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La crociera del peccato 2 "Ritorno a casa"


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
28.06.2026    |    276    |    0 8.7
"Portava dei collant velati fino alla coscia, tacchi a spillo e una vestaglia di raso bianco lasciata aperta..."

​Prologo
​Quella crociera nei Caraibi doveva essere solo una vacanza in famiglia, una parentesi di relax per ritrovare una normalità apparente. Invece, si è trasformata nel palcoscenico di un gioco clandestino e pericoloso. Sotto gli occhi ignari dei rispettivi coniugi, tra me e Daniela è bastato uno sguardo per riaccendere un fuoco che credevamo spento, culminato in un ultimo, travolgente incontro segreto nell'ombra della discoteca chiusa della nave, a poche ore dal rientro a Miami.
​Un atto di passione pura, consumato con la foga di chi sa di stare violando ogni limite, seguito però da un freddo e improvviso senso di colpa. Ci eravamo promessi che sarebbe finita lì, che una volta sbarcati saremmo tornati alle nostre vite di sempre, ai nostri ruoli di coniugi e genitori responsabili. L'intenzione era quella di chiuderla per sempre, ma ci saremmo davvero riusciti?................................
​Il rientro alla routine è stato un inverno lungo, silenzioso e logorante. Per mesi ci siamo rifugiati dietro la barriera della quotidianità, convinti che la distanza e il dovere potessero bastare a spegnere quel fuoco caraibico. Ci eravamo imposti il silenzio, un digiuno forzato di sguardi e messaggi. Ma era solo un’illusione di controllo: la miccia era ancora intatta, ed è bastata la festa di compleanno dei ragazzi per far saltare in aria ogni difesa.
​Ritrovarsi a casa loro, nello spazio protetto e domestico della loro quotidianità, ha reso tutto ancora più proibito. E quindi più eccitante.
​La casa era piena di parenti e amici; c'era il rumore dei bicchieri che brindavano e le chiacchiere distratte dei nostri coniugi. In mezzo a quel caos, io e Daniela eravamo due satelliti attirati dalla stessa identica gravità. È iniziato tutto in cucina, mentre portavo dei piatti da lavare. Lei era lì di spalle, intenta a tagliare la torta. È bastato che mi avvicinassi per farle spazio: non c'è stato un contatto immediato, ma l'aria tra di noi è diventata improvvisamente incandescente, esattamente come sul ponte di quella nave.
​Quando si è girata, i nostri sguardi si sono incrociati. Non c'era vergogna stavolta, solo una fame arretrata di mesi.
​Abbiamo iniziato a sfidarci, a osare l'impossibile sotto gli occhi di tutti. Nel corridoio stretto, mentre gli altri erano distratti in soggiorno, ci siamo incrociati: un passaggio troppo ravvicinato, il mio braccio che ha sfiorato deliberatamente il suo fianco, sentendo la pelle calda sotto il tessuto leggero del suo vestito. Daniela ha trattenuto il respiro, stringendo le dita attorno al bicchiere che aveva in mano.
​Il culmine è arrivato poco dopo, nel salone affollato. Eravamo seduti a poca distanza, in cerchio. Mentre mia moglie parlava con Francesco, Daniela ha incrociato le gambe. Il suo sguardo era fisso sul mio, sfrontato, acceso da una luce complice. Con un movimento lento, apparentemente casuale, ha lasciato che la punta della sua scarpa scivolasse contro la mia caviglia, risalendo leggermente lungo il polpaccio. Una scossa elettrica che mi ha tolto il fiato. Sentivo il sangue pulsarmi nelle tempie. Il contrasto tra la normalità delle chiacchiere familiari e l'oscurità dei nostri pensieri era totale: sotto il tavolo ci stavamo consumando, mentre sopra continuavamo a sorridere.
​Più tardi, mi ha seguito in bagno con la scusa di lasciarmi un asciugamano pulito. Appena la porta si è accostata, prima ancora che scattasse la serratura, la tensionale è esplosa. L'ho bloccata contro il muro; le mie mani hanno cercato subito il suo viso, affondando tra i capelli. Ci siamo baciati con una foga disperata, un bacio muto, soffocato per non fare rumore, ma intriso di tutta la rabbia e il desiderio accumulati in quei mesi di distacco. La sua bocca cercava la mia con urgenza, la sua schiena era inarcata contro la parete, mentre le mie mani scendevano a stringerle i fianchi, ricordando la consistenza del suo corpo. È durato solo un minuto, il tempo di riprendersi tutto ciò che ci era stato tolto.
​«Ci stanno aspettando», ha sussurrato lei con il fiato corto, le labbra lucide e gli occhi dilatati dalla passione, staccandosi a fatica.
​Ci siamo ricomposti, un ultimo sguardo allo specchio per cancellare le tracce del disordine, e siamo tornati di là. La festa è continuata, la recita è ripresa. Ma ormai l'argine era rotto di nuovo. Eravamo tornati al punto di partenza: complici, colpevoli e disperatamente attratti.
​La festa continuò e, alla fine, proprio al momento dei saluti, ebbi un'idea: lasciai di proposito il mio giubbotto. Arrivato a casa telefonai a Francesco; lui mi disse che sarei potuto andare a prenderlo l'indomani mattina, dato che Daniela non sarebbe andata al lavoro. Quella notte il desiderio e l'attesa per l'indomani non mi fecero dormire.
​Alle dieci in punto mi presentai a casa di Francesco, suonai il citofono e salii. I nove piani in ascensore mi sembrarono un'eternità. Arrivato al piano, suonai il campanello. Lei aprì, e la sua immagine fece schizzare le mie fantasie e le mie pulsazioni a mille.
​Era bellissima: indossava un completo intimo nero in pizzo traforato, con un reggiseno a balconcino che conteneva a malapena il suo seno prosperoso, e uno slip a perizoma anch'esso traforato. Portava dei collant velati fino alla coscia, tacchi a spillo e una vestaglia di raso bianco lasciata aperta. I capelli erano raccolti in una coda di cavallo, e il tutto era condito da un profumo inebriante.
​Entrai, chiusi la porta alle mie spalle e fu subito passione pura. Ci baciammo appassionatamente per parecchi minuti, poi, senza nemmeno spostarci dall'ingresso, la feci girare di spalle. Le feci scivolare la vestaglia lungo le braccia e le baciai e leccai il collo con avidità, mentre le mie mani raccoglievano e stringevano i suoi seni. Avvicinai il mio bacino al suo corpo per farle sentire tutta la mia eccitazione.
​Poi, lentamente, lasciai il suo seno destro e scesi con la mano verso la sua intimità più profonda. Con delicatezza, il mio dito medio si fece spazio sotto il tessuto degli slip fino ad arrivare al clitoride. Lì, una serie di movimenti rotatori la fecero gemere di piacere, dandomi il via libera per far scendere tutta la mano. La penetrai delicatamente con le dita: era umida, caldissima e vogliosa. Sentivo la sua figa stringersi e irrigidirsi per il piacere, scossa da continue e profonde convulsioni. Appoggiai il mio bacino per farle sentire la mia eccitazione e lei, di contro, sporse il suo fondoschiena come se volesse accoglierlo. Ansimava e si muoveva desiderosa di piacere e, senza staccarci, andammo nella stanza da letto.
​Lei dapprima poggiò le mani sul letto, poi si mise a carponi, pronta ad accogliere il mio membro. Vedere quel corpo teso e pronto a ricevere piacere era una visione paradisiaca; non ci fu bisogno di umidire la sua figa, tenendola dai fianchi la penetrai. Lei sussultò di piacere e mi invitò a spingere.
​Il pathos e la voglia erano irrefrenabili, le mie palle sbattevano con violenza sul suo corpo; lei muoveva il proprio corpo per sentire il più possibile la penetrazione, e gli orgasmi si succedettero a ripetizione. Staccai una mano dai fianchi per massaggiarle l'ano con il pollice: questa manovra la fece godere ancora di più e mi chiese di penetrarla analmente... Lo feci subito e fu l'apoteosi del piacere; raggiungemmo l'orgasmo simultaneamente, urlando tutto il nostro godimento.
​Il seguito furono carezze e baci. Ci facemmo la doccia insieme e ci ripromettemmo che non lo avremmo fatto più... Chissà?
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