tradimenti
Mara 4/4
20.04.2026 |
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"Una volta trovate un minimo di forze ci mettemmo a parlare, soprattutto di quello che avevo fatto in quei mesi passati dal nostro primo incontro, e di come mio marito fosse diventato succube di..."
Roberto mi lasciò dopo circa sei mesi di relazione, dicendomi che con me “aveva finito il lavoro” e che iniziava a sentirmi troppo importante, non essendoci posto nel suo modo di vivere per relazioni anche lontanamente serie.Se da un lato mi dispiacque perché in lui avevo trovato un valido amante, nonché un uomo con una grande fantasia per il sesso, dall’altro mi rendevo conto che anche per me quel rapporto stava finendo di minare il mio matrimonio, dove le crepe erano più dei punti saldi.
Gabriele era sì un valido sostituto, ma purtroppo era troppo spesso fuori per lavoro, e un paio d’altri uomini conosciuti sempre in quel club, non avevano gli argomenti giusti che cercavo.
Provai quindi sia delle app d’incontri che sui siti dedicati ai cuckold, ma senza trovare nulla che mi piacesse sul serio. Gli uomini ben dotati non mancavano, ma volevano avere giusto uno o al massimo due rapporti, oppure mettere in mezzo mio marito facendolo partecipare come travestito, il che era per me inaccettabile. Non mancarono anche proposte a dir poco fantasiose, come chi mi propose d’andare a far marchette per lui, che avrebbe provveduto a “selezionare” i clienti, o chi mi voleva portare nei parcheggi da camionisti per potermi scopare davanti a dei guardoni. Ci fu infine chi voleva un rapporto di dominazione virtuale, non avendo compreso che io cercavo chi mi scopasse nella realtà e non attraverso uno smartphone.
Chiusi tutti i profili dopo che uno col nick JollyRoger666 mi scrisse che era arrivato alla mia vera identità tramite il mio IP, ed avendo paura che fosse vero preferii metter la parola fine alle mie ricerche fatte con app e via web.
Non sapendo come dar sfogo alle mie sempre più crescenti voglie, comprai un “fallo realistico” da trenta centimetri di lunghezza, ma dopo un paio d’utilizzi lo buttai via perché come surrogato valeva quasi meno del pene di mio marito.
Come al solito Gianni rimaneva in silenzio aspettando che dal nulla nascesse qualcosa di positivo, e del resto la fantasia non era certo il suo forte, così le proposte che mi fece erano una peggio dell’altra, iniziando dal voler tornare al club dove s’era sentito male.
Ero arrivata quasi alla depressione, quando un pomeriggio ricevetti una telefonata a dir poco inaspettata.
“Pronto Mara ?”
“Con chi sto parlando ?”
“Sono Pietro.”
Iniziò così una lunga telefonata durante la quale lui mi disse che non era rimasto stupito dalla nostra fuga dopo il mio primo tradimento, anzi capiva il nostro essere andati via proprio perché non eravamo una coppia scambista o cuckold.
Io gli raccontai di come era nata la mia relazione con Roberto, ma soprattutto del non riuscire a trovare un sostituto alla sua altezza.
“Quindi non mi reputi degno di scoparti ?” mi chiese ridacchiando.
“Ma certo che sì, solo chissà dove abiti.”
“Più vicino di quel che pensi, ho letto che tu sei di Tivoli terme, io di Frascati, volendo è una mezz’ora di macchina.”
“Quando ci incontriamo ?” dissi già eccitata all’idea di rivederlo.
“Se vuoi puoi venire anche stasera, ma senza marito tanto è inutile in tutti i sensi.”
“Mandami l’indirizzo che verso le nove sono da te.”
Non feci in tempo a poggiare lo smartphone, che entrò Gianni con la sua solita aria da cane bastonato.
“Indovina chi mi ha chiamato ?” gli domandai ben sapendo che non avrebbe mai indovinato la risposta.
“L’ennesimo call center che offre condizioni vantaggiose per andare sulla luna.”
“No Pietro! Non so se te lo ricordi, è quello che t’ha fatto cornuto per la prima volta.” dissi senza celare un certo sarcasmo.
“Scommetto che vuole scoparti.”
“Sì ma senza palla al piede, quindi stasera rimani a casa e m’aspetti.” gli risposi senza lesinare il disprezzo che avevo verso di lui quando si parlava di sesso “Pensandoci bene l’altra volta non gli ho dato il culo, quindi stasera sarà tutto suo, tanto col suo cazzo godrò anche senza usare la fica.”
Per far incazzare ancor di più mio marito mi preparai come una vera puttana, con un intimo ridotto al minimo legale, un tubino rosso fuoco mi stringeva nei punti giusti, ma soprattutto facendogli vedere che uscivo di casa con un plug regalatomi da Roberto.
“Ti vuoi proprio far rompere il culo punto e basta.” mi disse Gianni mentre mettevo una giacchetta verde.
“Certo quel culo che tu non hai mai preso.” risposi quasi ridendogli in faccia prima di uscire.
Il viaggio fino a Frascati fu un mezzo incubo, sia perché il plug si faceva sentire ad ogni piccolo sobbalzo della macchina, ma anche perché il traffico era abbastanza intenso, ed impiegai quasi cinquanta minuti per arrivare.
Una volta arrivata nel suo appartamento fu come ritrovare un vecchio amico, a parte il lungo bacio che ci scambiammo non appena lui chiuse la porta. Mi attaccai a Pietro come l’edera si avvolge su un tronco, ben felice di sentire le sue mani prendere possesso delle mie chiappe, quasi dovessi capire come sarebbe andata a finire.
“Lo sai che mi sei mancata ?” mi disse staccandosi per un attimo dalle mie labbra.
“A me solo il tuo cazzo.” risposi mettendogli una mano sopra il centro dei miei più perversi desideri, prima di dirigermi versa la sua camera, lasciando per strada il vestito.
Una volta dentro mi sistemai carponi sul letto per poi portare il perizoma sotto le natiche e mettere così in mostra il plug che avevo inserito a casa.
“Ti ho portato un regalo, dimmi che ti piace ?” gli chiesi cercando d’avere una voce molto sexy.
“Certo che con tuo marito puoi usare solo giocattoli come quello e poi fare da sola.”
“Tu sì che mi capisci.” risposi toccandomi lascivamente fra le gambe “Quello che non comprendo è perché mi lasci qui sul letto da sola.”
Certamente a Pietro non serviva l’invito per sedersi sul bordo del letto, ed iniziare a giocare col plug, facendolo entrare e uscire dal mio ano, ma senza alcuna fretta, quasi avesse tutto il tempo del mondo per farmi godere.
“Vedo che in questi mesi sei diventata una bella troia da cazzo, e pensare che quando t’ho conosciuta eri la classica brava donna tutta casa e famiglia.” mi disse mentre s’alzava in piedi per poi infilarmi la mazza in bocca.
Mentre gli succhiavo la nerchia già dura, pensai a come fossero vere le sue parole, che anzi erano solo parte della mia trasformazione. Infatti, era vero che con Roberto mi ero sempre più disinibita, tanto da non aver avuto problemi a rapporti a tre, lo era altrettanto che godevo nel sentirmi puttana dentro.
Dopo quasi tre decenni nei quali ero stata una moglie irreprensibile, per diventare una madre perfetta, avevo scoperto il piacere dell’essere trattata come “tre buchi da riempire di cazzo”, come mi diceva spesso Gabriele, che era forse l’unico che aveva compreso il mio lato più perverso. A lui, infatti, non interessava umiliare mio marito come faceva Roberto, ma solo prendermi con forza, sodomizzandomi quasi con brutalità, per poi venire dentro il mio retto e rimandarmi a casa col suo seme che ancora usciva dall’ano, come se questo potesse prolungare il piacere che m’aveva fatto provare. Quello che più mi sconvolgeva è che non era un sadico, o perlomeno non nel senso classico del termine, perché se era vero che mi faceva male, non era mai un dolore fine a sé stesso, ma parte del gioco dove lui era il maschio alfa, ed io la donna che bramava solo godere.
Pietro mi girò intorno per tornare dietro di me e togliermi il plug dall’ano, ma solo per sostituirlo con un dito, al quale ne aggiunse presto un altro.
Stavo per dirgli che anche mio marito era in grado di fare quello che stava facendo lui, quando alle dita sostituì la mazza, e lo fece affondandola dentro di me da vero porco, facendone entrare almeno metà col primo affondo, ed il resto con altre due forti spinte che mi tolsero del tutto il fiato.
Non ebbi il tempo di dire qualcosa, che Pietro iniziò a fottermi di gran carriera, facendo sì che il frutto del mio piacere iniziasse a scendermi lungo le gambe, come se dalla passera si fosse aperta una fontana.
“Io ti rompo il culo !” mi disse mentre mi scopava da vero toro.
“Non devi dirlo, devi farlo !” risposi senza più alcun pudore.
Lui non mi fece muovere, lasciandomi nella stessa posizione per potermi sbattere come meglio credeva, non sapendo forse che era ciò che più desideravo. Con Roberto avevo infatti iniziato ad avere orgasmi completamente anali, che non consideravo inferiori a quelli classici, anzi in certe occasioni li preferivo perché mi facevano sentire una gran troia.
Così rimasi tutto il tempo carponi, lasciando che le ondate di piacere s’infrangessero sulla diga dell’orgasmo, che sfondarono insieme a quello di Pietro quando m’inondò lo sfintere col suo sperma.
Senza dire nulla lui tornò davanti a me, così da farsi pulire il pene dalla mia lingua, mentre le dita della mano destra facevano su e giù dall’ano alla bocca per non farmi perdere quel nettare che avevo ancora dentro di me.
“Ti sei pulita bene il culo ? Perché ho un giochino giusto giusto per te.” mi disse andando a prendere in un cassetto un dildo anale.
Quello che le rendeva più interessante non era tanto la forma un po’ ricurva, o che fosse in plexiglas viola, ma le due grosse sfere poste all’estremità, di cui una era poco più grande dell’altra.
Pietro m’infilò l’estremità più piccola nel retto con una certa delicatezza, per poi fare il classico dentro e fuori che mi faceva uscire di testa. Per agevolarlo mi allargai ancor di più le chiappe, e così non ebbe grossi problemi quando cambiò punta, sodomizzandomi con quella più grande. Non abbastanza soddisfatto di come mi stava dilatando l’ano, prese a roteare il dildo sfruttando la curvatura del manico, mentre io gemevo senza sosta.
“Sei più bagnata di una cagna in calore, tanto che non c’è gusto a scoparti la fica.” mi disse dopo aver passato una mano sulla mia passera.
“Lo so ma è colpa tua che sei un bastardo.” risposi sperando che sostituisse la mano con la nerchia.
Da vero porco lui mi scopò, ma senza togliere il fallo dal culo, e facendo sì che avessi un orgasmo quasi istantaneo
“Girati e mettiti un cuscino sotto il culo che ci divertiamo sul serio.” mi disse facendo un passo indietro.
Mi sistemai come voleva lui pur non avendo capito sino in fondo le sue intenzioni, che erano quanto di più lussurioso potessi immaginare. Pietro, infatti, iniziò a usare il fallo per una serie di doppie penetrazioni alternando passera e ano senza una tempistica precisa, ma cambiando apertura ogni volta che mi sentiva di nuovo vicino all’orgasmo Era come essere sulle montagne russe del godimento più estremo, col piacere che saliva e scendeva a seconda di dove metteva la mazza e dove il fallo.
“Lo so che vorresti farti scopare da due cazzi veri, ma oggi devi accontentarti del mio, la prossima volta chiamo qualcuno così facciamo tuo marito due volte cornuto.” mi disse mentre s’avvicinava anche per lui l’orgasmo.
Quando lo sentii venirmi dentro per la seconda volta, per me fu oltre che un gran piacere, quasi una liberazione perché sentivo il culo in fiamme e la passera sulla stessa strada. Ci ritrovammo così sdraiati uno al fianco dell’altro, senza più forze ma appagati, soprattutto consci che ben presto ci saremmo rivisti.
Una volta trovate un minimo di forze ci mettemmo a parlare, soprattutto di quello che avevo fatto in quei mesi passati dal nostro primo incontro, e di come mio marito fosse diventato succube di Roberto.
“Io l’avevo capito fin dal primo sguardo che era un senza palle, e del resto non ha mosso un dito quando ho iniziato a toccarti e baciarti.” mi disse mentre mi rivestivo “Quello che non capisco è perché ci stai ancora insieme, ancor più dopo tutto che gli avete fatto, intendo come umiliazioni a non finire.”
“Non lo so neanch’io, forse è solo abitudine.” risposi senza troppa convinzione “Del resto nostra figlia si sta facendo una vita lontano da noi; quindi, non c’è più neanche la scusa di stare insieme per lei. Però se ci pensi bene mi può andar bene anche così, insomma io vengo da te a scopare e lui rimane in casa a vedere la partita.”
Ci salutammo col proposito di passare insieme il fine settimana, poi presi la macchina per tornare a casa, dove invece di mio marito trovai un biglietto d’addio.
“Cara Mara
ho capito che il nostro tempo insieme è finito. Lo dovevo capire da quella sera in cui mi hai tradito col mio colpevole silenzio, e sia chiaro che le colpe le abbiamo entrambi in egual misura.
Ti lascio la casa per non avere alcuna discussione, e perché ho trovato un monolocale che per me è anche troppo grande.
Domani vado dall’avvocato perché voglio il divorzio, e spero che tu non t’opporrai in alcun modo, se non altro per il bene di nostra figlia che non voglio che ci veda litigare mentre ci separiamo.
Ti ho amata fin dal primo giorno che t’ho vista, ma si vede che non è bastato, così ti lascio per farti vivere la vita che preferisci.
Gianni”
Rilessi più volte quelle poche righe, ed ebbi anche la voglia di chiamarlo, ma poi mi resi conto che non avevo nulla da dirgli, e che in fondo era meglio così, ognuno per la sua strada senza rancore.
Ero troppo stanca per pensare a cosa fare, così mi lavai molto velocemente per poi mettermi a letto, dove per la prima volta ero sola.
“Sola oggi ma non domani.” pensai prima d’addormentarmi, senza aver ancora capito di come fosse cambiata la mia vita quella sera.
FINE
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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