirato quel buchetto tra i peletti, leggermente aperto dall’uso. Aiutato da un po’ di saliva, preso dalla foga, sordo ad ogni consiglio inconscio, l’ho sfondato con un’unica spinta. Ci ho dato dentro di brutto, tra le sue urla di piacere ed i miei grugniti da bestia selvaggia scatenata. Ero già venuto e, alla mia età, per venire una seconda volta ci vuole tempo, e così l’ho chiavato a lungo.
Quel ragazzo ha qualcosa che mi attrae alla follia: innocente nel viso ma depravato nelle azioni, giovane nel corpo ma svezzato come una sgualdrina, disponibile a soddisfarmi e così passivo da testare la mia virilità. Ad un certo punto mi sono sfilato, l’ho girato verso di me, gli ho aperto le cosce e gli sono risprofondato dentro con forza.
Pur continuando a fotterlo senza tregua, in un lampo di lucidità, mi sono reso conto che stavo esagerando e gli stavo pure sdraiato sopra: col mio peso avrei potuto schiacciarlo. Non gridava, gemeva forte. Era evidente che gli piaceva. Gli ho domandato, però, se voleva che uscissi.
“No, ti prego, continua così”, è riuscito a dire con un filo di voce carico di lussuria.
Ho continuato, duro, ancora per un po’, ma ero al limite, il suo viso sconvolto ed i suoi occhi lucidi che trasmettevano ardore e passione, mi hanno fatto cedere.
“Si, si, continua, forte, più forte, ancora, ancora, godi dentro di me, riempimi”, mi diceva.
Abbracciati strettamente, siamo venuti all’unisono, gemendo, gridando come folli. Lui sui peli della mia pancia, io dentro di lui, così tanto che, non trovando spazio, la sborra gli è colata fuori dai bordi del buco disfatto. Siamo rimasti così, coi cuori e col respiro che pian piano andavano regolarizzandosi, sentendo l’uno quello dell’altro. Chiaramente, io ero suo e lui era mio, definitivamente.

E’ passato del tempo. Ho parlato con mio figlio e gli ho raccontato tutto. Gli ho detto che mi sono innamorato di Alessandro e che lo capivo, consigliandogli però di mettere la testa a partito, che lasciarsi andare è anche comprensibile alla sua età ma che deve rimanere una parentesi nella vita, diventare un bagaglio di esperienze.
Ha compreso e mi ha dato ragione. Si è messo con l’ex del mio compagno, stavolta definitivamente. Andiamo al cinema, usciamo spesso a cena insieme, tutti e quattro. Ci scambiamo idee, commenti, impressioni su ogni stupidaggine che ci capita. Siamo diventati una famiglia. Forse un po’ strana, ma una famiglia serena, e non mi fa più alcun effetto scopare duramente Alessandro mentre sento i gemiti di mio figlio provenire dalla stanza accanto, quando l’altro lo sta fottendo di brutto. L’importante è essere felici.

(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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