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tradimenti

Teresa 3/7


di MissSerena
14.09.2026    |    1.041    |    3 9.6
"Contrariamente a quanto era solito fare, non ci fu alcun preliminare, ma mi aprì le gambe ed iniziò a scoparmi mentre entrambi eravamo ancora vestiti, quasi quel fare sesso fosse una liberazione..."
Nessuno ebbe da dire per la mia nomina a direttrice dell’ufficio progetti, e non solo perché avevo un curriculum all’altezza. Non c’era qualcuno che mi vedesse nei panni dell’amante del capo, anzi c’era chi mi diceva dietro ‘chissà quella chi se la scopa, sarà certamente un morto di fica’.
Così come nessuno ebbe da dire sul fatto che fossi spesso nell’ufficio del dottor Romano Foti, amministratore delegato della Silard, anche perché avevo moltissimo da imparare per poter ricoprire il mio nuovo ruolo, e Romano era un ottimo insegnante.
Del resto sul lavoro eravamo entrambi a dir poco impeccabili, aiutati anche dal fatto che lui aveva imposto il tu a tutti, e la contemporanea abolizioni di ogni titolo, se non durante qualche evento di particolare importanza.
Passavamo ogni ritaglio nel suo appartamento, che per fortuna era vicino alla sede della Silard, scopando come animali in calore, e scoprendo ogni giorno nuovi lati sia di sé stessi che dell’altro.
Pur non essendo affatto masochista, amavo quando lui mi prendeva da dietro in modo brutale, anche perché provavo ben poco dolore, ma in compenso il piacere era ai suoi picchi massimi. Di contro lui soprattutto nei preliminari si faceva dominare fin troppo facilmente, e qualche volta rimaneva di fatto passivo per tutto il rapporto.
I tre mesi che seguirono al nostro primo rapporto furono felici anche per l’azienda, che lanciò nuovi prodotti, i quali ebbero subito successo, rimpinguando così le casse societarie e permettendo nuovi investimenti, soprattutto nel mio settore che visse una vera e propria età dell’oro.
Nonostante le maggiori entrate date dallo stipendio di livello superiore, e qualche bonus legato ai risultati, rimasi la donna di sempre, quella del ‘vestito carino ma non è di marca’, che non esagerava mai col trucco o gli accessori quasi l’ostentazione fosse un reato capitale.
Quello che nessuno poteva vedere, o perlomeno era prerogativa solo di Romano, era il mio intimo, sempre ricercato e di lusso, un vero e proprio trionfo di pizzo e raso, dove la banalità era stata bandita con successo.
La mattina mi bastava aprire quello che chiamavo ‘cassetto delle meraviglie’, per scegliere cosa mettere che già sentivo salire il buonumore. Il sentire poi sulla pelle quello che avevo preso, mi faceva sentire non solo donna, ma una persona migliore, e poco importava se poi lo dovevo coprire con un comune abito buono per la vita d’ufficio.
In tutta questa perfezione c’era solo una nota stonata: Alessio, il mio perenne fidanzato che non comprendeva il mio cambiamento, anzi lo vedeva come un ostacolo al nostro rapporto.
Nonostante gli mandassi diversi segnali per togliermelo dai piedi, lui era così stupido da non capirne uno, anzi una sera si mise a parlare in modo aperto di matrimonio.
“Adesso non è il momento.” gli dissi sperando che capisse l’antifona “Insomma lavoro più ore dell’orologio, e poi tu non hai una gran conto in banca mentre se proprio devo fare questo passo lo voglio fare in grande.”
La mattina seguente ero in ufficio da Romano sperando che lui avesse una soluzione non dico indolore per Alessio, ma perlomeno dignitosa.
“Non puoi dirgli che non lo ami più, che hai un altro, che scopa di merda, insomma la verità anche se magari non tutta insieme.” mi disse ridendo.
“E’ che un po’ gli voglio ancora bene, insomma è sì un cretino, ma non voglio ferirlo troppo.”
Cambiai idea quella sera stessa quando Alessio mi fece vedere il prospetto di un prestito da trentamila euro, che voleva prendere per pagare il matrimonio.
“Che ne dici di parlarne domani sera, magari con Romano che conosce bene le banche, sai com’è una telefonata a volte aiuta.” gli dissi riuscendo a non ridergli in faccia.
“Grande Teresa, tu sì che hai sempre la soluzione a tutto, stasera pizzeria e poi si vedrà.”

“Tu non sei scema, anzi sì sei proprio una cretina e se vuoi lo certifico.”
Le parole di Romano erano la più logica risposta alla mia richiesta di aiuto per chiudere con Alessio, anche se subito dopo averle dette vidi una strana luce nel suo sguardo.
“Credi che se ci vede scopare lo capisce che ti deve mollare ?”
“Ora il cretino sei tu, cosa vuoi che lo porti qui e poi mi faccia scopare da te davanti a lui.”
“Sì.”
Lui mi spiegò la sua idea, un misto di sadismo mentale, esibizionismo e molto altro, e anche se mi sembrò tutto molto folle non potei che dire di sì sperando che non scoppiasse il finimondo. Mandai quindi un messaggio ad Alessio dicendogli di raggiungermi dopo le diciotto in modo di poter parlare con Romano con tutta calma.

Puntuale come una cambiale, col vestito delle grandi occasioni, ed il suo consueto sorriso da idiota, Alessio bussò alla porta del mio ufficio alle diciotto in punto.
“Amore sono arrivato.” mi disse come se fosse impossibile non vederlo “Il tuo capo già c’aspetta ? Perché se è così è meglio non farlo aspettare.”
“Hai ragione andiamo subito, tanto so che è libero.” risposi dandogli un bacio sulla guancia.
Così gli presi la mano e lo portai da Romano che effettivamente c’aspettava con una certa impazienza, ma non certo per discutere di prestiti con lui.
“Dottor Foti è un piacere conoscerla, sa Teresa mi parla sempre di lei.” disse Alessio dandogli la mano.
“Per piacere chiamami Romano, qui ci si dà tutti del tu, e poi abbiamo diverse cose in comune.”
“Non saprei, io gioco a calcetto e tu ?”
“No però tutti e due scopiamo Teresa, anche se io molto più di te.” disse il mio direttore con un sorriso smagliante.
Davanti alla faccia sbigottita di Alessio, feci una gran fatica a non mettermi a ridere, ma del resto Romano m’aveva avvisata su quello che aveva intenzione di fare, e che stava mettendo in atto.
“Scusa non ho capito.” rispose il mio quasi ex ragazzo.
È semplice la scopo ogni volta che ne ho voglia, per piacere Teresa mettiti in posizione perché ho come l’impressione che Alessio non abbia ben compreso.” mi disse aspettando poi che mi sistemassi piegandomi sulla sua scrivania con le gambe un po’ aperte.
“Vedi all’inizio poteva essere un classico direttore e impiegata.” disse Romano alzandomi la gonna sino a scoprirmi il sedere “Di solito s’inizia con qualche finta sculacciata giusto per ribadire il proprio ruolo. A proposito hai visto che lei non porta più mutandine di merda, ma solo lingerie di un certo livello ? È stata una delle mie prime richieste anche perché Teresa ha un bel culo, e non è giusto coprirlo con roba da bancarelle. Dicevo prima si finge una punizione per poi palpare queste belle chiappe, e quindi scoprirle del tutto abbassando le mutandine sino a metà coscia, che fa anche un po’ troia non credi ?”
Mentre lui mi scopriva il sedere sentivo salire dentro di me una sottile eccitazione, il che era abbastanza strano non avendo mai avuto pulsioni da esibizionista. Due piccole pacche sul fondoschiena mi fecero capire che quel sottile gioco d’umiliazione era appena iniziato, anche se una parte di me sperava che Alessio andasse via il prima possibile per non vederlo fare il guardone.
“A questo punto lei non aspetta altro che la scopi, e poco conta se mi prenda la fica o il culo, perché dimenticavo a me dà anche il culo, e lo fa ben volentieri perché la faccio godere, mentre a te diceva sempre di no perché le facevi solo male, il che è strano perché mi ha sempre detto che non hai un gran cazzo.”
Romano continuò a toccarmi fra le gambe mentre ridicolizzava la mascolinità di Alessio, sino a quando questi non esplose.
“Teresa ma tu non dici nulla ! Insomma, dicevi d’amarmi e poi ti scopi il tuo capo come la più banale delle puttane. Davvero il mio amore per te non conta più nulla o meno di un cazzo più grande del mio ?”
“Vedi Alessio all’inizio anch’io ti ho amato e non poco.” gli dissi mettendomi diritta con le mutandine che finivano per terra “Poi però con te la vita è diventata di una banalità insopportabile, con tutti i giorni uguali ma soprattutto ciò i tuoi amici che venivano sempre prima di me. Lui mi ha fatto capire che mi stavo buttando via per uno che non mi merita, e sì ha il cazzo più grosso del tuo, e mettiamoci anche che lo sa usare benissimo; quindi, con lui godo come non ho mai fatto con te.”
“Io non ti credo.” mi disse con le lacrime che iniziavano ascendergli sulla faccia.
“Ah no ? Guarda questo è un cazzo che fa godere una donna.” ribattei tirando fuori la nerchia già turgida del mio capo “Ora puoi decidere se metterti seduto e vederci scopare, facendo la parte del cornuto e contento, oppure andartene e capire che è finita.”
Raccogliendo le ultime briciole di dignità che glie erano rimaste, Alessio uscì da quell’ufficio, chiudendo la porta e mettendo così fine alla nostra relazione.
“Credo che ti possa considerare single e conosco un bel modo di festeggiare.” mi disse Romano prima di prendermi in braccio per poi farmi sedere sulla sua scrivania.
Contrariamente a quanto era solito fare, non ci fu alcun preliminare, ma mi aprì le gambe ed iniziò a scoparmi mentre entrambi eravamo ancora vestiti, quasi quel fare sesso fosse una liberazione da non si sa che cosa.
“Non ho ancora capito che cazzo ci facevi con uno del genere.” mi disse mentre sembrava voler riprendere fiato dopo l’impeto iniziale.
“Non lo so neanch’io, ma perché pensi a lui ?”
“Per un attimo ho avuto paura che si mettesse a fare il guardone, e quella è una razza che non sopporto.”
Non avevo paura che Alessio dicesse in giro della mia relazione con Romano, se non altro perché avrei potuto sputtanarlo dicendo che a letto non era un grand’uomo, ma per qualche folle motivo mi dava fastidio che m’avesse dato della puttana. Compresi però che in fondo era solo un uomo ferito nell’orgoglio, e che dare senso alle sue parole era del tutto inutile, così mi lasciai andare cercando di godermi sino in fondo quel rapporto nato in modo folle.
Lui iniziò a spogliarsi quasi avesse fretta di farlo, e solo quando fu nudo m’invitò a fare lo stesso.
“Tu intanto vatti a sedere sul divano.” gli dissi alzandomi in piedi.
Non appena lo vidi su quello che stava diventando il nostro letto del peccato, feci scendere la lampo dietro il vestito, per poi farlo scendere il più lentamente possibile, sino a quando non finì sul pavimento lasciandomi con le sole autoreggenti ed il reggiseno.
Mi diressi verso di lui con passo felino, poi mi andai a sedere sulle sue gambe e gli presi la mazza in mano per strusciarla contro il mio sesso.
“Promettimi che non parlerai più di lui.” gli chiesi sfiorandogli le labbra con le mie.
“Ogni tua richiesta è un ordine mia regina.” mi rispose ricambiando la tenerezza.
Senza alcun indugio feci entrare il suo pene dentro la mia passera, ma ben presto mi resi conto che volevo di più, come se scopare non fosse abbastanza. Così mi alzai quel tanto che mi bastò per fargli uscire il membro da una via del piacere, ed imboccarlo nell’altra, quella che di fatto avevo aperto solo a lui.
Fu una cavalcata intensa e passionale, quasi un rito di rinascita a una nuova vita, senza più relazioni ufficiali che alla lunga uccidevano la passione. Romano comprese il mio stato d’animo e mi lasciò fare quel che volevo, assecondando ogni mio desiderio e mettendo il suo piacere in secondo piano rispetto al mio. Capì che volevo sentirlo mio, che non era un chiodo batte chiodo, ma un voler essere una nuova donna con lui al suo fianco per poter realizzare quei sogni che mai avevo confessato ad Alessio.
Rallentai solo quando lo sentii venirmi dentro, col suo sperma che innondò il mio sfintere, facendomi avere il mio primo vero orgasmo anale.
“Lo sai che non eri te stessa ?” mi domandò mentre ci ripulivamo per poi rivestirci.
“Ero solo Teresa 2.0 un nuovo modello sperimentale della Silard.” risposi ridendo.
“E io voto per metterlo subito in produzione ! Però prima si va a cena, come sai il buon sesso mi mette fame, ma cosa più importante stanotte resti da me.”
“Va bene ma prima devo passare da casa per prendere qualcosa di pulito per domani.”
“Allora andiamo subito.”
Mentre andavamo verso il mio appartamento mi chiesi quando avrei pagato il prezzo per tutta quella felicità, perché mi sembrava impossibile che fossi solo fortunata.
In realtà non avevo ancora compreso chi fosse realmente Romano Foti.

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