Gay & Bisex
FIGLIO DI PAPA’
02.08.2025 |
13.207 |
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"Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile..."
FIGLIO DI PAPA’Da quando la madre era scappata con un sudamericano, un anno prima, Lorenzo era rimasto da solo a vivere col padre in un elegante villino di periferia, circondato da un ampio giardino. In verità non era proprio il padre, anche se lo considerava tale a tutti gi effetti. Aveva sposato la madre quando lui aveva due anni e lo aveva riconosciuto. Con lui era cresciuto e, pian piano, col tempo, aveva visto in lui il prototipo ideale di uomo: intelligente, capace, onesto, determinato, sicuro di sé. Fisicamente robusto, essendo stato uno sportivo professionista e, superati i 40 anni, era ancora più che in forma.
Lorenzo era un adolescente viziato a cui non era mai mancato nulla. Aveva però ancora le idee confuse in campo sessuale. Da una parte sapeva di dover essere attratto dalle donne ma sentiva di non esserlo veramente. Sentiva, piuttosto, di desiderare di più gli uomini, quelli più grandi, quelli come il padre. Ma questo era un pensiero che, ogni volta che lo sfiorava, lo respingeva, ma con poca convinzione.
Una sera di inizio estate era solo in casa. Il padre era andato ad una cena di lavoro. Così, approfittando del primo caldo di stagione, si era denudato completamente e sdraiato a pancia sotto, con la testa fuori del letto. A terra aveva posato il portatile per girare in internet e, come spesso accadeva, sempre senza rendersene conto, era finito a vedere filmini porno gay, specialmente quelli con uomini maturi che scopavano ragazzi della sua età. Rimaneva affascinato da quei cazzi grossi e nodosi che entravano con decisione nelle bocche assetate di sperma, o si facevano strada con forza in mezzo a due rosee chiappette, tra i grugniti dei maschi ed i gemiti di piacere dei sodomizzati.
Già, ma come poteva essere piacere quello? Un affare del genere che ravanava su per il culo non poteva essere un vero piacere. Ma allora, perché erano così tutti desiderosi di essere scopati ed erano così felici e soddisfatti quando schizzavano il loro seme e, soprattutto, quando il maschio li farciva di sborra? E la sborra? Che sapore poteva avere? La faccenda era poco chiara. Forse era tutta una finzione cinematografica basata su diffuse fantasie preconcette. Di certo c’era che se ne sentiva attratto e avrebbe dovuto provare prima di dare un giudizio. Ma come fare?
Non poteva sapere, Lorenzo, che quella sarebbe stata una giornata memorabile della sua vita, forse la più importante. Si andava eccitando, strusciando il cazzetto sulle lenzuola, nel vedere un vecchio sarto muscoloso e peloso che fotteva con forza un ragazzetto che aveva avuto l’avventura di andare da lui per un vestito da sfoggiare ad un matrimonio in famiglia. Lo possedeva in tutte le posizioni coprendolo di insulti, almeno per quanto gli sembrava da quel poco di inglese volgare che conosceva. Eppure si vedeva che il giovane godeva di quel trattamento, toccando ed abbracciando come poteva quel corpo possente che lo stava straziando. I primi piani sul viso dei due erano esaustivi delle differenti e complementari sensazioni che provavano. Quelli sul buco slabbrato dalla ritmica e dura penetrazione erano eccitanti, per non parlare di quando l’uomo gli si scaricava dentro. Si poteva vedere lo scroto pulsare, immaginare la potenza degli schizzi rilasciati e la quantità di sperma emessa, che poi, quando il buco veniva stappato, si riversava fuori a grumi o, a volte, più liquido, dal colore perlaceo, e colare lungo le cosce quale segno della presa di potere del maschio.
L’eccitazione di Lorenzo era al massimo. Si sentiva compartecipe della scena. Gli sembrava come se fosse stato lui ad essere sottomesso e lo strofinio sulle lenzuola stava quasi per farlo capitolare. Non si era accorto, però, che dalla finestra aperta si era introdotto un uomo mascherato in viso da un passamontagna, un uomo robusto, vestito in maniera aderente completamente nero, come i più classici ladri. Lo aveva osservato per un po’. Nella posizione in cui stava il ragazzo, poteva ammirarne il fisico minuto, la curva flessuosa della schiena, la leggera peluria che ne ricopriva le gambe ed il sedere. Quel bellissimo, rotondo, perfetto culetto bisognoso di attenzioni. Quella visione gli aveva intostato il cazzo, tanto da doversi calare i pantaloni fino a metà coscia e tirarlo fuori. Massaggiarlo con delicatezza per non venire.
Fu in quel preciso momento che gli si mise sopra, sulla schiena, fulmineo, bloccandolo sul letto. Lorenzo si paralizzò, colto dallo spavento. L’uomo cominciò a strusciarglisi addosso, facendogli percepire la grossezza e la durezza del suo tarello lungo lo spacco tra le chiappe. Il ragazzo, carico come era, passò presto dalla paura alla disponibilità, allora l’intruso scese col viso, gli afferrò i glutei a piene mani e li divaricò, ammirò per un attimo il forellino grinzoso ancora vergine, affondò il viso e cominciò a lapparlo di gusto bagnandolo abbondantemente di saliva. Lorenzo si lasciò andare sotto i colpi di quella lingua bramosa. Era piacere quello che stava provando ed il piacere gli andava annebbiando il cervello. Protese lui stesso il sedere all’indietro, offrendosi al sacrificio.
L’uomo tornò a sdraiarsi sulla sua schiena, sempre tenendolo aperto. Puntò la grossa cappella all’orifizio e spinse con delicatezza. Inizialmente sembrava non volerne sapere di allargarsi ma, a forza di ripetuti tentativi, dovette soccombere. Lentamente il ragazzino venne riempito da quella poderosa nerchia. Si, fu doloroso ma non più di tanto. Una mano sulla bocca ricevette le lacrime e le grida di Lorenzo. Il maschio, schiacciandolo sotto il suo peso, cominciò a scoparlo prima con dolcezza e poi sempre più velocemente, sempre più violento man mano che il giovane cedeva, sopraffatto più dal piacere che dalla sofferenza.
“Cazzo, cazzo, cazzo. Ti piace? Lo sento che ti piace. Dillo che ti piace. Dilloooo”.
“Sssssiii, mi piace. Mi piace. E’ vero, mi piace. Ancora, ancora”.
“Ti ho appena sverginato e adeso ti sfondo. Ti piace perché sei una troia, sei una puttana, sei zoccola”, gasandosi usando parole triviali.
“Oh si, sono troia, troia. La prego ancora, ancora”.
“Certo puttanella. Ti fotto ancora e ancora. Prendilo fino in fondo. Ti sfascio il culo, troia. Non ne potrai più fare a meno. D’ora in poi godrai solo col cazzo in culo, lurido frocio”.
La scopata era ormai feroce. Andò avanti ancora per una decina di minuti, finché l’uomo si sollevò sulle braccia continuando a sbatterlo con colpi secchi e profondi. Infine, urlando come una belva ferita, assestò un colpo tremendo e si scaricò le palle. Si abbatté quindi sul ragazzo, incurante per qualche minuto del peso del suo corpo ben più massiccio di quello gracile sotto di lui.
Ripreso a respirare, si sfilò lentamente lasciando una voragine arrossata che colava sbroda bianca. Gli sbatté il cazzo barzotto sulle chiappe e se lo pulì sulla loro peluria. Si abbassò per sussurrargli nell’orecchio.
“E’ stato fantastico, ragazzino. Credo di aver fatto la più grossa sborrata della mia vita. Non preoccuparti, tornerò a trovarti ancora”. Si rimise cazzo e palle nei pantaloni e se ne andò da dove era entrato.
Lorenzo rimase per qualche secondo confuso. Era vero quello che aveva vissuto o era solo la sua fantasia? Il prurito al buco del culo gli confermava che era stato tutto vero. Si era incredibilmente avverato quello che andava sempre più desiderando. Era stato scopato da un uomo più grande ed era stato grandioso. Il dolore era stato poco ma il piacere era stato immenso. Era lo stesso piacere che provavano i ragazzi nei video. Ora sapeva di cosa si trattava. Ora non era più vergine e si sentiva pronto a provocare fino a farsi montare da qualunque maschio che avrebbe incontrato. Era vero quello che lo sconosciuto gli aveva detto: avrebbe goduto solo col un cazzo in culo.
Si mise una mano sul buco. Rabbrividì nel sentirselo largo e bagnato. Vi immerse due dita per raccogliere un po’ di quel succo. Si rivoltò sulla schiena. Le dita in bocca per gustarne il sapore e l’altra mano a segarsi con foga il pisellino. La mente andava a quei momenti di piacere e l’orgasmo, fino ad allora trattenuto, esplose. Lo sperma si sparse sulla pancia e sul petto glabro. Il cuore a mille. A bocca aperta, cercava di prendere più aria possibile, con la testa pendente fuori del letto, sottosopra.
In quel momento lo vide sul vano della porta.
“Papà!” e cercò di sollevarsi ma la mano del padre lo spinse di nuovo giù.
“Chi era quello?”
“Non lo so, papà. Non mi sono accorto che era entrato in casa e mi ha aggredito”.
“Forse era entrato per rubare e poi si è accorto della tua presenza. Ho visto quello che ti ha fatto”.
“Hai visto? Non ho potuto reagire. Mi ha preso con la forza. Io non volevo”.
“Ho visto pure quanto ti è piaciuto”.
“Ma no… io…”
“Inutile che neghi. Ti sei anche tirato una sega dopo che ti aveva scopato”.
“Non so perché. Non so che mi è preso…”
“Se ti piaceva farti fare certe cose, non avevi che da dirmelo. Ti rendi conto? Sarei potuto essere io il primo a scoparti”.
“Tu!? Dici davvero? Ma… ma sono tuo figlio”.
“Sai bene di non esserlo e adesso invece io so che sei una zoccola, come tua madre. Ti piace il cazzo, ecco la verità”.
Lorenzo rimase muto. Non sapeva come ribattere. Aveva ragione.
“Apri la bocca, che te ne faccio sentire il sapore”.
Il ragazzo obbedì. A bocca aperta aspettò con trepidazione che l’uomo si aprisse la patta davanti al suo viso, che si calasse pantaloni e mutande a mezza coscia, che mettesse a nudo una mazza di tutto rispetto, già dura e coperta di vene gonfie e violacee. Era la prima volta che vedeva un cazzo dal vivo. Lo aveva avuto nel culo ma non lo aveva visto. Rimase affascinato da tutta quella virilità, annebbiato dall’odore che emetteva. In un attimo, quel fantastico maschio che affollava da sempre i suoi sogni, approfittando della posizione, gli mise la cappella in bocca, ma in breve gli si sprofondò velocemente in gola per poi sottrarglielo.
Gli venne da tossire ma volle dimostrare che gli era piaciuto. Tirò fuori la lingua giusto in tempo per una lappata di precum. Ne gustò il sapore. Gli fece perdere la testa e si allungò per prendere dentro la cappella, aderendo con le labbra al grosso calibro. Contemporaneamente Pietro gli afferrò la testa e si spinse in avanti, affondandogli il cazzo in bocca e iniziò a scopargliela, a volte solo fino a metà ed a volte fino in gola, togliendogli il fiato.
“Ti piace proprio! Ahhh, siii, muovi la lingua, cosììì. Bravo, hai capito subito come si fa. Sei proprio troia. Succhia, siiii, cosììì. Cazzo, che bocca!”
Non c’era più bisogno di accompagnargli la testa. Lo spompinava senza sosta. L’uomo gli mise un dito nel culetto, poi due. Lorenzo gemette di piacere.
“Sei aperto e bagnato come una figa. A questo mi dedicherò dopo. Per ora voglio godermi la bocca, piccolo frocio in calore. D’ora in poi il cazzo non ti mancherà mai, te lo prometto. Ahhh, siii, succhia, cosììì, cosììì”.
Le dita in culo divennero tre e sprofondarono tutte dentro. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. I loro corpi iniziarono a tremare e tutti e due esplosero in un orgasmo pazzesco. Il ragazzo si spruzzò sulla pancia e il maschio gli sparò in bocca una quantità tale di sperma che lo costrinse ad ingoiarla. Tutta, leccando via fino all’ultima goccia con la lingua. Era buona. Accidenti, se era buona! Vischiosa, saporita, meglio della crema pasticcera.
Il giovane Lorenzo capì che non sarebbe mai stato più felice di così. Avrebbe sempre avuto il cazzo del suo uomo ideale tutto pe sé. Bocca e culo sarebbero sempre stati riempiti di cazzo e sborra a volontà. E così fu.
Ah, dimenticavo. Anche l’uomo misterioso tornò a trovalo più volte, ma sempre col viso coperto, il ché rese la cosa sempre molto intrigante.
(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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