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Vigilia di Natale


di benves
18.06.2012    |    25.719    |    1 6.5
"La palpano, la baciano, la mordicchiano ed infine le strappano di dosso tutti i vestiti..."
(racconto di pura fantasia, nomi luoghi e vicende sono totalmente inventati – duro e crudo, non leggere se si è particolarmente suscettibili)

Sono a casa, in una villetta in provincia di Varese, fuori la nebbia rende tutto impercettibile, il paesaggio incantevole, degno della Vigilia di Natale !!!
E' il primo pomeriggio. Mi godo un momento di intimità familiare.
Il camino è acceso, In casa c'e` aria di festa. La famiglia è riunita. Mia moglie Sara ha tirato fuori
da uno scatolone gli addobbi di Natale, e stiamo addobbando l'albero di Natale acquistato in mattinata, poi toccherà al presepe.
Per mia figlia Anna questo giorno e` ancora piu` gioioso: oggi
compie diciotto anni!
Come passa il tempo... ricordo come fosse ieri il
giorno della sua nascita. La prima volta che l'ho vista; chiusa dentro
un'incubatrice, rannicchiata come un gattino infreddolito in una piovoso pomeriggio invernale.
Che emozioni mi hanno donato le sue prime volte... la prima volta che
mi ha sorriso, la prima volta che ha detto "papa`", la prima volta che
ha proteso le sue piccole braccia verso di me per essere abbracciata, la prima volta che è andata in bicicletta senza rotelline, il suo primo giorno di scuola, la prima volta in cui e` voluta uscire da
sola.
Oggi la mia Anna diventa maggiorenne; la vedo, felice, aiutare mia moglie a
decorare la casa e a preparare la torta per la sua festa di compleanno che come d'abitudine rappresenta da sempre un momento tutto nostro, di intimità familiare. Solo noi a scherzare e ridere serenamente.
Mi gusto per un po` questa scenetta familiare, quindi le raggiungo in
cucina. L'odore della crema fresca mi fa venire l'acquolina in bocca; ne
voglio assaggiare un po`, immergo l'indice nella ciotola e lo porto alla
bocca.
Ottima, come sempre. Sara ed Anna mi sorridono, orgogliose,
leggendomi il pensiero. Sono ai miei lati, Sara a sinistra ed Anna a
destra. Le abbraccio entrambe, in vita, e le stringo a me, baciandole
su una guancia; prima mia moglie poi mia figlia. "Auguri piccola mia" le
dico, sorridendole. Pregusto il momento in cui io e mia moglie le daremo il nostro regalo di compleanno, una auto di piccola cilindrata adatta a chi deve fare le prime esperienze di guida. E' nel garage addobbata cont tanti fiocchi rosa, il suo colore preferito.
Lei ricambia i miei abbracci. " papa`, ti voglio bene". "Anch'io tesoro mio"; La
bacio teneramente sulla fronte.
Mi sto commuovendo. Mi succede spesso da un po` di tempo a questa parte.
Spero non si accorga che mi si stanno arrossendo gli occhi.
Mia moglie ha capito; mi guarda e mi sorride, intenerita.
La stringo piu` forte in vita, in segno d'intesa. Come la amo...
Dal giardino della villetta sentiamo i cani abbaiare, dopo poco il silenzio. “Un gatto che passava avrà attirato la loro attenzione” pensiamo.
Poi d'improvviso un rumore fortissimo. Vetri in frantumi.
L'adrenalina alle stelle, istantaneamente. "Che cazzo succede?". “Come mai i cani non si sentono”?
Neanche il tempo di rendercene conto... tre persone col volto coperto
ci si parano davanti. Sono armate.
Ci puntano le pistole addosso "State fermi, non vogliamo farvi del male"
ci dicono in un Italiano perfetto.. "Seduti, mettetevi seduti, sbrigatevi". Ci strattonano in salotto fino
alle sedie, obbligandoci a sederci. Ci fissano le braccia e le gambe alle sedie, con del nastro adesivo. Con lo stesso nastro ci tappano la bocca.
Guardo Sara ed Anna; sono di fronte a me, a due metri di distanza,
affiancate ma abbastanza distanti l'una dall'altra. Sono terrorizzate.
Nei loro occhi leggo che terrore allo stato puro. Mi guardano
supplichevoli, sperando forse di poter ricevere aiuto da me.
Purtroppo non posso ne' muovermi ne' parlare, devo cercare di comunicare
solo con lo sguardo, con le espressioni del volto.
Cerco di fargli capire di star calme. Passera` presto, spero.
In realta` io non sto meglio di loro. Provo un mare d'emozioni
contrastanti; un frustrante senso d'impotenza, l'amore per mia moglie e
mia figlia, la paura di perderle, la speranza di poterle riabbracciare
presto, la voglia di consolarle, di dargli protezione.
Paura anche per me stesso, dopotutto. La morte mi ha sempre fatto paura.
Con la mente cerco di pensare a come uscire da quella situazione e d'improvviso mi ricordo di avere in casa un fucile da caccia ereditato da mio padre. Mio padre cacciatore di cinghiali era tanto affezionato a quel suo fucine che quando morì mia madre volle che fossi io a tenerlo, proprio perché , visto che vivevamo in una villetta isolata, forse un giorno ne avrei avuto bisogno. Io pur avendo fatto il militare nei fucilieri ho da sempre odiato le armi ma...questa volta era diverso. Cerco di ricordare dove ho messo quel fucile … alla fine mi viene in mente...è in cantina, speriamo che questi balordi non lo trovino!
Mentre inseguo questi pensieri sento gli intrusi perlustrare freneticamente le stanze; i rumori d'oggetti
infranti, di cassetti gettati a terra, di cerniere e serrature spezzate.
"Dove sono i soldi? Dove li avete messi i vostri cazzo di soldi?"
urlano, tornando in salotto. Perlustrano la cucina, sento rovesciare barattoli, aprire persino il forno ed il frigo.
Devo pensare a come raggiungere la cantina.
I miei interlocutori vengono verso di me, mi incalzano “dove cazzo hai messo i soldi brutto figlio di puttana”!
Faccio segno di no con la testa. Mi liberano la bocca per permettermi di parlare “Non teniamo denaro in casa” ancora non so se per fortuna o per sfortuna penso.
S'incazzano. I pochi gioielli trovati in camera mia e di mia figlia evidentemente non li soddisfano.
Uno di loro mi sputa sul volto, "Bastardo!", "Morto di fame!" mi dice.
Mi colpisce il volto con un violento manrovescio. Il secondo mi sferra un pugno sul naso. Temo me lo abbia rotto, penso mentre sento il sangue scendere dallo zigomo e dal naso verso il mento, gocciolarmi sul
petto. Fa male, accidenti se fa male.
Il senso d'impotenza s'acuisce; mi viene da piangere. Spero vadano via,
lo spero con tutto il cuore. La rabbia mi monta dentro. Sto diventando paunazzo. Temo che una mia reazione possa danneggiare i miei familiari. Voglio riabbracciare mia moglie e mia figlia.
Le guardo. Stanno piangendo di un pianto muto, soffocato dal nastro adesivo.
Mentalmente inizio a pregare, non ho altre risorse al momento.

Bastardo, mi dicono, cazzo hai messo i cani quando qui non c'è nulla da difendere. Vai a vederli ora i tuoi cani bastardi, non abbaieranno più, per sempre.
Cazzo penso, li hanno ammazzati. La rabbia mi monta ancora di più!
Mi ritappano la bocca col nastro adesivo non curanti del persistere del sanguinamento.
Il piu` violento degli intrusi, si dirige verso mia moglie.
"Troia! Sei soddisfatta di aver sposato un morto di fame?" le dice.
"Voglio vedere com'e` fatta la puttana di un morto di fame!" fa,
La slega e la porta verso il divano. Mia moglie si dimena ma subito viene raggiunta da uno schiaffo che la fa desistere da ulteriori resistenze.
Le afferrandole la camicetta con entrambe le mani, tirandola violentemente,
facendo saltare in un colpo solo tutti i bottoni.
Il seno di Sara, coperto solo da un reggiseno di pizzo nero, e il
suo pancino, scosso dai tremori del pianto, sono ora allo scoperto.
In questo momento mi sento un assassino. Se solo potessi ucciderei
quell'uomo senza pensarci un secondo. Sento la mia testa esplodere di
rabbia. Sento il tremore dei muscoli del viso, il battito accelerato
del cuore, la forza di tutti i muscoli del corpo, tesi allo spasimo nel
tentativo di liberarmi, per potermi gettare su quell'uomo, per poterlo
uccidere.
Ma non ci riesco, non posso far nulla. Sono costretto ad ingoiare la mia
rabbia. E` terribile, questa sensazione. Voglio raggiungere il fucile di mio padre...questa idea mi martella fissa nella mente.
Il secondo uomo si avvicina al primo, attratto dallo spettacolo
inatteso. L'altro intanto afferra il reggiseno di Sara, strappando
anche quello. Il seno di mia moglie ora e` nudo, esposto agli sguardi
degli intrusi. Le sue mammelle ormai libere sono preda delle attenzione degli aguzzini, le strizzano le baciano, le torturano in tutti i modi. I porci le prendono in bocca i capezzoli, alternando tra il destro e il
sinistro; la baciano e le mordicchiano il collo ed i lobi delle orecchie; le
palpano le tette e il culo con le mani, continuando ad impastarla con vigore. Uno addirittura ha tirato fuori un coltello e con la punta sui capezzoli minaccia di tagliarglieli. Mia moglie è terrorizzata!
I suoi lamenti non servono a far desistere i due energumeni.
La gonna, le sue mutandine fanno presto la fine del reggiseno, mettendo
oscenamente in mostra tutte le sue nudita`,
Le fanno allargare le gambe e, senza troppi preamboili con il manico del coltello la penetrano!
Sara urla. I due si eccitano ancor di più. La masturbano con quell'oggetto “guarda come è sforndata stà troia” dicono rivolgendosi a me.
La fanno sedere sul divano e la obbligano con la forza a rimanere a gambe aperte.
Le mani ruvide dei due energumeni rovistano la sua intimità, procurandole dolore. La penetrano con le loro dita callose senza riguardo. Giocano e strapazzano il suo clitoride senza ritegno. E' una bambola nelle loro mani. La lama del coltello si avvicina minacciosa più volte al clitoride di mia moglie.
Mi sento invaso da un senso di rassegnazione, consapevole di non poter
far nulla che possa porre fine a questa tragedia.
Le forze mi stanno abbandonando. Sento che sto per svenire. La mia
mente, in una forma di difesa, non vuole piu` assistere a questo folle
spettacolo.
La fanno posizionare al contro del salotto carponi. Uno dei sue aguzzini si è calato i pantaloni ed afferrata la testa di mia moglie ha iniziato a farsi fare un pompino mentre l'altro, da dietro, ha tirato fuori il suo cazzo e senza tanto rispetto ha di colpo penetrato mia moglie. Le lacrime sgorgano dal suo viso, stanno abusando di lei ed io inerme assisto allo scempio. Dopo poco decidono di fare di più, quello che le stava mettendo in bocca il cazzo si stende mentre l'altro l'aiuta a far impalare mia moglie. Dopodichè fa abbassare il corpo di mia moglie su quello del suo complice e puntando il suo pene allo sfintere, con un coppo secco la penetra anche nel culo inviolato, dando luogo ad una doppia penetrazione. Il culo di mia moglie viene violato per la prima volta: Un urlo soffocato dal nastro adesivo esce dalla bocca della vittima sacrificale. E 'una scena degna del film “Arancia Meccanica”.
Io mentalmente giuro a me stesso che non avrò pace fino a quando non avrò ammazzato questi bastardi.
Passa un tempo che a me pare infinito, i due contemporaneamente scaricano dentro mia moglie la loro voglia, lasciandola accasciata a terra gocciolante di umori da entrambi gli orifizi dolente e piangente.
La terza persona dei tre, fino ad ora rimasta in disparte, si rende
conto di cosa mi sta succedendo e si avvicina, mi scuote, mi
schiaffeggia. "Svegliati!" mi urla. "Devi vedere quanto e` troia tua
moglie!". Non posso crederci... la sua voce... e` una donna! Si`, senza
ombra di dubbio, e` una donna. "Schifosa bastarda!", vorrei urlarle in
faccia, ma devo limitarmi a pensarlo.
La stronza evidentemente ha capito cosa avrei voluto dirle... dopo
avermi rivolto un'occhiata fulminante, si rivolge ai due complici:
"Ragazzi avete notato che bel bocconcino e` la figlia di questo morto di
fame?" "Volete farvela scappare?"
Mi sento mancare. Il cuore e il respiro si bloccano per un momento che
appare interminabile.
"Mia figlia no! Lei no! Non vi ha fatto nulla! E` una ragazzina!", urlo
nella mia mente... ma e` tutto inutile.
Anna si agita, si dimena, singhiozza, piange. Mi guarda, mi chiama
con lo sguardo, chiede il mio aiuto. La speranza e` l'ultima a morire,
fa parte dell'istinto umano. Purtroppo in questo caso pur se per ultima,
anche la speranza deve soccombere.
Uno dei due uomini raggiunge mia figlia, la fa alzare in piedi e la pone al centro della stanza. Le strappa di dosso tutti gli abiti in un attimo come avevano fatto precedentemente con la madre. Erano anni che non vedevo Anna nuda. Non riesco a capire come io possa esprimere commenti mentali in un momento come questo, ma non posso non rimanere stupito per la perfezione del suo corpo. E`
stupenda.
Un fiorellino appena sbocciato che attende soltanto di essere colto,
l'avrei definita se fosse stata una donna di mio interesse.
Colto, non estirpato in questo modo orrendo.
Anche quell'uomo deve essere rimasto stupito, perche' si ferma in
contemplazione.
La sensazione che sto provando in questo momento e` indescrivibile.
Mi sento vuoto, completamente vuoto. Mi sembra di essere in un sogno,
di guardare una scena irreale, una fantasia erotica finche' rimane nella
mente, un incubo nel momento in cui la fantasia diventa realta`.
Sento ancora che sto per svenire. Lo desidero, voglio risparmiare alla
mia mente queste sofferenze disumane...
La donna, implacabile, si accorge anche questa volta di cosa mi sta per
succedere. "Vigliacco non crederai mica di poter svenire!". Mi afferra
il mento con la mano, scuotendomi la testa.
Questa volta non riesce a tenermi sveglio, sto comunque per perdere
conoscenza...
Un dolore fortissimo alle palle interrompe la mia dipartita... lei me
le sta strizzando con la mano. "Svegliati coglione!" mi sento dire.

Mi volto verso mia figlia. I due bruti ora si stanno dedicando a Lei. La sua tenera età non scalfisce i loro istinti tribali. La palpano, la baciano, la mordicchiano ed infine le strappano di dosso tutti i vestiti.
Il suo seno minuto mostra due capezzoli acerbi irti dalla paura. Uno dei due aguzzini si dedica a loro mentre l'altro con le callose mani esplora ruvidamente la sua intimità.
Un gemito di dolore si ode quando un dito dell'energumeno profana l'intimità di mia figlia. “Cazzo questa è ancora vergine” esclamano all'unisono. La loro eccitazione aumenta. Paiono due squali che sentono odore di sangue.
Fanno inginocchiare mia figlia, uno dei due le toglie il nastro dalla bocca e le pianta in bocca il suo cazzaccio ancora sporco degli umori di mia moglie, in quello stesso momento l'altro si è messo dietro di lei, e come è stato per mia moglie, le fa spalancare le gambe ancora tremolanti e posiziona la cappella all'imbocco della figa, Vorrei urlare “no lascia stare la mia piccola ma non ci riesco”; inizia a spingere la cappella tra le labbra vaginali, vedo gli occhi di mia figlia sbarrati come un agnello davanti al suo carnefice. La cappella si insinua nella sua intimità, l'uomo non ha il minimo rispetto. Leggo negli occhi di Anna tutto il dolore, l'imbarazzo, l'umiliazione che sta provando in questo momento.
Logicamente lui non riesce ad entrare subito... sta spingendo con forza.
Un colpo secco di reni bene assestato ed ecco entrare l'asta di quel bastardo dentro di lei, unl rivoletto di sangue e cola dalla sua figa;: mia figlia che era ancora vergine ora non lo è più!
"Bastardo! Bastardo!" Penso dentro di me. Piccola mia, tesoro mio.
Eri giunta a diciotto anni ancora pura, avevi conservato la tua purezza
per offrirla con amore ad un ragazzo che avrebbe saputo apprezzarla,
invece l'hai persa nel peggiore dei modi, per mano di un essere che non
merita di essere chiamato essere vivente. "Non merita di vivere, l'uccidero`, non trovero` pace
finche' non sara` morto."
L'urlo lancinante della sua deflorazione ha invaso la stanza. Anna sta singhiozzando mentrel suo aguzzino grugnendo la trapanarla con veemenza inaudita. Passano circa 15 minuti ed ecco l'uomo sussultare e la mia piccina viene riempita da calda sborra che le cala dalle rosee cosce.
E' finita penso ma mi sbagliavo.
L'uomo ancora dietro di lei, ancora non appagato, le infila un dito nell'ano. Mia figlia sgrana nuovamente gli occhi, emettendo un altro urlo ancor più agghiacciante, come se fosse possibile, I due aguzzini ora si danno il cambio, tocca all'altro cogliere la sua verginità anale..Prendendo in mano la cappella la punta allo sfintere...bastardo senza nemmeno inumidirla, solo un istante e un ennesimo urlo, forse ancora più forte, riempie la stanza...anche il culo di mia figlia è stato violato. Inizia così un movimento lento che dura una eternità fin quando il suo aguzzino ha una scossa e riversa nel suo culetto tutto il suo sperma.
I due mi guardano, soddisfatti. Il loro sguardo ha un qualcosa di disumano,
Non so come, ma mi rendo conto di essere riuscito a liberarmi le mani, non devo farmene accorgere.
Gli aguzzini soddisfatti ed appagati prendono le nostre poche cose e, se ne vanno sputandomi nuovamente addosso.
Come sento sbattere la porta mi libero frettolosamente, ancora tremolante scendo le scale che portano in cantina, dove ricordavo aver messo il fucile di mio padre. Lo afferro con rabbia assieme a qualche cartuccia da cinghiale. Mi affaccio al primo terrazzo disponibile e vedo i tre che lentamente si allontanano, prendo la mira ed alle spalle faccio fuoco su uno di loro. Il servizio militare fatto nell'esercito come fuciliere serve ora a qualcosa, il primo cade a terra agonizzante, i due si sparpagliano, ora cercano riparo nel mio giardino.
Corro velocemente verso l'uscita ricaricando la doppietta ed inizio io ora a giocare a nascondino.
Passo davanti all'uomo appena colpito agonizzante, ha ancora la sua pistola accanto, la raccolgo, potrebbe sempre farmi comodo, penso!
Vedo una siepe muoversi, senza esitazione e non avendo ormai nulla da perdere, faccio nuovamente fuoco; la ragazza del gruppo si accascia colpita all'addome. Senza pietà, come un automa, inizio la ricerca della terza persona ricaricando nuovamente il fucile.
Il mio respiro è rabbioso ed affannato, non ragiono, non ho razionalità, cerco solo vendetta!
Come un segugio cerco di capire ogni singolo movimento, cerco il terzo uomo e lo troverò.
Vedo a terra le carcasse dei miei cani che quei bastardi hanno brutalmente ammazzato. La rabbia, se fosse possibile, mi monta ancor di più. Uno scricchiolio d'erba sulla mia destra attira la mia attenzione,
Il terzo aguzzino è lì, immobile, sorpreso mentre cercava una via di fuga. Lo guardo negli occhi.
Pietà, per favore, non sparare, riesce appena a dirmi. Le violenze appena subite da mia moglie e da mia figlia mi tornano in mente. Non esito, prendo la pistola raccolta e mirando alle gambe del bastardo sparo altezza ginocchio. Questa volta è lui ad urlare, mi fa capire che ho centrato il bersaglio. Arranca con le braccia cercando invano di sottrarsi alla mia vendetta. Mi avvicino a lui, lo guardo dritto negli occhi, mi chiede pietà, mi implora di lasciarlo andare. Lui non ha avuto pietà per le mie donne quando lo supplicavano ed io non ne avrò per lui. Punto la canna del fucile alla sua testa, le immagini di mia moglie e mia figlia violentate mi ricorrono in mente, mi tartassano le urla appena sentite, le loro richieste di pietà rimaste inesaudite, senza esitazione faccio fuoco!

Corro in casa, mi avvicino a mia moglie e mia figlia per accertarmi del loro stato e per raccontar loro brevemente la vendetta appena portata a termine poi prendo il telefono e chiamo il 118 ed il 113, vendetta è fatta! Affronterò il processo come è giusto che sia, mi rimetterò a quello che la “giustizia” stabilirà per me, ma almeno sono soddisfatto di aver vendicato la mia famiglia dalla violenza subita.
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