tradimenti
Elena, una moglie premurosa
22.12.2025 |
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"Gli altri? Sono dipendenti, no?
Dopo, a letto, se vuole, ma non sempre accade, raccontandogli di nuovo il pomeriggio all’orecchio, glielo meno e lo faccio venire..."
Erano amanti da almeno un paio d'anni, poco dopo il matrimonio di lei, quello che era uscito su tutti i giornali: Carlo, erede dell'immensa ricchezza della famiglia Taranto, sposa Elena Babbo, la grande modella dei più noti stilisti.Si erano conosciuti perchè il marito l'aveva invitato a casa propria per una questione d'affari. Lui era un affermato commercialista in città e qualcuno aveva detto a Carlo Taranto quanto era in gamba a districarsi tra fisco e codice civile.
Con Elena si erano incontrati praticamente sulle scale ed era scattato un colpo di fulmine.
Da quel giorno almeno una volta alla settimana si erano visti in vari alberghi fuori provincia. Poi gli incontri erano diminuiti, ma più o meno una volta al mese si trovavano.
La versione di lui.
“No, ti prego, non dire così che è gelosissimo!”
Tutte le volte che me ne uscivo dicendole che non sopportavo più quello stato di cose e che volevo dire a suo marito quanto noi ci amassimo, lei se ne usciva con quella supplica.
Se insistevo, lei era capace di mettersi a piangere e di abbracciarmi e di baciarmi per calmarmi. Fatto sta che ci amavamo ormai da molti anni e io per lei avevo mollato mia moglie, mentre lei non ci pensava neppure.
La capivo anche, da un certo punto di vista.
Lui, il marito, era un industriale ricco sfondato e che le lasciava una libertà che io forse non le avrei lasciato. Però, a sentire lei, era gelosissimo.
“Fa così con tutto ciò che reputa sia suo. Non credo gli importi molto di cosa faccio quando non sono con lui, ma assolutamente se gli dicessi che lo voglio lasciare impazzirebbe e diventerebbe violento. Lo conosco. È successo così tutte le volte”
A quali volte lei facesse riferimento non so. Evidentemente prima di me c’erano stati altri. Non ne avevo la certezza, ma mi sembrava possibile se non probabile. Elena era una donna intelligente, passionale, bellissima e sempre insoddisfatta e per quanto riguarda il sesso decisamente oltre quello che nella mia esperienza potevo definire normale. Quel mix di intelligenza, passione e appetito sessuale mi aveva letteralmente fatto impazzire, tanto, come dicevo, d’avermi costretto a lasciare mia moglie, la cui freddezza mi era diventata improvvisamente insopportabile. Lei, mia moglie, era rimasta sorpresa, ma quando poi le avevo confessato per chi la stavo lasciando lei superata l’incredulità e, successivamente, la naturale gelosia, aveva dovuto ammettere che da quel che avevo visto e letto di Elena non poteva darmi torto. Elena da parte sua a parole si era detta contraria che io mi separassi, ma poi nei fatti era felice di potermi avere senza problemi tutte le volte che lei poteva.
Funzionava così.
Dovete sapere che io sono un libero professionista e di conseguenza posso gestirmi il tempo come meglio credo e quindi, quando lei mi chiamava e con quella sua voce dal tono basso e sensuale al cellulare mi sussurrava che mi voleva o, come diceva altre volte, che ne aveva bisogno, il mio cazzo rispondeva per primo e io per secondo, correndo a casa e aprendole la porta già pronto per soddisfare tutte le sue voglie.
Lei entrava lentamente e c’erano anche delle volte che sembrava fosse lì per caso. Traccheggiava. Rallentava. Sospendeva e se io, quelle volte, mi azzardavo a cercare di accelerare il processo, abbracciandola, cercando di baciarla o, peggio che mai, saltandole addosso, lei si ritraeva e con una specie di lamento diceva: “se fai così me ne vado”.
In ogni caso, dopo aver portato pazienza e rispettato i suoi tempi, poi ci amavamo fino allo stremo e al termine di quei pomeriggi di norma io rimanevo distrutto sul letto, mentre lei si ricomponeva perfetta, dopo la doccia, si profumava e veleggiava via in un soffio.
Il suo appetito e la sua fantasia erano tali e tante che una volta ripresomi, al ricordo dei suoi sospiri, dei suoi “ancora” e di come mi si offriva con una alternanza di pudore e di volgarità (quanto erano sottili i suoi polpacci e quanto sode le sue cosce per non parlare della sontuosità del suo culo), ecco io tornavo a menarmelo fino a sfiancarmi nuovamente. La prima volta era stata ovviamente per lei, che ogni volta si diceva estasiata della mia produzione in quantità e qualità che raccoglieva maliziosamente con i polpastrelli dal suo ventre per assaggiarla e confermarne il gradimento.
La versione di lei.
C’erano dei giorni che mi sembrava di impazzire. Carlo, mio marito, al lavoro. Augusto, il giardiniere, fuori per qualche commissione e Renato, il maggiordomo, ormai troppo in là con gli anni per potersi rendere utile.
Quando sfilavo era diverso. Intanto, l'ambiente era più libero e poi c'era la coca che aiutava. Adesso questa piccola città di provincia. Solo pensarci mi vengono i brividi e c'erano dei giorni che mi sembrava impazzire.
Erano in quei giorni che nonostante non fossi contenta di me mi toccava chiamare Andrea.
Sì, certo, Andrea era un gran figo. Quando l'avevo incontrato sulle scale di casa nostra anni fa mi ero sentita tornare a casa. Bello, alto, elegante, come i modelli che frequentavo, e anche un amante discreto, come avrei scoperto di lì a poco. (molto meno di quanto lui pensasse, ma, insomma, non male) Per me aveva lasciato la moglie. Non che io glielo avessi chiesto, anzi, ero del tutto contraria, ma quello era bello, sì, ma così scemo e chissà cosa aveva visto in me che mi aveva confessato di essere stato costretto a lasciarla. Forse aveva pensato che avrebbe potuto fuggire con me da quella provincia. Non ci pensavo nemmeno a lasciare mio marito e quindi ad andarmene. Glielo avevo anche detto, ma lui, lui quel testone era andato avanti e aveva mollato la moglie. Non avevo capito, ma mi ero adeguata.
Lo chiamavo quando proprio non avevo altre alterative, conscia che era limitato di zucca e ogni tanto se ne usciva con delle piazzate mettendosi a dire che voleva parlare con mio marito. Figurarsi.
Carlo lo avrebbe accolto come aveva accolto altri. Dopo i primi anni di matrimonio, l’intelligenza di Carlo gli aveva subito suggerito che doveva lasciarmi le libertà di cui avevo bisogno se voleva mantenere saldo il nostro matrimonio. Non era colpa mia, se le mie pulsioni sessuali erano tali che se non soddisfatte mi procuravano mal di testa feroci e uno stato generale di malessere e di nervosismo da rendere impossibile sia la mia vita che quella delle persone a me più vicine: mio marito.
Ma dato che amavo Carlo volevo, se possibile, risparmiargli quelle situazioni penose, intendo Andrea e le sue stupide confessioni. Era sempre così ad avere amanti prestanti, ma stupidi.
Quei giorni lì, dicevo, mi toccava chiamarlo e lo raggiungevo a casa sua. Lui era sempre libero per me e voi capirete che per una nelle mie condizioni questo era un bel vantaggio.
Suonavo, salivo e già mi ero pentita di essere lì e se lui si faceva insistente mi irrigidivo, mi incazzavo e lo minacciavo di andarmene. Poi, dopo un tè o uno spritz (a seconda del mio orario di arrivo), mi calmavo, capivo le sue ragioni e mi ricordavo le mie e lo lasciavo fare.
Devo dire che era ed è eccellente nel baciarmi lì sotto. Lo faceva sempre chiedendomi di stare su un fianco con una mia gamba leggermente sollevata. così che lui poteva infilare la testa tra le mie cosce e lui, lui sdraiato vicino, in un simil sessantanove, cosicché mentre lui faceva quello che doveva fare io potevo sognare scoprendo e ricoprendogli il membro completamente bello rigido. Leccarglielo no, quasi mai. Mi faceva anche un po' schifo, ma, tenerglielo in mano sì, quello mi piaceva un sacco e chiudevo gli occhi e con quel calore tra le cosce a volte sognavo la spiaggia e il cazzo mostruoso di Arturo, il bagnino, mentre altre era la delicatezza di Augusto, il giardiniere, a farsi strada nei miei pensieri.
Poi, dopo essermi calmata un attimo dopo lo squasso dell’orgasmo, chiedevo ad Andrea di prendermi da dietro, non dimenticandomi mai, prima, di fargli baciare i piedi e i miei polpacci sottili, per poi girarmi e mostrargli, tenendomelo aperto, il mio culetto. Lì era lui che sceglieva. O sotto o sopra, quello che voleva lui. A me non importava. A me importava sentirlo dentro, tanto che con il suo bel cazzo dentro di me e con le mie dita sul mio clitoride davanti, al mio secondo orgasmo arrivavo sempre, meglio ancora quando lui usciva da me e mi inondava del suo seme, la cui consistenza lattiginosa e il cui sapore mi faceva impazzire, tanto che ne raccoglievo qualche goccia e lo portavo alle labbra. Succhiare il cazzo, no, ma il seme, il seme degli uomini quello mi piaceva. Ho anche letto che fa bene alla pelle e all'organismo e io ci tengo sia all'una che all'altro.
Tutte le volte me ne andavo lasciandolo sdraiato nudo sul letto, mentre io mi ero ricomposta completamente, truccata, profumata e volavo via.
Qualche volta, non sempre, se mi era rimasta qualche voglia, e spesso me ne rimaneva, perché Andrea tecnicamente era ineccepibile, ma, diciamo, era dotato giusto il giusto e niente di più, beh, ecco, durante il percorso di rientro verso casa chiedevo a Giovanni, l’autista, di fermarci in una piccola bettola, dove io salivo in una delle camere e lui, Giovanni, mi raggiungeva dopo aver sbrigato le pratiche giù alla reception, e mi fotteva come un ossesso. Non era e non è un gran raffinato Giovanni, ma ha un palo tra le gambe capace di soddisfare qualunque signora, ve lo posso garantire e con quello, con quel bel palo tra le cosce e lui, Giovanni, grufolante come un maiale, avevo e ho l’ultimo orgasmo della giornata. Vi confesserò che mentre Andrea mi prendeva da dietro e io mi toccavo, embé spesso sospiravo il cazzo di Giovanni, così lungo, grosso, spesso e ardente che solo il pensiero mi faceva bruciare la passera.
Perché non chiamavo Giovanni direttamente? Perché quell'animale durava poco, non pochissimo, ma poco. Andava e va bene, come dire, come dolce, al termine del pranzo, ma non può essere quello che ti toglie la fame anche se la sua consistenza, sia in volume che altezza, devo dire conduce sempre, inevitabilmente sempre, al paradiso. Essere aperta così, poi per qualche giorno una sta tranquilla a raffreddare la parte e farle riprendere la normale dimensione.
Io non so se quelle che dicono che grosso non importa, ci giocano, fanno le santerelline perché non l'hanno mai provato, tipo la volpe e l'uva. o solo non ci arrivano col cervello. A me sembra evidente che la nostra passera è fatta per essere riempita e riempita per bene. Poi una certo viene col clitoride, non c'è dubbio, ma averlo bello grosso dentro aiuta, vi assicuro che aiuta. Fatto sta che al solo ricordo del cazzo di Giovanni, ma anche di quello di Arturo giù al mare d'estate, le gambe mi lasciano un poco, un lieve calore giù in basso, ma soprattutto una agitazione in testa, come se me li vedessi davanti ed un desiderio, un languore, una sensazione davvero da femmina in calore. Essere presa è un conto. Essere aperta, presa e riempita completamente è un altro. Meno male che mi capita solo una volta al mese, se non sarebbe davvero dura.
La sera a cena poi con mio marito, quando domanda dove io sia stata, beh io rispondo. Carlo è gelosissimo e vuole sapere tutto nei minimi dettagli. Si raccomanda solo la discrezione e da questo punto di vista è un bene che Andrea, quello scemo, sia innamorato. Gli altri? Sono dipendenti, no?
Dopo, a letto, se vuole, ma non sempre accade, raccontandogli di nuovo il pomeriggio all’orecchio, glielo meno e lo faccio venire. In fondo sono una moglie premurosa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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