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Gay & Bisex

Isidoro 1/4


di MissSerena
29.06.2026    |    2.097    |    2 9.6
"Con le mani tremanti provai ad aprirmi al meglio le chiappe, poi fu inferno e paradiso allo stesso tempo..."
Ero arrivato a diciott’anni vergine, quando decisi che non potevo andare avanti senza capire se le ragazze mi piacessero sul serio, o non fossi proprio interessato al sesso.
Così presi un po’ di soldi dai miei risparmi ed andai con una “professionista”, dicendole subito qual era la mia situazione, il che all’inizio la fece un po’ ridere, ma del resto credo fosse normale farlo.
Non posso dire che quella donna non fu brava, non solo a farmelo rizzare, ma anche a portarmi se pur a fatica all’orgasmo, però alla fine fu lei stessa a dirmi quel che pensava senza tanti giri di parole.
“Secondo me a te le donne non dicono che non piacciano, ma fai davvero fatica a dimostrarlo. Se come dici gli uomini non t’interessano prova con una trans, a volte le vie di mezzo aiutano a trovare la strada giusta.”
Tornato a casa mi misi a cercare video porno con delle trans che scopassero dei ragazzi, ma non provano nulla se non una leggera eccitazione. Quando tornai a quelli etero notai che m’interessava più guardare lui che lei, soprattutto nelle scene anali che erano da sempre le mie preferite.
Passai così diversi giorni indeciso sul da farsi, senza però avere mai il coraggio di cercare una trans anche mercenaria che mi potesse togliere il dubbio se mi piacesse l’essere passivo.
Un pomeriggio non sapendo che fare, mi recai in casa del mio compagno di scuola Daniele, con l’idea di farmi qualche partita con lui alla PlayStation. Quando suonai mi aprì suo fratello Fulvio, di qualche anno più grande, che si era appena alzato dopo aver fatto il turno di notte in fabbrica.
“Cazzo vuoi mollusco.” mi disse con un certo disprezzo.
“Cercavo Daniele, ma se non è in casa vado via.” risposi cercando quasi di scappare da lui.
Fulvio, infatti, era il classico ragazzone grande e grosso, che aveva preferito andare a lavorare piuttosto che studiare in modo serio, il cui unico scopo nella vita erano le macchine e le ragazze.
“No però se vuoi ho preso Tekken 8, quindi se vuoi che ti massacri non devi far altro che entrare.”
Spinto dalla curiosità di provare un nuovo gioco entrai, per ritrovarmi davanti alla televisione a cui aveva collegata la PlayStation. Nonostante la mia bravura lui mi batté diverse volte con fin troppa facilità, sino a quando non decise di farmi fare la figura dell’idiota.
“Secondo me non t’impegni abbastanza, quindi se vuoi continuare mettiamo una penitenza, chi perde la paga e sta zitto.” mi disse quasi ridendomi in faccia.
Non so perché, ma invece d’andarmene essendo chiaro che fosse più bravo di me, accettai la sfida, perdendola però senza poter dire nulla.
“Ok togliti i pantaloni.” mi ordinò sorridendo.
“Ma sei scemo ? E perché poi dovrei farlo ?” provai a ribattere.
“Perché hai perso, quindi la prossima la giochi senza pantaloni, se vinci li rimetti.”
Oramai volevo solo giocare per poterlo battere, così mi tolsi i pantaloni per poi perdere anche la partita seguente.
“Via le mutande.”
Dopo qualche partita non solo ero nudo, ma dovetti giocare l’ultima sdraiato sulle sue gambe, col culo per aria e lui che non la finiva mai di ridere.
“E ora cosa vuoi che faccia ?” chiesi sperando che mi dicesse di andare via.
“Stai fermo e non rompi.” mi rispose poggiando una mano sul mio sedere.
Al solo sentire le sue dita sulla chiappa divenni un pezzo di marmo, ma poi le sue carezze mi fecero ammorbidire, col risultato che mi lasciai andare anche quando la sua mano s’infilò fra le natiche sfiorando il mio buchetto.
Non so perché ma mi sentii come protetto dal mondo esterno, lasciando che scivolassi in una calma cosmica che nulla avrebbe potuto turbare. I movimenti della sua mano erano lenti, spesso circolari con centro proprio il mio ano, e quando mi sfiorava la base dei testicoli avevo un sussulto di piacere, che durava pochissimo ma era fin troppo intenso.
Nella stanza si sentiva solo il mio respiro via via più affannato nonostante fossi completamente fermo, ed in sottofondo il mio pene che ingrossandosi strusciava sui pantaloni di Fulvio.
In realtà non ho mai avuto un membro neanche nella media, forse non troppo sotto le misure standard di un ragazzo della mia età, ma non mi ero mai posto il problema della dimensione non avendone mai visti altri dal vivo, ma solo nei porno e considerando quelli degli attori poco realistici come metri di paragone.
Quando però Fulvio mi fece quasi scivolare per terra, facendomi finire in ginocchio, per poi alzarsi, compresi che quel giorno molte mie convinzioni sarebbero crollate.
Lui infatti s’abbassò quasi di scatto i pantaloni della tuta e le mutande, sbattendomi davanti alla faccia la sua nerchia, al cui confronto la mia risultava quasi ridicola.
Non ci fu bisogno che lui dicesse qualcosa, ma come attratto da una forza superiore, gli presi la mazza in mano per poi iniziare a leccarla cercando di replicare quello che aveva fatto la prostituta con me.
Quello che non capivo era come uno che non sopportava i video gay, potesse trovarsi a provare piacere nell’avere un pene in bocca, o nel sentirlo crescere fra le sue labbra. Non ero così ingenuo a non sperare come sarebbe finita, ma l’essere sverginato da Fulvio non mi faceva alcuna paura o ancor peggio ribrezzo, ma anzi una parte di me non vedeva l’ora che ciò avvenisse.
“Brava la mia puttanella che me l’ha fatto diventare bello duro.” mi disse Fulvio guardandomi in tutti i sensi dall’alto verso il basso “Adesso mettiti a pecora che t’inculo per bene.”
“Fulvio ecco, io sarei vergine.” dissi quasi vergognandomene.
“Strano avrei detto che sei un bel frocetto già rotto da chissà quanti cazzi, però non c’è problema andiamo in camera mia che ti preparo per bene.”
Presi i miei panni e quindi lo segui nella sua cameretta, dove mi fece subito mettere carponi ai piedi del letto, per poi prendere un bottiglia d’olio per massaggi, e farne scendere una notevole quantità proprio sopra il mio fiore inviolato.
“Ora rilassati che te ne faccio entrare il più possibile dentro.” mi disse iniziando a penetrarmi con un dito.
Pur non avendo le mani piccole provai ben poco dolore, ma in compenso il pene mi divenne durissimo, tanto che presi a toccarmelo senza alcuna vergogna.
“Bravo fatti una sega che adesso me ne farò una io col tuo culo.”
Non so perché ma nonostante il suo tono non fosse affatto rassicurante, non ebbi alcuna paura quando sentii la sua cappella poggiarsi sul mio ano, per poi farsi strada nel retto con piccole ma costanti spintarelle. Anche se la situazione sembrava dire tutt’altro, non mi sentivo affatto un frocio o qualcosa del genere, ma solo un ragazzo che stava sperimentando nuove vie al piacere, e poco m’importava se quella contemplasse il prenderlo dietro. Fulvio era sì maschio nel suo modo di fare, ma allo stesso tempo dolce, quasi il suo atteggiamento da duro fosse più una facciata, dietro alla quale si nascondeva uno che non pensava solo al suo piacere.
Fui preso dall’irresistibile impulso di baciarlo, così girai le spalle per avvicinare la mia bocca alla sua, ma quando lui si accorse delle mie intenzioni, mi buttò sul letto con un gesto che sapeva solo di rabbia.
“Brutto stronzo ma che cazzo ti credi di fare !” mi urlò mentre mi spingeva per terra tirandomi i capelli “Adesso mi succhi il cazzo e me lo fai tornare duro che dopo t’inculo come merita un troia come te.”
Non feci in tempo a prendergli la cappella fra le labbra, che lui me lo spinse tutto dentro la bocca facendomi quasi vomitare.
“Succhia troia succhia !” mi disse mentre di fatto mi scopava in bocca facendomi sentire una nullità.
Nonostante quei maltrattamenti, una parte di me non aspettavo altro che farmi sodomizzare nuovamente, e poco importava se non sarebbe stato dolce come la prima volta. Era infatti chiaro che quel mio timido tentativo di andare oltre il semplice sesso, aveva scatenato in lui una rabbia animalesca, e che questa sarebbe stata scaricata su di me.
Non appena il membro gli tornò in piena erezione, Fulvio si filò la cinghia che mi passò sul collo a mo’ di guinzaglio, per poi farmi mettere nuovamente carponi al centro del suo letto.
“Adesso apriti il culo con le mani.” mi disse tirando poco la cinghia a sé.
Con le mani tremanti provai ad aprirmi al meglio le chiappe, poi fu inferno e paradiso allo stesso tempo.
Lui, infatti, mi penetrò con estrema violenza, facendomi sentire un dolore lancinante; quindi, iniziò a scoparmi senza alcun riguardo nonostante sapesse che era quasi vergine. Soffrivo come un cane, ma allo stesso tempo avevo il pene più duro di prima, ed infatti era innegabile che stavo godendo.
Pian piano il dolore cominciò a scemare, ed inevitabilmente qualche gemito di piacere uscì dalla mia bocca, sino a quando Fulvio non decise di dare l’ultima mazzata alla mia dignità.
“Sei solo un frocio da inculare, altro che bacini e bacetti.” mi disse tirandomi per il collare improvvisato giù dal letto, per poi farmi arrivare a quattro zampe davanti a uno specchio “Ora ti faccio vedere quanto sei una femmina col cazzo.”
Fulvio mi sodomizzò forse con più forza di prima, ma oramai ero più dilatato e sentii ben poco dolore. Ogni volta che la sua mazza era dentro di me gemevo sempre più forte, e l’unico mio dispiacere era che in quella posizione non potevo toccarmi il pene, anche se forse non facendolo avrei ritardato l’orgasmo.
Lui m’insultava senza sosta, sino a costringermi a dire che ero un “frocio rotto in culo buono solo per i negri”, ma sinceramente di quel che usciva dalla sua e dalla mia bocca non m’importava nulla.
La mia mente era concentrata solo sul piacere, e questo sembrava non finire mai, perché Fulvio non rallentava un attimo, quasi avesse energie infinite.
Quando smise fu solo per mettersi davanti a me e schizzarmi il suo orgasmo in faccia e in bocca.
“Brava la mia troia, ora se vuoi puoi farti una sega, ma occhio a non sborrare per terra o lecchi quel che cade.” mi disse ridendo.
Mi presi in mano il pene ed iniziai a segarmi cercando di venire il prima possibile, ma nonostante il mio impegno non ci riuscii.
Fu allora che Fulvio venne in mio “soccorso” infilandomi tre dita nel retto, e dopo qualche secondo mi ritrovai la mano piena del mio seme, senza più forza ma felice come non lo ero mai stato.
“Datti una pulita.” mi disse Fulvio tirandomi un pacchetto di fazzolettini di carta “Poi vieni qui a leccarmi le palle, che se ti va bene poi t’inculo di nuovo.”
Ebbi un altro rapporto con lui, questa volta meno violento, ma più lungo che mi lasciò distrutto ma appagato, poi mi rivestii per tornare a casa.
Non appena mi fu possibile andai su un sito di video gay, cercando quelli dove dotati uomini di colore si scopavano ragazzi un po’ effeminati, masturbandomi senza sosta, ma venendo solo quando m’infilavo due dita nel retto.
Il giorno dopo comprai il mio primo vibratore, e la sera ebbi l’unico problema di non farmi sentire dai miei. Il mio pensiero fisso divenne realizzare quel che guardavo nei video, perché se era vero che Fulvio era ben dotato, io volevo qualcosa di più, e cercarlo nelle chat fu ben presto qualcosa di simile a un’ossessione.
Almeno sino a quando non divenne realtà.
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