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Gay & Bisex

TANTI MAIALI PER UNA SOLA SCROFA


di Foro_Romano
07.03.2026    |    4.600    |    12 9.7
"Non posso dimenticare però che, ad un certo punto, un signore con due baffetti fini si sdraiò e mi invitò ad impalarmi su di lui..."
TANTI MAIALI PER UNA SOLA SCROFA


Mi portò a casa sua qualcuno che non ricordo, ma quell’episodio della mia vita mi è rimasto in mente. Nei pressi di Porta Maggiore, in una casa umile, da pensionato povero, ma si vedeva che quel vecchio aveva tanto da raccontare. Era stato un attore di una certa notorietà, aveva lavorato anche con grandi registi del cinema e del teatro, ma nell’Italia conformista non aveva avuto molto successo. Era un “travestito” e la sua fama l’aveva ricevuta più che altro dietro le quinte, nel sollazzare piacevolmente altri uomini più grandi di lui. Da buon vecchio, gli piaceva ricordare e raccontare di quando era giovane e senza freni inibitori, delle persone conosciute. La storia che mi raccontò era molto particolare, ma non so fino a che punto veritiera.

Era in macchina con lui, quel signore così piacevole nell’aspetto come gentile nei modi. Lo aveva contattato tramite un giornaletto di annunci gay (allora non c’era il web) e lui aveva accettato di incontrarlo con curiosità e tanto interesse. Sapeva già con certezza che gli piacevano gli uomini, quelli “grandi”.
Sebastiano, allora di 20 anni, biondo, occhi verdi ed intensi. Magro e piccolo di statura, tanto da sembrare più giovane di quello che era. Aveva conosciuto Marcello da poco meno di un mese: 54 anni, maschio maturo, robusto e peloso. Col pelo nero nero, ha detto, come piaceva a lui. Allora piaceva il pelo come simbolo di mascolinità e non c’erano tatuaggi che distraevano l’attenzione.
Dalle foto pubblicate nel giornaletto aveva imparato tante cose, in teoria. In pratica era qualche anno che ogni tanto andava dietro a qualche cespuglio a fare bocchini a uomini che avevano bisogno di scaricarsi dopo una giornata di lavoro. Si svuotavano nella sua piccola bocca, e lui rigorosamente ingoiava tutto. Lo faceva così, senza pensarci, per istinto naturale. Gli piaceva la sborra, in tutte le varianti di sapore e consistenza.
In culo non lo aveva mai preso, almeno fino alla conoscenza di quel signore, che lo aveva ricevuto in casa ed era stato molto bravo a sverginarlo. Era stato lui che gli aveva aperto il culetto, con delicatezza e maestria. Fu subito piacere. Piacere di sentirsi desiderato, di sentirsi dominato da un uomo maturo, ben dotato, di sentirsi posseduto con forza, superando facilmente il dolore iniziale, solo come una fase inevitabile prima di aprirsi a nuovi piacevoli orizzonti. Con delicatezza all’inizio e con durezza in seguito, finendo sempre con lo sborrargli dentro. Gli era piaciuto, eccome se gli era piaciuto! Aveva sentito ogni schizzo dentro di sé ed aveva goduto anche nel far godere finalmente un maschio vero.
Gli voleva un gran bene ed era riconoscente a quell’uomo perché era proprio la personificazione di quello che andava cercando, senza saperlo, nella confusione adolescenziale. Lui gli aveva insegnato tutto del sesso e delle sue posizioni. Non si può dire che era amore quello che provava, più che altro era gratitudine, tanto da desiderare altri uomini e Marcello lo aveva capito e lo comprendeva.
Ormai gli era presa una frenesia incontrollata. Era come una droga. Avrebbe voluto essere fottuto continuamente. Gli ormoni facevano scintille. Quell’uomo gli aveva regalato altre scopate fantastiche, ma aveva dei limiti ed aveva anche scoperto che al ragazzino non bastava ed era il cucciolo ideale da presentare agli altri, quelli della confraternita segreta. Marcello glielo aveva proposto e lui aveva accettato subito. Voleva provare nuove frontiere, conoscere tutte le sfumature del sesso tra uomini.

Guardava il paesaggio che scorreva, dalla città alla periferia, dalle strade affollate alla campagna piena di alberi e siepi fiorite. Non sapeva dove lo stava portando ma sapeva il perché, quello che sarebbe successo. L’auto prese una stradina di campagna, ma d’un tratto si fermò. Sebastiano non capiva il perché e si girò a guardarlo.
“Torno a chiedertelo, per esserne certo. Sei sicuro di volerlo fare? Sai le regole”.
“Ne sono sicuro. E poi ci sei tu a proteggermi, se ne avessi bisogno, giusto?”. Poi, come se fosse stato preso da un dubbio: “E se qualcuno non mi piacesse?”
“Tesoro, ti conosco abbastanza per sapere che non starai tanto a guardare se qualcuno ti piace o no, piuttosto se hanno un bel cazzo o no, e se lo sanno usare. Comunque ti assicuro che ce l’hanno tutti ben funzionante”.
“Ok, ok, dai, andiamo”.
L’uomo lo guardò con un lieve sorriso di soddisfazione. Riavviò il motore e ripartì continuando in quella direzione. Giunsero davanti ad un cancello aperto: li stavano aspettando. Un breve viottolo ed erano davanti ad un villino molto elegante, stile Liberty, isolato nella campagna.
Trovarono il portoncino accostato ed entrarono in un ampio ingresso. C’era qualche porta, ma lo sguardo veniva subito attratto dall’ampia scala difronte. L’uomo sapeva dove andare e salirono al piano superiore per entrare in una stanza luminosa con un salottino in stile con la casa.
“Adesso ci spogliamo e poi andremo di là, nella ‘sala delle feste’, come la chiamiamo”.
“Vi riunite spesso per queste cose?”
“Ogni tanto, quando qualcuno di noi ha qualche novità”.
“E io, oggi, sono la novità. Giusto?”
“Giusto”.
“Quanti siete?”
Il numero è variabile, secondo gli impegni di ognuno. Oggi noi saremo in dieci. Dai, su, coraggio. Sarà un’esperienza indimenticabile e sono certo che ti piacerà”.
Quando furono completamente nudi, l’uomo si mise sulle spalle un gran mantello nero che lo rendeva misterioso ed ancora più affascinante ai suoi occhi, quasi come una divisa. Lui no, lui era il nuovo oggetto di piacere e rimase completamente spogliato. Marcello lo abbracciò forte per dargli coraggio, ma non ne aveva bisogno, lui era già pronto e deciso. Aprirono la porta.
Nella stanza accanto furono accolti da un altro uomo. Uno sul metro e 90, con una barba corta e brizzolata, come sulle tempie. Fece gli onori di casa dichiarandosi cerimoniere di quella combriccola di “debosciati”. Così disse, facendo una battuta che non era poi tanto lontana dalla realtà.
“Siete i benvenuti”.
“Lui è Sebastiano”.
“Ma che bel ragazzo che ci hai portato! Sei sicuro che ha l’età consentita?”
“Certo. È che ne dimostra meno”.
“Bene. Come sei bello!”, accarezzandogli una guancia. “A quanto pare, dunque, questo visino innocente nasconde un bel maialino. Anzi, una bella scrofetta”. I due uomini risero.
“Dunque, sai quello che faremo qui?”
Lui annuiva.
“È già stato sfondato, spero”.
“Ovvio. Non dubitare. Ci ho già pensato io”.
“Bene, bene, bene. Ti ha certamente detto che noi costituiamo un circolo segreto ed il segreto è il primo ordine da rispettare. Non deve trapelare niente. Sai, molti sono personalità note in politica, così come in altri campi della società, e molti di noi sono sposati e con figli praticamente della tua età. Inoltre, a sottolineare che quello che ci unisce è esclusivamente il piacere da dare e ricevere, qui non si fa commercio. Non ti pagheremo per le tue prestazioni. Forse, poi, qualche regalino. Di certo, da noi riceverai solo tanti cazzi e tanta sborra che, per quanto mi ha detto, ti piacciono molto. Sei d’accordo?”.
Sebastiano annuì ancora.
“Devi esserne sicuro”.
“Si, si, sono d’accordo”.
“Non resta che presentarti gli altri. Venite” e fece loro strada attraverso un’altra porta.
Anche questa stanza non era grande: aveva delle misure normali. La luce era soffusa. Su tre pareti erano tutti divani e poltroncine mentre, addossato alla quarta, c’era un tavolo dove erano posati degli oggetti. Al centro un grande materasso, come fosse un ring. Gli uomini avevano tutti, ad occhio, tra i 45 ed i 60 anni ben portati.
Erano tutti nudi, tutti col mantello di ordinanza e tutti comodamente seduti sui divani. Qualche inevitabile pancetta ma tanto pelo e tanti muscoli tonici. Il giovane era preparato al peggio ma si ricredette: non sarebbe stato affatto spiacevole soddisfare quei maschi arrapati.
Al loro ingresso ci fu un mormorio generale di approvazione. Era chiaro che fossero tutti già eccitati all’idea di
sottometterlo a loro piacere. Si fece avanti un altro uomo dal portamento aristocratico.
“Lui è ‘il Colonnello’, il nostro presidente”. Quello gli strinse la mano senza parlare ma con uno sguardo duro e penetrante.
Il cerimoniere lo presentò anche agli altri, sottolineando che era già svezzato. Poi proseguì: “Tu dovrai eccitarci tutti, goderti i nostri cazzi e farti scopare in bocca e culo, a loro scelta. Quando uno si ritira, perché è venuto o perché non vuole venire in quel momento, sarà immediatamente sostituito da un altro. Siamo tutti molto attivi, pertanto potresti ricevere, che so, anche 30 e più sborrate addosso e nei tuoi buchi. Le sedute durano, di solito, sulle tre ore. Ti siamo grati di offrirti a noi. Anche se ti copriremo di insulti, considera che sono solo per riscaldare l’ambiente. Da parte tua vorremmo sentire lamenti, gemiti e tutto ciò che ti viene spontaneo di dire, per farci capire che stai apprezzando il trattamento. Non devi trattenerti. Una regola importante è che tu non ti devi mai rifiutare di fare quello che ti viene richiesto. Il lato positivo è che ognuno di noi, te compreso, possa avere il suo porco piacere. Ripeti a loro se sei d’accordo e che manterrai il segreto”.
“Si, sono d’accordo, e sarò muto come un pesce”.
“Comincia inginocchiandoti davanti a loro, uno per volta. Glielo massaggi, lo lecchi, lo sbocchini e glielo fai diventare duro. Possibilmente senza arrivare a farli venire subito, sempre che non lo vogliano loro”.
Nel silenzio generale, eseguì prontamente quanto gli era stato ordinato, cominciando proprio dal Colonnello. Si inginocchiò, tirò fuori la lingua e lo leccò con perizia dalla cappella all’inguine. Da moscio ebbe dei sussulti e andava irrigidendosi velocemente. Il ragazzo lo afferrò con le due mani e se lo portò alla bocca. L’uomo emise un grugnito, gli afferrò la testa e gli dette il ritmo, affondandogliela in gola ad ogni spinta, senza dargli scelte. Aveva l’attenzione di tutti gli astanti che non si trattenevano nei commenti, anche pesanti, e, con i mantelli aperti, a gambe larghe, esponevano fieramente i loro attributi, segandosi lentamente.
Tutti gli occhi erano fissi su quella scena, che durò qualche minuto finché il presidente decise di prendersi subito il suo piacere ed inaugurare la serata annaffiandogli la bocca e la gola del suo abbondante succo, ruggendo come un leone. “Aaaahhh. Ingoia, piccolo frocio bocchinaro”.
Finito di scaricarsi, lo spinse via.
“Vai dagli altri. Datti da fare, cagnetta. Tucca a lei onorevole”.
Erano tutti seduti in fila lungo le pareti, forse in ordine gerarchico, pensò Sebastiano.
“Vieni qui da me, tesoro”, disse il primo e lui, a quattro zampe, lo raggiunse e cominciò a leccarlo partendo dalla sacca delle palle, grossa e pelosa. Passò poi al cazzo, diventato presto come un tronco di marmo coperto dalle sue secrezioni orali. Si sentivano, forti, le sue eccitanti succhiate. Tutti ce l’avevano duro e fremevano nell’attesa del loro turno.
“Cazzo, che bocca! Acc… No, non voglio venire, non adesso” e lo allontanò. Passò dunque al successivo, un professore (dicevano), dalle gambe pelosissime e cosce forti. Gli accompagnò la testa con una mano sui capelli, arrivò quasi alla fine ma anche lui non volle sborrare.
“Spetta a lei maresciallo”. Il successivo era un uomo massiccio, anche lui molto peloso e aveva due folti baffi castani. Aveva un cazzo un po’ più grande di quelli succhiati prima, dal precum molto saporito.
“Sssccchhh, mmm. Così, bravo, siii”.
Nel vedere da vicino l’impegno del ragazzo sulla verga e sulle palle dell’ufficiale, il cerimoniere non riuscì a resistere oltre.
“Intanto, in qualità della mia carica, aprirò un altro orifizio”.
Gli si posizionò dietro, gli sollevò il culetto per i fianchi, piegò le gambe per porsi all’altezza giusta, si unse abbondantemente la mazza con una crema presa dal tavolo, afferrò le tenere chiappe allargandole coi pollici, puntò la cappella sulla rosellina e… dette un affondo feroce, deciso a sfondare”.
“Il mio grido fu inevitabile, ma uscì soffocato per la bocca ostruita. Fu più rumoroso il latrato di quell’uomo, misto di soddisfazione e di dolore esso stesso. Preso dalla foia, prese a chiavarmi in maniera selvaggia”.
“Avvocato. Ci vada piano. Così lo sfascia prima che ce lo godiamo anche noi”, disse un altro.
Intervenne il suo accompagnatore: “Non vi preoccupate. È giovane e ha lo sfintere molto elastico. E poi, è così che gli piace a questa puttanella. Potrete approfittarne anche voi alla stessa maniera”.
A quel ritmo, il maschio che inculava non durò molto e, con un grido belluino, gli esplose dentro. Sentendosi riempire di sperma, la puttanella fece un risucchio così forte che l’uomo che stava spompinando, subito dopo, gli tenne ferma la testa ed urlò il suo piacere scaricandogli tutto in bocca. Fu scupolosamente ripulito fino all’ultima goccia, mentre quello che lo aveva scopato si ritirava lentamente dal suo buco. Sentiva il seme uscirgli fuori e colargli lungo la gamba.
Prima di passare al successivo, venne afferrato per i capelli da quello che lo aveva portato lì. Gli ficcò il cazzo in bocca e venne subito, mischiando il sapore del suo sperma a quello di chi lo aveva appena preceduto.
“Bevi, puttanella. Beviii… ahhh”.
I due successivi ce l’avevano duro come il granito ma riuscirono a resistere e non vollero venire subito. L’ultimo era l’ospite d’onore.
“Quando lo vidi bene non potevo crederci”.
“Perché, chi era?”
“Era un noto attore americano che in quei giorni stava girando un film a Roma. Era (…)”.
“No, non posso crederci. Passa per essere stato un etero convinto”.
“Caro ragazzo, nell’ambiente dello spettacolo non c’è da meravigliarsi di niente. Ti giuro che era lui lì e, benché evidentemente un po’ brillo, stava aspettando impaziente il suo turno per ricevere la mia prestazione e in più…”
“In più cosa?”.
“Teneva il mantello chiuso e, quando gli fui davanti, lo aprì e mi mostrò forse il cazzo più grosso della mia vita”.
Conoscendo il suo passato, mi uscì naturale: “Il più grosso della sua vita?!”
“Te lo assicuro, ragazzo. Era enorme. Non pensavo che potessero esisterne di così grossi. Sarà stato almeno sui 25 centimetri da semi moscio e dal diametro in proporzione. Devo ammettere che ebbi paura. Mi piace il cazzo, mi è sempre piaciuto, mi piaceva anche allora, ma una cosa del genere non l’avrei di certo voluta in culo. Così mi sono dato da fare per farlo venire con la bocca. Mi sono messo con difficoltà in bocca la cappella ed ho cominciato a rotearci attorno la lingua con passione, titillargli il filetto, girandoci attorno con le labbra e, afferratolo a due mani, le muovevo su e giù. Ce la misi tutta ed infatti raggiunsi lo scopo. Disse qualcosa in inglese che non capii (di inglese ne sapevo anche meno di adesso), ma certo non doveva essere niente di buono nei miei confronti. Anche lui mi sborrò in bocca un fiume di sperma molto denso e dal sapore piacevolmente dolce-amaro. Fui rapidissimo ad ingoiarlo tutto. Quando finì e me lo sfilai dalla bocca, lo spremetti con le dita, facendogli uscire l’ultima goccia. Guardandolo dal basso, gliela leccai via lentamente, come per dirgli che avevo usato un trattamento particolare in suo onore. Era ancora stravolto dall’orgasmo, ma mi rispose con un leggero sorriso che attenuò un poco la faccia da duro che aveva”.

“Cavolo, che storia! Finire la serata con un bocchino così ad un uomo come lui per me sarebbe il massimo”.
“Ma la serata non era mica finita. Tutti apprezzarono apertamente il modo di come avevo fatto la pompa. A quel punto, uno di quelli che non erano venuti (non so chi era, ma lo chiamavano ‘eccellenza’) mi afferrò e mi costrinse a pecorina. Me lo ficcò dentro senza troppi riguardi, visto anche come mi aveva già usato l’avvocato. Non dovetti fare niente, solo lasciarmi andare tra le sue forti braccia, a quelle grandi mani che mi accarezzavano dappertutto, che mi hanno afferrato per le spalle durante la cavalcata e per i fianchi nel dare gli ultimi affondi prima dell’apoteosi. Anche lui mi ha riempito.
Da quel momento in poi ho solo ricordi confusi. Cazzi e tanta sborra da tutte le parti. Non posso dimenticare però che, ad un certo punto, un signore con due baffetti fini si sdraiò e mi invitò ad impalarmi su di lui. Naturalmente non me lo feci ripetere due volte e subito un altro mi spinse in avanti con la mano e me lo mise dentro anche lui. Fu la prima doppia inculata della mia vita”.
“E non hai sentito dolore?”
“Si, certo… forse. Non so se ho strillato, non ricordo. Di fatto, altri due poi lo rifecero. Tutti i membri di quel circolo mi sborrarono addosso e dentro più volte”.
“Ma tu, in tutto questo, hai goduto?”
“Ehhh, si, certo, più di una volta, non so dirti quante volte, e senza toccarmi”.
“Ma ti hanno usato senza ritegno!”
“Che posso dirti? Sentirmi osservato da tutto quel pubblico, mentre permettevo loro di usarmi, mi ha fatto sentire veramente troia. Godevo nel far godere loro. Che vuoi che ti dica? D’altronde mi piacciono gli uomini ed ho fatto così per tutta la vita”.
“E poi come è finita?”
“Eh, beh, è finita alla grande, come temevo. L’attore americano mi ha messo di schiena, mi ha sollevato le gambe mettendosele ai fianchi, e me lo ha messo dentro anche lui”.
“Ma hai detto che era enorme. Come hai fatto?”
“Ha approfittato del fatto che ero ormai abbondantemente largo e lubrificato e me lo ha messo con decisione ma lentamente, centimetro dopo centimetro. Un tronco nodoso che sembrava non finire mai. Una grande botta alla fine e mi ha scopato come un cavallo tra gli applausi degli altri. Mi ha sfondato alla grande”.
“E ti è venuto dentro?”
“Ma è naturale, figliolo. Così fanno i maschi veri. Non lo sai? Arrivato al traguardo, ricordo che si è inarcato all’indietro e ne ha sparata in quantità industriale. Non la finiva più. Poi, ancora non aveva finito che altri due o tre signori si sono avvicinati e si sono scaricati sulla mia faccia, coprendomela di una maschera di sborra. Ecco come è finita. Per buona educazione, li ho ringraziati per il trattamento che mi avevano riservato (come una vera troia deve sempre fare) e mi hanno condotto in bagno per scaricarmi e farmi una doccia. Il mio accompagnatore mi ha dovuto sostenere perché non riuscivo a camminare. Mi sentivo il buco del culo completamente devastato e la bocca impastata da sapori diversi di sperma. Ma ero felice al settimo cielo”.
“Li hai più rivisti?”
“Ma si, certo. Sono andato atre volte ai loro incontri. Ho partecipato altre volte a delle orge, ma quella fu la più memorabile, forse perché era la prima”.

Ne parlava con tanta malinconia, forse per la gioventù ormai lontana. Sarebbe bello che agli anziani si desse spazio, in qualche circolo, di raccontare del loro passato, delle loro esperienze. Come dei nonni ai loro nipotini che non hanno. Anche senza bisogno di narrare vicende a sfondo erotico, o di scendere in particolari troppo scabrosi, come fatto da lui. Ma sono storie di vita vissuta in una società in evoluzione ed ormai trasformata.

(Il presente racconto, essendo di carattere erotico, ha il solo scopo di eccitare i nostri istinti animali ma non per questo va preso alla lettera. Le stesse cose si possono fare con le dovute precauzioni. Non fate mai sesso senza preservativo: non rovinatevi la vita ma non mancate di godervela il più possibile. Buona sega a tutti).
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